Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

ANCORA MORTI SUL LAVORO

Pubblichiamo un articolo del Gazzettino di Venezia di ieri su nuovi omicidi sul lvoro.

Operaia di 22 anni uccisa da un muletto,
regolarizzata mezz’ora dopo la morte.

«È stata regolarizzata mezz’ora dopo l’infortunio che le è costato la vita». Franca Cossu della Direzione provinciale dell’ispettorato del lavoro a distanza di venti giorni svela il drammatico retroscena dell’incidente in cui è deceduta Maria Muntean, rumena di 22 anni, schiacciata da un muletto nell’azienda di confezionamento di frutta e verdura a San Pietro di Cavarzere, dove era stata “assunta” da un paio di giorni. Al riguardo il magistrato lagunare Angela Masiello, titolare dell’inchiesta ha disposto un supplemento di indagini per stabilire l’esatta dinamica della tragedia per omicidio colposo, di fronte a versioni contrastanti.

Anche Giorgio Gatto, pensionato di 61 anni, travolto da un manufatto di cemento in una ditta di lavorazione del marmo a Moniego di Noale, non risultava inquadrato quale dipendente. «Due lavoratori in nero morti nel Veneziano in quindici giorni è un dato allarmante, spia – continua Cossu – di una situazione che fotografa una realtà sempre più precaria e sempre più pericolosa che ci ha spinto a intensificare i controlli nelle imprese con il contributo dei carabinieri». La controffensiva è partita dal territorio chioggiotto con l’impiego di 70 militari e venti ispettori che hanno passato al setaccio trenta attività nel campo della ristorazione, del tessile e dell’agricoltura. Cinque quelle sospese in quanto gli operai “fantasma” superavano il 20% del totale degli occupati. E non si tratta esclusivamente dei “soliti” laboratori-lager cinesi. Anzi le situazioni più eclatanti sono state riscontrate in una pizzeria sul lungo mare di Sottomarina, gestita da chioggiotti, che su 14 fra cuochi e camerieri, solo sei erano in regola. Per non parlare della ditta agricola individuale a San Gaetano di Cavarzere che aveva assoldato per la raccolta stagionale del radicchio quattro marocchini pagati esentasse 5 euro l’ora.

«Eppure le forme di flessibilità ci sono eccome nel mercato occupazionale – si limita a commentare Cossu – e specie in agricoltura con l’introduzione dei cosiddetti voucher». E i cinesi? «Si sono affinati – aggiunge il capitano Antonello Sini, comandante della Compagnia di Chioggia – richiedono il permesso di soggiorno, salvo poi barare sulle ore prestate».
Emergenziale il quadro descritto dall’Osservatorio Sicurezza sul lavoro Vega Engineering nei primi 10 mesi del 2011 a Nordest: sono 64 le morti bianche registrate nel Triveneto, cinque le vittime nel solo mese di ottobre, col Veneto in cima alla graduatoria con 38 decessi, seguito dal Trentino Alto Adige (18) e dal Friuli Venezia Giulia (8).
Venerdì 02 Dicembre 2011

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3 dicembre 2011 Posted by | Lavoro e precarietà | 1 commento

Archeologia: presidio per il contratto

Ieri, i lavoratori e la lavoratrice del settore archeologia che operano in Trentino, unitamente alla Filcams Cgil del Trentino, hanno deciso un presidio in Provincia come forma di protesta nei confronti dell’Assessore Panizza che, nonostante le ripetute richieste d’incontro, si è sempre rifiutato di incontrare i lavoratori dell’archeologia.
Durante il presidio, che è durato l’intera mattinata, è stato distribuito alla cittadinanza un volantino di denuncia di questa situazione di chiusura da parte della PAT nei confronti delle richieste provenienti dai lavoratori del settore archeologico.
La nostra presenza all’interno della Provincia ha portato a due importanti risultati.
Il primo è l’impegno assunto dal Presidente Lorenzo Dellai di convocare per la prossima settimana un incontro con noi alla presenza dell’Assessore Panizza.
Il secondo è stato l’incontro con il Vicepresidente della Giunta, Alberto Pacher, al quale abbiamo illustrato le nostre richieste e la necessità di arrivare per il settore archeologico ad uno specifico accordo provinciale.
Al vicepresidente Pacher abbiamo illustrato, con la presenza anche dei rappresentanti delle imprese archeologiche, i motivi per i quali, sia i lavoratori che le imprese archeologiche non ritengono che il contratto edile non tuteli la professionalità degli operatori, non possa valorizzare l’importanza del settore e quindi non possa essere assunto come contratto di riferimento.
Archeologia, per noi, non è “sbanco di terra” ma un lavoro complesso che coinvolge conoscenza, ricerca, studio, didattica, ricostruzione storica, ecc. e quindi paragonarlo al semplice lavoro di cantiere signoria svilire non solo chi lavora ma anche il concetto stesso di archeologia.
Il lavoratore archeologico che svolge la sua attività sia in cantiere sia in altre sedi deputate alla ricerca (archivio, laboratorio, ecc.) è di norma laureato e conta su un lungo tirocinio fatto di studio del territorio e della sua storia, molta pratica nel cantiere archeologico e nella rielaborazione dei dati acquisiti sul campo.
Lo studio del nostro passato e la salvaguardia dei beni archeologici sono importanti non solo perché ci permettono di conoscere la nostra storia e le nostre radici, ma anche perché costituiscono un pilastro importante a supporto del settore turistico.
Per questo noi restiamo fermamente convinti che il lavoro dell’archeologia non possa essere confuso con quello edile in quanto hanno scopi ed obiettivi completamente diversi: l’archeologia quello intellettuale della ricerca e dello studio attento e puntuale della stratigrafia archeologica del territorio allo scopo di ricostruirne l’evoluzione storica, l’edile quello di costruire edifici, strade e grandi opere.
Noi ci aspettiamo dall’incontro con Dellai e Panizza una disponibilità ad un confronto senza pregiudiziali che ci porti ad un contratto capace di dare rappresentanza, dignità e futuro ad un settore come quello archeologico che, nel futuro sarà sempre più importante sia per conoscere il nostro passato ma anche per dare un nuovo impulso a nuove forme di turismo alternativo a quello distruttivo del territorio dei grandi impianti di risalita.

Ezio Casagranda

Trento, 28 maggio 2011

28 maggio 2011 Posted by | Lavoro e precarietà | , , , , , | 82 commenti

Contrastare il nuovo liberismo

La decisione del Direttivo nazionale della Cgil, ed in particolare la scelta di NON sottoporre al voto dei nostri iscritti le proposte sul “modello contrattuale” è un segnale preoccupante su dove andrà a finire la Cgil e su cosa aspetta il mondo del lavoro nel prossimo futuro.
Una scelta negativa che, nella sostanza, rischia di assumere il patto sociale Confindustria, governo e sindacati complici come perno della sua iniziativa accettando, nei fatti, il ridimensionamento del ruolo del contratto nazionale.
Un documento che come ha dichiarato il segretario generale della Fiom, che ha votato contro assieme a tutta la minoranza congressuale, questo documento apre la via alle deroghe, la cui responsabilità viene addossata alle Rsu che spesso sono costrette a operare in condizioni difficili e di ricatto.
Un documento che nelle sue proposte ed articolazioni volutamente mette in secondo piano i motivi dello sciopero generale cercando di nascondere, se non di minimizzare i problemi italiani ed in particolare il tema della precarietà.
In Italia 1 giovane su 3 è disoccupato, l’evasione fiscale la fa da padrona e le disuguaglianze sociali si avvicinano a livelli mai visti, con il 20% delle famiglie più ricche che detiene quasi il 40% del reddito nazionale, mentre il 20% delle famiglie più povere ha solo l’8% del totale. Non sorprende quindi che 1 bambino su 4 nel nostro paese viva in famiglie povere, il che fa dell’Italia uno dei paesi con il tasso di povertà infantile più alto d’Europa!
Ogni giorno in Italia quasi 4 milioni di lavoratori precari faticano a costruirsi un futuro, senza un salario decente e privi di tutele fondamentali come il diritto alla malattia e alla maternità, messi davanti a un bivio: o la disoccupazione o la precarietà assoluta. Milioni di lavoratori vengono lasciati senza i diritti fondamentali e senza alcuna protezione sindacale: se si ammalano o fanno maternità, non vengono pagati o peggio perdono il lavoro. In più il Presidente dell’INPS ha lanciato l’allarme sulle future pensioni dei precari, dicendo che la loro inadeguatezza potrebbe generare un vero e proprio “sommovimento sociale”.
Se la riuscita dello sciopero, la cui partecipazione ed adesione è andata “oltre ogni aspettativa”, ha mandato un segnale chiaro alla Cgil, le votazioni di domenica hanno inviato un forte segnale alla politica che viene chiamata a farsi carico di un modello sociale alternativo a quello proposto da Berlusconi, Marchionne, Confindustria e da un provincialismo leghista. Segnali che ne la Cgil ne il PD sembrano voler cogliere.
Sciopero e voto dimostrano che questa direzione di marcia non solo è sbagliata ma è anche pericolosa in quanto la crisi non è superata e le politiche neoliberiste non riguardano solo la Grecia ma anche noi visto che Tremonti ci prepara una nuova manovra correttiva con aumento delle tariffe e tagli allo stato sociale.
Come non posso condividere l’idea che dando per scontato il mantenimento di questo modello sociale ed economico il problema sia da una parte il superamento di Berlusconi e dall’altra la normalizzazione dell’opposizione sociale.
Per questo ritengo sempre più necessario che tutti quelli che nel sindacato, nei vari movimenti sociali, dall’acqua ai migranti, si pongono il problema di un nuovo modello sociale debbono trovare un punto di incontro per costruire una proposta di piattaforma di lotta che sia alternativa alle nuove forme di liberismo sociale che soffia in Italia ed in Europa.

Ezio Casagranda

Trento, 17 maggio 2011

17 maggio 2011 Posted by | Lavoro e precarietà | , , , , , , | 4 commenti

Marsilli: Il coraggio di dire NO

La vicenda del salumificio Marsilli di Rovereto ha assunto una valenza emblematica del nuovo corso che si vuole imporre alle relazioni sindacali a livello provinciale.
Giustamente Caramelle della Filcams, davanti alla posizione oltranzista dell’azienda (o i lavoratori rinunciano ai loro diritti o non faccio l’investimento) ha denunciato l’avanzare del Marchionne-pensiero anche nel nostro ricco ed autonomo Trentino dove non passa giorno che da parte delle rappresentanze sociali tradizionali si affermi che “In Trentino le cose sono diverse”.
Non solo, ma si è accusata la Filcams di voler strumentalizzare una vicenda delicata dove in gioco c’era l’assunzione di 14 + 6 lavoratori rispetto ai 56 ancora in organico per motivi non ben definiti.
Ora, dopo trattativa ed il voto dei lavoratori della settimana scorsa e le dichiarazioni del titolare Bartolini appare chiaro che la denuncia di Caramelle era giusta e fondata sia nel merito delle scelte aziendali che rispetto al tentativo di imporre un cambio sostanziale dei rapporti sindacali, dove il sindacato viene relegato ad un semplice ruolo di contorno delle scelte aziendali quando va bene o semplice esecutore delle stesse nel peggiore dei casi..
Quella di Caramelle era una accusa fondata nei confronti di un padrone che vuole imporre anche a Rovereto la filosoFIAT contrapponendo lavoro e diritti. La rinuncia di tutti i lavoratori al diritto di riassunzione per assumere pochi lavoratori “eletti”.
Esprimiamo la piena solidarietà ai lavoratori della Ex Marsilli che con il loro voto contrario hanno avuto il coraggio di opporsi alla svendita dei diritti, da molti auspicata per poter affermare che in fondo non si trattava di ricatto ma di una scelta condivisa dai lavoratori.
Devono riflettere anche quanti pensano di poter rappresentare i lavoratori a prescindere, dai loro diritti Costituzionali. Dire che con il 75% dei votanti si vuole andare a trattare per tutti appare un tentativo di trasformare una votazione democratica in una sorta di dittatura della maggioranza.
Non si può decidere di modificare la legge (art. 2112 del C.C.) con una votazione a maggioranza e quindi bene ha fatto la Flai Cgil a dire che non sottoscrive l’accordo in quanto si deve prendere atto del voto dei lavoratori che non può essere piegato.
Ora il re è nudo: cosa intende fare il grande imprenditore? Può fare solo assumere i lavoratori altrimenti appare chiaro a tutti che la sua non era una proposta occupazionale ma un tentativo, neanche tanto nascosto, di forzare le regole per incamerare consenso e contributi.
Cosa intende fare la Provincia? La vicenda Marsilli brilla anche per l’assenza dell’Assessore Olivi e di una politica industriale capace di essere in grado di attrarre imprenditori che vogliono investire e non “rapinare” i diritti dei lavoratori.
Anche da questo si misura la nostra autonomia nella sua capacità di portare investimenti e produzioni innovative capaci di competere sul mercato senza cancellare conquiste fondamentali o comprimere il salario dei lavoratori.
Una sfida difficile ma non impossibile se sappiamo utilizzare in modo efficace le potenzialità che ci offre la nostra autonomia.

Il coordinatore de “la Cgil che vogliamo”

Ezio Casagranda

Trento, 2 maggio 2011

2 maggio 2011 Posted by | Lavoro e precarietà, Sindacato | , , , , , , , , | Lascia un commento

Unire le lotte,No alle nuove schiavitù

La Filcams Cgil del Trentino ha dichiarato lo sciopero della categoria per venerdì 28 gennaio 2011 come scelta di solidarietà effettiva nei confronti dei lavoratori metalmeccanici e della Fiom.
Una scelta precisa che vuole dare non solo un senso alle parole, ma nello stesso tempo dare alla Fiom ed ai lavoratori metalmeccanici un sostegno concreto nella loro battaglia per contrastare l’accordo Fiat ed il modello sociale a cui si ispira
Uno sciopero che vuole andare oltre la solidarietà formale per dire che la lotta della Fiom è anche la nostra lotta in quanto il pesante attacco al Contratto Nazionale ed al sistema dei diritti non riguarda solo la categoria dei metalmeccanici ma tutto il mondo del lavoro in Italia.
La scelta del padronato di come uscire dalla crisi è chiara ed il progetto Marchionne assunto ad emblema dei desideri padronali, non resterà confinato a Mirafiori e Pomigliano ma coinvolgerà tutti i lavoratori, i diritti sociali come il sapere, l’acqua, l’ambiente e la stessa democrazia in fabbrica e nella società.
Anche nel nostro Trentino la ricetta Marchionne ha già trovato le sue prime applicazione con la disdetta della contrattazione integrativa (Dussmann e Orvea) aziende come il Sait che minaccia esternalizzazioni per ridurre il salario ed i diritti dei lavoratori e quindi ridurre la contrattazione sindacale a semplice accettazione delle scelte padronali.
Se l’attacco è generale, generale ed unitaria deve essere la risposta per dare voce a quanti oggi sono paralizzati dalla paura e dal ricatto, per ridare dignità a quei lavoratori precari costretti a subire il ricatto fra diritti e lavoro, per dare un futuro a milioni di studenti che oggi che si vedono scippare il diritto allo studio per unificare quei movimenti sparsi sul territorio che oggi, in varie forme, si oppongono a questo governo e alle forme di sfruttamento dell’ambiente e del territorio.
Gli studenti che hanno scaldato quest’autunno con mobilitazioni e occupazioni si sono opposti a pagare questa crisi, una crisi pagata con tasse universitarie più alte, la distruzione al diritto allo studio e una precarizzazione crescente tra chi si entra nel mondo del lavoro dopo la laurea, sempre più disposto ad accettare qualsiasi tipo di lavoro e livello di paga.
Questo crea una rincorsa al ribasso rispetto paga e diritti lavorativi, perciò se vogliamo far pagare la crisi a chi l’ha creata è necessaria un’unione reale tra le mobilitazioni universitarie e le lotte di lavoratori e precari.
Per questo chiediamo alla Cgil di assumere la scelta dello sciopero generale, ormai non più rinviabile, come momento di unificazione delle lotte presenti su territorio e quindi ridare speranza a milioni di cittadini e di lavoratori che non vogliono arrendersi.
A Trento studenti ed il movimento uniti contro la crisi hanno organizzato, a supporto della manifestazione della Fiom di Bolzano e della lotta dei lavoratori metalmeccanici, un presidio davanti all’Orvea di S. Pio X .
Il presidio, che poi proseguirà con l’assemblea all’Università di Trento, ha l’obiettivo simbolico di unire lavoro e sapere in un unica lotta generale contro questo modello sociale che tutto privatizza e tutto mercifica, lavoro, cultura, sanità, ambiente.
Unire le lotte contro le nuove forme di schiavitù.
Lottare e non delegare a nessuno la costruzione del proprio futuro.

Uniti contro la crisi

27 gennaio 2011 Posted by | Lavoro e precarietà, Sindacato | , , , , | 7 commenti