Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

NO TAV e Beni Comuni – La lotta è la stessa

Domenica in Val di Susa 70.000 presone hanno manifestato contro la TAV e sono stati caricati dalla polizia. Siamo solidali con i menifestanti che pacificamente hanno protestato contro un’opera inutile e dannosa e per difendere il loro territorio da una devastazione ambientale senza precedenti. Pubblichiamo questo articolo di Ugo Mattei che invita a riflettere sulla lotta che ci aspetta sul fronte della difesa dei beni comuni e contro le grandi opere.

La redazione

La vittoriosa battaglia referendaria ha dato prova della vitalità e della forza politica della nuova «narrazione dei beni comuni» (per dirla con Bevilacqua) che, dicendo «no» al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici d’interesse generale, ha fatto emergere un nuovo blocco sociale potenzialmente egemonico nel suo desiderio di invertire la rotta. Stato e interessi forti, alleati nella tenaglia del potere che da secoli opprime i beni comuni, non potevano rimanere a guardare lo sgretolarsi della loro base ideologica e dieci anni dopo Genova hanno rispolverato lo stesso metodo criminale.
Quello passato è stato un fine settimana pieno d’impegni per il fronte dei beni comuni, chiamato a programmare un dopo-referendum che già non sembrava per nulla facile e che, dopo i gravissimi fatti di Chiomonte, appare decisivo. Un primo impegno, di cui sono politicamente e costituzionalmente responsabili anzitutto i Comitati referendari, è quello di dare piena attuazione alla volontà popolare che si è espressa nel voto a favore dell’acqua bene comune e contro il nucleare. Sono passate ormai tre settimane dal voto e i temi referendari sono usciti dall’ordine del giorno. Dobbiamo riportarceli con tutte le armi del diritto e della politica e i referendari si sono riuniti a Roma (nel solito silenzio mediatico) proprio a questo scopo. Bisogna far riconoscere il fatto che l’irrompere maggioritario dei «beni comuni» sulla scena politica obbliga l’immediata «inversione di rotta» in un rapporto fra pubblico e privato che perfino la Corte Costituzionale, nelle sentenze di ammissione del Referendum, ha riconosciuto essere squilibrato a favore di quest’ultimo. Ciò comporta l’ immediata messa in discussione della proposta di riforma della proprietà pubblica prodotta dalla Commissione Rodotà che contiene una definizione e una disciplina dei beni comuni coerente con la volontà popolare.
Un altro grande impegno per i beni comuni deve concentrarsi in Val di Susa intorno alla vicenda TAV. Mai in Italia contro un’opera pubblica inutile e dannosa erano scese in piazza cinquantamila persone. Un fatto politico, mutatis mutandis, tanto significativo quanto il successo referendario. La violenza bestiale scatenatasi per «difendere» un cantiere, che è ormai un luogo simbolico di conflitto, dimostra che abbiamo colto nel segno parlando di un cambio di egemonia. La battaglia culturale è vinta quando lo Stato cerca di privatizzare negando di volerlo fare (come nella battaglia sull’acqua) e quando usa una violenza cercando di convincere la pubblica opinione di esser vittima di violenza.
La battaglia contro la TAV non è minoritaria e non è condotta da pochi facinorosi irriducibili, così come quella per l’acqua bene comune non era condotta da pochi taleban. Non solo la critica di buon senso alle grandi opere inutili e dannose vittoriosa nel referendum antinucleare, è la stessa, documentatissima, che i NO TAV valsusini cercano di utilizzare contro il traforo. Non solo abbandonare la TAV (come ha fatto il Portogallo proprio in questi giorni) significa muovere passi verso una dimensione più lenta e qualitativamente attenta della nostra vita insieme, rendendo prioritaria la microcura del territorio e la visione ecologica dell’esperienza umana. Soprattutto l’ immagine della vecchietta con in mano il crocifisso che piange di fronte alla brutale presenza dei carabinieri in tenuta antisommossa che devastano quel mirabile esempio di società dei beni comuni che era la Libera Repubblica della Maddalena mostra senza dubbio che lo scontro in atto è quello fra una maggioranza di persone di buon senso e pochi potenti disposti perfino a torturare i giovani che cercano di riprendersi, insieme alla Maddalena, anche il futuro di cui son stati depredati.
Questa maggioranza di persone di buon senso, preoccupate davvero per il futuro proprio e per quello dei propri figli e non per il rating di Moody’s o per una manciata di milioni provenienti da Bruxelles, è quella che ha vinto i referendum su acqua e nucleare. Un nostro compito essenziale è oggi quello di diffondere nel paese questa consapevolezza. La violenza contro il movimento NO TAV è violenza contro la maggioranza del popolo sovrano che vuole «invertire la rotta» rispetto a un modello di sviluppo vecchio e scellerato fondato su privatizzazioni e grandi opere. I beni comuni ci hanno consegnato un linguaggio nuovo, capace di ridurre a unità battaglie fra loro diverse e portarle avanti tutte verso una vera trasformazione politica. Roma e Chiomonte sono oggi per mano.

di Ugo Mattei (il manifesto del 06/07/2011)

7 luglio 2011 Posted by | NO Tav - Kein Bbt, Società Civile | , , , , , , | Lascia un commento

La difficile sopravvivenza in via Carracci

TAVBOLOGNASono una cittadina bolognese e al momento abito in via Carracci. Da ormai 3 mesi i ritmi di lavoro nel cantiere sono aumentati notevolmente, hanno cominciato a lavorare fino a notte inoltrata riprendendo la mattina tra le 5 e le 6, tutto il giorno senza sosta e anche la domenica mattina a partire dalle 6,30 circa.
Questa cosa della domenica è stato il primo shock, perché io passavo tutta la settimana ad aspettare la domenica per avere un po’ di ore di tranquillità e calma (il traffico c’è sempre, ma il rumore di sottofondo costante e continuo dei macchinari e delle gru del cantiere è insopportabile, quindi uno spazio temporale di sospensione anche ridotto ha dei benefici immediati sul sistema nervoso). Invece da tre mesi neanche la domenica mattina ci danno tregua. Durante la settimana quando mi capita di uscire la mattina dopo le 9,30-10 esco (o meglio: scappo da casa) con un mal di testa allucinante, mi rendo conto del “rintronamento” cui sono sottoposta stando in casa.
La barriera fonoassorbente che dovrebbe proteggere in qualche modo arriva fino al secondo piano circa, dal terzo in poi è come se lavorassero in casa. Io abito al quarto piano, ho la vista completa sul cantiere, quindi vedo e purtroppo sento tutto. L’altra sera avevo delle amiche a cena e si faceva fatica a parlare e a sentirsi. Per non parlare delle vibrazioni, che sono la cosa che al momento mi preoccupa di più, visto che non c’è al momento alcun monitoraggio e alcuno studio TAV sulle vibrazioni e sugli effetti di uno stress così persistente e continuo come quello cui sono sottoposti gli edifici immediatamente vicini al cantiere. L’effetto che si percepisce stando in casa è quello di un terremoto, stando sul letto si avvertono scosse continue. In certi momenti ho pensato seriamente che forse era il caso di chiamare i pompieri.
La settimana scorsa hanno cominciato a lavorare nel cantiere anche la notte, senza stop, a ciclo continuo, proprio a ridosso della barriera fonoassorbente ed io, stando coi doppi vetri, rigorosamente chiusi in tutti gli ambienti, con i tappi alle orecchie e condizionatore acceso, ho fatto una gran fatica a prendere sonno e ho avuto un sonno estremamente disturbato causa rumore e vibrazioni.
Tra martedì e giovedì (settimana scorsa) ho chiamato i vigili 3-4 volte per sentirmi dire che questi lavori sono effettuati in deroga, come si fa quando è dichiarato uno stato di emergenza, che il contratto della TAV è nazionale e quindi loro non possono intervenire e fare nulla. Nel cantiere lavorano senza essere sottoposti ad alcun controllo o monitoraggio delle autorità locali competenti. Una vigilessa mercoledì scorso mi ha detto che per motivi personali loro sono a conoscenza della criticità della situazione (qualche conoscente che abita lì e che ha avuto i vetri frantumati per effetto delle vibrazioni, o che ha cambiato a sue spese tutti gli infissi ma purtroppo con scarsi risultati) e mi ha consigliato di rivolgermi alla procura tramite un avvocato, che questo è l’unico modo per ottenere qualcosa purtroppo non a breve (“sono cose lunghe…”). Mi ha detto anche di andare a parlare coi vigili del quartiere e/i carabinieri in modo da avere qualcosa di scritto, perché loro non possono fare nulla direttamente. Lo stesso giorno un vigile (contattato la sera sempre al telefono) mi ha detto di fare una raccolta di firme tra i cittadini coinvolti da presentare al presidente di quartiere, ai vigili, alle autorità per chiedere che sia revocata la deroga che consente a TAV di effettuare i lavori a questi ritmi. Mi sono quindi recata venerdì dai vigili del quartiere Navile, che oltre a ripetere le stesse cose mi hanno consigliato di chiedere un appuntamento col Presidente del quartiere Mazzanti, cosa che ho fatto specificando l’urgenza dovuta alla situazione. Al momento, non ho ricevuto alcuna risposta, nonostante la rassicurazione sul fatto che sarei stata contattata al più presto.

Il leit motiv degli ultimi 3 mesi è quindi sempre lo stesso, se lavorano così è perché sono autorizzati e non c’è alcun modo per intervenire direttamente. Un mese fa circa anche la Polfer mi aveva ripetuto le stesse cose.
Come può sentire dal tono della mia mail, al momento sono parecchio esasperata, sono stata costretta ad andare a dormire a casa dei miei genitori perché cominciavo a sentirmi poco bene (ansia e tachicardia, oltre che grande stanchezza fisica e mentale, premetto che sono in buonissima salute e non ho mai sofferto di cose simili). Ovviamente anche lavorare di giorno in queste condizioni diventa difficile. Ho un assegno di ricerca all’università, lavoro con databases e programmi econometrici, nell’ultimo periodo ho risentito molto della stanchezza e soprattutto calo di attenzione dovuto alla mancanza di riposo. I miei vicini di casa che abitano sotto di me se ne stanno andando proprio in questi giorni, dopo avere protestato e cercato un ascolto da diverse parti e per diversi mesi. Anche loro sono esasperati da questa situazione, aggravata dal fatto che la signora aspetta un bimbo e vivendo in casa buona parte della giornata ha subito un disagio enorme, nonché rischi per la sua salute e quella del bambino.
Ora per fortuna sto per andare in vacanza, ma a breve sentirò un avvocato per vedere cosa fare perché ho una gran paura di trovare una situazione analoga a metà agosto. Personalmente per me è impensabile restare in una situazione di stress così elevato.

Simona Valmori

P.S.: abbiamo preso questa lettera pubblicata sul sito dell’Associazione IDRA di Firenze.
La Filcams Cgil del Trentino

Trento, 12 ottobre 2009

12 ottobre 2009 Posted by | NO Tav - Kein Bbt | , , , , , , , | 1 commento

L’alternativa alla TAV/TAC è possibile

notavcartinaA Trento sabato 10 ottobre il convegno transfrontaliero

“L’alternativa possibile alla TAV / TAC”

POTENZIARE L’ATTUALE LINEA FERROVIARIA SENZA DEVASTARE IL TERRITORIO?
SI PUO’ FARE!

L’alternativa possibile alla TAV / TAC
Sabato 10 ottobre 2009 ore 16.00
Sala S.Giuseppe – S.Chiara, via F.lli Perini n. 2/1

Intervengono:

* * Architetto Michael Prachensky, “Atelier per l’innovazione, la progettazione territoriale e lo sviluppo”
* * Ingegnere Rudolf Sommerer, presidente di EVOinvent e progettista della locomotiva “Mammut”
* * Lothar Gamper, Avvocatura per l’ambiente di Innsbruck
* * Silvia Bacca, Comitato Kein BBT / No Tav Südtirol – Alto Adige

In questi ultimi mesi è finalmente diventata d’interesse pubblico la realizzazione sul nostro territorio della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità / Alta Capacità. Le informazioni sommarie sul progetto sono state illustrate in molti comuni trentini esclusivamente dai propagandisti della grande opera. Ma il progettista della Provincia De Col e l’Assessore Pacher (solo in pochi Comuni è intervenuto anche il presidente della Provincia Dellai) non sono riusciti nell’intento di rendere appetibile per i cittadini il macigno TAV. In tutti questi incontri, per farlo digerire, sono arrivati a dare per scontato che il TAV / TAC non potrà non essere realizzato, in quanto per il Trentino rappresenterebbe un ammodernamento non rinunciabile e poiché imposto dall’Unione Europea. Nonostante la caparbietà dei vertici provinciali nel tentare d’imporre questo progetto, iniziano però ad essere numerosi i semplici cittadini ed i consiglieri comunali e circoscrizionali che rifiutano un progetto che, lo ricordiamo, prevede la realizzazione, tra il confine di Stato e Verona, di un nuovo tracciato di 218 km dei quali 195 km in galleria, con un’ingente spesa di denaro pubblico e un’incalcolabile perdita di ecosistema ambientale, con il rischio concreto di prosciugamento di parecchie falde acquifere. Una nuova ferrovia che inoltre non costituirebbe la tanto propagandata soluzione agli urgenti problemi di eccessivo traffico di Tir sull’autostrada del Brennero in quanto realizzabile non prima del 2030, e quindi senza una previsione certa che l’attuale crisi e le scelte dei cittadini non mettano seriamente in discussione l’odierno (e scellerato) sistema di spostamento delle merci. Nel corso del convegno che proponiamo, faremo quello che le istituzioni avrebbero dovuto fare da tempo: grazie agli interventi dell’architetto Michael Prachensky e dell’ingegnere Rudolf Sommerer, verrà illustrata una possibile alternativa alla TAV / TAC, che attraverso un attento e preciso potenziamento della linea ferroviaria esistente, e senza tralasciare un diverso sistema di trasporti, è in grado di garantire da subito lo spostamento del traffico merci da gomma a rotaia e senza intasare il trasporto passeggeri. Una soluzione reale che non andrebbe a stravolgere l’ambiente delle nostre vallate e che avrebbe un costo molto inferiore rispetto a quello del progetto che vorrebbero imporci.

Promuovono: Centro sociale Bruno, Filcams CGIL del Trentino

8 ottobre 2009 Posted by | NO Tav - Kein Bbt | , , , , , , , , , | 1 commento

TAV del Brennero: Perchè dire NO

notavcartina

La nuova ferrovia del Brennero. Non è vero che il Trentino possa limitarsi alle sole decisioni tecniche.

E’ piena di elementi svianti la campagna informativa che la Provincia di Trento sta conducendo sul progetto preliminare e sugli studi di fattibilità dei lotti trentini della nuova linea ferroviaria ad alta capacità lungo l’asse del Brennero.
Molta disinformazione riguarda competenze e contenuti delle approvazioni espresse o da esprimere.
Per esempio, non corrisponde al vero che (come sostenuto dal Presidente della Provincia il 9.9.2009 davanti al Consiglio Comunale di Rovereto) tutte le opere relative ai 218 km di nuova linea in Italia tra il confine di Stato e Verona siano state già irrevocabilmente decise e che quindi la Provincia potrebbe ormai pronunciarsi soltanto su come realizzare le tratte di proprio interesse ma non sull’opportunità strategica di tutta l’infrastruttura.
Non è nemmeno vero che i Consigli comunali e circoscrizionali – in cui si manifestano pesanti tentativi di incanalare e limitare la discussione – siano formalmente vincolati ad occuparsi solo della specifica conformità urbanistica delle opere: a parte la libertà di enti locali e singoli di affrontare qualunque problema vogliano, la stessa lettera dell’Agenzia provinciale per l’ambiente del 29.4.2009 con cui è stata avviata la procedura di consultazione richiede espressamente un “parere, per quanto ritenuto di competenza, in ordine allo studio di impatto ambientale e relativo progetto”.
E non è infine vero che le gravi minacce ambientali connesse alle opere potranno essere liberamente ristudiate e risolte in fasi successive all’approvazione dei progetti preliminari.
La popolazione trentina e i suoi rappresentanti nelle istituzioni possono dunque ancora esprimersi su tutto quanto ritengono necessario perché – a dispetto di chi vorrebbe chiuderla in fretta – la questione resta ancora aperta.
Ristabiliamo la verità con pochi dati.
I Governi italiani che nell’ultimo decennio hanno assunto decisioni sulla nuova linea hanno costruito le volontà politiche, le cornici istituzionali ed anche le condizioni finanziarie per la realizzazione del progetto complessivo. E questo lo hanno fatto con una serie di deliberazioni di livello nazionale e internazionale tra cui ricordiamo, solo per esempio: i vari Allegati infrastrutture dei Documenti di Programmazione Economica e Finanziaria e le norme delle leggi finanziarie degli scorsi anni; il Memorandum del 10.9.2003 con l’accordo Italia-Austria per il tunnel di base sull’asse del Brennero; il “Piano di azione Brennero 2005” concordato dalle ferrovie italiane, austriache e tedesche; il c.d. “Memorandum of Understanding” firmato a Vienna il 10.7.2007 dal Ministro Di Pietro e dal collega austriaco Faymann; il “Piano di azione Brennero” firmato a Roma il 18.5.2009 da Italia, Austria, Province autonome di TN e BZ e Land Tirol.
Ma questi atti non si sovrappongono e non si sostituiscono in nessun modo ai procedimenti di approvazione delle opere.
In Italia, infatti, l’approvazione dei singoli progetti di interesse nazionale in cui si articola l’insieme del tracciato da Verona al confine di Stato compete esclusivamente al CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), sentite le Regioni e le Province interessate. In particolare il CIPE in una prima fase approva il progetto preliminare, insieme alla relativa valutazione di impatto ambientale e (imporrebbe la legge) al relativo piano economico-finanziario (articolo 165 del vigente Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture, Decreto legislativo 12.4.2006, n. 153, e successive modifiche e integrazioni). Successivamente il CIPE – articoli 166/168 dello stesso Codice – approva il progetto definitivo senza rinnovare la VIA se non per quegli aspetti di cui sia stata richiesta la verifica in sede di approvazione del progetto preliminare (così come è avvenuto per la verifica delle prescrizioni imposte in sede di approvazione del progetto preliminare del tunnel di base del Brennero).
Quest’ultimo dato fa giustizia sommaria della propaganda di chi promette valutazioni di impatto ambientale in continuo durante tutte le fasi dell’eventuale realizzazione dell’infrastruttura.
Non esiste, dunque, alcun lotto del piano complessivo della nuova linea del Brennero che possa considerarsi deciso se non sia almeno intervenuta la Delibera CIPE di approvazione del relativo progetto preliminare.
In particolare tra il confine di Stato e Verona sono stati finora esclusivamente approvati: a) il progetto preliminare e il progetto definitivo per il tunnel di base del Brennero (rispettivamente Del. CIPE n.89/2004 e Del. CIPE del 31.7.2009); b) il progetto definitivo per il cunicolo esplorativo del tunnel di base del Brennero (DGP della Provincia di Bolzano n. 872/2006 e DGP della Provincia di Bolzano n. 2268/2006) più i progetti esecutivi delle porzioni già appaltate e in corso di realizzazione; c) i progetti preliminari dei lotti prioritari 1 Fortezza – Ponte Gardena e 2 Circonvallazione di Bolzano (in provincia di BZ) con Del. CIPE 30.8.2007.
Non è poco, ma non c’è null’altro.
Sono perciò fuorvianti tutte le comunicazioni provenienti dalla Provincia di Trento o dagli apparati di singoli Comuni a proposito della possibilità di decidere oggi solo sugli aspetti tecnici delle opere o a proposito dell’obbligo “morale” del Trentino di non vanificare le decisioni della Provincia di Bolzano e della Regione Veneto.
Ma c’è un’ultima considerazione importante. Anche ammesso e non concesso che le tratte trentine fossero state già decise, insieme a tutte le altre, nulla potrebbe escluderebbe che amministrazioni responsabili – verificato trattarsi di un intervento sbagliato perché dannoso e soprattutto inutile rispetto agli obiettivi pretesi – annullassero tutto il progetto con la revoca delle autorizzazioni precedenti. Questo è un principio generale del diritto pubblico italiano e, con involontaria ironia, è chiamato “principio di autotutela della pubblica amministrazione”. A nessuno allora sfugge che le Province di Trento e di Bolzano – se volessero – potrebbero esprimere una volontà tale da costringere Stato italiano e CIPE a ritornare su quanto stabilito, chiudendo la questione come è già avvenuto per esempio tempo fa in Alto Adige con l’assurda idea dell’autostrada di Alemagna o in Trentino nel 2003 con il progetto di RFI per la nuova ferrovia in destra d’Adige. Se non lo fanno è perché vogliono la realizzazione dell’infrastruttura anche in prima persona.

Gianfranco Poliandri
Trento, 23.9.2009

23 settembre 2009 Posted by | NO Tav - Kein Bbt | , , , , , , , , , , , | 3 commenti

ALA di Trento:NO alla TAV

NOTAVALAVENERDI’ 28 AGOSTO, ORE 20,30
AUDITORIUM DELLA CASSA RURALE, AD ALA (TN)

L’assessore ai trasporti Pacher e il progettista del TAV in Trentino De Col “illustreranno” il progetto dell’Alta Velocità/Alta Capacità. Di seguito un articolo che ben spiega il clima che si troveranno di fronte i due propagandisti del progetto TAV.

Al sito del Associazione Tutela Territorio di Ala

(link: http://www.impegnocivileperalaefrazioni.it/associazione_tutela_territorio.html)
un ampio dossier con le planimetrie e i vari elaborati.

Alensi contro la Tav, il tam tam su internet
ALA. Il «no» dell’Associazione tutela del territorio e di «Impegno civile».

Il dibattito sulla Tav dà segni di vita anche ad Ala. «Finora l’nformazione è stata ridotta ai minimi termini da parte dell’amministrazione centrale, inesistente da parte dell’amministrazione locale – scrive Eros Brusco di “Impegno civile” – quasi la progettata linea fosse un lavoro di routine. Un’opera che necessita di un’informazione dettagliata ai cittadini che, se attuata, subiranno in prima persona impatti pesantissimi per 15-20 anni: cantieri enormi disseminati sul territorio, traffico di mezzi pesanti, interruzioni e rallentamenti di traffico per i pendolari, rumore, polveri, possibili danni alle abitazioni e, aspetto ancor più preoccupante, grossi rischi per le falde che potrebbero (in parte lo saranno) interrotte dalle gallerie del TAV. Il contraddittorio comportamento dei vertici provinciali merita un’attenta analisi. Se da un lato promuovono la nuova ferrovia per liberare la A22 dai mezzi pesanti, dall’altro non muovono un dito per dirottare ora i tir sull’attuale linea ferroviaria, né aumentano i pedaggi per i mezzi pesanti che transitano sulla A22, pedaggi tanto bassi rispetto agli altri valichi alpini da portare almeno un 30% in più di traffico pesante. Il progetto e le motivazioni che lo supportano non convincono. Dall’ente provinciale ci si sarebbe aspettata un’illustrazione obiettiva, che prospettasse anche le ombre pesantissime che la nuova ferrovia avrà sulle nostre valli. Nel frattempo, per coprire parzialmente la totale mancanza di informazioni ai cittadini in merito al progetto, ad Ala si è mossa l’Associazione per la tutela del territorio, illustrando in vari incontri pubblici il progetto, con dati che smentiscono e contraddicono le motivazioni ufficiali. Il documento dell’associazione è visibile sul sito impegnocivileperalaefrazioni.it che ne condivide le preoccupazioni e le ricadute negative sul territorio di Ala.

27 agosto 2009 Posted by | NO Tav - Kein Bbt | , , , , , | 1 commento