Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Monti, le consultazioni e il…Forum dei Giovani (ovvero Carneade che si autonomina parte sociale)

Le consultazioni del nuovo Presidente del Consiglio, se non si svolgessero sullo sfondo di una crisi drammatica che si sta avvitando quotidianamente su se stessa provocando un continuo arretramento delle condizioni di vita della classe operaia e dei ceti deboli del paese, sarebbero un momento di esilarante e voluta comicità.
E’ chiaro al mondo che ancora una volta i potenti, i padroni, il grande capitale, i preti-finanzieri e i loro manutengoli che hanno spolpato il bilancio dello stato non saranno nemmeno sfiorati dalla manovra, anche perchè, è cosa certa, qualsiasi furto ai nostri danni sarà inevitabile perchè “ce lo chiede l’Europa”.
Tutti sanno che il calcio in culo a Berlusconi è venuto dalla BCE e dagli organismi sovranazionali, ovviamente con il plauso dei parassiti sociali di cui sopra, e che Monti garantisce l’applicazione rigorosa delle ricette che loro impongonoi: basta pensioni, mano libera ai licenziamenti, sanità solo a pagamento e via con il massacro.
Eppure ci si ostina a prendere sul serio le consultazioni delle cosiddette parti sociali, come se fosse possibile mitigare il bagno di sangue in preparazione o mediare su interessi sociali irrimediabilmente contrapposti, e cioè il mantenimento della ricchezza e del privilegi per pochi rispetto alla sopravvivenza della maggior parte della popolazione.
Dinanzi a questo scenario già poco credibile, per non farsi mancare nulla, il professor Monti ha invitato al tavolo delle consultazioni un soggetto che fino a ieri manco sapevamo che esistesse: il Forum dei Giovani.
Praticamente l’appartenenza anagrafica come denominatore comune di bisogni sociali. Siamo al ridicolo o nel patetico. Nel pieno di una terremoto che sta gettando nel baratro chi ha sempre tenuto in piedi le sorti del paese, ci tocca vedere una compagnia di giro che non si capisce da dove esca, che chiede di essere consultata in maniera permanente e che ha come cuore della sua proposta di non far pagare l’ICI a chi ha meno di 35 anni!
Stando a questa proposta, la Marcegaglia, Della Valle, Berlusconi o i nostri Briosi e Marangoni, a 35 anni non avrebbero pagato l’ICI per le loro “stamberghe”, mentre i loro operai da 36 anni in su, abbienti e opulenti con 3 o più figli da mantenere, per le loro “lussuose” abitazioni avrebbero dovuto pagarla.
Ma da dove viene fuori sta gente? I giovani non sono una categoria omogenea, così come i vecchi. In questa società la divisione avviene per linee di classe e non per linee di appartenenza anagrafica o di genere.
Così come, per esempio, Salvatore Ligresti o qualche altro padrone stagionato, pur avendo una certa età, non c’entrano nulla con mio padre che insegnando alle scuole medie, ha cresciuto tre figli in una famiglia monoreddito, saltando qualche cena, così allo stesso modo esistono giovani figli di industriali, banchieri, liberi professionisti che non c’entrano nulla con i figli di muratori, operai, insegnanti, e chi vede la possibilità di accomunare le istanze di questi giovani è un mistificatore e un venditore di fumo e come tale va trattato.
Non possiamo fingere che un governo dichiaratamente antioperaio venga legittimato a legiferare contro i nostri giovani, solo perchè qualche damerino imbellettato e incravattato, fresco di barbiere, va a Roma a sproloquiare su precarietà e bisogni di cui non sa nulla.
Ultima perla per farci capire quanto sono giovani, moderni e quanto i loro valori possano rivoluzionare la società: i signorini, sono stati spernacchiati dalla ministra al tavolo, mi pare la Fornero, che quando sono entrai si è alzata e si è congedata facendo loro notare che in tutta la loro delegazione non c’era una donna.
Braccia rubate all’agricoltura!

luigi bozzato

4 dicembre 2011 Posted by | Politica | Lascia un commento

No alla guerra, Sì all’accoglienza

Ridotta a carta straccia la Costituzione che ripudia la guerra, l’Italia di governo e di opposizione è in guerra contro Gheddafi, l’alleato di ferro pagato per fermare l’«invasione» dei migranti con misure spietate che violavano diritti umani e convenzioni internazionali.
Accanto a questa guerra tragicamente sempre più incerta nei mezzi, nei tempi e negli obiettivi l’Italia di governo, troppo timidamente contrastata, scatena ora un’altra «guerra»: contro i migranti, soprattutto giovani, che fuggono dalla Tunisia o dalla Libia alla ricerca di libertà e di dignità. Ieri negate da regimi autoritari, oggi dall’Europa e dall’Italia. Nostalgicamente orfani dei vecchi dittatori, infatti, gli imprenditori politici della paura hanno ripreso ad agitare ossessivamente il pericolo dell’invasione che non c’è, cavalcando sul mercato delle emozioni e della politica la minaccia dell’esodo biblico, delle infiltrazioni di Al Qaeda, dell’orda criminale che travolge la sicurezza delle nostre comunità.
Mentre i tunisini senza alcun allarmismo accoglievano in pochi giorni, con poveri mezzi, 150.000 persone in fuga dalla Libia, a fronte di poche migliaia di migranti fortunosamente sbarcati a Lampedusa Maroni ha continuato a minacciare la Tunisia di procedere a rimpatri forzati, soluzione repressiva non prevista da alcuna norma nazionale ed internazionale e quindi assolutamente illegale. Con un’escalation di rozzo e ingiustificato allarmismo ancora una volta è stata artificiosamente costruita l’emergenza immigrazione, questione di ordine pubblico da affrontare con gli strumenti del respingimento, della repressione e della espulsione.
In questa prospettiva si comprendono le vere ragioni della mancata realizzazione a Lampedusa di un tempestivo piano di vera accoglienza attraverso la distribuzione diffusa dei migranti nella rete dei centri già attivi o che comunque era possibile rendere operativi in pochi giorni. Già affollati i centri di detenzione per gli immigrati irregolari in attesa di essere espulsi, si è voluto trasformare l’intera isola in un orrendo centro di detenzione a cielo aperto in cui imprigionare, in condizioni disumane, insieme migranti e abitanti di Lampedusa.
Infine è arrivato il piano di «accoglienza», che il governo vuole imporre con prepotenza alle Regioni: un’accoglienza selettiva e discriminatoria, perché se il governo si sente costretto a concedere una qualche protezione alle persone che fuggono dalla tragedia libica, nessuna speranza è lasciata ai tunisini in fuga dalle tensioni di una difficile transizione democratica e dal tracollo dell’economia turistica. Per queste persone, marchiate dal reato di clandestinità, l’«accoglienza» significa detenzione in tendopoli improvvisate in aree militari e poi sbrigative e sommarie espulsioni di massa, che pure la legge vieta. Su questo è bene essere chiari: noi ci opporremo ad ogni forma di «accoglienza» che discrimini tra richiedenti asilo e migranti economici ed alla criminalizzazione dei cosiddetti clandestini, chiunque le proponga, chiunque le accetti, chiunque le pratichi, in Italia o in Trentino. Anche alle persone in fuga dalla Tunisia devono essere garantiti i diritti fondamentali della persona, a cominciare dal diritto alla presentazione della domanda per il riconoscimento della protezione internazionale e alla concessione di misure di protezione temporanea come prevedono le direttive comunitarie in caso di afflussi di massa.
Ma è l’’intera politica di questa «accoglienza» che rischia di ridurre profughi e migranti economici a non-persone e di provocare altre disastrose emergenze. Non è accoglienza il trasferimento forzato in centri chiusi, recintati dal filo spinato e controllati dai cordoni di polizia: un vero centro di accoglienza non imprigiona, ma offre accoglienza in condizioni di libertà. Così deve essere anche per il centro che le istituzioni provinciali stanno predisponendo a Marco: l’accoglienza non è questione organizzativa da affidare a tecnici specializzati, ma è questione sociale che riguarda l’intera comunità trentina. La vera accoglienza, di profughi e migranti economici, si costruisce solo con una gestione trasparente ed aperta che garantisca servizi efficaci, piena assistenza legale e attività di animazione, non in un ghetto separato, ma dentro un tessuto di relazioni diffuse con le varie realtà sociali locali che aiuti le persone migranti ad inserirsi, per piccoli gruppi, nei tanti comuni del Trentino già ricchi di esperienze di solidarietà e rappresenti per loro un’effettiva opportunità di prima inclusione nella comunità dei cittadini
Questo è il modello di inclusione che proponiamo e per il quale vogliamo operare: su questa questione di democrazia e di civiltà chiediamo alle istituzione del governo provinciale di aprire il confronto e alle forze culturali, sociali e politiche del Trentino democratico di mobilitarsi affinché si sperimenti nella nostra comunità un modello di accoglienza effettivamente rispettosa della libertà e della dignità delle persone.
Coordinamento Trentino 2 aprile
Trento, 2 aprile 2011

2 aprile 2011 Posted by | No alla Guerra, Politica | , , , , , , , , , , , | 3 commenti

I fischi a Bonanni

Ma cosa è successo alla festa del PD di Torino? A leggere la grande stampa o ascoltare i telegiornali sembra sia successo il finimondo. Non parliamo del ministri Brunetta il quale confonde le sue idee con la realtà e quindi ha definito squadristi i contestatori di Bonanni ma di quanti si riempiono ipocritamente la bocca con le parole democrazia e libertà di parola.
Premesso che non condivido l’uso dei fumogeni ritengo che il diritto al dissenso sia una delle peculiarità della democrazia, tanto quanto quella del diritto di parola. Davanti a “dibattiti” imbalsamati e politicamente a senso unico l’unica possibilità di espressione degli esclusi resta il fischio.
Per questo ritengo sbagliata e moralmente vergognosa, la campagna contro i fischi nel nome del principio democratico per il quale a tutti deve essere lasciato il diritto di parola.
Nulla da obiettare in termini di principio su questa affermazione ma nella realtà questo principio viene ribaltato nel silenzio dei mass media, delle politica e di quelli che oggi urlano contro i contestatori.
Bonanni, come Dell’Utri o Schifani hanno la possibilità di parlare a loro piacimento e in ogni momento avendo a disposizione giornali, uffici stampa, televisioni e radio, mentre la voce dei lavoratori, le loro proteste, le loro legittime richieste non hanno voce non solo sui mass media ma nemmeno nei salotti del PD e del centro sinistra.
I lavoratori, ma anche i movimenti riescono a prendere la parola in casi estremi (salire sulle gru o sul tetto o quando chiude una grande fabbrica) e spesso di loro si parla solo in termini negativi. Infatti, ancora molta stampa quando parla dei tre lavoratori licenziati a Melfi vengono definiti sabotatori nonostante una sentenza del giudice del lavoro dica il contrario.
Per questo la campagna orchestrata sui fati di Torino, come altre, (vedi il tiro della statuetta a Milano) appare appare non solo demagogica ma una presa in giro per milioni di lavoratori e cittadini (vedi movimento NO dal Molin, No Tav, ecc.) che salvo rare eccezioni sono oscurati e privati del diritto di parola da una stampa troppo asservita ai potenti di turno.
Gli osservatori politici farebbero bene anziché lanciare strali e gridare contro il dissenso cercare di analizzare le origine di un malessere sociale che non trova nessuna sponda politica capace di dare loro una voce o una speranza. Un malessere che è determinato dalle politiche antisociali del governo Berlusconi dalla legge 30 all’attacco allo Statuto per non parlare della precarietà dilagante, della disoccupazione, della violazione della Costituzione, dell’impoverimento delle famiglie, del blocco dei salari e dell’aumento dei prezzi e delle tariffe, ecc.
Mi chiedo, cosa fa la sinistra ed in particolare il PD per cercare di capire questo disagio o per cercare dare voce e risposte a questo malessere?
Nulla, anzi i suoi principali dirigenti fanno a gara con la destra per sventolare la bandiera del rispetto della legalità senza accorgesi che così facendo coprono l’illegalità di questo sistema che ora si appresta a chiedere nuove forme di schiavitù nel lavoro e tolleranza zero nei confronti dei migranti e dei più deboli.
Resto convinto che oggi è meglio chi dissente e fischia rispetto a chi applaude questo macello macello sociale.

Ezio Casagranda
Trento, 10 settembre 2010

10 settembre 2010 Posted by | Lavoro e precarietà, Politica | , , , , , , | 2 commenti

2 agosto 1980: per non dimenticare

Riceviamo da Antonio Marchi queste brevi riflessioni sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980.
La Filcams Cgil del Trentino
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Il 2 agosto 1980 stazione di Bologna,di una mattinata estiva. Un fiume di gente ai treni. In arrivo in partenza come le vacanze.Carrozze stipate fino all’inverosimile. Uomini, donne, bambini, vecchi corrono, camminano, senza sosta…chiasso, fermento, sudore.
Ci sono i fratelli danesi Eckhardt, 14 anni e Kai Mader 8 anni, Margherete Mader, 39 anni, è la loro madre.
C’è Davide Caprioli di 20 anni che suona la chitarra e sogna da grande…tanti volti spensierati, sorridenti. Sono le ore 10,25 del  2 agosto di 30 anni fa. “Un vento forte spazza via ogni cosa, un tornado violento, più forte di un terremoto, qualcosa che ha il sapore della morte e di cose bruciate, di vecchi boati, e di urla, e di grida, polvere, fumo, odore di corpi. Una sala d’aspetto di 2° classe si è sbriciolata come fanno quei castelli di sabbia quando c’è l’alta marea , è entrata in quella prima classe e ha travolto ogni cosa.
Centinaia di metri cubi di terra, travi lunghe duecento metri, pensiline in acciaio, traversine, sassi, binari troncati di netto, frammenti di rotaie, enormi blocchi di cemento armato ridotti in minuscoli pezzetti, con dentro uomini, donne,bambini, ragazzi, anziani. Un mondo compatto di cose e di persone che poco prima erano vive , è venuto giù si è dissolto. Ottantacinque morti, duecento feriti”.

Antonio Marchi

2 Agosto 2010

2 agosto 2010 Posted by | Politica, Società Civile | , , , , | 3 commenti

Dire lega razzista non è reato

Presidio antirazzista davanti al tribunale per ribadire che la Lega è razzista

La procura di Trento aveva chiesto l’archiviazione, ma la Lega ha deciso di opporsi e portare in tribunale il sociologo Charlie Barnao, gli attivisti del Cs Bruno Stefano Bleggi e Federico Zappini, e i sindacalisti della Filcams Ezio Casagranda e Roland Caramelle che lo scorso anno coprirono simbolicamente i manifesti razzisti affissi dalla Lega Nord con fascette riportanti le scritte “Il Trentino è di tutti” e “Nessuno spazio al razzismo”.
A sostenere gli imputati un presidio antirazzista, che fin dalla mattina ha visto numerose persone portare la propria solidarietà, ma soprattutto ribadire che la Lega è razzista. Tesi sostenuta poi in tribunale anche dal collegio difensivo formato dagli avvocati Nicola Canestrini, Paolo Chiariello, Stefano Daldoss e Andrea De Bertolini che nelle loro arringhe e grazie all’utilizzo di un video con le “performance” leghiste hanno dimostrato come a finire sotto processo non siano gli antirazzisti, ma la Lega stessa, un partito che fa dell’istigazione all’odio razziale e dell’incitamento alla xenofobia una prassi politica quotidiana e reale.
Video su alcune dichiarazioni razziste della lega Nord.

Il video della gironata di ieri.

Leggi anche:”Il diritto di resistenza rispetto a fatti di incitamento all’odio razziale Il razzismo contemporaneo, o neorazzismo, evita il tabù di evocare esplicitamente il concetto culturalmente sospetto di “razza” (…)

23 giugno 2010 Posted by | Politica, Socialità e lavoro, Società Civile | , , , , , , , | 2 commenti