Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

La Cgil che vogliamo

Questo spazio di discussione è messo a disposizione di quanti vogliono contribuire ad una discussione di merito su come vogliamo la nostra Cgil.

Abbiamo deciso di usufruire dello spazio offerto dal Blog della Filcams Cgil del Trentino per avviare un confronto per costruire, anche attraverso  questo spazio, una Cgil migliore, più forte, più rappresentativa delle esigenze di chi lavora e più autonoma dal governo, dai partiti e dal padronato.

Noi ci battiamo affinchè la Cgil assuma una chiara scelta di campo e una precisa strategia di lotta che faccia perno su 4 priorità:

Redistribuzione della ricchezza; unificazione del mondo del lavoro; democrazia sindacale; lotta contro il nuovo modello contrattuale e la rpecarietà.

Di seguito sono riportati alcuni documenti per la discussione:

7 commenti »

  1. Finora, mi pare che il Congresso della cgil, sia l’unico pensiero della filcams, ma ci sono pure, altre situazioni importanti, tra qui, le vertenze per il rinnovo dei contratti integrativi aziendali,nel mio caso quello ORVEA. E’ scaduto gia’ da un anno e si sono fatti solo 3 incontri. Ora arriveremo a fine gennaio, se va bene. Dovevamo, tra l’altro, gia’ convocare le rsa,per modificare alcuni punti della Piattaforma ma non se ne e’ fatto niente.Quindi sollecito la filcams e i suoi funzionari a darsi da fare, in modo tale da non trascinare questa vertenza all’ infinito!
    Giuseppe rsa orvea

    Commento di giuseppe | 17 dicembre 2009 | Rispondi

  2. Devo fare una rettifica: Gli incontri per la trattativa, sono stati SOLO 2. Prima, nel consueto incontro annuale previsto dal contratto in essere, e’ stata presentata la Piattaforma. In un anno mi sembra, si e’ fatto, proprio, ma proprio poco, confrontando la precedente vertenza per il rinnovo del C.I . Meditate, gente, meditate.
    giuseppe rsa orvea

    Commento di giuseppe | 18 dicembre 2009 | Rispondi

  3. Scusate, ma perchè l’avete chiamato “Filcams CGIL del Trentino” se di argomenti che riguardano i settori Filcams ce n’è ben pochi?
    Siamo in fase di assemblee per il rinnovo del CCNL Commercio e sui siti CGIL/Filcams nemmeno uno straccio di discussione.
    La questione Fiat è, non importante ma, fondamentale, io da non schierato, nel mio piccolo da subito ho detto che la CGIL aveva lasciato da sola la Fiom.
    Detto questo però se uno che si chiama Filcams non parla nemmeno cei CCNL in rinnovo, direi che mi puzza di un semplice sitarello d’apparato che più che di problemi dei delegati/lavoratori si interessa di spartizione di poltrone e sedie…
    Che mi dite per esempio del fatto che c’è una premessa tutta crisi e ci dobbiamo accontentare e poi per i quadri ci sono ulteriori richieste oltre a quello che già gliene viene con la riparametrazione?
    Domando: non è che i “livelli” in Filcams sono adeguati al CCNL del commercio e quindi le richieste delle segreterie sono pro domo propria?
    Come si fa ad avere 3 piattaforme dopo l’accordo appena firmato?
    Quanta vaselina dobbiamo preparare?
    Se tanto mi da tanto, visto com’è andato l’ultimo rinnovo dubito “assai assai” che il martin toscano porti a casa un beato granchio.
    saluti
    Diego

    Commento di Diego | 6 settembre 2010 | Rispondi

  4. …visto che il tuo commento lo fai riferendoti a”La CGIL che vogliamo”ti rispondo anche io sullo stesso post.na domanda ma dal primo di luglio ,giorno del tuo ultimo commento,dove sei stato?forse non eri a trento?spero per te’ che siano state ferie.per noi invece sono stati due mesi di grande lavoro,di grande impegno(vedi la vicenda Flammini)ed il nostro “SITARELLO”come lo chiami tu e’ talmente “inutile” che probabilmente vorranno farcelo chiudere,anche se penso non sara cosi’ semplice!
    Se tu pensi di poter portare qualche cosa di piu’ utile,di piu’ attuale FALLO il blog e’ libero a tutti poi stara a te’ convincere i lettori se i tuoi sono gli “ARGOMENTI GIUSTI DI CUI PARLARE”.La CGIL che vogliamo non e’ un para fulmine ma uno spazio sindacale che ha bisogno del lavoro di tutti e non di critiche sterili e del tutto discutibili.
    luciano

    Commento di lorandi luciano | 7 settembre 2010 | Rispondi

  5. La CGIL che vogliamo e’ quella vista sabato mattina in sala Gabardi dove si e’ discusso,ci si e’ ascoltati si sono fatte riflessioni.Due di quelle che ho fatto io.Diventa sempre piu’ chiaro che l’appuntamento a Roma per il 16 otobre e’ uno di quelle date che possono(dico io devono)segnare una svolta,da li’ si puo ripartire “con coraggio”e la consapevolezza che non sara semplice ma c’e la si puo fare,si puo iniziare su una strada nuova che metta in primo piano la proposta che “un mondo migliore e’ possibile”e non e’ vero che si deve diventare “schiavi”per poter vivere.La seconda riflessione che ho fatto e’ stata ma CGIL del trentino dove era?Io sono della mozione due cioe'”La CGIL che vogliamo”e penso ch se nella mia camera del lavoro in via muredei venisse che ne so’ la Camusso o un qualsiasi altro dirigente nazionale andrei ad ascoltarlo,probabilmente lo contesterei non lo so,ma andrei ad ascoltare.Ieri della CGIL non c’era nessuno.Secondo voi cosa vuol dire?per me significa che non c’e’ il minimo rispetto non tanto della persona in se’ ma della esperienza politica di compagni che da 30 anni dedicano la loro passione politico/sindacale alla e nella CGIL.Per me’ quella CGIL autoreferenziata lontana dai lavoratori e semi connivente con il potere non la voglio perche’ rappresentano solo se stessi ed io voglio che la CGIL sia la voce di lavoratori e lavoratrici in primis.
    luciano

    Commento di lorandi luciano | 19 settembre 2010 | Rispondi

  6. sinceramente sabato sono rimasto sorpreso sia dell’affluenza sia della qualità degli interventi, non mi sorprente l’assenza di rappresentanti, sia della mozione 1 o 2, evidentemente i loro capi non li hanno istruiti abbastanza……………..in fondo non era la festa della cisl a Levico cosa pretendi caro Luciano?

    Commento di mariano | 19 settembre 2010 | Rispondi

  7. Le ragioni del mio dissenso

    A 8 mesi di distanza dal congresso di Sorrento ritengo opportuno e necessario esporre il mio dissenso dalle posizioni espresse dalla mozione 2 in Funzione Pubblica, (…)

    A 8 mesi di distanza dal congresso di Sorrento ritengo opportuno e necessario esporre il mio dissenso dalle posizioni espresse dalla mozione 2 in Funzione Pubblica, cosa che è stata esplicitata dal mio voto contrario al Documento “unitario” dell’ultima Direzione Nazionale di categoria. Le lavoratrici e i lavoratori di tutti i comparti pubblici subiscono attacchi dal governo come mai avevamo visto prima. Dopo la l.150 di Brunetta & soci è seguita la legge finanziaria che ha bloccato i contratti nazionali per i prossimi 3-4 anni, sono state bloccate le elezioni Rsu in barba ad ogni rispetto della democrazia sindacale e di rappresentanza, prosegue il percorso di accorpamento dei comparti da parte del governo con il sostanziale assenso di Cisl e Uil, per non parlare dei contratti nazionali dei comparti privati scaduti tra cui quelli della cooperazione sociale e della sanità privata. La nostra categoria, nel frattempo, non ha prodotto alcuna iniziativa di mobilitazione. Da tempo sarebbe stato necessario uno sciopero generale della nostra categoria per fermare questo stillicidio e provare ad imporre il rinnovo dei contratti nazionali.
    Il tentativo di costruire un fronte tra lavoratori pubblici e privati attraverso il legame che andava via via costituendosi tra la nostra categoria e la Fiom è un patrimonio che lentamente si sta disperdendo.
    Eppure, detto questo, dal congresso ad oggi la nostra mozione non ha sviluppato un’opposizione all’impostazione della maggioranza in Fp, tutt’altro. La Segreteria nazionale unitaria non ha visto alcun nostro particolare dissenso e in tutti i Direttivi Nazionali i documenti sono sempre stati condivisi dalla mozione.
    Il Direttivo del 9-10 dicembre è stato eloquente rispetto all’assenza di una posizione critica della nostra mozione. La settimana precedente, come membri della mozione nel Direttivo, ci siamo riuniti per la prima volta da Sorrento (!!!) per discutere delle prospettive de “la Cgil che vogliamo” in Fp. In quella sede, si è deciso di consegnare alla Segretaria Generale un documento sottoscritto da tutti i membri della mozione. Ho deciso di non firmare quel documento perché ritenevo fosse sbagliato proporre “semplici” paletti (seppur importanti come lo sblocco del ccnl e la stabilizzazione dei precari) come vincolo per la sottoscrizione di un eventuale nuovo patto sociale alla conclusione delle trattative in corso nei tavoli nazionali con Confindustria e le associazioni datoriali. Ritengo che sarebbe davvero fuori tempo massimo, alla fine delle trattative, dichiarare che non ci sono le condizioni per sottoscrivere un accordo perché mancano degli elementi che, ricordo, non sono all’ordine del giorno della stessa trattativa. Scopriremmo magari che Cisl e Uil sarebbero disponibili a firmare e la nostra Organizzazione rimarrebbe col cerino in mano.
    Oltretutto, l’area programmatica confederale, sostiene che la Cgil, così come non avrebbe dovuto sedersi ai tavoli, ora dovrebbe uscirne e convocare lo sciopero generale denunciando il fatto che si prepara un nuovo attacco ai lavoratori. La mia posizione, su questo punto, è esattamente quella dell’area programmatica.
    La cosa più clamorosa, a mio giudizio, però, è che si era chiarito nella riunione di mozione che i contenuti del documento del successivo Direttivo Nazionale avrebbero dovuto contenere questi paletti previsti nel “nostro” documento pena un voto contrario della mozione al Direttivo stesso e invece si è votato a favore di un documento che non dava alcun vincolo alla confederazione rispetto ai tavoli nazionali. Questo, mi pare evidente, in nome di un patto unitario con la maggioranza che prevede la nostra presenza nella Segreteria nazionale. Non ho condiviso la gestione unitaria a Sorrento e al Direttivo Nazionale, quando è stata votata la Segreteria, esattamente per questa ragione: un patto del genere avrebbe significato per la mozione un “ricatto” permanente e un ostacolo all’esplicitazione da parte nostra di posizioni alternative e coerenti, così è stato fino ad oggi. Tutt’altro sarebbe stata la rivendicazione da parte della mozione di una Segreteria plurale con la chiarezza delle diverse posizioni e come riconoscimento di un risultato congressuale significativo, il 45%.
    Peraltro, si era detto che il patto unitario nazionale avrebbe significato, a cascata nei territori, una gestione unitaria. Vogliamo parlare delle difficoltà di funzionari e delegati della mozione 2 in alcuni territori a fare attività sindacale in categoria? E’ gestione unitaria quella che c’è in alcuni territori importanti della categoria come a Milano e Lombardia? Dobbiamo avere il coraggio di dire che la “gestione unitaria” è fallita, prenderne atto e cambiare strategia!

    Due parole in più, su cosa sta succedendo a Milano e in Lombardia, dopo averne parlato con alcuni delegati di quel territorio che al congresso hanno sostenuto il nostro documento, per l’importanza che ha quel territorio e quella vicenda, ritengo vadano aggiunte. A ridosso della fine del Congresso Nazionale si tenne, in questo territorio, una partecipata Assemblea Regionale della Mozione 2 della “CGIL che vogliamo” della Funzione Pubblica che espresse la già inderogabile necessità di costituirsi come area. Alcuni compagni di Milano furono tra i principali protagonisti ad indicare tale soluzione organizzativa e politica visto anche l’arroganza con cui la maggioranza aveva affrontato il Congresso, tutto lasciava ampiamente presagire che la “gestione unitaria”, ma soprattutto il rispetto delle pluralità, non fosse altro che il pronunciamento di vuote parole a cui non dare seguito concreto. Tanto è vero che nel mese di luglio la rappresentante della minoranza (18% congressuale) fu esclusa da qualsiasi incarico in segreteria. Stiamo parlando di un territorio dove vi sono circa 18 mila iscritti alla FP –CGIL.
    Contemporaneamente si apriva un’istruttoria disciplinare nei confronti di alcuni dei più noti delegati del Comune di Milano (la più grande Azienda milanese con circa 20 mila lavoratori) aderenti alla nostra area, da parte della Commissione di Garanzia Regionale.
    Questi compagni erano “accusati” di avere in una pubblica Assemblea di lavoratori (più di 800 partecipanti) “sconfessato” l’allora dirigente CGIL su una presunta linea da seguire. Tant’è che in un successivo Referendum l’85% dei lavoratori si espresse a favore delle posizioni dei nostri delegati.
    La vendetta postuma della FP milanese è giunta nello scorso mese di novembre: i nostri compagni sono stati sospesi per parecchi mesi dall’agibilità politica in CGIL (alla cui sospensione ovviamente hanno fatto ricorso).

    Alla già citata riunione nazionale dei membri del Direttivo della mozione, colui che è stato uno dei principali dirigenti che al congresso ha guidato la mozione 2 nella categoria, sia nella sua introduzione sia nelle conclusioni dopo mia sollecitazione, ha dichiarato che la formalizzazione dell’area in FP non è all’ordine del giorno, dicendo che se qualcuno avesse intenzione di formalizzarla lui non avrebbe comunque aderito. Quali sarebbero le ragioni per cui l’area è stata formalizzata in Cgil e non la si formalizza in Fp? Quali sarebbero le differenze sostanziali? A suo dire in categoria ci sarebbe una maggioranza variabile, per cui in alcune regioni e in alcuni territori la mozione 2 è maggioranza. Che c’entra questo??? E’ una risposta davvero disarmante, intanto si formalizzi nel Direttivo nazionale dove comunque siamo in minoranza! Dopo le nuove delibere statutarie del Direttivo Nazionale della Cgil si va ben oltre, non siamo più alla mancata costituzione dell’Area nella FP ma si propone di fare una dichiarazione collettiva di non costituzione dell’Area.

    Le ragioni che avevano portato dei militanti della CGIL a presentare una mozione congressuale alternativa, risultata poi di minoranza nel congresso, non sono venute meno, ma vengono assolutamente confermate. La scelta che tutti dovremmo compiere, deve essere quella di voler organizzare, a tutti i livelli nella nostra categoria, l’opposizione a partire dalla costruzione di campagne per:
    spingere la CGIL ad uscire dal tavolo sul “patto sociale”
    far aderire le strutture della nostra categoria allo sciopero dei metalmeccanici del 28 gennaio e, in generale, alla battaglia della Fiom contro l’attacco di Marchionne e Confindustria con la complicità di Cisl e Uil.
    far vivere una campagna per la costruzione dello sciopero generale della FP e dell’intera confederazione.

    A mio parere, la formalizzazione dell’area “la Cgil che vogliamo” in Funzione Pubblica da parte delle compagne e dei compagni membri del Direttivo Nazionale, per tutte le ragioni qui espresse, resta l’unica strada, se non vogliamo che coloro che ci hanno votato al congresso non capiscano più le ragioni di quel voto e vedano una distanza abissale tra le posizioni che spiegavamo e quelle attuali. Resta l’unica strada se vogliamo evitare che la nostra categoria, così come la Cgil, da sindacato contrattuale e conflittuale che noi vorremmo fosse, sia sempre più un sindacato complice delle controparti sulla strada intrapresa da Cisl e Uil da tempo.

    Mario Iavazzi (Direttivo Nazionale FP-CGIL)

    Commento di Mario Iavazzi - Direttivo Nazionale FP-CGIL | 18 gennaio 2011 | Rispondi


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