Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Manovra: più che un miracolo un esproprio.

Manovra, nessuna tassa sul lusso

Riceviamo da parte del compagno Ezio Casagranda la seguente riflessione sulla manovra economica del Governo, che volentieri pubblichiamo.
La redazione.

No, non si tratta di un miracolo ma di un esproprio. Questa manovra è una precisa scelta politica e di classe, con un regista unico che si chiama Napolitano, per salvare i profitti della speculazione finanziaria, delle banche, dei potenti. In ultima analisi di salvare il capitalismo dalla sua rovina finanziaria ed economica.
Il richiamo al rischio “default” serve solo a mascherare questa cruda realtà con la complicità dei grandi mass media che, naturalmente, devono difendere i loro proprietari o i loro finanziatori, o come nel caso della Rai il governo.
La stessa stampa che fino a qualche mese fa riportava a titoli cubitali le dichiarazioni di Berlusconi, Tremonti & C sui conti in ordine, sul fatto che la crisi era finita, che la ripresa era cominciata, che l’Italia non avrebbe fatto la fine della Grecia o del Portogallo, fino a sostenere acriticamente le sparate di Berlusconi sulla possibilità di ridurre le tasse (ai ricchi) proprio perché l’Italia, dopo 17 anni di governo del centro destra, aveva i conti in ordine e via cianciando ….
Poi a giugno si scopre che questi hanno mentito al paese, che la situazione è grave, che era necessaria una manovra di 40 miliardi di euro in 4 anni. Interviene il Capo dello Stato che invita tutti alla “coesione nazionale” ed ecco il miracolo della CASTA: La manovra sale (per ora) a 70 miliardi di euro aumentando nel contempo i suoi contenuti iniqui e classisti.
Aumenta le tasse, salva i privilegi delle delle varie CASTE, da quella politica a quella degli avvocati, anticipa i super-tiket sulla sanità, taglia le risorse agli enti locali “obbligandoli” a svendere le aziende pubbliche e pezzi del loro patrimonio e per finire, con la sfornata di privatizzazioni e di liberalizzazioni, cancella il voto di 27 milioni di italiani che il mese scorso hanno detto NO alla privatizzazione dei beni comuni.
In nome della “coesione nazionale” Tremonti si accanisce contro i lavoratori e le famiglie con tagli e nuove tasse. Cancella le agevolazioni fiscali su figli, asili, mutui, scuola ed università e visite specialistiche, aumenta i costi per i lavoratori che vogliono riconosciuti i loro diritti, blocca i contratti nel pubblico impiego e taglia le pensioni (salvaguardando quelle d’oro) e aumenta l’età pensionabile. Privatizza i servizi pubblici, dai trasporti alle municipalizzate, con un sistema di “incentivi e disincentivi” alla faccia del tanto proclamato federalismo fiscale.
Una manovra lacrime e sangue ed iniqua socialmente che non trova una vera opposizione né sul versante politico, né sul versante sociale, con i tre sindacati che si limitano alla critica verbale ed a qualche sit-in, peraltro neanche unitario, anziché organizzare uno sciopero generale contro questa manovra di vero e proprio esproprio capitalistico nei confronti del lavoro e dei beni comuni.
In ultima una breve considerazione per quanto riguarda il ruolo della grande stampa e dei mass media in generale. Ancora una volta abbiamo la conferma che, sui temi del lavoro, dei beni comuni, dello stato sociale ed in generale dell’economia e dei diritti collettivi la legge bavaglio è già operante.

Ezio Casagranda

Trento, 15 luglio 2011

Annunci

15 luglio 2011 Posted by | Socialità e lavoro, Società Civile, Welfare | , , , , | 3 commenti

NO TAV e Beni Comuni – La lotta è la stessa

Domenica in Val di Susa 70.000 presone hanno manifestato contro la TAV e sono stati caricati dalla polizia. Siamo solidali con i menifestanti che pacificamente hanno protestato contro un’opera inutile e dannosa e per difendere il loro territorio da una devastazione ambientale senza precedenti. Pubblichiamo questo articolo di Ugo Mattei che invita a riflettere sulla lotta che ci aspetta sul fronte della difesa dei beni comuni e contro le grandi opere.

La redazione

La vittoriosa battaglia referendaria ha dato prova della vitalità e della forza politica della nuova «narrazione dei beni comuni» (per dirla con Bevilacqua) che, dicendo «no» al nucleare e alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi pubblici d’interesse generale, ha fatto emergere un nuovo blocco sociale potenzialmente egemonico nel suo desiderio di invertire la rotta. Stato e interessi forti, alleati nella tenaglia del potere che da secoli opprime i beni comuni, non potevano rimanere a guardare lo sgretolarsi della loro base ideologica e dieci anni dopo Genova hanno rispolverato lo stesso metodo criminale.
Quello passato è stato un fine settimana pieno d’impegni per il fronte dei beni comuni, chiamato a programmare un dopo-referendum che già non sembrava per nulla facile e che, dopo i gravissimi fatti di Chiomonte, appare decisivo. Un primo impegno, di cui sono politicamente e costituzionalmente responsabili anzitutto i Comitati referendari, è quello di dare piena attuazione alla volontà popolare che si è espressa nel voto a favore dell’acqua bene comune e contro il nucleare. Sono passate ormai tre settimane dal voto e i temi referendari sono usciti dall’ordine del giorno. Dobbiamo riportarceli con tutte le armi del diritto e della politica e i referendari si sono riuniti a Roma (nel solito silenzio mediatico) proprio a questo scopo. Bisogna far riconoscere il fatto che l’irrompere maggioritario dei «beni comuni» sulla scena politica obbliga l’immediata «inversione di rotta» in un rapporto fra pubblico e privato che perfino la Corte Costituzionale, nelle sentenze di ammissione del Referendum, ha riconosciuto essere squilibrato a favore di quest’ultimo. Ciò comporta l’ immediata messa in discussione della proposta di riforma della proprietà pubblica prodotta dalla Commissione Rodotà che contiene una definizione e una disciplina dei beni comuni coerente con la volontà popolare.
Un altro grande impegno per i beni comuni deve concentrarsi in Val di Susa intorno alla vicenda TAV. Mai in Italia contro un’opera pubblica inutile e dannosa erano scese in piazza cinquantamila persone. Un fatto politico, mutatis mutandis, tanto significativo quanto il successo referendario. La violenza bestiale scatenatasi per «difendere» un cantiere, che è ormai un luogo simbolico di conflitto, dimostra che abbiamo colto nel segno parlando di un cambio di egemonia. La battaglia culturale è vinta quando lo Stato cerca di privatizzare negando di volerlo fare (come nella battaglia sull’acqua) e quando usa una violenza cercando di convincere la pubblica opinione di esser vittima di violenza.
La battaglia contro la TAV non è minoritaria e non è condotta da pochi facinorosi irriducibili, così come quella per l’acqua bene comune non era condotta da pochi taleban. Non solo la critica di buon senso alle grandi opere inutili e dannose vittoriosa nel referendum antinucleare, è la stessa, documentatissima, che i NO TAV valsusini cercano di utilizzare contro il traforo. Non solo abbandonare la TAV (come ha fatto il Portogallo proprio in questi giorni) significa muovere passi verso una dimensione più lenta e qualitativamente attenta della nostra vita insieme, rendendo prioritaria la microcura del territorio e la visione ecologica dell’esperienza umana. Soprattutto l’ immagine della vecchietta con in mano il crocifisso che piange di fronte alla brutale presenza dei carabinieri in tenuta antisommossa che devastano quel mirabile esempio di società dei beni comuni che era la Libera Repubblica della Maddalena mostra senza dubbio che lo scontro in atto è quello fra una maggioranza di persone di buon senso e pochi potenti disposti perfino a torturare i giovani che cercano di riprendersi, insieme alla Maddalena, anche il futuro di cui son stati depredati.
Questa maggioranza di persone di buon senso, preoccupate davvero per il futuro proprio e per quello dei propri figli e non per il rating di Moody’s o per una manciata di milioni provenienti da Bruxelles, è quella che ha vinto i referendum su acqua e nucleare. Un nostro compito essenziale è oggi quello di diffondere nel paese questa consapevolezza. La violenza contro il movimento NO TAV è violenza contro la maggioranza del popolo sovrano che vuole «invertire la rotta» rispetto a un modello di sviluppo vecchio e scellerato fondato su privatizzazioni e grandi opere. I beni comuni ci hanno consegnato un linguaggio nuovo, capace di ridurre a unità battaglie fra loro diverse e portarle avanti tutte verso una vera trasformazione politica. Roma e Chiomonte sono oggi per mano.

di Ugo Mattei (il manifesto del 06/07/2011)

7 luglio 2011 Posted by | NO Tav - Kein Bbt, Società Civile | , , , , , , | Lascia un commento

Un nuovo periodo storico

Gli Italiani hanno deciso di decidere sul loro futuro. Una marea di gente nonostante gli inviti ad andare al mare si è recata a votare permettendo così di raggiungere il quorum a tutti e 4 i quesiti. Una partecipazione straordinaria (oltre il 55%) se raffrontato al fatto che l’ultimo referendum dove si è raggiunto il quorum risale al lontano 1995.
Una doppia sconfitta per il governo che si era rifiutato di accorpare le votazioni (facendoci spendere 400 milioni di euro) e che sperava che l’afa estiva avrebbe pesato più delle argomentazioni (furbesche) dei poteri forti e delle lobby economiche che sui beni comuni e sull’energia avevano puntato per aumentare i loro profitti e le loro politiche di rapina.
I cittadini italiani hanno scelto con un voto plebiscitario che l’acqua deve restare pubblica, che bisogna investire nelle energie pulite e rinnovabili e che la legge deve essere uguale per tutti.
È successo quello che molti di noi speravano.
Gli italiani hanno deciso di prendere in mano il loro futuro su questioni fondamentali per la politica e la vita di tutti i giorni.
Un risultato straordinario arrivato grazie alla passione di migliaia di persone, di singoli cittadini ed alla capacità di movimenti e comitati che in questi mesi hanno saputo costruire grandi mobilitazioni capaci di coinvolgere la gente comune, le istituzioni oltre che a svegliare i partiti da un lungo e pericoloso letargo politico-culturale.
Governo e partiti dovranno tenere conto del voto dei cittadini e nessuno potrà utilizzarlo per scopi diversi da quelli per cui si è votato:
la difesa dei beni comuni e la supremazia del pubblico sui profitti del mercato.
Non possiamo dimenticare che la politica italiana hanno brillato nella loro incapacità di di affrontare la crisi. Il voto sui referendum dimostra che l’Italia aveva perso importanti opportunità per costruire un nuovo modello sociale, alternativo a quello capitalistico, più giusto socialmente ed ecologicamente compatibile.
Ci auguriamo che almeno adesso non si sprechi la lezione che ci deriva da questo voto popolare sui referendum e quindi da domani tutti prendano coscienza che un ciclo politico e sociale è finito ma che nello stesso tempo si aprono importanti opportunità per un cambiamento di rotta nella politica e per una nuova fase di partecipazione democratica dei cittadini alla gestione dei beni comuni.
Oggi potrebbe esser davvero l’inizio di un nuovo periodo storico, una pagina bianca tutta da scrivere per poter ricominciare a guardarci nello specchio senza vergognarci di quello che vediamo.
Alla faccia di chi ci vorrebbe silenti e coglioni.

Ezio Casagranda – La Cgil che vogliamo

Trento 13 giugno 2011

13 giugno 2011 Posted by | Socialità e lavoro, Società Civile | , , , , , , , , , | 6 commenti

4 Sì per la democrazia e per i beni comuni

Domenica 12 e Lunedì 13 Giugno si vota per il referendum che ha per oggetto i quesiti sull’utilizzo delle risorse idriche, sull’energia nucleare e sul legittimo impedimento.

Sui temi dell’acqua pubblica e contro le centrali nucleari in questi ultimi mesi si è assistito ad un crescendo di iniziative da parte dei cittadini e dei vari movimenti che operano sul territorio. Un movimento trasversale ai partiti che si è mobilitato in modo spontaneo, autofinanziato, e fuori da ogni possibile strumentalizzazione perchè convinto che le risorse ambientali sono una ricchezza comune ed inalienabile.
Cittadini che vogliono essere protagonisti del loro destino e non semplici spettatori delle decisioni dei grandi gruppi economici sostenuti dai governi amici di turno.
Votare 4 SI per abrogare gli articoli che legittimano la privatizzazione dell’acqua e il reintegro dell’energia nucleare come fonte di d’energia “pulita” e alternativa e per dire che la legge deve essere uguale per tutti.
Acqua, energia e ambiente non possono diventare le prossime vittime di questo sistema di mercificazione e di profitto su cui si basano le economie di tutto il mondo.
Un voto per mettere un granello di sabbia nel meccanismo economico di un sistema crescita del capitalismo che vede nell’acqua una nuova frontiera di speculazione e aumento del profitto di pochi privando i cittadini di quella comune fonte di vita che è l’acqua, o meglio imbrigliandone la distribuzione e la gestione in complicate dinamiche che discriminano tra chi se la può permettere e chi no, avvelenando in certi casi nell’indifferenza e nella cattiva gestione risorse idriche già presenti e prima pure e incontaminate.
La vittoria dei SI al referendum non basterà vincere la lotta contro un modello di sviluppo che tutto distrugge e tutto mercifica, dall’ambiente al lavoro, ma sicuramente sarà un tassello importante nella difficile lotta per togliere dalle politiche neo-liberiste la gestione dei beni comuni per restituire ai territori la gestione delle risorse ambientali ed energetiche ridando voce ai cittadini e senso alla democrazia.
Il 12 e il 13 giugno votate e portate a votare amici e parenti ai referendum a votare QUATTRO SI:

  • SI alle energie rinnovabili per la salvaguardia dell’ambiente contro le follie nucleariste vecchie e nuove;
  • 2 SI per dire che l’acqua è un bene comune e deve essere garantito a tutti i cittadini a prescindere dal reddito. Per dire che la vita non può essere privatizzata e resa merce per fare profitto;
  • SI per ribadire che la legge è uguale per tutti alla quale deve sottostare anche il Presidente del Consiglio.

Ezio Casagranda – la Cgil che vogliamo

Trento, 9 giugno 2011

9 giugno 2011 Posted by | Società Civile | , , , , , , , , | 1 commento

Referendum: tutti al voto

Censurata l’arroganza del Governo.

La Cassazione ha evitato il furto di democrazia tentato dal Geverno Berlusconi per far fallire i referendum contro il nucleare, la privatizzazione dell’acqua e sul legittimo impedimento.
Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non sono passate.
La Cassazione censura l’arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro.
Il Comitato ‘Vota Sì per fermare il nucleare’, oltre 80 associazioni a favore del referendum contro il ritorno all’atomo, plaude alla decisione della Corte, che “ha arginato i trucchi e gli ipocriti ‘arrivederci’ al nucleare e ha ricondotto la questione nell’alveo delle regole istituzionali, contro l’inaccettabile tentato scippo di democrazia”.
Secondo le associazioni “oggi ha vinto lo spirito democratico e referendario, hanno vinto gli italiani, che potranno esprimersi e cacciare definitivamente lo spettro del nucleare dall’Italia. Domenica prossima tutti al voto e votiamo 4 SI per la democrazia, per la partecipazione, per la nostra libertà e per il futuro dei nostri figli.

SI alle energie rinnovabili per la salvaguardia dell’ambiente contro le follie nucleariste vecchie e nuove;

2 SI per dire che l’acqua è un bene comune e deve essere garantito a tutti i cittadini a prescindere dal reddito. Per dire che la vita non può essere privatizzata e resa merce per fare profitto;

SI per ribadire che la legge è uguale per tutti alla quale deve sottostare anche il Presidente del Consiglio. Diciamo NO alle legge ad personam.

Ezio Casagranda – la Cgil che vogliamo.

Trento, 1 giugno 2011

1 giugno 2011 Posted by | Giustizia, Società Civile | , , , , , , , | Lascia un commento