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13 gennaio 2012 Posted by | Sindacato | Lascia un commento

CON GLI OPERAI FINCANTIERI

Pubblichiamo una dichiarazione rilasciata qualche giorno fa dal coordinatore nazionale Fiom-Cgil della cantieristica navale Alessandro Pagano sulle problematiche di Fincantieri. Nei prossimi giorni pubblicheremo un documento scritto appositamente dalle RSU della FINCANTIERI di Porto Marghera.

“I lavoratori di Fincantieri stanno contestando con decisione l’accordo separato del 21 dicembre scorso sulla riorganizzazione del Gruppo. Tale accordo, costruito su un progetto che si basa su tagli indiscriminati in tutti i cantieri e sulla conseguente ulteriore esternalizzazione del processo produttivo, mette in forse il futuro degli stabilimenti di Sestri Ponente e di Castellammare di Stabia e scarica per intero sui lavoratori gli effetti della crisi del settore.”
“Il piano aziendale cancella qualsiasi possibile elemento di solidarietà nei confronti dei cantieri più colpiti dallo scarico di lavoro, a partire dal cantiere di Ancona per il quale, ad esempio, non è ancora stata confermata l’assegnazione della commessa Du Ponant.”
“La partecipazione alle iniziative in corso in questi giorni, nonché la richiesta da parte di lavoratrici e lavoratori di estendere e generalizzare le iniziative di lotta in tutto il Gruppo, dimostrano che tutti hanno capito molto bene la gravità della situazione determinata dall’accordo separato. Una situazione che può e deve essere cambiata, soprattutto attraverso l’intervento diretto del Governo e il rispetto degli impegni da esso assunti il 3 giugno scorso.”
“Per sollecitare la ripresa dell’iniziativa del Governo in questa vertenza, la mobilitazione si sta intensificando: a Palermo, dopo lo sciopero unitario di ieri, si è svolto oggi un nuovo sciopero con presidio ed è arrivata la convocazione della Regione Sicilia per un incontro con la Giunta nei prossimi giorni.”
“Mercoledì 4 gennaio, i lavoratori del cantiere di Ancona, in presidio permanente ormai da mesi, hanno incontrato il Prefetto, così come avvenuto ieri a Genova. E’ inoltre previsto per i prossimi giorni il mantenimento ad oltranza del presidio in sciopero davanti ai cancelli del cantiere di Sestri Ponente.”
“Prosegue intanto il programma di assemblee in sciopero che la Fiom sta svolgendo nei diversi siti per informare i lavoratori sulla situazione che si è creata nel Gruppo.”
“Con i lavoratori la Fiom deciderà come dare continuità alle iniziative di lotta, con l’obiettivo di riaprire la vertenza per una soluzione che eviti alle lavoratrici ed ai lavoratori di dover pagare, ancora una volta, il prezzo di una crisi per la quale non hanno alcuna responsabilità.”

8 gennaio 2012 Posted by | Sindacato | Lascia un commento

PAGANO LE ESCORT, MA NON PAGANO LE TASSE. (10,100,1000 CORTINA)

Non siamo riusciti a trovare un titolo diverso a queste righe. In questo paese strampalato in cui a pagare sono sempre gli stessi e guarda caso sono quelli che hanno di meno, quelli che però la ricchezza la producono ma la vedono con il binocolo, c’è stata una levata di scudi per il blitz che ha messo a nudo le poco raccomandabili frequentazioni della “perla delle dolomiti”.
Non stravediamo per le divise, né per le azioni eclatanti con ampia risonanza mediatica. Preferiremmo un costante e capillare controllo, e un paese in cui il pagamento delle tasse non è appannaggio di un esercito di silenziosi e pazienti eroi.
Non possiamo però non far presente che il lusso sfrontato, sbracato e volgare che fa la spola tra la Costa Smeralda in estate e Cortina d’Ampezzo in inverno, si è sempre saputo fosse figlio del malaffare e del banditismo.
Come non possiamo non rilevare che questo malcostume connaturato da sempre con le abitudini della (pseudo)imprenditoria italiota, abbia trovato nell’epoca del craxismo prima e del berlusconismo poi il brodo di coltura per esplodere in maniera esageratamente spudorata.
Un Presidente del consiglio e la sua corte di fiscalisti, tributaristi, avvocati che hanno legittimato l’evasione fiscale, l’evasione contributiva, l’arrivismo e il carrierismo come uniche virtù e unici meriti, come sinonimo di capacità e di saper fare, hanno alimentato e coccolato questo becero malcostume.
Ovvio che non ci lasciamo abbagliare. Ovvio che i mali del nostro paese sono altri: il sistema economico, autentico capitalismo d’accatto per di più decadente, un’imprenditoria famelica e parassitaria, un sistema politico corrotto e arraffone, insomma tutti gli elementi classici di una più che matura economia di mercato.
Però la cornice di un sistema di questo tipo non potrebbe essere diversa da quel che si è visto a Cortina: auto extralusso a fronte di redditi da terzo livello metalmeccanico.
Quanto successo a Cortina è o no l’altra faccia della medaglia delle serate a Palazzo Grazioli, dei Mora, dei Tarantini, del Billionaire? Dei “furbetti del quartierino” e della buonanima di Don Verzè?
Come può non lasciare di stucco il fatto che all’arrivo della finanza gli scontrini dai registratori di cassa hanno cominciato a uscire copiosi come farfalle impazzite, quadruplicando le entrate dei bottegai?
E come stupirsi se Lega e Pdl e i pennivendoli a loro organici hanno strepitato contro questo “regime poliziesco” che creerebbe un clima di terrore, danneggiando così il turismo invernale? Della serie “pecunia non olet”!
Come non ricordare tutte le leggi, i provvedimenti sfornati a beneficio di questo branco di parassiti? Chi ha scordato la depenalizzazione del falso in bilancio fino ad arrivare allo scudo fiscale?
Penoso leggere le dichiarazioni del responsabile dell’Apt di Campiglio che finge di non capire quale sia la posta in palio. E’ chiaro che le sue reazioni si espongono alla classica domanda se abbia o meno la coda di paglia. Vorremmo sapere se fosse successo a Campiglio come si sentirebbe? Sarebbe contento se quasi metà dell’economia si reggesse su denari frutto di evasione? Ma ancor di più ci piacerebbe sapere cosa pensa del fatto che il 40% dei controlli abbia dato esito positivo proprio mentre a lavoratori e pensionati si chiedono sempre maggiori sacrifici.
Capito Masè, sacrifici…do you know?

luigi bozzato

7 gennaio 2012 Posted by | Sindacato | Lascia un commento

OMSA: ENNESIMO CASO DI PIRATERIA.

Sulla chiusura e conseguente delocalizzazione dello stabilimento Omsa di Faenza recentemente su Facebook è apparso un gruppo che invita al boicottaggio in futuro delle calze e dei prodotti di questo marchio.
Il caso dovrebbe essere conosciuto da tutti. Da parecchio tempo le operaie coraggiose e tenaci hanno fatto conoscere l’ennesima immorale operazione portata avanti dal proprietario di chiusura e trasferimento all’estero, per rincorrere il costo del lavoro al livello più basso possibile .
Autentico paradigma dell’imprenditoria media del nostro paese, pura entità parassitaria che non volendo investire in ricerca per elevare la qualità, preferisce aumentare i margini di profitto comprimendo il costo del lavoro dando il benservito a chi per anni ha ingrossato le sue ricchezze.
L’invito a boicottare i prodotti se da un lato segna positivamente il fatto che una certa sensibilità contro queste operazioni si diffonde, dall’altra rimarca ancora l’insufficiente livello di proposta che ne deriva.
Quante volte in passato abbiamo visto campagne di boicottaggio contro paesi (pensiamo a Israele e ai pompelmi Jaffa), o multinazionali (la Nestlè o le compagnie energetiche che hanno scatenato le guerre per il petrolio), che a parte il risalto mediatico non hanno però scalfito per nulla gli interessi che si volevano colpire?
Certo, ripetiamo, sono state utili perchè hanno registrato un sentimento crescente di volontà di lottare contro un’ingiustizia. Ma a questo punto ci chiediamo: e se dinanzi a operazioni di pura speculazione e mera volontà di affamare le operaie del’Omsa iniziassimo a proporre di espropriare il sito produttivo senza indennizzare l’affamatore?
Se prendesse il via un luogo di discussione in cui ogni volta che un padrone si comporta da “pirata” fosse ripagato ricevendo lui un biglietto di sola andata?
Vuoi andare all’estero? Prego, accomodati e buon viaggio, ma la struttura produttiva rimane qui, assieme ai tanti saperi e alle tante professionalità che ne hanno dato un’anima e un cuore in tanti anni e che l’hanno resa, appunto, produttiva.
Gli esempi non mancano. Tutta l’esperienza delle centinaia di fabbriche occupate all’inizio del 2000 in Argentina e che ancora oggi sono floride e produttive: Bruckman, Zanon. Force etc.
O c’è qualcuno che pensa che la fabbrica di Faenza non potrebbe fare a meno del suo padrone? Noi pensiamo il contrario, perchè l’esperienza dice proprio questo. Certo non sarebbe così semplice, contraddizioni e difficoltà ci sarebbero, però già positivo sarebbe se di questo si iniziasse a discutere, di quale risposta dare in casi come questo, di quale passo in avanti far compiere alla classe operaia ogni qualvolta un avvoltoio travestito da capitano di industria getta la maschera.

luigi bozzato

6 gennaio 2012 Posted by | Sindacato | Lascia un commento

QUANDO LARGHER SI CREDE LANDINI (O VUOLE FAR CREDERE DI ESSERLO)

Dopo il comunicato stampa….la conferenza stampa. Gli amici della Uiltucs – Uil non sanno più che pesci pigliare per far sapere al mondo del lavoro trentino che esistono.
Qui non si tratta di polemizzare su alcuni passaggi del comunicato che Uiltucs ha pubblicato il 16 dicembre o con i contenuti della conferenza stampa, che ha ricalcato l’impianto del comunicato stesso, rilasciata la scorsa settimana o perlomeno non è questo il problema.
Si tratta di rimettere le cose al loro posto, restituire alle parole il loro reale significato, ai gesti il reale contenuto e di chiamare le cose con il proprio nome.
Leggere che grazie alla “tenacia” della Uiltucs sull’integrativo Orvea “non tutto è perduto”, non solo si rivela un capolavoro di involontaria (!?) comicità, anzi tragicomicità considerato che stiamo parlando sempre e comunque del destino di lavoratori che si dannano l’anima per arrivare a fine mese e su cui non è giusto praticare operazioni di pura mistificazione, quando va bene.
Si rivela qualcosa di peggio. Cari amici della Uiltucs, la tenacia di cui parlate è l’esatto opposto dell’arrendevolezza, della remissività, e dell’incapacità che avete dimostrato nell’offrire proposte in grado di tutelare realmente i diritti dei dipendenti Orvea.
“Tenere aperti i canali di trattativa” con l’azienda come voi vi vantate di aver fatto, avrebbe senso nella misura in cui si riscontrasse nell’azienda volontà negoziale e quindi margini per spostare il baricentro della discussione a vantaggio degli operai.
Nel momento stesso invece in cui l’azienda tiene aperti i canali sul “fumo”, ma non transige alcuna contrattazione “sull’arrosto” significa fare da sponda, più o meno consapevole non è questo il problema, alla volontà dell’azienda di “fare cappotto” sulla sostanza piegando i diritti acquisiti e contrattati alle compatibilità di bilancio.
E accettare questo senza nemmeno accennare al fatto che chi ha generato la voragine di bilancio dovrebbe cambiare mestiere significa subire l’unilateralità aziendale e arrendersi alla propria impotenza.
Accettare di lasciare il premio all’attuale management, sarebbe come affidare la propria auto al miglior cliente della carrozzeria sotto casa.
Personalmente sono dell’idea che il nocchiero che ha condotto il natante tra gli scogli difficilmente sarà adeguato per disincagliarlo e prender nuovamente l’abbrivio per il mare aperto, ma su questo ognuno ha le proprie idee. Le mie sono solo il frutto dell’esperienza di cartellini timbrati per 25 anni e non è detto che debbano essere condivise.
Detto questo sinceramente non capiamo, e su questo ci piacerebbe essere smentiti dai fatti e non da impegni, promesse o intenzioni mirabili, la vostra affermazione sul diritto dei lavoratori ad esprimere il loro consenso con assemblee e voto certificato su un possibile accordo definitivo, che ovviamente tutti auspicheremmo, purchè non fosse una pura resa ai desiderata aziendali.
Tutto questo proprio mentre siamo in presenza di un contratto separato nel terziario, firmato contro la Filcams, senza appunto alcuna preoccupazione da parte vostra di garantire agli stessi lavoratori a cui oggi vi rivolgete, il corredo di diritti di espressione e di democrazia che oggi andate vaticinando!
Questa modalità di porre le cose sembrerebbe un’autoinvestitura a unici paladini della democrazia sui luoghi di lavoro a parole, proprio mentre non ci siete sembrati così risoluti nel praticarla nei fatti; la Uiltucs unica garante del lavoratore a esprimersi contro il verticismo di Filcams e Fisascat. C’è di che trasalire.
Cari Largher, Salvetti, Bassios e Baldessari fateci capire; da quando la difesa dell’espressione democratica e vincolante dei lavoratori è diventata vostro esclusivo monopolio? Da quando la cosiddetta democrazia operaia vi ossessiona in maniera così spasmodica?
Il voto certificato e vincolante è diritto solo dei lavoratori Orvea o anche di tutti quelli che negli ultimi anni hanno subito accordi separati in cui, senza offesa, l’esclusione della CGIL non ci sembra sia stata stigmatizzata da parte vostra? E per ultimo, non avendo il sottoscritto una visione corporativa o di settore della pratica sindacale, ci fate leggere tutte le vostre prese di posizione sul “democratico” ostracismo che ha subito la CGIL in occasione degli accordi del gennaio e aprile 2009 e su quello ancor più odioso in quanto anticostituzionale, che sta subendo la Fiom in Fiat e Federmeccanica?
Per quanto riguarda la Filcams saremmo ben lieti di confrontarci con autentici, tangibili, evidenti e incontrovertibili fatti che dovessero attestare questa vostra volontà genuina nel caso fossero prodotti.
In caso contrario saremmo di fronte, nella migliore delle ipotesi, a un malinteso per quanto concerne l’essenza della democrazia sindacale, nella peggiore all’ennesima strumentalizzazione e allora sarebbe ben complicato trovare un denominatore comune.

luigi bozzato

1 gennaio 2012 Posted by | Sindacato | 1 commento