Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

FORNERO E MUNERATO. DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

Poco meno di venti anni fa il glorioso settimanale satirico “Cuore” per stigmatizzare l’ipocrisia dell’infausto CAF (Craxi-Andreotti-Forlani) titolava paragonando i tratti somatici del trio al loro deretano.
Noi crediamo che oggi utilizzerebbe lo stesso titolo per smascherare l’immorale carnevalata che è andata in scena il 16 dicembre e per spiegare ai colleghi di fabbrica della “pasionaria polesana” quanto la Onorevole li stia prendendo per i fondelli e si faccia usare, consapevolemente, da chi li ha massacrati per anni e oggi ha come unico scopo quello di rifarsi una verginità in vista delle prossime elezioni.
Emanuela Munerato parlamentare leghista di Lendinara provincia di Rovigo fino a ieri nessuno sapeva che esistesse, probabilmente nemmeno i suoi amichetti di partito, manco i media locali al punto che non la invitavano neppure nei deprimenti dibattiti trasmessi ad orari antelucani, quelli visti dai pensionati sofferenti di stipsi che non avendo soldi per i lassativi usano questi programmi come surrogato.
Per anni, anonima e silente ha approvato assieme ai suoi più titolati compagni tutti i provvedimenti antioperai partoriti dal governo Berlusconi. Più liberista di Friedman e dei Chicago boys, più attenta ai bilanci aziendali della Marcegaglia o di Marchionne, più decisa nel taglio della spesa pubblica di Tremonti, non è mai stata sfiorata da un dubbio: ha sempre alzato la manina in sintonia con i raffinati intellettuali padani del calibro di Calderoli, Reguzzoni, Bricolo e compagnia ogni volta che la ghigliottina è calata sul collo della classe operaia.
All’improvviso la notorietà. Il 16 dicembre al momento del voto di fiducia del governo Monti a Montecitorio ha ritrovato all’improvviso la memoria e si è ricordata di essere una operaia in aspettativa e fatti due conti ha capito, o le hanno spiegato, che le ricette Bocconiane che hanno fatto piangere la ministra Fornero, in realtà affameranno i lavoratori italiani…peccato che quelle ricette siano le stesse che lei per anni ha votato senza battere ciglio, per compiere la missione storica che Odino ha affidato ai guerrieri padani e cioè la secessione o il federalismo o la devolution, più prosaicamente tenere ben stretta la “carega”.
Detto questo però, cerchiamo di andare oltre quello che emerge in superficie. Ci sarà un motivo se l’allegra brigata padana ha imbastito un’operazione di questo tipo. Ci sarà un motivo se la filippica contro il governo non è venuta da un parlamentare industriale, libero professionista, allevatore, agricoltore etc. Per pura demagogia? Anche, ma soprattutto perchè questa manovra letteralmente affamerà nei prossimi mesi il mondo del lavoro salariato nei suoi strati più bassi e questo finalmente svela che i nipoti di Alberto da Giussano sono una manica di imbroglioni, perchè al grido di “si salvi chi può” non esiste appartenenza al sacro suolo padano che tenga, non esiste il comune sangue celtico o la parentela tra visigoti, esistono solo interessi di classe che si contrappongono.
Se qualcuno deve pagare il conto salatissimo, cosa penseranno i banchieri, il finanzieri, i padroni, i commercialisti o gli avvocati padani? Di caricarsi sulle spalle l’onere per non farlo gravare sulle famiglie operaie padane e sui pensionati padani, o di scaricare su di loro il grosso del peso per continuare a godersi auto di lusso, yacht, rolex e ville?
E questa non è la stessa riflessione che fanno e faranno i banchieri, finanzieri, padroni etc. etc, del resto d’Italia? E questo non è l’ennesima prova che l’unica cosa che accomuna le varie classi che compongono la società sono gli interessi materiali da difendere e non le baggianate sui vichinghi, i nibelunghi, le corazze e gli spadoni?
Ovvio che questa domanda la Munerato non se la pone considerato che si è bella che sistemata, ma grave che non se la porranno i suoi colleghi di fabbrica, com’è altrettanto grave se non se la porranno tutti gli altri operai italiani o tutti i lavoratori appartenenti alle classi disagiate e bersagliate dalla scure della grande borghesia italiana e europea.
Continuare a guardare con fiducia ai partiti della sinistra senza accorgersi che ormai in parlamento portano un operaio solo perchè sfugge ad una strage nel luogo di lavoro a prescindere dal suo livello di coscienza, la prossima volta sarà imperdonabile.

luigi bozzato

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18 dicembre 2011 Posted by | Sindacato | 2 commenti

ERANO VU CUMPRA’…ORA SONO VU CREPA’.

Pubblichiamo un commento che abbiamo letto sul sito del Campoantimperialista e che ci sembra incarnare correttamente i sentimenti che noi tutti stiamo provando in queste ore buie dopo i tragici fatti di Firenze e Torino.

«Eccocelo qua il vero figlio spirituale della illustre concittadina Fallaci Oriana, quella cui vogliono dedicare una via»

La giornata nera di Santa Lucia nel commento di un fiorentino

Da piazza Dalmazia ci passo una volta al giorno, come tutti i fiorentini. Al mercato di San Lorenzo ci ero sabato scorso a comprarmi una camicia a poco prezzo. San Lorenzo, quello del degrado, dell’insihurezza e degli abusivi; quello dei quadrilateri della paura tanto amati dalla Nazione, da Repubblica e dall’altra carta da culo quotidiana di questa città. Leggo qua e là, altrove, che non bisognerebbe “cavalcare l’episodio di cronaca” e altre cose del genere, ma questo non è un “episodio di cronaca”.

Quello che è successo oggi a Firenze è il risultato perfetto di anni e anni di odio, di razzismo, di gruzzoletti e di carriere guadagnati attizzando in tutti i modi possibili gli istinti più bassi e più beceri e più stupidi della cosiddetta gente. E’ il risultato dei “reportages”, dei “comitati dei cittadini”, delle leghe, delle fiaccolate, delle legalità e di quant’altro. Eccocelo qua, finalmente, il nostro Breivik: Gianluca Casseri, da Pistoia, “tipo solitario”, fascista simpatizzante di Casapound, descritto come “intellettuale”; eccocelo qua il vero figlio spirituale della illustre concittadina Fallaci Oriana, quella cui vogliono dedicare una via.

Eccome che ci cavalco sopra, in piena coscienza e ancor più piena rabbia. Senza nessuna remora. Senza nessun ripensamento. In questi frangenti, “cavalcare” dev’essere ricondotto ad una funzione assai elementare: quella di salvare delle vite umane. Nulla mi convince che non ce ne siano pronti molti altri, di Breivik o di Casseri. Sono stati nutriti, ingrassati di odio razziale, blanditi; è stata data loro voce. E’ stato permesso divulgare ogni giorno tonnellate di menzogne e di veleni. Sono stati costruiti facilissimi consensi con le ordinanze, con i sindaci e gli assessori sceriffi, con gli sgomberi. Il Casseri da Pistoia, i’ Breivìcche, ha sublimato tutto questo.

Ora ci stiamo accorgendo a cosa siamo arrivati; a uno che, una mattina vicino a Natale, con tutti gli addobbi, impugna un’arma e compie un raid di morte, a casaccio. Ammazza e ferisce persone per il solo fatto che sono di un altro colore. Ci piaceva tanto pensare che fossero cose lontane, ci piaceva pensare al Ku-Klux-Klan; e invece ora abbiamo un cammino diritto che ci lega all’isola di Utøya. Contenti? Soddisfatti? Probabilmente parecchi lo saranno pure. Non rimarrei esterrefatto se qualcuno, stasera, davanti alla pastasciutta e alla televisione giustificasse il Casseri, e forse addirittura gli alzasse un bicchiere; e non importa certo che sia un adepto dello Stormfront, un nazista, e nemmeno un simpatizzante di Casapound.

Tempo fa ero su un autobus strapieno. C’era la Coop di quartiere chiusa, e la direzione aveva organizzato una navetta per il supermercato aperto più vicino. Nei pressi di quest’ultimo passò una ragazza rom con in braccio un bambino piccolo; stava semplicemente camminando per una strada. Come la videro, alcuni bravi passeggeri, ometti, signore anziane, non si peritarono nemmeno un attimo di invitare l’autista dell’autobus, a voce alta, di schiacciare madre e figlio. “Passa a diritto sulla zìngara!”; e giù risate. Tra di loro e il Casseri c’è una sola differenza, almeno finora: il Casseri ha preso la pistola e ha sparato. Ha individuato i nemici della razza. Quelli che rubano il lavoro, perché tutti noi – è notorio – andremmo a vendere stracci nei mercatini. Ha dietro di sé un retroterra ben preciso.

E’ quindi necessario “cavalcare”, e farlo in modo deciso. Tirarsi indietro in nome di chissà quale correttezza, nascondersi dietro i soliti stupidi non bisogna generalizzare, ora come ora è da soavi vigliacchetti da quattro soldi. Così come lo è dedicarsi alle solite “analisi”, alle originalità, agli sdegnosi silenzi, al parlare ostentatamente d’altro. Torino pochi giorni fa, Firenze oggi; ripeto, questa non è più “cronaca”; questa è la quotidianità di ciò che è stato fatto diventare questo paese.

Non è “follia”, come peraltro verrà certamente presentata perché il “pazzo” rassicura. Breivik non è pazzo. Il Casseri non è pazzo. Sono persone che sono passate conseguentemente all’azione. Sono persone che hanno ricevuto tutti gli strumenti, teorici e pratici, per passarvi. Ed è inutile che, ad esempio, i signorini di Casapound si scherniscano dichiarando di non essere soliti chiedere a nessuno il certificato di sanità mentale. Prima di tutto perché un simile “certificato” non esiste, e poi perché sono tra quelli – assieme a tanti altri – che forniscono tutto l’humus richiesto.

E’ una giornata nera questa Santa Lucia, per Firenze. Nera in tutti i sensi. Nera la pelle delle vittime innocenti del primo raid razzista pianificato e portato a termine con lucidità. Nero il suo autore. E nera la coscienza di tutti, nessuno escluso. Nera quella di chi è precipitato nell’odio razziale anche conversando al bar o dal pizzicagnolo. Nera quella di chi ha fomentato tutto questo. Nera quella di chi ha lasciato perdere, per motivi che vanno dal “quieto vivere” all’opportunismo, dal voltarsi dall’altra parte al sostegno più o meno aperto. E nera anche quella di chi non si è opposto abbastanza, preferendo magari gettarsi in sterili “discussioni”, in “dibattiti”, in sofismi tanto “documentati” o “argomentati”. Nerissima quella dei “io non sono razzista, però…”

E’ il momento di dire basta, perché i Breivik e i Casseri non indietreggiano; sono pronti a tutto. Anche a spararti se ti metti nel mezzo, come è successo stamani all’edicolante di Piazza Dalmazia: “fossi in te ci penserei”, o qualcosa del genere, gli ha detto puntandogli addosso la pistola. Da oggi, da subito, cominciamo a smantellare tutto questo. Non permettiamo più che prosperi, ma per non permetterlo non si può più invocare pace e bene; per queste cose abbiamo perso definitivamente il treno, consentendo che diventassero soltanto un comodo rifugio per tenersi al riparo con la coscienza pulita. Non sono tempi gentili, e non si può essere gentili. Bisogna segare alle gambe questa gente, e segarla definitivamente. Non si può più sottostare ai fabbricanti di Breivik, di ragazzotti torinesi e di Casseri, perché questi bruciano e ammazzano in mezzo a tutti noi. E basta anche dare la colpa alla “crisi”, perché non c’entra un cazzo di niente; quei ragazzi che muoiono nei nostri mercatini vengono da paesi dove non c’è nemmeno da mangiare, generalmente.

Altrimenti, non c’è che da aspettare il prossimo Casseri Gianluca, da Pistoia. Figlio dell’odio, della paura fabbricata in serie, del capitalismo, del lezzume politicante e giornalistico, e dell’indifferenza. Attenti a andare al bar e a commentare, magari, con un “sì, era pazzo, però…”; ne potrebbe entrare un altro, mentre si reca al mercatino dietro casa a ripulire il mondo dai nemici che gli hanno offerto per il loro lurido gioco. E non venitemi a dire, ora, che li “piangete”, quei ragazzi senegalesi senza nome; non li “piangete” affatto come non avreste pianto gli zingari di Torino, se il raid fosse andato davvero a buon fine: “Ma ci sono bambini! E che importa…bruciamo anche loro!”.

Il Casseri, fascista di merda, il nome ce l’ha avuto immediatamente. I nomi di chi l’ha prodotto li sappiamo benissimo. Le sedi di Casapound sono state aperte coi soldi pubblici, magari di quegli stessi Comuni che smantellano i servizi essenziali. Nel frattempo, i giornaletti schifosi e servili continuano a chiamare quei ragazzi vu’ cumprà, a questo punto potrebbero chiamarli tranquillamente vu’ crepà. E le “forze dell’ordine” che fanno? Non vanno mica a perquisire le tane di quei ratti, caricano il corteo dei senegalesi disperati e furenti. E il “prefetto”, cosa fa? Se la prende coi “centri sociali che fomentano”. Capito? Già annuncia l’ennesima stretta repressiva. E la magistratura? Manda a processo delle persone accusandole di avere fatto fare a una sede di Casapound la fine che merita. Fatto successo alcun tempo fa, e a Pistoia. La città d’i’ Breivìcche. Tout se tient.

17 dicembre 2011 Posted by | Immigrazione, Sindacato | Lascia un commento

CHE SIA SOLO UN INIZIO!

Lo sciopero di oggi non può essere di certo la risposta necessaria e simmetrica alla violenza con cui questo governo si appresta a spremere i ceti deboli del paese. Non può altrettanto certamente esaurire le “munizioni” a disposizione delle organizzazioni sindacali per contrastare il disegno delle tecnocrazie europee.
Non è sufficiente una fermata di 3 ore per soddisfare la nostra voglia di capire, per vincere il nostro scetticismo, per riconoscere l’adeguatezza dei “timonieri”. E’ di buon auspicio, questo si. Certo, si tratta di dirigenti arrugginiti, gente che ai luoghi di lavoro e alla piazza ha preferito le stanze ovattate di un governo “maccartista” , persone sicuramente non a loro agio nelle fasi di acuto conflitto sociale, che radicalizzano la loro posizione solo grazie alla pressione degli eventi, dei propri iscritti, della CGIL; gente che si riposiziona per timore di perdere posizioni.
Però questo non può esimerci dal mettere a valore una convergenza che alla lunga potrebbe risultare decisiva, se ben diretta, per il semplice fatto che dopo aver tenuto divisi i lavoratori per tanto tempo, oggi li rimette in connessione, creando le basi per un’autentica risposta di massa alle politiche liberiste che indistintamente vengono propinate.
Non si può trascurare il fatto che due organizzazioni su tre sono uscite oggi dalla naftalina., che si sono date una scrollata dopo anni di collateralismo governista e filopadronale.
Si dirà che se fosse successo prima non sarebbe stata una brutta cosa.
Pensiamo per un attimo a cosa sarebbe successo se la CGIL non avesse suonato il campanello d’allarme mentre Bonanni e Angeletti tubavano teneramente e improvvidamente con il governo Berlusconi e con la Marcegaglia.
Proviamo a riflettere dove saremmo oggi se, pur con tutti i limiti di comunicazione, pur con il passo incerto della compagna Camusso che qualche svarione lo ha compiuto, non fossimo scesi in piazza due volte in quattro mesi a lottare contro le stesse politiche che oggi il governo Monti cerca di rifilarci.
Proprio all’indomani del 6 settembre avevamo salutato con piacere la presenza massiccia di lavoratori di CISL e UIL che, disobbedendo alle indicazioni dei loro miopi dirigenti, avevano ingrossato le fila dei cortei CGIL in tutta Italia, Trentino compreso. Anche grazie a loro, anche grazie alla loro tenacia i loro improbabili e inadeguati dirigenti si sono svegliati dal lungo letargo o hanno iniziato a smaltire la sbornia presa bevendo i distillati del ministro Sacconi.
E ora? Considerata la risposta generosa e massiccia dei lavoratori, nessun dubbio sul fatto che ora bisogna aumentare il dosaggio, iniziare un autentico assedio al palazzo, ad un governo che deve rimettere mano alla manovra, che deve cambiare registro e indirizzare la sua insopportabile attenzione verso chi da troppo non paga, verso chi non ha mai pagato, verso chi evade, elude.
Senza sconti e senza guardare in faccia nessuno. Non ci sfugge che questo governo oggi abbia un’ampia base parlamentare che include la quasi totalità del parlamento, non ci sfugge che tutto oggi congiura contro la classe operaia, ma non ci condiziona perchè siamo consapevoli di essere dalla parte della ragione e siamo consapevoli che quando i lavoratori si mettono in marcia convinti dei propri mezzi, le cose possono cambiare davvero.
luigi bozzato

12 dicembre 2011 Posted by | Sindacato | Lascia un commento

L’INIQUITA’ DELL’ESENZIONE ICI ALLA CHIESA

Pubblichiamo un articolo tratto dal blog di Micromega sull’ennesima ingiustizia che premia le casse del Vaticano a scapito del popolo lavoratore, autentico “agnello sacrificale” della manovra Monti. E’ immorale che ancora oggi non si riesca a far pagare alla Chiesa il dovuto, tanto più assurdo nel momento in cui questa istituzione condiziona la nostra vita e interferisce quotidianamente con le nostre scelte, di qualsiasi tipo esse siano. Senza parlare degli scandali che l’hanno coinvolta negli ultimi tempi, da quelli sessuali a quelli finanziari. Consigliamo di visitare il blog e di firmare l’appello “Anche la Chiesa paghi l’ICI”.

L’indignazione degli italiani per i privilegi vaticani è andata crescendo negli ultimi tempi e dalla rete internet è approdata finalmente su televisioni e carta stampata, dove in questi giorni abbiamo anche appreso come i privilegi della Chiesa curiale sono contestati dagli stessi credenti che, in particolare sull’esenzione vaticana dall’ICI per gli immobili adibiti ad attività commerciali, considerano intollerabile ricorrere ad espedienti per assimilarli a luoghi di culto.

Nel dettaglio, il popolo cattolico si distribuisce in una maggioranza che vorrebbe che la Chiesa pagasse l’ICI sempre e comunque, e una minoranza divisa in due gruppi: uno più consistente che ne ammette l’esenzione totale, ed uno più esiguo per le sole attività religiose.

Insomma il giudizio che la giustizia (anche fiscale) può essere di questo mondo prevale.

E gli italiani se l’aspettavano dal Governo Monti. Gli avevano dato fiducia, consapevoli di dover fare sacrifici, ma sperando in una equità che segnasse davvero la discontinuità con amoralità e scambi simoniaci dell’era berlusconiana.

Sembra che così non sia. Restando alla questione Chiesa cattolica e ICI, mettere le mani in tasca agli alberghi santissimi resta un tabù.

«Avete pensato ad estendere il pagamento dell’Ici anche alla Chiesa Cattolica?» ha chiesto in conferenza stampa un giornalista straniero al Presidente del Consiglio. «È una questione che non ci siamo posti», ha risposto secco il prof. Monti. Nessuna spiegazione a seguire. Un silenzio eloquente.

Insomma la Chiesa non si tocca. Resta una zona franca, nonostante accampi proprietà e rendite miliardarie.

Lo Stato continuerà quindi, anche se sull’orlo default, ad elargirle da fedele vassallo formidabili regalìe. Surrogati delle decime medievali che oggi si chiamano 8‰, franchigie da imposte e tasse d’ogni sorta. Comprese le bollette per luce, gas, acqua, fognature, ecc.

Tutta questa manna miliardaria di provvidenza statale la si giustifica con carità della Chiesa ai poveri.

Ma forse allora sarebbe cosa buona e giusta chiederci: è più utile alla collettività erogare miliardi ad una Chiesa dai costosissimi apparati che si occupa tra le altre cose anche di carità, o piuttosto non sarebbe il caso di creare le condizioni per eliminare la povertà? Magari evitando di incrementarla con manovre governative che pesano sui ceti medio-bassi, sulle donne e sui giovani?

Maria Mantello

8 dicembre 2011 Posted by | Sindacato | 1 commento

Monti, le consultazioni e il…Forum dei Giovani (ovvero Carneade che si autonomina parte sociale)

Le consultazioni del nuovo Presidente del Consiglio, se non si svolgessero sullo sfondo di una crisi drammatica che si sta avvitando quotidianamente su se stessa provocando un continuo arretramento delle condizioni di vita della classe operaia e dei ceti deboli del paese, sarebbero un momento di esilarante e voluta comicità.
E’ chiaro al mondo che ancora una volta i potenti, i padroni, il grande capitale, i preti-finanzieri e i loro manutengoli che hanno spolpato il bilancio dello stato non saranno nemmeno sfiorati dalla manovra, anche perchè, è cosa certa, qualsiasi furto ai nostri danni sarà inevitabile perchè “ce lo chiede l’Europa”.
Tutti sanno che il calcio in culo a Berlusconi è venuto dalla BCE e dagli organismi sovranazionali, ovviamente con il plauso dei parassiti sociali di cui sopra, e che Monti garantisce l’applicazione rigorosa delle ricette che loro impongonoi: basta pensioni, mano libera ai licenziamenti, sanità solo a pagamento e via con il massacro.
Eppure ci si ostina a prendere sul serio le consultazioni delle cosiddette parti sociali, come se fosse possibile mitigare il bagno di sangue in preparazione o mediare su interessi sociali irrimediabilmente contrapposti, e cioè il mantenimento della ricchezza e del privilegi per pochi rispetto alla sopravvivenza della maggior parte della popolazione.
Dinanzi a questo scenario già poco credibile, per non farsi mancare nulla, il professor Monti ha invitato al tavolo delle consultazioni un soggetto che fino a ieri manco sapevamo che esistesse: il Forum dei Giovani.
Praticamente l’appartenenza anagrafica come denominatore comune di bisogni sociali. Siamo al ridicolo o nel patetico. Nel pieno di una terremoto che sta gettando nel baratro chi ha sempre tenuto in piedi le sorti del paese, ci tocca vedere una compagnia di giro che non si capisce da dove esca, che chiede di essere consultata in maniera permanente e che ha come cuore della sua proposta di non far pagare l’ICI a chi ha meno di 35 anni!
Stando a questa proposta, la Marcegaglia, Della Valle, Berlusconi o i nostri Briosi e Marangoni, a 35 anni non avrebbero pagato l’ICI per le loro “stamberghe”, mentre i loro operai da 36 anni in su, abbienti e opulenti con 3 o più figli da mantenere, per le loro “lussuose” abitazioni avrebbero dovuto pagarla.
Ma da dove viene fuori sta gente? I giovani non sono una categoria omogenea, così come i vecchi. In questa società la divisione avviene per linee di classe e non per linee di appartenenza anagrafica o di genere.
Così come, per esempio, Salvatore Ligresti o qualche altro padrone stagionato, pur avendo una certa età, non c’entrano nulla con mio padre che insegnando alle scuole medie, ha cresciuto tre figli in una famiglia monoreddito, saltando qualche cena, così allo stesso modo esistono giovani figli di industriali, banchieri, liberi professionisti che non c’entrano nulla con i figli di muratori, operai, insegnanti, e chi vede la possibilità di accomunare le istanze di questi giovani è un mistificatore e un venditore di fumo e come tale va trattato.
Non possiamo fingere che un governo dichiaratamente antioperaio venga legittimato a legiferare contro i nostri giovani, solo perchè qualche damerino imbellettato e incravattato, fresco di barbiere, va a Roma a sproloquiare su precarietà e bisogni di cui non sa nulla.
Ultima perla per farci capire quanto sono giovani, moderni e quanto i loro valori possano rivoluzionare la società: i signorini, sono stati spernacchiati dalla ministra al tavolo, mi pare la Fornero, che quando sono entrai si è alzata e si è congedata facendo loro notare che in tutta la loro delegazione non c’era una donna.
Braccia rubate all’agricoltura!

luigi bozzato

4 dicembre 2011 Posted by | Politica | Lascia un commento