Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Referendum: tutti al voto

Censurata l’arroganza del Governo.

La Cassazione ha evitato il furto di democrazia tentato dal Geverno Berlusconi per far fallire i referendum contro il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e sul legittimo impedimento.
Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non sono passate.
La Cassazione censura l’arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro.
Il Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare’, oltre 80 associazioni a favore del referendum contro il ritorno all’atomo, plaude alla decisione della Corte, che “ha arginato i trucchi e gli ipocriti ‘arrivederci’ al nucleare e ha ricondotto la questione nell’alveo delle regole istituzionali, contro l’inaccettabile tentato scippo di democrazia”.
Secondo le associazioni “oggi ha vinto lo spirito democratico e referendario, hanno vinto gli italiani, che potranno esprimersi e cacciare definitivamente lo spettro del nucleare dall’Italia. Domenica prossima tutti al voto e votiamo 4 SI per la democrazia, per la partecipazione, per la nostra libertà e per il futuro dei nostri figli.

SI alle energie rinnovabili per la salvaguardia dell’ambiente contro le follie nucleariste vecchie e nuove;

2 SI per dire che l’acqua è un bene comune e deve essere garantito a tutti i cittadini a prescindere dal reddito. Per dire che la vita non può essere privatizzata e resa merce per fare profitto;

SI per ribadire che la legge è uguale per tutti alla quale deve sottostare anche il Presidente del Consiglio. Diciamo NO alle legge ad personam.

Ezio Casagranda – la Cgil che vogliamo.

Trento, 1 giugno 2011

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1 giugno 2011 Posted by | Giustizia, Società Civile | , , , , , , , | Lascia un commento

Berlusconi, Marchionne: No Grazie

Sono io il Padrone

Pubblichiamo un contributo di Luca Casarini sull’appuntamento del 13 febbraio.
La Filcams Cgil del Trentino

Le compagne e i compagni che animano il percorso di uniticontrolacrisi a nordest, saranno nelle piazze delle proprie città il prossimo 13 febbraio. Lo slogan che riecheggerà, declinato da ognuno in modi diversi e attraverso diverse sensibilità, unisce Berlusconi a Marchionne nel dirigere a loro, ai due insieme, la pubblica e perentoria richiesta che se ne vadano.
E’ una decisione questa, di partecipare alla giornata di mobilitazione, che vorremmo offrire come contributo ad un dibattito pubblico composto di tante voci e sfumature. Troppo importante quindi, come lo è il momento, per evitare attraverso artifizi tattici o diplomatici, di andare alla sostanza.
Innanzitutto cerchiamo di guardare al contesto nel quale si inserisce il 13 febbraio: un vasto movimento di opinione che comincia a rendersi visibile attorno alla richiesta di dimissioni del premier. Quando l’opinione assume fisicità, si raduna e si organizza, siamo potenzialmente sempre in presenza di una transizione di stato: da rappresentati a coloro che vogliono rappresentarsi da sé. Quando capita significa che il meccanismo di cattura e rappresentazione dell’opinione, tradizionalmente legato al ruolo e al sistema dei partiti, è in crisi conclamata.
Questo dunque un primo spunto di riflessione: la movimentazione sociale che chiede le dimissioni di Berlusconi, è frutto della crisi dei partiti della sinistra, e non conseguenza delle loro tattiche. Va affrontata con speranza, la moltitudine disorientata che da un palazzetto dello sport ad una piazza televisiva, davanti ad un tribunale o dentro una fabbrica, si manifesta cercando ciò che non trova più nella delega a qualcun altro. Speranza significa il contrario di tolleranza o mediazione: vuol dire sapersi dotare di umiltà e determinazione allo stesso tempo, e ciò è la misura di quanto ci si debba sentire parte di questa moltitudine, dei suoi destini e delle sue incertezze.
I partiti dell’opposizione inefficace, quella parlamentare e quella per via giudiziaria, rincorrono: come a Genova, vi ricordate? Lo fanno sempre in maniera scorretta e non c’è mai da fidarsi, perché il loro problema è che l’avvento dell’opinione decisa ad autorappresentarsi, non è che li condanni alla morte, come avremmo detto un tempo, ma mette in seria discussione i loro gruppi dirigenti, gli organigrammi consolidati, le dislocazioni di potere personalizzate, le procedure di cui si nutrono. In pratica questo tipo di opinione lungi dal voler fare tutto da sé, perché il rapporto tra tumulto e democrazia perfino l’Egitto ce lo mostra in tutta la sua complessità e contraddizione, ma costringerebbe i partiti e la politica a diventare qualcos’altro, spazio percorribile del comune politico invece che “organizzazione privata”. La “rincorsa” disonesta si avvale di trucchi: ad esempio quello che vorrebbe consegnare il 13 febbraio ad un antiberlusconismo possibile solo come sacralizzazione istituzionale, tale da giustificare Sante Alleanze che vadano dalla Chiesa ai fascisti neo rautiani di Fini, come li definisce un loro eminente ideologo, fino a coloro che si definiscono democratici. Oppure far arretrare paurosamente il dibattito di genere, trasformandolo in una disputa tra “donne per bene” o puttane, o tra maschi opportunisticamente rispettosi o sfacciatamente laidi, dimenticando che gli stupri si commettono tra le mura domestiche e che il nodo della differenza di genere, affrontato in maniera formidabile dal movimento femminista negli anni 70, oggi è tutto da reindagare all’interno delle categorie che segnano il passaggio da un potere ad un bio-potere, ad un capitalismo che sussume l’intera vita e determina e si alimenta delle mutazioni antropologiche stesse dell’essere umano.
Ridurre a moralismo la discussione sui festini di Arcore, toglie di mezzo Marchionne: certo perché questo è il grande problema del Pd, che deve dire di no a Berlusconi, dicendo di sì al modello feroce di liberismo che l’Ad della Fiat incarna. Ecco perché senza una alternativa di società, l’opinione ridiventa solo carburante per il consenso dei partiti, e non può trasformarsi in qualcosa che cambia il nostro vivere collettivo. Quella che dalle notti del “vecchio flaccido” traspare con tutta la sua violenza è la diseguaglianza sociale all’ennesima potenza: milioni di euro buttati in faccia come sassi a chi non arriva a fine mese, a chi deve pagare il mutuo della casa, a chi per avere un salario deve accettare di cedere tutti i diritti e la dignità. Il possesso del corpo altrui è in realtà il poter disporre della vita altrui: è quello che impone la ricetta di Pomigliano e Mirafiori, che impone un uso della crisi che spinge nella direzione della precarizzazione generale l’intero corpo sociale.
La rendita finanziaria, dalla quale dipendono gli enormi guadagni di Marchionne e Berlusconi, descrive l’economia di questo sistema, quello di un capitalismo in crisi strutturale, che continua a riproporre sé stesso finchè gli sarà possibile. Nemmeno Berlusconi va banalizzato: svolta quando diventaimprenditore del lavoro cognitivo, trent’anni fa, e mette a valore tramite le sue televisioni le relazioni, i sogni, i desideri di una intera società. Non solo, li produce, li orienta, li trasforma. Coglie dunque fino in fondo, la potenza produttiva della comunicazione nell’organizzare la nuova società dei media e dell’informazione. Il fatto poi che elementi da tardomedioevo si mescolino, finanche nelle biografie di questi nuovi capitalisti, a quelli legati alle visionarie e tecnologiche interpretazioni del futuro, è una caratteristica che contraddistingue il tipo di capitalismo che imbriglia il nostro vivere. Proprio come accade con Marchionne, il top manager con il maglioncino, che unisce l’abilità di un broker con l’avidità di un vecchio rentier, facendo credere di vendere auto.
Dire no a Berlusconi e a Marchionne nelle piazze del 13, può aprire confronto e dibattito, verso qualcosa di comune. Abbandonarle invece consentendo che esse siano solo il teatro di operazioni politiche e culturali che non indicano nessuna alternativa se non persino peggiore dell’esistente, sarebbe un errore.

Luca Casarini

10 febbraio 2011

10 febbraio 2011 Posted by | Giustizia, Laicità e religione | , , , , | 1 commento

Il tempo è denaro anche per l’operaio

Riportiamo una sentenza della Cassazione che riconossce il tempo per indossare la divisa come tempo che deve esere retribuito da parte dell’azienda.
La Filcams Cgil del Trentino
Il tempo è denaro, anche per l’operaio: lo dice la Cassazione! (15-09-2010)
Il tempo impiegato dal dipendente per indossare la divisa da lavoro deve essere retribuito. Il cambio d’abito, infatti, comporta una «spesa di energie messe a disposizione del datore di lavoro» che devono essere retribuite. A rilevarlo è la Cassazione che dopo anni di giurisprudenza controversa stabilisce che «al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva».
Davvero particolare come sentenza in un momento in cui la Fiat sta pensando di eliminare la pausa pranzo o di poterne disporre a proprio piacimento.
In questo modo, la sezione Lavoro ha bocciato il ricorso di un’azienda della capitale, la Unilever Italia, che si rifiutava di riconoscere una paga aggiuntiva a tredici dipendenti per il cosiddetto “tempo tuta”.
Come ricostruisce la sentenza, i lavoratori, citando in giudizio l’azienda, avevano fatto presente che per entrare nel perimetro aziendale dovevano transitare per un tornello apribile mediante tesserino magnetico di riconoscimento, quindi percorrere cento metri ed accedere allo spogliatoio, qui indossare la tenuta da lavoro effettuare una seconda timbratura del tesserino prima dell’inizio del lavoro.
Una prassi che faceva lievitare il tempo e che costituiva una “messa a disposizione” delle proprie energie in favore del datore di lavoro per cui il tempo stesso doveva essere retribuito.
Il Tribunale di Roma, inizialmente, aveva dato torto ai lavoratori, bocciando la loro richiesta di retribuzione di venti minuti giornalieri per 45 settimane. La Corte d’appello, nel dicembre 2005, aveva ribaltato il verdetto.
La Cassazione, respingendo la protesta dell’azienda, ha stabilito che «nel rapporto di lavoro deve distinguersi una fase finale, che soddisfa direttamente l’interesse del datore di lavoro, e una fase preparatoria, relativa a prestazioni o attività accessorie e strumentali, da eseguire nell’ambito della disciplina d’impresa ed autonomamente esigibili dal datore di lavoro, il quale ad esempio può rifiutare la prestazione finale in difetto di quella preparatoria».
Di conseguenza, concludono gli “ermellini”, «al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva».

di Fabio Sebastiani

16 settembre 2010 Posted by | Giustizia, Socialità e lavoro | , , , | 2 commenti

Processo all’antirazzismo

PRIMA UDIENZA MARTEDI’ 22 GIUGNO 2010 ORE 9,00 PRESSO IL TRIBUNALE DI TRENTO

Un anno e mezzo fa, nel clima infuocato del dibattito sulla sicurezza, la città di Trento veniva tappezzata con centinaia di copie di un manifesto orribile della Lega Nord: sullo sfondo di una piazza Duomo colma di musulmani in preghiera, lo slogan a grandi lettere: TRENTO CRISTIANA MAI MUSULMANA.
Subito, senza voler entrare nel dibattito pro e contro la costruzione della moschea, ma come semplice reazione all’ennesima provocazione razzista, all’ennesimo messaggio di propaganda dell’odio e della paura, la città ha reagito. Dal centro Sociale Bruno è partito un appello raccolto da molti, e in molti il 21 febbraio 2009 hanno coperto simbolicamente quel manifesto con altre parole: NESSUNO SPAZIO AL RAZZISMO, IL TRENTINO É DI TUTTI.
La disobbedienza civile è l’esercizio di un diritto che va oltre il diritto sancito da norme e da leggi, risponde alla coscienza e si ispira a principi più alti che non si trovano fra le pagine di un codice: sarà il tribunale  a valutare se oscurare un manifesto  della lega  è un reato (in prima istanza il fatto è stato archiviato, ma i leghisti Divina e Fugatti si sono opposti e per questo siamo stati rinviati a giudizio). Sicuramente per chi crede nella liberà, per chi difende la dignità delle persone, per chi è contro l’odio e il razzismo, coprire quel manifesto è stato un atto di giustizia.
Quel giorno, idealmente, tutti i presenti avevano in mano un pennello e il secchio con la colla da parati, e quel manifesto l’abbiamo coperto tutti insieme, ma cinque di noi sono chiamati davanti ad un giudice per rispondere di danneggiamento e diffamazione.
In occasione della prima udienza, fissata per martedì 22 giugno, ad ore 9, davanti al Tribunale di Trento è convocato un presidio antirazzista.
Vi chiediamo di essere presenti in tanti non soltanto per solidarietà nei confronti di chi ha trasformato l’ indignazione collettiva nell’atto concreto della disobbedienza civile. Vi chiediamo di esserci perché c’è ancora bisogno di affermare, tutti insieme: NESSUNO SPAZIO AL RAZZISMO, IL TRENTINO è DI TUTTI.

Gli imputati, Charlie BARNAO, Stefano BLEGGI, Roland CARAMELLE, Ezio CASAGRANDA, Federico ZAPPINI

Trento, 14 giugno 2010

14 giugno 2010 Posted by | Giustizia, Immigrazione, Politica | , , , , , , , , , | 5 commenti

Non lasciamo che il razzismo invada la nostra città

norazzismoSabato 21 febbraio 2009 – ore 17,00
Piazz
a Fiera, Trento
Attacchinaggio antirazzista sui manifesti affissi dalla Lega Nord
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I manifesti presentati dalla Lega Nord nei giorni scorsi hanno cominciato a fare capolino nei quartieri di Trento, con tutto il loro carico di odio e razzismo. Il quartiere di Gardolo è stato completamente tappezzato la notte scorsa, anche in centro storico sono comparse le prime affissioni. E così sarà per tutto il territorio cittadino in poco tempo.
Questa iniziativa trova spazio all’interno di una città attraversata in questi giorni dalla discussione sull’emergenza sicurezza, si somma al clima di odio innescato dagli imprenditori tristi della paura, alimentato dall’aggressiva intolleranza della Lega Nord. Il senso dell’ultimo manifesto leghista va ben oltre la “semplice” contrarietà alla concessione di un luogo di culto per la comunità musulmana, rappresenta l’essenza del razzismo, la sintesi della contrappostizione culturale ed etnica. Non è sufficiente un comunicato stampa, una generica condanna o una simbolica presa di distanza: in questo momento bisogna essere in grado di trasformare le parole e le buone intenzioni in fatti concreti, in pratiche di antirazzismo che riescano a fare breccia nel muro dell’odio e del razzismo che anche nei nostri territori viene costruito giorno dopo giorno dalla cultura leghista.
Nessuno spazio al razzismo!
E’ questo il messaggio che dobbiamo contrapporre alla propaganda dell’intolleranza.
Questa la scritta che deve coprire i manifesti affissi in città. Dobbiamo rifiutare la distinzione tra trentini e stranieri proposta dalla Lega, come dobbiamo rifiutare la distinzione tra cristiani e musulmani e qualunque contrapposizione che abbia come risultato la costruzione di un territorio che si divide tra cittadini di serie A – depositari di ricchezza, vantaggi, pretese – e cittadini di serie B, destinati a sempre maggiore esclusione sociale e a continue privazioni di diritti e dignità.
Per questo vogliamo che il secondo slogan che vada a coprire i manifesti leghisti parli dei nostri territori e della nostra comunità, vogliamo che dica con forza: Il Trentino è di tutti! Speriamo che tutte le associazioni del privato sociale, i gruppi di accoglienza, le assemblee migranti, coloro che per missione o per lavoro sono lottano per l’integrazione, i difensori dei valori democratici, i propugnatori del mondo migliore si uniscano e disobbediscano in nome della libertà e dell’antirazzismo.
Il Centro Sociale Bruno mette a disposizione di chiunque voglia partecipare l’intero KIT per oscurare i manifesti della Lega Nord (scaricabile su centrosocialebruno.blogspot.com):

– Manifesto A4 “Per il razzismo non c’è spazio…” scaricabile on-line;
– Manifesto A4 “Il Trentino è di tutti!” scaricabile on-line;
– Colla da parati;
– Pennello da attacchino antirazzista.

Tenere lontano il razzismo dalla nostra città significa in questo momento anche accettare di mettere in pratica atti di disobbedienza civile come quello che proponiamo. Già da oggi cercheremo di fare una mappatura dei luoghi dove sono già appesi i manifesti invitando tutti per il pomeriggio di sabato 21 febbraio ad un appuntamento di copertura collettiva. Alle ore 17 troviamoci in Piazza Fiera.
Noi portiamo colla da parati e pennelli.

Centro sociale Bruno, Aps Officina Sociale
Aderiscono:Ezio Casagranda, Roland Caramelle, Omar Serra, Dino D’Onofrio

19 febbraio 2009 Posted by | Giustizia, Immigrazione, Società Civile | , , , , , , , | 1 commento