Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

OMSA: ENNESIMO CASO DI PIRATERIA.

Sulla chiusura e conseguente delocalizzazione dello stabilimento Omsa di Faenza recentemente su Facebook è apparso un gruppo che invita al boicottaggio in futuro delle calze e dei prodotti di questo marchio.
Il caso dovrebbe essere conosciuto da tutti. Da parecchio tempo le operaie coraggiose e tenaci hanno fatto conoscere l’ennesima immorale operazione portata avanti dal proprietario di chiusura e trasferimento all’estero, per rincorrere il costo del lavoro al livello più basso possibile .
Autentico paradigma dell’imprenditoria media del nostro paese, pura entità parassitaria che non volendo investire in ricerca per elevare la qualità, preferisce aumentare i margini di profitto comprimendo il costo del lavoro dando il benservito a chi per anni ha ingrossato le sue ricchezze.
L’invito a boicottare i prodotti se da un lato segna positivamente il fatto che una certa sensibilità contro queste operazioni si diffonde, dall’altra rimarca ancora l’insufficiente livello di proposta che ne deriva.
Quante volte in passato abbiamo visto campagne di boicottaggio contro paesi (pensiamo a Israele e ai pompelmi Jaffa), o multinazionali (la Nestlè o le compagnie energetiche che hanno scatenato le guerre per il petrolio), che a parte il risalto mediatico non hanno però scalfito per nulla gli interessi che si volevano colpire?
Certo, ripetiamo, sono state utili perchè hanno registrato un sentimento crescente di volontà di lottare contro un’ingiustizia. Ma a questo punto ci chiediamo: e se dinanzi a operazioni di pura speculazione e mera volontà di affamare le operaie del’Omsa iniziassimo a proporre di espropriare il sito produttivo senza indennizzare l’affamatore?
Se prendesse il via un luogo di discussione in cui ogni volta che un padrone si comporta da “pirata” fosse ripagato ricevendo lui un biglietto di sola andata?
Vuoi andare all’estero? Prego, accomodati e buon viaggio, ma la struttura produttiva rimane qui, assieme ai tanti saperi e alle tante professionalità che ne hanno dato un’anima e un cuore in tanti anni e che l’hanno resa, appunto, produttiva.
Gli esempi non mancano. Tutta l’esperienza delle centinaia di fabbriche occupate all’inizio del 2000 in Argentina e che ancora oggi sono floride e produttive: Bruckman, Zanon. Force etc.
O c’è qualcuno che pensa che la fabbrica di Faenza non potrebbe fare a meno del suo padrone? Noi pensiamo il contrario, perchè l’esperienza dice proprio questo. Certo non sarebbe così semplice, contraddizioni e difficoltà ci sarebbero, però già positivo sarebbe se di questo si iniziasse a discutere, di quale risposta dare in casi come questo, di quale passo in avanti far compiere alla classe operaia ogni qualvolta un avvoltoio travestito da capitano di industria getta la maschera.

luigi bozzato

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6 gennaio 2012 - Posted by | Sindacato

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