Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

La voce dei padroni della LIDL

«Hanno fatto picchetti: cose mai viste»

TRENTO. Lidl Italia dice la sua. La direzione nazionale dell’azienda arriva a Trento per commentare gli scioperi che hanno coinvolto la filiale e la citazione civile conseguentemente comminata al sindacalista Filcams Cgil Roland Caramelle e alle due delegate aziendali Milena Baruffo e Veronica Bruno. A farsi portavoce dell’azienda, il membro del direttivo Andrea Vai, affiancato dal presidente di Lidl Italia Rüdiger Kasch, dalla direttrice delle risorse umane Roberta Corrà e dal direttore regionale Gero Vinti. “Siamo qui per dare la nostra versione dei fatti ufficiale – ha introdotto Vai – sulla faccenda per noi cominciata il 18 settembre, data in cui abbiamo ricevuto una lettera della Filcams Cgil del Trentino, in cui si chiedeva un incontro coi vertici. Il giorno seguente ci siamo trovati con tutti i sindacati a livello nazionale e il signor Caramelle, presente, non ha fatto cenno della questione. Forse non era la sede adeguata, ma il giorno dopo, facendo leva su una pretestuosa e asserita indisponibilità dell’azienda, ha animato un movimento di picchettaggio e protesta che è trasceso dalla normale e lecita azione di sciopero, impedendo al camion dei rifornimenti di scaricare e ai clienti di accedere al punto vendita”. Da qui deriva la citazione civile per 74.000 euro, per ora formalmente presentata ai danni del solo Caramelle. “Non lamentiamo l’azione di sciopero – ribadisce Corrà – ma i metodi e gli strumenti al di là del libero esercizio di quello che è un diritto di tutti i lavoratori”. I dirigenti del gruppo Lidl confermano quindi il sussistere di un “caso”, il persistere di una “situazione di tensione nata forse da prese di posizione preconcette – ipotizza Vai – o da difficoltà nell’intendersi tra le parti”. Dei 23 dipendenti della filiale di Trento, secondo i dati forniti dall’azienda 10 hanno preso parte allo sciopero del 20 settembre, 6 alla manifestazione successiva tenutasi il 25 ottobre, nessuno alla replica del 31 all’interno dell’azienda attuata con megafoni, volantini e adesivi sui prodotti. Vai contesta ai manifestanti l’aver impedito l’accesso al punto vendita, in opposizione a quella che Caramelle definisce “una scelta dei clienti, che hanno capito e condiviso la causa delle lavoranti”. Il presidente Kash ricorda come esistano possibilità di citazioni per le aziende che dimostrano una condotta antisindacale, ammettendo di avere in tal senso perso una causa nel 2004 con la filiale di Savona. “In questo caso invece non ci è stato contestato nulla legalmente. Rimaniamo aperti al dibattito – prosegue Kash – purché si ammetta che gli atti commessi sono stati illeciti. Gestiamo 500 aziende e non ci siamo mai tirati indietro di fronte all’incontro”. Fuori dalla sede della conferenza il gruppo Filcams Cgil ribadisce la sua versione. “Sono stati scioperi legalmente corretti per ristabilire la dignità dei lavoratori – torna a dire Caramelle – e sono serviti a sospendere i cosiddetti “test di onestà” e le perquisizioni sulle dipendenti”. Caramelle chiede ai dirigenti che, “anziché denunciare e convocare conferenze, ci si sieda veramente ad un tavolo”.

da IL TRENTINO — 07 novembre 2008

1 commento »

  1. Tutti licenziati, mentre chi scioperava oggi lavora

    Commento di maxprotti | 6 gennaio 2012 | Rispondi


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