Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

ERANO VU CUMPRA’…ORA SONO VU CREPA’.

Pubblichiamo un commento che abbiamo letto sul sito del Campoantimperialista e che ci sembra incarnare correttamente i sentimenti che noi tutti stiamo provando in queste ore buie dopo i tragici fatti di Firenze e Torino.

«Eccocelo qua il vero figlio spirituale della illustre concittadina Fallaci Oriana, quella cui vogliono dedicare una via»

La giornata nera di Santa Lucia nel commento di un fiorentino

Da piazza Dalmazia ci passo una volta al giorno, come tutti i fiorentini. Al mercato di San Lorenzo ci ero sabato scorso a comprarmi una camicia a poco prezzo. San Lorenzo, quello del degrado, dell’insihurezza e degli abusivi; quello dei quadrilateri della paura tanto amati dalla Nazione, da Repubblica e dall’altra carta da culo quotidiana di questa città. Leggo qua e là, altrove, che non bisognerebbe “cavalcare l’episodio di cronaca” e altre cose del genere, ma questo non è un “episodio di cronaca”.

Quello che è successo oggi a Firenze è il risultato perfetto di anni e anni di odio, di razzismo, di gruzzoletti e di carriere guadagnati attizzando in tutti i modi possibili gli istinti più bassi e più beceri e più stupidi della cosiddetta gente. E’ il risultato dei “reportages”, dei “comitati dei cittadini”, delle leghe, delle fiaccolate, delle legalità e di quant’altro. Eccocelo qua, finalmente, il nostro Breivik: Gianluca Casseri, da Pistoia, “tipo solitario”, fascista simpatizzante di Casapound, descritto come “intellettuale”; eccocelo qua il vero figlio spirituale della illustre concittadina Fallaci Oriana, quella cui vogliono dedicare una via.

Eccome che ci cavalco sopra, in piena coscienza e ancor più piena rabbia. Senza nessuna remora. Senza nessun ripensamento. In questi frangenti, “cavalcare” dev’essere ricondotto ad una funzione assai elementare: quella di salvare delle vite umane. Nulla mi convince che non ce ne siano pronti molti altri, di Breivik o di Casseri. Sono stati nutriti, ingrassati di odio razziale, blanditi; è stata data loro voce. E’ stato permesso divulgare ogni giorno tonnellate di menzogne e di veleni. Sono stati costruiti facilissimi consensi con le ordinanze, con i sindaci e gli assessori sceriffi, con gli sgomberi. Il Casseri da Pistoia, i’ Breivìcche, ha sublimato tutto questo.

Ora ci stiamo accorgendo a cosa siamo arrivati; a uno che, una mattina vicino a Natale, con tutti gli addobbi, impugna un’arma e compie un raid di morte, a casaccio. Ammazza e ferisce persone per il solo fatto che sono di un altro colore. Ci piaceva tanto pensare che fossero cose lontane, ci piaceva pensare al Ku-Klux-Klan; e invece ora abbiamo un cammino diritto che ci lega all’isola di Utøya. Contenti? Soddisfatti? Probabilmente parecchi lo saranno pure. Non rimarrei esterrefatto se qualcuno, stasera, davanti alla pastasciutta e alla televisione giustificasse il Casseri, e forse addirittura gli alzasse un bicchiere; e non importa certo che sia un adepto dello Stormfront, un nazista, e nemmeno un simpatizzante di Casapound.

Tempo fa ero su un autobus strapieno. C’era la Coop di quartiere chiusa, e la direzione aveva organizzato una navetta per il supermercato aperto più vicino. Nei pressi di quest’ultimo passò una ragazza rom con in braccio un bambino piccolo; stava semplicemente camminando per una strada. Come la videro, alcuni bravi passeggeri, ometti, signore anziane, non si peritarono nemmeno un attimo di invitare l’autista dell’autobus, a voce alta, di schiacciare madre e figlio. “Passa a diritto sulla zìngara!”; e giù risate. Tra di loro e il Casseri c’è una sola differenza, almeno finora: il Casseri ha preso la pistola e ha sparato. Ha individuato i nemici della razza. Quelli che rubano il lavoro, perché tutti noi – è notorio – andremmo a vendere stracci nei mercatini. Ha dietro di sé un retroterra ben preciso.

E’ quindi necessario “cavalcare”, e farlo in modo deciso. Tirarsi indietro in nome di chissà quale correttezza, nascondersi dietro i soliti stupidi non bisogna generalizzare, ora come ora è da soavi vigliacchetti da quattro soldi. Così come lo è dedicarsi alle solite “analisi”, alle originalità, agli sdegnosi silenzi, al parlare ostentatamente d’altro. Torino pochi giorni fa, Firenze oggi; ripeto, questa non è più “cronaca”; questa è la quotidianità di ciò che è stato fatto diventare questo paese.

Non è “follia”, come peraltro verrà certamente presentata perché il “pazzo” rassicura. Breivik non è pazzo. Il Casseri non è pazzo. Sono persone che sono passate conseguentemente all’azione. Sono persone che hanno ricevuto tutti gli strumenti, teorici e pratici, per passarvi. Ed è inutile che, ad esempio, i signorini di Casapound si scherniscano dichiarando di non essere soliti chiedere a nessuno il certificato di sanità mentale. Prima di tutto perché un simile “certificato” non esiste, e poi perché sono tra quelli – assieme a tanti altri – che forniscono tutto l’humus richiesto.

E’ una giornata nera questa Santa Lucia, per Firenze. Nera in tutti i sensi. Nera la pelle delle vittime innocenti del primo raid razzista pianificato e portato a termine con lucidità. Nero il suo autore. E nera la coscienza di tutti, nessuno escluso. Nera quella di chi è precipitato nell’odio razziale anche conversando al bar o dal pizzicagnolo. Nera quella di chi ha fomentato tutto questo. Nera quella di chi ha lasciato perdere, per motivi che vanno dal “quieto vivere” all’opportunismo, dal voltarsi dall’altra parte al sostegno più o meno aperto. E nera anche quella di chi non si è opposto abbastanza, preferendo magari gettarsi in sterili “discussioni”, in “dibattiti”, in sofismi tanto “documentati” o “argomentati”. Nerissima quella dei “io non sono razzista, però…”

E’ il momento di dire basta, perché i Breivik e i Casseri non indietreggiano; sono pronti a tutto. Anche a spararti se ti metti nel mezzo, come è successo stamani all’edicolante di Piazza Dalmazia: “fossi in te ci penserei”, o qualcosa del genere, gli ha detto puntandogli addosso la pistola. Da oggi, da subito, cominciamo a smantellare tutto questo. Non permettiamo più che prosperi, ma per non permetterlo non si può più invocare pace e bene; per queste cose abbiamo perso definitivamente il treno, consentendo che diventassero soltanto un comodo rifugio per tenersi al riparo con la coscienza pulita. Non sono tempi gentili, e non si può essere gentili. Bisogna segare alle gambe questa gente, e segarla definitivamente. Non si può più sottostare ai fabbricanti di Breivik, di ragazzotti torinesi e di Casseri, perché questi bruciano e ammazzano in mezzo a tutti noi. E basta anche dare la colpa alla “crisi”, perché non c’entra un cazzo di niente; quei ragazzi che muoiono nei nostri mercatini vengono da paesi dove non c’è nemmeno da mangiare, generalmente.

Altrimenti, non c’è che da aspettare il prossimo Casseri Gianluca, da Pistoia. Figlio dell’odio, della paura fabbricata in serie, del capitalismo, del lezzume politicante e giornalistico, e dell’indifferenza. Attenti a andare al bar e a commentare, magari, con un “sì, era pazzo, però…”; ne potrebbe entrare un altro, mentre si reca al mercatino dietro casa a ripulire il mondo dai nemici che gli hanno offerto per il loro lurido gioco. E non venitemi a dire, ora, che li “piangete”, quei ragazzi senegalesi senza nome; non li “piangete” affatto come non avreste pianto gli zingari di Torino, se il raid fosse andato davvero a buon fine: “Ma ci sono bambini! E che importa…bruciamo anche loro!”.

Il Casseri, fascista di merda, il nome ce l’ha avuto immediatamente. I nomi di chi l’ha prodotto li sappiamo benissimo. Le sedi di Casapound sono state aperte coi soldi pubblici, magari di quegli stessi Comuni che smantellano i servizi essenziali. Nel frattempo, i giornaletti schifosi e servili continuano a chiamare quei ragazzi vu’ cumprà, a questo punto potrebbero chiamarli tranquillamente vu’ crepà. E le “forze dell’ordine” che fanno? Non vanno mica a perquisire le tane di quei ratti, caricano il corteo dei senegalesi disperati e furenti. E il “prefetto”, cosa fa? Se la prende coi “centri sociali che fomentano”. Capito? Già annuncia l’ennesima stretta repressiva. E la magistratura? Manda a processo delle persone accusandole di avere fatto fare a una sede di Casapound la fine che merita. Fatto successo alcun tempo fa, e a Pistoia. La città d’i’ Breivìcche. Tout se tient.

17 dicembre 2011 Posted by | Immigrazione, Sindacato | Lascia un commento

Migranti: i diritti devono valere per tutti

Pubblichiamo l’ODG presentato dalla Presidenza del Direttivo Nazionale al termine della conferenza nazionale sui migranti della Filcams Cgil

In un Paese ormai intrappolato nelle discutibili serate del Presidente del Consiglio, in un Paese sordo e muto di fronte all’indecenza, in un Paese in stato di semi-incoscienza di fronte allo scempio della politica, della cultura, l’informazione è urgente ridare voce alle persone che in questo Paese lavorano e credono nella solidarietà, nell’uguaglianza e nella dignità di ogni donna e ogni uomo, indipendentemente dal Paese di origine.
La rivolta dei migranti ha raggiunto nuove altezze: i ragazzi che ci guardano dall’alto di una gru a Brescia e di una torre a Milano non possono lasciarci indifferenti.
Sono gli ultimi in ordine di tempo, ma sappiamo bene che non sono i soli.
La Filcams CGIL condivide le ragioni della loro lotta: è indegno di un paese civile sfruttare il lavoro migrante quando serve e liquidarlo come illegale quando chiede che gli vengano riconosciuti i diritti essenziali.
Non è accettabile che il livello del confronto venga negato, costringendo a forme di protesta così estreme.
Nella nostra missione di rappresentanza e rivendicazione di diritti e dignità per lavoratrici e lavoratori, conosciamo bene i problemi supplementari che coinvolgono donne e uomini di altri paesi: negli appalti, nel turismo, nei settori più frammentati come quello del lavoro domestico e di cura, ma anche nei settori più grandi, come il commercio e la cooperazione, non è più rimandabile la presa di coscienza di un bisogno di rappresentanza e rivendicazione che sia all’altezza della sfida di multiculturalità che ci attende.
Per questo, insieme ai migranti in lotta:
• dopo i fatti di Brescia e Milano, chiediamo che i problemi che riguardano i diritti di cittadinanza non vengano ridotti a mere questioni di ordine pubblico.
• rivendichiamo un intervento immediato in relazione alla drammatica situazione che molte e molti migranti vivono dopo la cosiddetta “sanatoria truffa”: deve essere rilasciato subito il permesso di soggiorno a tutti coloro che vedono pendente la domanda di regolarizzazione, applicando l’art.18 del Testo Unico sull’immigrazione ed estendendolo anche a chi denuncia di essere stato costretto al lavoro nero e irregolare, e annullando quando previsto dalla cosiddetta “Circolare Manganelli” che impedisce la regolarizzazione per chi abbia già avuto un’espulsione.
• chiediamo un intervento legislativo ampio e articolato: le quote annuali del decreto flussi si sono dimostrate uno strumento inefficace di governo degli ingressi regolari di lavoratori immigrati, nonostante l’accertata indispensabilità del loro contributo al finanziamento del nostro sistema di welfare. Ciò ha favorito i trafficanti e gli ingressi illegali. Il decreto flussi è stato inoltre utilizzato dai datori di lavoro per regolarizzare i lavoratori impiegati in nero.
L’esigenza di razionalità nel governo della crisi – e dei flussi migratori nella crisi – dovrà portare necessariamente alla revisione della legge sull’immigrazione.
• Chiediamo al Governo e alle autorità competenti di aprire un tavolo di confronto finalizzato ad un provvedimento di prolungamento dei permessi di soggiorno per coloro che hanno perso il lavoro ed a superare la situazione di diffusa irregolarità e sfruttamento del lavoro nero attraverso una sanatoria generalizzata.
• Invitiamo tutte le delegate e i delegati, tutte le strutture e tutte le realtà territoriali a condividere l’impegno antirazzista, a mobilitarsi per sostenere questa lotta e per diffondere una rinnovata cultura della solidarietà, rilanciando il tema del diritto di voto e di cittadinanza per i figli dei migranti e ricercando alleanze e sostegno anche da parte del mondo dell’associazionismo.
Per sostenere questa Lotta, la Filcams CGIL costituirà formalmente nei prossimi giorni il Coordinamento Migranti e si impegnerà per la riuscita della Manifestazione della CGIL del 27 novembre 2010, facendo in modo che le ragioni e le richieste di lavoratrici e lavoratori migranti vengano assunte e rese visibili.
Il coordinamento Migranti della Filcams CGIL, una volta costituito, allargherà la discussione all’intera categoria, anche in relazione alla grande giornata di mobilitazione nazionale per i diritti delle e dei migranti prevista il 1 marzo 2011.

Approvato all’unanimità

Roma 26 novembre 2010

29 novembre 2010 Posted by | Immigrazione, Internazionale | , , , , , | 2 commenti

Processo all’antirazzismo

PRIMA UDIENZA MARTEDI’ 22 GIUGNO 2010 ORE 9,00 PRESSO IL TRIBUNALE DI TRENTO

Un anno e mezzo fa, nel clima infuocato del dibattito sulla sicurezza, la città di Trento veniva tappezzata con centinaia di copie di un manifesto orribile della Lega Nord: sullo sfondo di una piazza Duomo colma di musulmani in preghiera, lo slogan a grandi lettere: TRENTO CRISTIANA MAI MUSULMANA.
Subito, senza voler entrare nel dibattito pro e contro la costruzione della moschea, ma come semplice reazione all’ennesima provocazione razzista, all’ennesimo messaggio di propaganda dell’odio e della paura, la città ha reagito. Dal centro Sociale Bruno è partito un appello raccolto da molti, e in molti il 21 febbraio 2009 hanno coperto simbolicamente quel manifesto con altre parole: NESSUNO SPAZIO AL RAZZISMO, IL TRENTINO É DI TUTTI.
La disobbedienza civile è l’esercizio di un diritto che va oltre il diritto sancito da norme e da leggi, risponde alla coscienza e si ispira a principi più alti che non si trovano fra le pagine di un codice: sarà il tribunale  a valutare se oscurare un manifesto  della lega  è un reato (in prima istanza il fatto è stato archiviato, ma i leghisti Divina e Fugatti si sono opposti e per questo siamo stati rinviati a giudizio). Sicuramente per chi crede nella liberà, per chi difende la dignità delle persone, per chi è contro l’odio e il razzismo, coprire quel manifesto è stato un atto di giustizia.
Quel giorno, idealmente, tutti i presenti avevano in mano un pennello e il secchio con la colla da parati, e quel manifesto l’abbiamo coperto tutti insieme, ma cinque di noi sono chiamati davanti ad un giudice per rispondere di danneggiamento e diffamazione.
In occasione della prima udienza, fissata per martedì 22 giugno, ad ore 9, davanti al Tribunale di Trento è convocato un presidio antirazzista.
Vi chiediamo di essere presenti in tanti non soltanto per solidarietà nei confronti di chi ha trasformato l’ indignazione collettiva nell’atto concreto della disobbedienza civile. Vi chiediamo di esserci perché c’è ancora bisogno di affermare, tutti insieme: NESSUNO SPAZIO AL RAZZISMO, IL TRENTINO è DI TUTTI.

Gli imputati, Charlie BARNAO, Stefano BLEGGI, Roland CARAMELLE, Ezio CASAGRANDA, Federico ZAPPINI

Trento, 14 giugno 2010

14 giugno 2010 Posted by | Giustizia, Immigrazione, Politica | , , , , , , , , , | 5 commenti

A proposito di contributi….

Riceviamo e pubblichiamo la presa di posizione dell’associazione “EL PUERTO” sulla questione dei contributi provinciali all’emigrazione trentina.
La Filcams Cgil del Trentino

Come Associazione “EL PUERTO” che segue e partecipa sensibilizzando la popolazione Trentina sulla causa delle tragedie che subiscono le popolazioni Indigene in Argentina con particolare riguardo quelle della provincia del Chaco argentina, ci sembra necessario intervenire sulla la “polemica” nata in merito al contributo concesso dell’assessorato alla Solidarietà Internazionale, al caseificio in territorio siriano promosso da un monastero locale per produrre formaggio di capra.
Lo facciamo perché non condividiamo molto questa polemica in quanto si critica questo contributo guardando solo un lato della medaglia e mettendo in secondo piano la valutazione effettuata sulla validità del progetto finanziato; progetto che tiene conto di dare riposta a un bisogno partito dal basso, dalla necessità che hanno i pastori locali per potere migliorare la qualità della loro produzione artigianale di latte. Con questo progetto si darà un forte e positivo impulso alla loro sussistenza e la  produzione di formaggi di qualità potrà dare valore aggiunto e diventare in quella  zona  desertica un motore di sviluppo.
Questa premessa la facciamo perché ci sembra strano che si sia voluto fare una critiche alle modalità con cui è stato assegnato questo contributo, quando proprio per il rapporto di stima e di fiducia che l’Assessore Li a Beltrami Giovannazzi aveva con il referente del progetto in Siria, ci si trova di fronte alla garanzia automatica che il progetto è serio e porterà a casa ottimi risultati ,E come mai un tutte le passate legislazioni non si è mai voluto accendere il riflettore sui molti progetti finanziati agli amici degli assessori e dei politici fidandosi delle valutazioni fatte da terzi?
Noi da anni abbiamo denunciato, dimostrando ed esempio, con datti alla mano, il fallimento dell’investimento dei progetti di cooperazione sul macello caprino finanziato negli anni passati nel nord dell’Argentina nella provincia del Chaco.pero nessuno ho meglio in pochi ci sono stati cosi pronti come adesso a sostenere la nostra denuncia????
E come mai in tutti quegli anni in cui, sempre grazie all’intervento dello stesso assessorato pero di la legislatura scorsa alla Cooperazione Internazionale si inviavano MILIONI DI EURO (e non solo cento mila come in questo caso) che sono stati investiti con risultati fallimentari, nessuno si è fatto sentite ho meglio in pochi ci sono stati cosi pronti come adesso a sostenere la nostra denuncia????
ci fa piacere prendere atto che tra la popolazione trentina qualcuno comincia ad interessarsi di come si investono i soldi pubblici destinati ai progetti di cooperazione.  Pero crediamo che la critica si debba eventualmente fare in merito alla validità del progetto (che in questo caso però c’è)secondo la riposta data del assessore al giornale.
L’esperienza del progetto del macello caprino fatto nel Chaco per tramite dell’Associazione Trentini nel mondo ci deve insegnare che i soldi non vanno sprecati ed è meglio finanziare 10 progetti come quello in Siria che non uno come quello nel Chaco.
Noi come associazione possiamo intervenire in questa polemica perché nonostante i milioni di Euro destinati all’Argentina, NON abbiamo mai avuto la possibilità  che l’assessorato finanziasse un progetto a favore delle comunità indigene del Chaco…
In questo momento stiamo autofinanziando una piccole micro azioni a favore di una scuola situata nella località di “Pozzo de La Gringa” a Miraflores nel nord della regione del Chaco; una scuola primaria  che mira a potersi dotare delle strutture necessarie per attivare corsi secondari di formazione con anche laboratori di allevamento di capre e produzione di ortaggi.
Questo progetto, come quello contestato all’assessore Beltrami, è un progetto nato dal basso che speriamo dovrebbe permette a questa popolazione di avere autosostetamento e rilancio di un modello di sviluppo che contribuirà a fermare il genocidio etnico di cui le comunità indigene sono vittima da 500 anni.
Invitiamo chi ha iniziato la polemica, a fare una critica costruttiva che miri non a demolire quelle poche azioni positive che vengono fatte, ma a stimolare una maggior condivisione delle strategie e del modo di pianificare questi investimenti. Vuol dire anche chiedere all’assessorato di organizzare una conferenza  sulla cooperazione che permetta a tutte le associazioni interessate ed alla società trentina di poter analizzare e discutere su quali sono stati i risultati dei progetti finanziati sino ad oggi della cooperazione trentina per poter partire dagli errori fatti e mirare a raddrizzare il tiro per il futuro.
Di sicuro possiamo dire ce la scelte di finanziare progetti che nascono del basso, dai bisogni della gente come è il caso del progetto finanziato in Siria, ci trova d’accordo e non ci interessa se chi si è attivato per realizzarlo è amico o no dell’assessore, ma ci interessa il risultato.
Non siamo d’accordo, come abbiamo manifestato da  tempo, di finanziare progetti faraonici con i soldi della cooperazione, con la scusa che si vanno a migliorare le condizione di vita de nostri emigranti trentini; e questo lo possiamo dire con i dati alla mano e con le testimonianze dirette di chi ha potuto verificare di persona le cose nei luoghi da noi scelti per fare cooperazione. Lo possono testimoniare le persone che negli scorsi anni hanno fatto parte dei nostri viaggi di turismo responsabile denominati “camino indigeno“, viaggi che organizziamo tutti gli anni… (info su http://www.trentinosolidale.it \associazioni \95el puerto).
Crediamo che sia giusto che in tempi di crisi si debba essere attentissimi su come si spendiamo le risorse finanziarie pubbliche, pero è proprio in tempo di crisi che la solidarietà altrui , deve essere portata avanti con più determinazione e partecipazione,  senza perdersi a questionare  sul fatto che chi gestisce il progetto è conosciuto o no dall’assessore in carica in quel momento, ma indagando e vigilando sulla bontà e sulla garanzia di continuità dell’opera che verrà realizzata.
Stiamo parlando della sopravvivenza di popolazioni che rischiano la loro sopravvivenza……
Non vogliamo permettere che si apra una “guerra fra poveri” e per i poveri, ma partiamo da questa situazione e da questa critica per interrogarci sul modello di cooperazione che vogliamo sostenere e sono sicuro che anche le istituzioni politiche sapranno attivarsi per darci una riposta positiva; questa esperienza la stiamo gia vivendo come comunità di immigranti, con il piano di convivenza attuato proprio dall’assessore Lia Giovannazzi Beltrami.

Per Associazione di promozione sociale “El Puerto

Elvio Omar Serra

Trento, 3 giugno 2010

7 giugno 2010 Posted by | Immigrazione, Internazionale | , , , , , , , | Lascia un commento

Paraquay: I silenzi della PAT

Di seguito riportiamo quanto pubblicato dalla stampa del Paraguay riguardo all’inchiesta nei confronti di Ciro Russo nella regione.

“La Magistratura in Paraguay ha deciso che Ciro Russo non può lasciare il Paese.
Ciro Vicenzo Russo, coordinatore dei progetti finanziati dalla Provincia Autonoma di Trento in Sud America, ha dovuto fissare domicilio nel territorio del Paraguay e e ha dovuto pagare una cauzione di 300 milioni di guaraní (circa 65 mila dollari) della quale si ha fatto carico il suo avvocato. Il magistrato paraguaiano Alcides Corbetta ha deciso di revocare la prigione preventiva di Russo per produzione di documenti falsi contro l’ex consultrice trentina nel Paraguay, Elisabetta Deavi. Russo aveva proposto come garanzia (cauzione) la fabbrica di riciclaggio di plastica che la “Trentini nel mondo” ha a Luque, ma siccome questa non è a suo nome ma a quello dell’associazione, il magistrato ha acettato la garanzia del suo avvocato. Russo dovrà presentarsi tra 1 al 10 di ogni mese davanti alla Segreteria del Tribunale paraguaiano, non potrà usicre dal Paese senza autorizzazione scritta dal magistrato, e ha il divieto di prendere contatto con gli agli altri imputati in questo processo (Virgilio Antonio Vázquez, anche lui in libertà condizionale, e Aníbal Cenas Beltrán, latitante della Giustizia paraguaiana) e non potrà prendere contatti con i soci dei Circoli trentini nel Paraguay né con la sig.ra Deavi. Per questa causa, i finanziamenti della Provincia .Autonoma di Trento per le attività sia dei progetti che dei Circoli trentini paraguaiani sono stati sospesi.”

Da noi, amici del sudamerica, che da anni stiamo attendendo risposte alle nostre domande di trasparenza su come vengono gestiti e utilizzati i contributi della Provincia solo alcune brevi considerazioni:
Queste sono notizie che ci giungono dal Paraguay e non dalle fonti ufficiali della PAT o dell’ufficio provinciale dell’emigrazione nonostante che queste denunce riguardino direttamente le modalità e le finalità dell’utilizzo di questi contributi della Provincia.
Infatti, su questo versante il sito della Provincia Autonoma di Trento rimane drammaticamente e spudoratamente MUTO.
Ancora una volta la trasparenza, tanto invocata dal presidente Dellai, è solo polvere negli occhi di tanti onesti cittadini che chiedono chiarezza su come vengono utilizzati i contributi della provincia in america latina.
Possimo constatare che la legge bavaglio sulle intercettazioni ha già trovato, per i fatti che riguardano i controbuti della PAT in sud America ed in particolare nel Chaco argentino e nel Paraguay, piena applicazione nel Trentino dui Dellai
.
Ezio Casagranda

Trento, 3 giugno 2010

FOTO: Ciro Vicenzo Russo (dietro a sinistra) durante la sua deposizione avanti il magistrato Alcides Corbeta

3 giugno 2010 Posted by | Immigrazione, Internazionale | , , , , , , , , | 5 commenti