Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

No alla guerra, Sì all’accoglienza

Ridotta a carta straccia la Costituzione che ripudia la guerra, l’Italia di governo e di opposizione è in guerra contro Gheddafi, l’alleato di ferro pagato per fermare l’«invasione» dei migranti con misure spietate che violavano diritti umani e convenzioni internazionali.
Accanto a questa guerra tragicamente sempre più incerta nei mezzi, nei tempi e negli obiettivi l’Italia di governo, troppo timidamente contrastata, scatena ora un’altra «guerra»: contro i migranti, soprattutto giovani, che fuggono dalla Tunisia o dalla Libia alla ricerca di libertà e di dignità. Ieri negate da regimi autoritari, oggi dall’Europa e dall’Italia. Nostalgicamente orfani dei vecchi dittatori, infatti, gli imprenditori politici della paura hanno ripreso ad agitare ossessivamente il pericolo dell’invasione che non c’è, cavalcando sul mercato delle emozioni e della politica la minaccia dell’esodo biblico, delle infiltrazioni di Al Qaeda, dell’orda criminale che travolge la sicurezza delle nostre comunità.
Mentre i tunisini senza alcun allarmismo accoglievano in pochi giorni, con poveri mezzi, 150.000 persone in fuga dalla Libia, a fronte di poche migliaia di migranti fortunosamente sbarcati a Lampedusa Maroni ha continuato a minacciare la Tunisia di procedere a rimpatri forzati, soluzione repressiva non prevista da alcuna norma nazionale ed internazionale e quindi assolutamente illegale. Con un’escalation di rozzo e ingiustificato allarmismo ancora una volta è stata artificiosamente costruita l’emergenza immigrazione, questione di ordine pubblico da affrontare con gli strumenti del respingimento, della repressione e della espulsione.
In questa prospettiva si comprendono le vere ragioni della mancata realizzazione a Lampedusa di un tempestivo piano di vera accoglienza attraverso la distribuzione diffusa dei migranti nella rete dei centri già attivi o che comunque era possibile rendere operativi in pochi giorni. Già affollati i centri di detenzione per gli immigrati irregolari in attesa di essere espulsi, si è voluto trasformare l’intera isola in un orrendo centro di detenzione a cielo aperto in cui imprigionare, in condizioni disumane, insieme migranti e abitanti di Lampedusa.
Infine è arrivato il piano di «accoglienza», che il governo vuole imporre con prepotenza alle Regioni: un’accoglienza selettiva e discriminatoria, perché se il governo si sente costretto a concedere una qualche protezione alle persone che fuggono dalla tragedia libica, nessuna speranza è lasciata ai tunisini in fuga dalle tensioni di una difficile transizione democratica e dal tracollo dell’economia turistica. Per queste persone, marchiate dal reato di clandestinità, l’«accoglienza» significa detenzione in tendopoli improvvisate in aree militari e poi sbrigative e sommarie espulsioni di massa, che pure la legge vieta. Su questo è bene essere chiari: noi ci opporremo ad ogni forma di «accoglienza» che discrimini tra richiedenti asilo e migranti economici ed alla criminalizzazione dei cosiddetti clandestini, chiunque le proponga, chiunque le accetti, chiunque le pratichi, in Italia o in Trentino. Anche alle persone in fuga dalla Tunisia devono essere garantiti i diritti fondamentali della persona, a cominciare dal diritto alla presentazione della domanda per il riconoscimento della protezione internazionale e alla concessione di misure di protezione temporanea come prevedono le direttive comunitarie in caso di afflussi di massa.
Ma è l’’intera politica di questa «accoglienza» che rischia di ridurre profughi e migranti economici a non-persone e di provocare altre disastrose emergenze. Non è accoglienza il trasferimento forzato in centri chiusi, recintati dal filo spinato e controllati dai cordoni di polizia: un vero centro di accoglienza non imprigiona, ma offre accoglienza in condizioni di libertà. Così deve essere anche per il centro che le istituzioni provinciali stanno predisponendo a Marco: l’accoglienza non è questione organizzativa da affidare a tecnici specializzati, ma è questione sociale che riguarda l’intera comunità trentina. La vera accoglienza, di profughi e migranti economici, si costruisce solo con una gestione trasparente ed aperta che garantisca servizi efficaci, piena assistenza legale e attività di animazione, non in un ghetto separato, ma dentro un tessuto di relazioni diffuse con le varie realtà sociali locali che aiuti le persone migranti ad inserirsi, per piccoli gruppi, nei tanti comuni del Trentino già ricchi di esperienze di solidarietà e rappresenti per loro un’effettiva opportunità di prima inclusione nella comunità dei cittadini
Questo è il modello di inclusione che proponiamo e per il quale vogliamo operare: su questa questione di democrazia e di civiltà chiediamo alle istituzione del governo provinciale di aprire il confronto e alle forze culturali, sociali e politiche del Trentino democratico di mobilitarsi affinché si sperimenti nella nostra comunità un modello di accoglienza effettivamente rispettosa della libertà e della dignità delle persone.
Coordinamento Trentino 2 aprile
Trento, 2 aprile 2011

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2 aprile 2011 Posted by | No alla Guerra, Politica | , , , , , , , , , , , | 3 commenti

Pegoretti, lo sport e la Base militare

BasaMattarelloHo letto sul giornale L’Adige la risposta del Presidente del Consiglio comunale di Trento, a Franco Tessadri, relativamente alla piscina per tuffi da realizzarsi dentro la base militare di Mattarello lanciata da Pegoretti in occasione della vincita della tuffatrice Dallapè
Premetto che sono tra quei cittadini che si oppongono alla costruzione della base militare di Mattarello sia perché contrario alla guerra, sia perché mi sembra un inutile spreco di territorio, sia perché ritengo che 400 milioni potrebbero essere spesi per interventi sociali (case, sanità, assistenza anziani, lavoro, ecc) di cui abbiamo sicuramente più bisogno che della base militare.
Ho condiviso i ragionamenti di Franco Tessadri e per questo trova alquanto fumosa e tecnicista la risposta del presidente Pegoretti.
Non entro nel merito di quanto è previsto all’interno della base, anche se ricordo che il 30% di quella base è coperta da segreto militare. Già questo dato da solo dovrebbe far riflettere l’amministrazione comunale. Cosa si vuole nascondere, non sicuramente il trampolino per tuffi.
Inoltre non capisco perché, per avere un trampolino a Trento sia necessaria una base militare? Significa forse che nella altre zone di Trento, non è possibile la costruzione di una piscina con relativo trampolino? E per quali motivi?
A queste domande poste indirettamente anche da Tessadri nessuna risposta si evince dallo scritto di Pegoretti.
Quello che più mi preoccupa del ragionamento di Pegoretti, peraltro ribadito nella sua risposta, non è quello di non perdere occasione per mettersi in mostra ma quello, non so volontario o meno, più subdolo di trasformare la pericolosità della base militare in un evento urbanistico e utilizzare la popolarità, meritata della Dallapè, per rilanciare la base militare come centro sportivo.
Una operazione culturalmente inaccettabile e altrettanto pericolosa in quanto trasforma (o almeno pretende) un’area di guerra in area sportiva dando un messaggio fuorviante della pericolosità che una base militare porta al suo interno.
Pericoli, urbanistici, ambientali, sociali, e non ultimo quello di divenire “obbiettivo sensibile” in una guerra permanente.
La piscina per i tuffi si può fare, ma non la base militare a Trento, a partire dall’area ex Michelin ci sono spazi per fare l’opera, ma forse questo non interessa il nostro consiglio comunale che anche sulla base di Mattarello ha fatto e continua a fare orecchie da mercante.
Ezio Casagranda

Trento, 13 agosto 2009

17 agosto 2009 Posted by | No alla Guerra | , , , , , , , , | 2 commenti

Base di Mattarello: si strumentalizza lo sport

Base mattarelloSeguendo la cronaca locale di questi giorni sul quotidiano L’Adige si mostra ovvio e spontaneo fare i complimenti alla tuffatrice Trentina Dallapè, che ha onorato e ci auguriamo tutti possa continuare ad onorare questo bellissimo sport, ed ancora auguro a Lei di potersi allenare in futuro, il più vicino possibile a casa sua, senza dover ricorrere ai continui spostamenti in quel di Bolzano, causa la mancanza di impianti idonei nel nostro capoluogo Trentino.
Non esprimo altresì i complimenti all’ex assessore comunale allo sport, ora presidente del Consiglio Comunale di Trento, il quale non ha saputo resistere, vista la ghiotta occasione, di lanciare la frizzante proposta della costruzione di una nuova piscina, magari specializzata in tema di “tuffi, nella futura area militare di Mattarello.
Faccio presente che i progetti che l’ex assessore allo sport dice di aver visionato qualche mese fa e credo (magari mi sbaglio) si riferisca a quelli presentati in una seduta, aperta al pubblico, del consiglio comunale del 28 gennaio 2008, gli abbiamo visionati un po’ tutti ed in particolare il gruppo di cittadini (comitato caserme di Mattarello no, grazie), di cui il sottoscritto fa parte e che assieme agli stessi ha cercato di analizzare gli aspetti del grande progetto militare, esaminandone la logica urbanistica, l’impatto ambientale ed il gravoso computo finanziario che sarà dovuto alla sua realizzazione.
Vorrei a questo punto aggiungere che recentemente dopo qualche mese di relativo silenzio sulla questione, l’attuale Assessore Comunale al Decentramento, sempre del Comune di Trento, presente ad una seduta del Consiglio Circoscrizionale di Mattarello, incalzato da alcune domande dei consiglieri in merito all’eventuale area sportiva all’interno della nuova progettata zona militare, non ha saputo fornire alcuna risposta o dettaglio su eventuali impianti sportivi militari in uso ai civili,dimostrando di avere scarsissime conoscenze sull’argomento.
Posso comunque capire che il Presidente del Consiglio Comunale di Trento abbia semplicemente fatto una legittima proposta e che il tutto dovrebbe magari essere trattato dal nuovo Assessore Comunale allo Sport, ma gli si potrebbe obbiettare che una piscina come del resto altri impianti sportivi pubblici potrebbero trovare collocazione nelle attuali aree militari di Trento sud, peraltro da anni abbandonate e fatiscenti, che dovrebbero essere liberate, evitando così di avere nuovi impianti sportivi all’interno di una zona militarizzata.
Mi rendo conto che può sembrare un ragionamento banalmente ridotto, ma con il gruppo di persone, di cui ho accennato sopra, si è fatto qualcosa di più e per questo abbiamo ottenuto un audizione alla “Terza Commissione Legislativa della PAT”, e stiamo pazientemente attendendo risposte precise sulla “grande infrastruttura”, in attesa e nella speranza, che la questione venga ridiscussa nell’aula del Consiglio Provinciale.
Pertanto sarebbe auspicabile che Assessori competenti e/o altre figure istituzionali attendano quantomeno una liberatoria definitiva sul progetto, prima di abbandonarsi al lancio di messaggi e proposte avvalendosi di situazioni contingenti a particolari momenti esaltanti.
Tessadri Franco
Trento 30 luglio 2009

30 luglio 2009 Posted by | No alla Guerra | , , , , , , , , | 3 commenti

Vicenza:Sospesa la Costituzione

vicenza2Ieri a Vicenza abbiamo assistito all’ennesima sospensione del diritto costituzionale da parte delle forze di polizia che per tre ore hanno impedito una libera manifestazione autorizzata.
Questo grave atto è avvenuto da parte del reparto Tuscania che, in assetto di guerra, ha impedito, occupando militarmente il ponte, lo svolgimento di una libera manifestazione di persone contrarie alla costruzione della Base militare Dal Molin.
Cariche e lacrimogeni da parte del “Tuscania” non hanno raggiunto l’obiettivo di annullare la manifestazione e dopo tre ore, davanti alla “resistenza” e alla determinazione dei manifestanti hanno dovuto lasciare il passo a quanti ieri erano a Vicenza per rivendicare i diritti costituzionali e per costruire un mondo di pace, di libertà e di convivenza sociale.
No alla guerra e No al pacchetto sicurezza è stato il filo conduttore della manifestazione di ieri e per questo appaiono ancora più gravi le responsabilità del Governo Italiano e degli organi di polizia che si sono arrogati il diritto di vietare, in assetto di guerra, una manifestazione autorizzata che reclamava l’applicazione della Costituzione nei suoi articolo portanti.
La democrazia, e con essa la Costituzione, è stata sospesa d’imperio dalla polizia, cioè da quelli stessi che sono chiamati a garantire l’esercizio dei diritti Costituzionalmente garantiti a tutti i cittadini italiani, che in violazione dello spirito costituzionale che garantisce la libera espressione delle idee, si sono messi la servizio di uno stato straniero.
Ieri è stata sconfitta non la lotta dei cittadini, ma la sovranità dello stato Italiano che, a Vicenza, ha dovuto sospendere la Costituzione per difendere gli interessi di uno stato straniero. Una situazione purtroppo non isolata, basta vedere quanto succede in Abruzzo per il G8, che rischia nell’indifferenza di molti di essere assunta a forma di governo.
Dal palco allestito presso il presidio permanente NO dal Molin, sono state poste, direttamente al presidente USA Obama, alcune domande:
– Cosa intende Obama quanto parla di governare con e per il popolo se, contro la volontà del popolo Vicentino, prosegue nella costruzione di questa base militare calpestando la stessa Amministrazione comunale e migliaia di firme di cittadini vicentini?
– Come intende Obama perseguire una politica di pace costruendo basi militari di aggressione come quella di Vicenza?
– Al governo italiano si chiede il perché viene sospesa la valutazione di impatto ambientale per la costruzione della base?
– Come si può parlare di ambiente se non si esita a sacrificare la più grande falda acquifera della città di Vicenza?
Domande legittime nella loro semplicità. Domande alle quali questo Governo risponde inviando oltre 2000 uomini in assetto antisommossa per cercare di sopprimere la voce di quanti continuano a porre queste domande e pretendere risposte.
Una manifestazione di popolo organizzata dal presidio permanente che da oltre 3 anni sta lottando contro la costruzione della base militare e sarà ricordata come come una grande giornata di lotta per la difesa della Costituzione e la democrazia, per la pace e contro ogni guerra.
La manifestazione di ieri, che ha visto la presenza di molti trentini (C.S.B., Filcams, ecc.) parla indirettamente anche a Trento per dire che la lotta contro la costruzione della base militare di Mattarello non deve fermarsi, ma continuare con più determinazione di prima affinché la Costituzione (art. 11) non diventi carta straccia.
Ezio Casagranda

Trento, 5 luglio 2009

5 luglio 2009 Posted by | No alla Guerra | , , , , , , , , , , , , , | 1 commento

Ripartire dal lavoro e dal sociale

europavotoAdesso che le votazioni europee sono passate ed hanno ridisegnato un parlamento europeo spostata a destra con un forte ridimensionamento della presenza delle socialdemocrazie e della sinistra.
Una sconfitta su cui la sinistra dovrebbe riflettere attentamente ma dalle prime avvisaglie più che analisi del voto e dei processi che ne sono alla radice, sento un gruppo dirigente impegnato nella ricerca del colpevole.
Ecco, la sinistra per ricominciare non ha bisogno di questo gruppo dirigente.
Dobbiamo ragionare sul fatto che la sinistra non ha saputo dare risposte credibili a quanti , in Italia ed in Europa perde il lavoro e quindi perde l’unica possibilità di sopravvivenza. Chi è licenziato o i precari non hanno nulla. Per i primi qualche mese di cassa per i secondi solo il deserto sociale mentre se non paghi le bollette o l’affitto ti arriva il taglio del servizio o lo sfratto. Le protezioni sociali non esistono o sono state ridotte al lumicino.
La sinistra non è stata capace di farsi interprete di questa realtà in quanto ancora succube della logica della crescita e del produttivismo e quindi incapace di proporre un modello sociale in grado di rispondere ai bisogni sociali senza lasciare indietro nessuno. Una sinistra di opposizione deve farsi carico di dei lavoratori e dei cittadini senza reddito, rivendicare non solo l’aumento degli ammortizzatori sociali ed il loro allargamento a tutti quanti vengono licenziati o sono in cerca di lavoro.
Rivendicare il congelamento delle bollette, dell’affitto fino alla gratuità dei servizi sociali fondamentali come scuola, sanità, assistenza agli anziani ed asili nido accanto ad una vera riforma fiscale capace di colpire l’evasione, l’elusione fiscale ed i grandi redditi da capitale comprese le rendite finanziarie.
Utopia? No semplice realismo.
Anche il sindacato deve mettere in campo una mobilitazione con al centro il salario sociale, la riduzione dell’orario, una nuova solidarietà sociale inclusiva e nuove forme di convivenza civile. Bisogna avere il coraggio di uscire dalla logica dei padroni e del governo che continuano a riproporre la questione del debito e della competitività sul costo del lavoro per rivendicare nuove risorse da destinare ad un rinnovato stato sociale in cui il bene pubblico prevalgo sull’interesse privato e sul profitto.
Se non si questo anche noi, la sinistra ed il sindacato, diventiamo, nostro malgrado, complici di questa politica irresponsabile che mentre destina miliardi di euro al ponte di Messina, alla TAV, e alle centrali nucleari lascia che la gente arrivi alla disperazione sociale.
Non solo, ma nel completo silenzio della sinistra si permette che questo governo strumentalizzi i terremotati di Abruzzo, elargendo qualche spicciolo risparmiato sulla parata (sic!!) del 2 giugno mentre, negli stessi giorni il senato approvava una spesa di 13 miliardi di euro per l’acquisto dei nuovi aerei da guerra.
Gli spiccioli per i terremotati ed i miliardi per ordigni che generano morte e di distruzione per i popoli e lauti profitti per le multinazionali. Ecco, partiamo da qui a costruire una sinistra ed un sindacato veramente alternativi perché non possiamo, non dobbiamo arrenderci a questa perversa logica della politica in Italia ed in Europa.

Ezio Casagranda Filcams Cgil del Trentino
Trento, 8 giugno 2009

8 giugno 2009 Posted by | Elezioni Politiche, Lavoro e precarietà, No alla Guerra | , , , , , , , , , , , | 2 commenti