Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Nucleare: La Cgil sbaglia

Il commissario europeo dell’energia, il tedesco della CDU Günther Oettinger, parlando degli scoppi nelle centrali nucleari di Fukushima non solo ha usato toni apocalittici, non solo ha espresso forte preoccupazione rispetto a quella tragedia ma ha anche dichiarato:”..a Fukushima è avvenuto quello che tutti ritenevano impossibile avvenisse…”.
La Germania ha deciso di chiudere 7 reattori, mentre la svizzera ha bloccato la costruzione di tre centrali nucleari mentre in Francia si chiede un referendum su questa forma di energia.
Il Governo italiano in contro tendenza afferma che i piani della costruzione delle centrali proseguirà normalmente a prescindere da quanto succede in Giappone. Che questo governo sia insensibile alle problematiche legate alla sicurezza dei cittadini (vedi nucleare) era cosa nota a tutti, ma che sul tema del nucleare anche la Cgil subisse il fascino dell’atomo è una notizia che mi lascia incredulo e sbalordito.
La notizia viene riportata da radiocorriere del Sole 24 ore dove la nostra segretaria Susanna Camusso ha dichiarato di non condividere il piano del governo sul nucleare (sic!!) ma nello stesso tempo ha affermato che per quanto riguarda il referendum sul nucleare la Cgil non darà indicazioni di voto.
Una posizione che ritengo grave nei contenuti e inaccettabile nel metodo.
Grave dal punto di vista dei contenuti in quanto lascia intendere che per la Cgil il problema della sicurezza diviene secondario rispetto ad altre questioni non ben definite.
Inaccettabile in quanto nel momento in cui il mondo è in ansia per la tragedia di Fukushima dove diversi reattori nucleari sembrano fuori controllo con pesanti conseguenze sulla salute di miliardi di cittadini la Cgil si trovi ad assumere una posizione equidistante su un tema così delicato del nucleare.
Purtroppo noto una grande contraddizione o meglio una specie di ipocrisia nelle dichiarazioni della Camusso. Mentre sul referendum dell’acqua pubblica la Cgil ha preso una posizione a sostegno dei due SI ai requisiti referendari, sul nucleare non si schiera assumendo una posizione pilatesca che non ha spiegazioni se non quella di non dispiacere a qualche dirigente del PD.
Come sindacalista, come lavoratore, come cittadino e come iscritto dalla Cgil mi sarei aspettato una forte e decisa presa di posizione per chiedere l’unificazione degli appuntamenti elettorali (electionday) in modo da facilitare il diritto al voto dei cittadini, il raggiungimento del quorum referendario e farci risparmiare 400 milioni di euro.
Ezio Casagranda
Trento, 15 marzo 2011

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15 marzo 2011 Posted by | Elezioni Politiche, Sindacato, Società Civile | , , , , , , | 9 commenti

Diserta il referendum elettorale

NoReferendum Prendiamo in prestito dal sito della sinistra-democratica questo articolo di Franco Astengo che riassume i motivi per cui domenica bisogna boicottare il referendum elettorale.
Ezio Casagranda

Il referendum di modifica del sistema elettorale, previsto per Domenica prossima 21 Giugno, va boicottato senza indugio: non recandosi alle urne, oppure laddove si svolgeranno i turni di ballottaggio per le elezioni amministrative, non ritirando le schede relative ai tre quesiti.
Si tratta di una indicazione netta, senza indugi, perché in gioco ci sono elementi vitali perché si mantenga almeno quel che rimane delle possibilità di espressione di pluralismo democratico, da parte dell’elettorato.
Non rievochiamo in questa sede, per evidenti ragioni di economia del discorso, il lungo itinerario che ha portato, dall’avviarsi della transizione italiana di inizio anni’90, ad oggi, al ridursi del ruolo dei partiti e del sistema politico al servizio di una idea di governabilità esaustiva dell’agire politico, limitando la possibilità di espressione della rappresentanza.
Naturalmente l’attuale sistema elettorale è pessimo, sotto vari aspetti, ma un esito positivo del referendum lo peggiorerebbe ulteriormente, senza nessuna possibilità alle viste di modifica in una direzione positiva, di eventuali potenzialità di allargamento del sistema democratico.
La riduzione della frammentazione partitica avverrebbe, nel caso di successo dei due quesiti referendari che abrogherebbero le coalizioni, in un contesto di sovrarappresentazione di una minoranza: la strada che, come insegna la storia più recente, apre alle tentazioni più forti verso strette autoritarie, che in Italia vediamo già in atto al riguardo del mondo dell’informazione, della magistratura, della modifica dei regolamenti parlamentari, nell’uso indiscriminato dei decreti – legge.
Su questo punto occorre essere chiari, senza infingimenti di sorta.
Con il sistema elettorale eventualmente modificato dal referendum un solo partito potrebbe aggiudicarsi la maggioranza dei seggi, anche soltanto con il 30% dei voti, con un effetto di distorsione davvero rilevante ( in analogia con quanto accadde, nel 1924, con la cosiddetta “Legge Acerbo”, voluta dal fascismo e che ne consolidò il potere per via elettorale: una legge che presentava molte analogie con quella che eventualmente, potrebbe emergere il 21 Giugno); d’altro canto la legge, nel caso di assegnazione del premio di maggioranza, alla sola lista più votata, potrebbe essere aggirata con la formazione di liste – arlecchino che si metterebbero assieme soltanto per conquistare il premio e poi dividersi il giorno dopo, sviluppando così un meccanismo di ulteriore frammentazione del quadro politico, come era, del resto, già accaduto con il sistema misto maggioritario – proporzionale, con cui si votò in Italia dal 1994 al 2001.
Nell’effettuare una scelta, in questa occasione, è necessario tener conto, con grande attenzione, della realtà che il nostro Paese sta vivendo in questa fase, muovendosi in maniera realistica ed impedendo pericolosi salti nel buio, frutto di quelle analisi sbagliate ed improvvisate che hanno aperto la strada ad una pericolosa egemonia di tipo populistico – personalistica, da combattere con grande decisione.

a firma di Franco Astengo

18 giugno 2009 Posted by | Elezioni Politiche, Società Civile | , , , , | 2 commenti

Un’arma di esclusione di massa

Com’è potuto accadere che in un periodo di recessione e di crisi nelle votazioni sia europee che nelle provinciali prevalga la destra?
Non è sufficiente rispondere che la colpa è del monopolio televisivo (che pure ha un peso enorme nella formazione delle coscienze e per troppo tempo sottovalutato dalla sinistra) .
Una prima risposta penso possa essere ascritta alla esasperazione sulla sicurezza e quindi la percezione prevalente che l’aumento dei flussi migratori siano la causa della diminuzione dei diritti collettivi e del welfare.
La seconda, forse più banale, è che la sinistra deve smetterla di parlare delle “stronzate” di Berlusconi (leggi Noemi ecc.) è portare l’iniziativa sulle cose concrete che riguardano la vita di tutti i giorni, con la necessaria coerenza politica, e chiamando i cittadini a mobilitarsi per la soluzione dei problemi reali.
Sul versante dell’emigrazione va radicalmente rivisto l’approccio alle politiche redistributive che, seppur introdotte con l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale dei migranti, nella realtà hanno provocato una esclusione sociale generalizzata di cittadini dalle forme di assistenza previste dallo vecchio stato sociale (scuola, sanità, trasposti, reddito, lavoro, ecc).
Dalle tasse di scopo fino alle nuove norme (isee, icef) per l’accesso ai servizi si sono trasformate in una micidiale arma di esclusione di massa da servizi sociali e dalle politiche di welfare che come sinistra abbiamo troppo spesso non solo assecondato ma, troppo spesso, anche promosso.
Una scelta miope e suicida quella attuata da centro sinistra (dal governo Prodi alle regioni e provincie) che con la scusante di bilancio (il deficit pubblico) hanno prima cercato di limitare l’immigrazione (vedi Turco/Napolitano) e poi tagliato le prestazioni sociali e cercato di introdurre barriere ad un accesso al welfare da parte degli immigrati.(Vedi i tre anni di residenza per le case popolari).
Purtroppo la destra e i movimenti xenofobi sono più credibili nel perseguire politiche di questo tipo.
Quindi se si vuole invertire questa situazione la sinistra deve abbandonare la logica perdente a assumere la rivendicazione di un nuovo stato sociale che faccia dell’universalismo nelle prestazioni sociali il cuore del nuovo modello sociale.
Salario, lavoro, diritti, sicurezza sociale e reddito minimo per tutti, decrescita felice devono essere, assieme alla pubblicizzaizone dei beni pubblici, i pilastri di un modello sociale alternativo a quello attuale.
Per quanto riguarda le politiche la sinistra deve ripartire dalle soggettività espresse nel mondo del lavoro e dalla società civile lasciando perdere le “vicende personali” di Berlusconi.
E’ necessario riportare la discussione sui temi del lavoro, dello stato sociale, contrastare le politiche delle privatizzazioni dei beni pubblici e di pezzi dello stato sociale.
Dare risposte alle questione del salario e del reddito, e quindi rivendicare garanzie sul diritto al reddito a prescindere dal lavoro o garantendo il lavoro attraverso il rilancio della solidarietà e quindi della riduzione dell’orario di lavoro finanziata da una politica fiscale capace di colpire le rendite e l’evasione. In sintesi ridare valore e dignità al lavoro.
Contrapporre al nucleare nuove forme di risparmio energetico, dal solare all’eolico, contrapporre alle grandi opere (TAV e Ponte sullo stretto, tunnel del Brennero) una nuova politica dei trasposti pubblici, e una politica urbanistica che renda vivibile le grandi città e sia rispettosa dell’ambiente e quindi combattere le grandi lobbie della speculazione edilizia e finanziaria per evitare nuove devastazioni urbanistiche che si affacciano con le politiche della casa perseguite dal governo.
Per questo serve un cambio radicale di un gruppo dirigente, servono persone e progetti nuovi che sappiamo esprime concretezza ma dare assicurazioni sul futuro nostro e dei nostri figli.

Ezio Casagranda

Trento, 9 giugno 2009

9 giugno 2009 Posted by | Elezioni Politiche, Lavoro e precarietà | , , , , , , , , , , | 2 commenti

Ripartire dal lavoro e dal sociale

europavotoAdesso che le votazioni europee sono passate ed hanno ridisegnato un parlamento europeo spostata a destra con un forte ridimensionamento della presenza delle socialdemocrazie e della sinistra.
Una sconfitta su cui la sinistra dovrebbe riflettere attentamente ma dalle prime avvisaglie più che analisi del voto e dei processi che ne sono alla radice, sento un gruppo dirigente impegnato nella ricerca del colpevole.
Ecco, la sinistra per ricominciare non ha bisogno di questo gruppo dirigente.
Dobbiamo ragionare sul fatto che la sinistra non ha saputo dare risposte credibili a quanti , in Italia ed in Europa perde il lavoro e quindi perde l’unica possibilità di sopravvivenza. Chi è licenziato o i precari non hanno nulla. Per i primi qualche mese di cassa per i secondi solo il deserto sociale mentre se non paghi le bollette o l’affitto ti arriva il taglio del servizio o lo sfratto. Le protezioni sociali non esistono o sono state ridotte al lumicino.
La sinistra non è stata capace di farsi interprete di questa realtà in quanto ancora succube della logica della crescita e del produttivismo e quindi incapace di proporre un modello sociale in grado di rispondere ai bisogni sociali senza lasciare indietro nessuno. Una sinistra di opposizione deve farsi carico di dei lavoratori e dei cittadini senza reddito, rivendicare non solo l’aumento degli ammortizzatori sociali ed il loro allargamento a tutti quanti vengono licenziati o sono in cerca di lavoro.
Rivendicare il congelamento delle bollette, dell’affitto fino alla gratuità dei servizi sociali fondamentali come scuola, sanità, assistenza agli anziani ed asili nido accanto ad una vera riforma fiscale capace di colpire l’evasione, l’elusione fiscale ed i grandi redditi da capitale comprese le rendite finanziarie.
Utopia? No semplice realismo.
Anche il sindacato deve mettere in campo una mobilitazione con al centro il salario sociale, la riduzione dell’orario, una nuova solidarietà sociale inclusiva e nuove forme di convivenza civile. Bisogna avere il coraggio di uscire dalla logica dei padroni e del governo che continuano a riproporre la questione del debito e della competitività sul costo del lavoro per rivendicare nuove risorse da destinare ad un rinnovato stato sociale in cui il bene pubblico prevalgo sull’interesse privato e sul profitto.
Se non si questo anche noi, la sinistra ed il sindacato, diventiamo, nostro malgrado, complici di questa politica irresponsabile che mentre destina miliardi di euro al ponte di Messina, alla TAV, e alle centrali nucleari lascia che la gente arrivi alla disperazione sociale.
Non solo, ma nel completo silenzio della sinistra si permette che questo governo strumentalizzi i terremotati di Abruzzo, elargendo qualche spicciolo risparmiato sulla parata (sic!!) del 2 giugno mentre, negli stessi giorni il senato approvava una spesa di 13 miliardi di euro per l’acquisto dei nuovi aerei da guerra.
Gli spiccioli per i terremotati ed i miliardi per ordigni che generano morte e di distruzione per i popoli e lauti profitti per le multinazionali. Ecco, partiamo da qui a costruire una sinistra ed un sindacato veramente alternativi perché non possiamo, non dobbiamo arrenderci a questa perversa logica della politica in Italia ed in Europa.

Ezio Casagranda Filcams Cgil del Trentino
Trento, 8 giugno 2009

8 giugno 2009 Posted by | Elezioni Politiche, Lavoro e precarietà, No alla Guerra | , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Una catastrofe politica

Riceviamo le considerazioni di un comagno. Essendo il Blog della Filcams Cgil del Trentino un luogo di discussione e confronto lo pubblichiamo come contributo al dibattito che coinvolge l’intera sinsitra.
La Filcams Cgil del Trentino

Vorrei fare alcune considerazioni sulla catastrofe politica e sindacale che stiamo vivendo.
Analizzando il voto si capisce benissimo che tanta gente o non è andata a votare o ha votato a destra/ultradestra o lega e questo perché non si sente più rappresentata da quelle forze di centro-sinistra o sinistra che storicamente rappresentavano il ceto medio o medio basso della popolazione.
Tutto questo è avvenuto con il preoccupante silenzio delle forze sindacali che si sono adattate da anni (CISL e UIL) ed ora anche la CGIL al volere dei poteri forti politici (chi non si ricorda del pacco per l’Italia era il 05/07/2002) e non per niente anche nelle fabbriche non si fa più lotta (anzi si inventano le giornate ecologiche gratuite di sabato) con le rappresentanze sindacali che tacciono (qui in modo unitario) e con il prosperare di sindacati di destra oltre che quello dei padroni.
Ci fanno paura con le storie degli extracomunitari (come una volta dei terroni), delle moschee, delle prostitute extracomunitarie sui marciapiedi, forse tutti si dimenticano che queste persone vengono sfruttate nei più svariati modi dagli “italiani” e che abbiamo un presidente del consiglio in pectore che si vanta di aver fatto in gioventù il cigolo (termine che significa prostituta al maschile) sulle navi per sbarcare il lunario.
Che dire della seconda carica dello stato Italiano, Schifani, un cognome un programma, chi l’ha sentito parlare può affermare che questo personaggio non ha il senso dello stato anzi….come può essere garantista di tutti gli italiani una persona con le sue amicizie ed il suo passato
Il mio è uno sfogo, credo di interpretare lo stato d’animo di tanti, ma vedere scene da ventennio per celebrare la vittoria del sindaco di Roma mi fa star male…politicamente parlando e pensare che è stata la miopia di quella classe politica di centro-sinistra e sinistra, che doveva rappresentarmi e che ho votato, a consegnare/regalare il mio paese a dei fascisti………….che tristezza.
Un indiano metropolitano
Trento, 2 maggio 2008

2 maggio 2008 Posted by | Elezioni Politiche | , , | Lascia un commento