Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Confindustria: nessuno ci può giudicare

Sono apparsi subito gravi ed offensivi sia della memoria delle vittime, sia di quella dei loro famigliari ma anche dell’intera comunità gli applausi che l’assemblea di Confindustria ha riservato all’amministratore delegato della Tyssengroup, Harald Espenhahn, condannato dal tribunale di Torino a 16 anni per omicidio volontario dei 7 lavoratori bruciati vivi all’interno dello stabilimento torinese.
“Li hanno uccisi una seconda volta” è stato il commento di alcuni famigliari delle vittime.
Per la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, la sentenza sarebbe “un unicum in Europa e potrebbe allontanare gli investimenti esteri dall’Italia e mettere a repentaglio la sopravvivenza del nostro sistema industriale”.
Confindustria ha voluto mandare un chiaro messaggio a tutta la nazione rivendicando la massima libertà per le imprese, il diritto a non applicare la legge e Costituzione dentro le fabbriche e nei posti di lavoro, in piena sintonia con Berlusconi rivendica il diritto dei padroni a non essere giudicati.
Quindi, secondo la Confindustria, i giudici dovrebbero occuparsi dei “ladri di galline o la massimo di biciclette” ma non delle imprese e dei loro affari, anche se spesso questi affari generano morti (vedi anche la condanna definitiva di Antonio Zagaglia, direttore dello stabilimento Marcegaglia di Ravenna, per lesioni personali colpose gravissime ai danni del giovane operaio Catiello Esposito) .
Un pesante attacco ai giudici, responsabili di far fuggire gli investimenti dall’Italia, se osano pretendere di applicare la legge anche dentro i cancelli delle fabbriche.
Naturalmente gli applausi e queste pesanti esternazioni, e le tardive scuse del Direttore di Confindustria non ne riducono la portata, hanno trovato un imbarazzante silenzio da parte del PD.
Ma quello che più infastidisce e fa crescere dentro di me un senso di rabbia è il silenzio della Cgil davanti a questa pesante offensiva contro le normative sulla sicurezza ed al ruolo dei giudici.
Questo assordante silenzio, sia livello nazionale che locale, (ci ricordiamo il cara Emma di Burli ?) lascia intendere la presenza di un forte imbarazzo, per non dire una certa sudditanza, nei confronti di Confindustria con la quale si vorrebbe ripristinare un canale preferenziale per ritornare al tavolo della concertazione.
Riprendere il tavolo concertativo, o generalizzare la mobilitazione è la discussione che oggi impegna il Comitato Direttivo della Cgil nazionale e, se il buongiorno si vede dal mattino, devo dire che dato il silenzio della Cgil rispetto all’assemblea di Confindustria della scorsa settimana, il futuro appare più nero del solito.

Ezio Casagranda

La Cgil che vogliamo – Trentino

Trento, 11 maggio 2011

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11 maggio 2011 Posted by | diritti, Sindacato | , , , , , , , | 3 commenti

La protesta di chi non si arrende

Kessler non l’ha mai fatto. Il muscoloso Fabio Ferrari nemmeno, nemmeno il lieve Fulvio Zuelli, neanche l’enigmatico Massimo Egidi e neanche l’imperscrutabile Davide Bassi nel suo primo mandato ci ha mai pensato…il dialogo ha sempre prevalso sull’uso della forza e ha funzionato, qualsiasi sia stato il contesto.
E’ sempre stato lo strumento della mediazione anche nella più dura contestazione. La svolta è avvenuta con il disimpegnato secondo mandato a Bassi: non più il dialogo come strumento della contesa tra componenti dell’Università, ma uso della forza verbale e armata, alla quale ha delegato la soluzione del conflitto, nell’incapacità di risolverlo e nella stoltezza di far prevalere l’autoritarismo alla democrazia, cioè al dialogo.
Sono stato partecipe della protesta studentesca che con l’irruzione ha avuto il merito di far fallire un’inutile e rituale cerimonia che da sempre fa sfoggio di belletti e ermellini dentro i quali si insediano interessi e programmazioni che nulla hanno a che fare con chi studia e lavora veramente, ma solo con il consolidamento di poteri ripartiti.
Bene hanno fatto gli studenti ha sparigliare il programma blindato del Rettore, rompere quegli schemi – invaghiti di ritualità – ha voluto dimostrare che non è sempre possibile la farsa dispensatrice di parole vuote. Ho visto lacrime di libertà nel cuore pulsante di avventurosi giovani che cercano il loro futuro non come servizievoli e buoni studenti, ma come uomini che vogliono essere protagonisti in prima persona senza delega alcuna. Gli studenti accerchiati dalla forza armata, vilmente chiamata in causa da un rettore in fuga, si sono interrogati sulla possibilità di rovesciamento di un mondo rovesciato che crea precarietà, disoccupazione, saccheggio della vita e dell’ambiente, fame, guerre e disperazione.
Quell’interrogazione non sospetta dell’uomo senza confini e bandiere, dell’uomo che non teme le forche del potere ma le sfida, dell’uomo che si fa dispensatore di rabbia e di verità senza dimenticare mai i responsabili e gli assassini della bellezza. Di più nella contraddizione e nella tensione emotiva – accucciati, si come cani(per impedire lo sgombero)ma liberi – le loro a volte confuse parole, il loro spirito critico, la forza e l’amore per il bene di tutti non conosce limiti. Ero con loro, un “fuori ruolo” d’accordo, ma non tanto. Perchè non si è mai “fuori” dai problemi che ti circondano.
Quelli non vanno mai in pensione. Fuori ruolo invece sono le parole villane e senza rispetto di Dellai che schernisce l’iniziativa studentesca come “una buffonata”.
Fuori ruolo le dichiarazioni infamanti e vergognose del rettore Bassi che bolla come “cani che abbaiano” gli studenti. Una protesta di fuori regione – “non trentini”….C’è da riderci sopra sapendo che il serbatoio al quale attinge l’Università è proprio fuori dal Trentino…Sapendo che l’Università è statale e pubblica ed è al servizio di chiunque si iscriva e vi acceda. Ma le dichiarazioni stolte di Dellai danno anche l’idea di come lui vorrebbe lo studente: meglio “pollo da allevamento” che libero… Non è più tempo di mettere museruole, steccati, non si può mettere il lucchetto all’Università, non si può chiudere la bocca a chiunque – SPECIE STUDENTE – abbia qualcosa da dire, che non si creda servo ne padrone.
E’ ora che il protagonismo delle varie componenti si faccia valere senza mettersi in bocca il ciucciotto del buon senso e della ragionevolezza, perchè non si può essere ragionevoli in questo mondo scandaloso, non si può discutere con chi dopo aver mangiato da solo pretende di spartire con te le briciole.

Antonio Marchi, per 24 anni al servizio dell’Università.

Trento, 26 novembre 2010

26 novembre 2010 Posted by | diritti, Lavoro e precarietà | , , , , , , | 6 commenti

L’acqua deve tornare pubblica.

In Italia il processo di privatizzazione del servizio idrico è iniziato attraverso diversi provvedimenti legislativi locali. La provincia di Trento è stata precursore di questo processo culminato con l’approvazione della legge Ronchi il 19 novembre 2009 che ha privatizzato l’acqua di tutti gli italiani.
La Filcams Cgil nel suo 13 congresso svoltosi l’8 e 9 marzo scorso ha approvato un documento che dice chiaramente che l’acqua è un bene dell’umanità, che l’acqua è un diritto fondamentale del genere umano, un patrimonio che deve essere gestito dai Comuni a totale capitale pubblico, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.
La Filcams, assieme a tutti quelli che lottano contro la privatizzazione dell’acqua, sabato 20 martzo sarà a Roma per manifestare, anche con la nostra presenza fisica, il nostro dissenso di persone, di lavoratori, di cittadini verso una legge che permette alle multinazionali di gestire e trarre profitti dal bene più prezioso dell’umanità. l’acqua.
Un bene che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici (scioglimento dei ghiacciai e dei nevai) sia per l’incremento demografico.
Noi andiamo a Roma anche per combattere l’indifferenza e la rassegnazione, per dire che non possiamo più accettare che i fiumi e i torrenti sono inquinati nell’indifferenza di quasi tutti, per chiedere che le sorgenti siano protette, che l’acqua non venga sprecata per mancanza di manutenzione e di rinnovamento della rete idrica o venga tolta alla popolazione per usarla a fini industriali come l’innevamento artificiale.
L’acqua è un bene esauribile e quindi deve essere protetto evitando che diventi oggetto e strumento di ulteriore profitto per le multinazionali o per privati speculatori grandi e piccoli.
Ormai tutti riconoscono che i cambiamenti climatici avranno come prima conseguenza la scarsità della risorsa acqua Allora bisognerebbe approntare politiche di risparmio idrico, politiche di uso sostenibile della risorsa e questo lo può garantire esclusivamente una gestione attraverso enti pubblici, proprio perché il suo primo obiettivo è di garantire un servizio e un diritto a tutti, anche ai nostri figli, di poter usufruire di identico patrimonio naturale.
Per questo invitiamo tutti a partecipare alla manifestazione di sabato 20 marzo a Roma. Una partecipazione importante per dire che l’acqua non è una merce ma un bene comune, patrimonio del mondo intero e non dei potentati economico finanziario che governano il mondo.

La Filcams Cgil del Trentino

Trento, 17 marzo 2010

17 marzo 2010 Posted by | Decrescita, diritti, Politica, Società Civile, Welfare | , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Auschwitz: per non dimenticare

Dopo essere stato nel luogo simbolo dell’orrore nazista – Auschwitz -il ritorno a Trento, non è solo un ritorno.

Non si esce vivi dal campo, vivi intendo moralmente, se non si piange lacrime di vergogna che sciolgono la neve che copiosa copre la terra pregna di ceneri ancora vive.Non esiste sofferenza che si avvicini a quell’insopportabile crocifissione dei corpi, a quell’annullamento della dignita” perpetrato con inaudita ferocia, che resiste nel tempo sui muri immobili e neri dei crematori.
Delle bellissime foto ci mostrano che erano vivi, avevano anni felici davanti, famiglie intere, giovani e bambini, donne e bambine, vecchi….erano vivi e non avevano colpa alcuna e sono morti di stenti, percossi, annientati , gassati, per diversa provenienza, diversa lingua, diverso odore della pelle.
Bisogna venirci per vedere quanto pesa la tua colpa di essere nato piu tardi e se questo ci e’ stato raccontato o e’ veramente accaduto.
E non si esce come prima dopo aver calpestato quel suolo sacro di immenso dolore, di copiosa sofferenza, di inesprimibile ferocia umana; solo camminare curvi col quel peso insopportabile – da quella parte di mondo che ha la pretesa di “insegnare” a vivere all’altra parte – e una domanda ossessiva di colpa: come e’ stato possibile?

Con l’angoscia del baratro che si puo’ riaprire, in altri luoghi, con altre mani e… altri occhi stenteranno a vedere e altri corpi copriranno di cenere questa terra.

Antonio Marchi

11 febbraio 2010 Posted by | diritti, Società Civile | , , , , , , , | Lascia un commento