Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Berlusconi, Marchionne: No Grazie

Sono io il Padrone

Pubblichiamo un contributo di Luca Casarini sull’appuntamento del 13 febbraio.
La Filcams Cgil del Trentino

Le compagne e i compagni che animano il percorso di uniticontrolacrisi a nordest, saranno nelle piazze delle proprie città il prossimo 13 febbraio. Lo slogan che riecheggerà, declinato da ognuno in modi diversi e attraverso diverse sensibilità, unisce Berlusconi a Marchionne nel dirigere a loro, ai due insieme, la pubblica e perentoria richiesta che se ne vadano.
E’ una decisione questa, di partecipare alla giornata di mobilitazione, che vorremmo offrire come contributo ad un dibattito pubblico composto di tante voci e sfumature. Troppo importante quindi, come lo è il momento, per evitare attraverso artifizi tattici o diplomatici, di andare alla sostanza.
Innanzitutto cerchiamo di guardare al contesto nel quale si inserisce il 13 febbraio: un vasto movimento di opinione che comincia a rendersi visibile attorno alla richiesta di dimissioni del premier. Quando l’opinione assume fisicità, si raduna e si organizza, siamo potenzialmente sempre in presenza di una transizione di stato: da rappresentati a coloro che vogliono rappresentarsi da sé. Quando capita significa che il meccanismo di cattura e rappresentazione dell’opinione, tradizionalmente legato al ruolo e al sistema dei partiti, è in crisi conclamata.
Questo dunque un primo spunto di riflessione: la movimentazione sociale che chiede le dimissioni di Berlusconi, è frutto della crisi dei partiti della sinistra, e non conseguenza delle loro tattiche. Va affrontata con speranza, la moltitudine disorientata che da un palazzetto dello sport ad una piazza televisiva, davanti ad un tribunale o dentro una fabbrica, si manifesta cercando ciò che non trova più nella delega a qualcun altro. Speranza significa il contrario di tolleranza o mediazione: vuol dire sapersi dotare di umiltà e determinazione allo stesso tempo, e ciò è la misura di quanto ci si debba sentire parte di questa moltitudine, dei suoi destini e delle sue incertezze.
I partiti dell’opposizione inefficace, quella parlamentare e quella per via giudiziaria, rincorrono: come a Genova, vi ricordate? Lo fanno sempre in maniera scorretta e non c’è mai da fidarsi, perché il loro problema è che l’avvento dell’opinione decisa ad autorappresentarsi, non è che li condanni alla morte, come avremmo detto un tempo, ma mette in seria discussione i loro gruppi dirigenti, gli organigrammi consolidati, le dislocazioni di potere personalizzate, le procedure di cui si nutrono. In pratica questo tipo di opinione lungi dal voler fare tutto da sé, perché il rapporto tra tumulto e democrazia perfino l’Egitto ce lo mostra in tutta la sua complessità e contraddizione, ma costringerebbe i partiti e la politica a diventare qualcos’altro, spazio percorribile del comune politico invece che “organizzazione privata”. La “rincorsa” disonesta si avvale di trucchi: ad esempio quello che vorrebbe consegnare il 13 febbraio ad un antiberlusconismo possibile solo come sacralizzazione istituzionale, tale da giustificare Sante Alleanze che vadano dalla Chiesa ai fascisti neo rautiani di Fini, come li definisce un loro eminente ideologo, fino a coloro che si definiscono democratici. Oppure far arretrare paurosamente il dibattito di genere, trasformandolo in una disputa tra “donne per bene” o puttane, o tra maschi opportunisticamente rispettosi o sfacciatamente laidi, dimenticando che gli stupri si commettono tra le mura domestiche e che il nodo della differenza di genere, affrontato in maniera formidabile dal movimento femminista negli anni 70, oggi è tutto da reindagare all’interno delle categorie che segnano il passaggio da un potere ad un bio-potere, ad un capitalismo che sussume l’intera vita e determina e si alimenta delle mutazioni antropologiche stesse dell’essere umano.
Ridurre a moralismo la discussione sui festini di Arcore, toglie di mezzo Marchionne: certo perché questo è il grande problema del Pd, che deve dire di no a Berlusconi, dicendo di sì al modello feroce di liberismo che l’Ad della Fiat incarna. Ecco perché senza una alternativa di società, l’opinione ridiventa solo carburante per il consenso dei partiti, e non può trasformarsi in qualcosa che cambia il nostro vivere collettivo. Quella che dalle notti del “vecchio flaccido” traspare con tutta la sua violenza è la diseguaglianza sociale all’ennesima potenza: milioni di euro buttati in faccia come sassi a chi non arriva a fine mese, a chi deve pagare il mutuo della casa, a chi per avere un salario deve accettare di cedere tutti i diritti e la dignità. Il possesso del corpo altrui è in realtà il poter disporre della vita altrui: è quello che impone la ricetta di Pomigliano e Mirafiori, che impone un uso della crisi che spinge nella direzione della precarizzazione generale l’intero corpo sociale.
La rendita finanziaria, dalla quale dipendono gli enormi guadagni di Marchionne e Berlusconi, descrive l’economia di questo sistema, quello di un capitalismo in crisi strutturale, che continua a riproporre sé stesso finchè gli sarà possibile. Nemmeno Berlusconi va banalizzato: svolta quando diventaimprenditore del lavoro cognitivo, trent’anni fa, e mette a valore tramite le sue televisioni le relazioni, i sogni, i desideri di una intera società. Non solo, li produce, li orienta, li trasforma. Coglie dunque fino in fondo, la potenza produttiva della comunicazione nell’organizzare la nuova società dei media e dell’informazione. Il fatto poi che elementi da tardomedioevo si mescolino, finanche nelle biografie di questi nuovi capitalisti, a quelli legati alle visionarie e tecnologiche interpretazioni del futuro, è una caratteristica che contraddistingue il tipo di capitalismo che imbriglia il nostro vivere. Proprio come accade con Marchionne, il top manager con il maglioncino, che unisce l’abilità di un broker con l’avidità di un vecchio rentier, facendo credere di vendere auto.
Dire no a Berlusconi e a Marchionne nelle piazze del 13, può aprire confronto e dibattito, verso qualcosa di comune. Abbandonarle invece consentendo che esse siano solo il teatro di operazioni politiche e culturali che non indicano nessuna alternativa se non persino peggiore dell’esistente, sarebbe un errore.

Luca Casarini

10 febbraio 2011

10 febbraio 2011 Posted by | Giustizia, Laicità e religione | , , , , | 1 commento

Democrazia e diritti sotto assedio

Sono io il Padrone

Sono io il Padrone, anche della Costituzione

Berlusconi con il pretesto di Eluana vuole sfiduciare la Presidenza della Repubblica e la sua funzione di controllo e di garante della Costituzione. Berlusconi ha dato una preoccupante accelerazione al suo progetto di occupazione delle istituzioni e per ribadire la prevalenza della religione cattolica, il Vaticano, sulle leggi dello Stato Italiano e sui pronunciamenti della corte costituzionale. Se Napolitano non ha firmato il decreto legge, poco importa, il Consiglio dei ministri lo scavalca con un disegno di legge identico al decreto. Il disegno di legge è incostituzionale? Non importa, basta cambiare la Costituzione dice Berlusconi, che a suo parere è anche filo sovietica. Questo Governo Berlusconi non è solo pericoloso per la democrazia ma anche per il diritto del lavoro. L’attività del suo governo è stata improntata alla distruzione del dritto del lavoro e oggi si ripropone anche di limitare il dritto di sciopero e quindi restringere gli spazi di democrazia partecipata sia per i lavoratori (nessun diritto di voto sugli accordi sindacali) sia per i cittadini (No al referendum sulla base militare di Vicenza) che si battono in difesa del territorio dalle devastazioni ambientali. Credo che ormai sia chiaro che il progetto della P2 (vi ricordate di Gelli?) avanza a grandi passi (dall’informazione alla divisione sindacale) e il tutto avviene nel quasi silenzio della sinistra, troppo presa nel suo piccolo orticello, per lanciare una campagna nazionale a difesa della democrazia e della Costituzione. Lo stesso PD è pervaso da schizofrenia politica. La mattina lancia strali contro il governo e nel pomeriggio vota una legge elettorale sulla soglia del 4%; ogni giorno accusa il governo per la sua incapacità di affrontare, con misure adeguate, questa crisi e poi si divide sull’accordo separato e balbetta sulla scelta della Cgil di non firmare un accordo che programma la riduzione dei salari e della retribuzioni. Per contrastare questa deriva autoritaria del governo e delle associazioni padronali che vogliono utilizzare la crisi per dare il colpo mortale alla democrazia e ai diritto del lavoro serve una Cgil compatta e determinata nella sua iniziativa come condizione per cercare di cambia questo stato di cose. Opporsi ad un accordo che prevede la riduzione del potere di acquisto dei salari e apre la strada alla manomissione del diritto di sciopero sancito dalla Costituzione è una battaglia fondamentale per la democrazia. Per questo diventa dirimente dare la parola ai lavoratori nelle assemblee i quali devono poter discutere, confrontarsi e votare sugli accordi che gli riguardano. Una necessità che non sembra coinvolgere l’intero corpo della Cgil ancora troppo preso dalla gestione dell’esistente e quindi incapace di dare quel segnale che milioni di lavoratori e lavoratrici si aspettano dal nostro sindacato, dal più grande sindacato italiano. Per questo la Cgil deve divenire punto di riferimento non solo per il mondo del lavoro, ma anche per quei milioni di cittadini, di giovani, di democratici, di gente comune che si oppongono alle politiche governative di devastazione del territorio, che si battono per i diritti, contro la privatizzazione dei beni comuni e contro le politiche di guerra. Ma per fare questo serve un vero cambiamento di rotta da parte dei gruppi dirigenti del più grande sindacato italiano, un cambiamento che ancora non si riesce a vedere all’orizzonte.

Ezio Casagranda

Trento, 8 feggraio 2009

8 febbraio 2009 Posted by | Laicità e religione, Sindacato | , , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Laicità e libertà: il caso Maiani

Il Senato ha bloccato la nomina del fisico Luciano Maiani a presidente del CNR. La sua colpa? Aver firmato il documento sul papa.
Tempi duri per i laici, ma anche per milioni di cattolici onesti in Italia. Tempi così duri da evocare davvero il processo “onesto e giusto” contro Galileo Galilei. Così duri da evocare le liste di proscrizione dei regimi totalitari. Così duri da paventare che presto tra i requisiti per accedere alla docenza universitaria potrebbe essere necessario un giuramento di fedeltà a Benedetto XVI.
In un’Italia dove non si possono condannare i corrotti, dove mafiosi, inquinatori, evasori fiscali, arricchiti a spese del bene comune, politici corrotti e imbroglioni di ogni risma agiscono indisturbati, in questa babilonia di illegalità e di arroganza, sono finiti sul banco degli imputati un gruppo di scienziati. Il muovo nemico è il laico. Laico come alieno, laico come grillo parlante, come paria in uno stato che ha scelto una versione confessionalista della laicità.
Ma veniamo al caso specifico. Nella seduta del 16 gennaio della 7a commissione del Senato, al prestigioso fisico Luciano Maiani non è stata ratificata la nomina a presiedere il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) perché “colpevole” di essere tra i firmatari della famosa “lettera dei 67” del 20 novembre scorso, con la quale si riteneva inopportuno l’invito a Joseph Ratzinger per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Roma La Sapienza.
Solo il 21 dicembre scorso, il fisico romano Luciano Maiani era stato nominato Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche e, sulla base dei suoi titoli, tutti si erano dichiarati soddisfatti. Restava la ratifica del Senato, un proforma da tenersi ovviamente solo sulla base del curriculum scientifico dello studioso. Ma non è andata così: con un dibattito surreale in Senato la sua nomina non è stata ratificata ed è stata chiesta un’audizione del ministro Fabio Mussi. La colpa di Maiani è apertamente ammessa: ha firmato la “lettera dei 67” e quindi sarebbe incompatibile con l’incarico. Il dibattito in Commissione è simbolico dell’Italia di oggi e merita di essere riassunto.
Per il senatore di Forza Italia, Franco Asciutti, alla luce della posizione espressa contro il papa, Maiani sarebbe “incompatibile con un atteggiamento equilibrato e laico”.
Prova a difenderlo Andrea Ranieri del PD, ma la pezza è peggiore del buco: “suvvia, Maiani è su posizioni moderate, ha firmato sì la lettera ma solo per il Rettore, non voleva diventasse pubblica”. Insomma, per Ranieri Maiani è colpevole, ma di peccato veniale. In generale, gli interventi del PD sono tutti improntati a prudenza e cerchiobottismo. Si rendono conto della pretestuosità, della gravità e della pericolosità come precedente, ma preferiscono restare nel mezzo, ribadire la loro condanna dei rei e alla fine far passare uno scandaloso rinvio.
Dopo Ranieri prende la parola Maria Agostina Pellegatta, Verde lombarda, che finalmente dice una cosa banalmente sensata: “siamo chiamati a giudicare i titoli di Maiani, non le sue opinioni”.
Basta ciò per fare impazzire di rabbia l’italoforzuto Egidio Sterpa. E’ il più noto tra i coinvolti, già ministro in quota PLI durante la prima repubblica, con una condanna in via definitiva per tangenti nel caso Enimont: “abbandono l’aula per protesta contro l’intolleranza”. Amen.
Da lì, se mai ve n’era stato, si perde il lume della ragione. Luca Marconi dell’UDC teme addirittura che Maiani non sia in grado di assicurare la libertà d’espressione.
Ma è Giuseppe Valditara di AN che passa il segno: “Maiani deve chiarire la sua posizione per poter valutare se è compatibile con l’incarico”. Che “chiarire la sua posizione” riecheggi l’abiura chiesta a Galileo non può sfiorare Valditara. Parlano vari altri, ma alla fine la decisione è presa, il Senato della Repubblica non ratifica la nomina di Maiani e convoca il Ministro Mussi.
Questo è quanto è successo in Commissione. Luciano Maiani passerà, prima sotto le forche caudine, poi, a meno di incredibili novità, come presidente del CNR. Ma il segnale che viene dato al paese e all’Università è gravissimo: abbiamo i vostri nomi e possiamo danneggiarvi nella vostra carriera come stiamo facendo con il più potente di voi. In questi giorni centinaia di docenti, ricercatori e precari della ricerca, oltre a migliaia di liberi cittadini stanno firmando due appelli (<http://www.historiamagistra.com/news.php> e <http://www.petitiononline.com/386864c0/petition.html>) . E’, di fatto, una lista nera. Come accaduto in Senato per Maiani, come possiamo essere sicuri che domani non accadrà per un concorso universitario o per un posto pubblico?

Tratto dal Blog di Gennaro Carotenuto. Sintesi di Sigrid Marchiori

Trento, 25 gennaio 2008

25 gennaio 2008 Posted by | Laicità e religione | 1 commento

ICI e la FEDE

Anche la chiesa da Rimini, per bocca del Cardinale Bertone, tuona: “Tutti devono pagare le tasse perché è un dovere e questo deve essere fatto con leggi giuste”. Non entro nel merito di quali sono le leggi giuste, sicuramente non quella che esenta la chiesa dal pagamento dell’ICI sulle sue attività commerciali.Quello che appare grave in tutta questa boutade estiva è il fatto che stiamo assistendo ad un’altra pesante interferenza della Chiesa nella vita politico dello Stato.Prima i “dico”, poi il family day e adesso le tasse. Ormai la Chiesa, o meglio le sue gerarchie, dettano il calendario del Governo calpestando, nei fatti, gli accordi fra Stato e Chiesa e la stessa sovranità nazionale. E questo avviene con il sostegno sostenuta dalla grande stampa e nel più totale silenzio della sinistra e delle forze politiche che rivendicano la laicità dello Stato.Quindi, non si tratta del solito polverone estivo o qualche battuta dovuta al caldo torrido del ferragosto (che peraltro non c’è stato) ma del dispiegarsi di un disegno preciso per la costruzione di un grande centro politico con un programma che sul sociale fa riferimento alle posizioni più oltranziste della chiesa cattolica e sul versante economico imperniato sull’applicazione “integrale” delle politiche neoliberiste.Al Governo il compito di mettere in campo qualche mitigazione delle nefaste conseguenze dello politiche neoliberiste, naturalmente nella scia dell’intervento caritatevole o contando sulla benevolenza dei ricchi.Mentre la destra proclama lo sciopero fiscale e gli evasori appaiono in televisione a ribadire che è giusto evadere perché in Italia si pagano troppe tasse assistiamo ad un assordante silenzio della sinistra che si vuole di governo.Forse è tempo di svegliarsi e quindi il 20 ottobre a Roma ci andiamo anche contro il governo ombra della Chiesa di Confindustria e degli evasori.

Ezio Casagranda Trento, 21 agosto ’07

21 agosto 2007 Posted by | Laicità e religione | Lascia un commento