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Contro tutte le precarietà

LIDL spia i dipendenti

lidlgermaniaLidl nell’occhio della bufera. Ancora una volta. Dopo le tante critiche per le pressioni sui dipendenti, per le antipatie nemmeno troppo velate nei confronti dell’organizzazione sindacale dei lavoratori – che gli sono costate un bel libriccino di denuncia tradotto anche in Italia: “Il libro nero di Lidl Europa” di Andreas Hamann -, la catena di discount tedesca è stata beccata di nuovo con le mani nella marmellata.
Stavolta non c’entrano le minacce ai sindacalizzati – solo 8 filiali su 3100, in Germania, hanno un consiglio dei lavoratori -, né i permessi negati per la toilette. Stavolta, ancora una volta dopo lo scandalo sui controlli video dell’anno passato, si tratta di violazioni della legge che tutela i dati personali dei lavoratori. Tutto è iniziato per caso, con la scoperta, nei bidoni dell’immondizia di un autolavaggio di Bochum, nella zona della Ruhr, dei documenti incriminati.
Circa tre settimane fa, mentre aspettava la sua auto, una donna aveva visto tra i rifiuti pacchi di fogli della catena di discount del gruppo Schwarz. Oltre a documenti riguardanti licenziamenti, stipendi, coordinate bancarie, indirizzi, numeri di telefono e altro materiale su più di 600 persone, la donna ha notato dei curiosi moduli che riportavano lo stato di salute di alcuni dipendenti. I responsabili delle filiali Lidl, è stato così scoperto, erano incaricati di far riempire ai dipendenti dei moduli sulle assenze per malattia.
I lavoratori erano “invitati” a specificare, tra le altre informazioni, anche la natura della malattia che li aveva tenuti lontano dal lavoro, in violazione della legge sulla privacy. «Vuole rimanere incinta. La fecondazione non ha funzionato», si legge su un modulo. «Psicologo» su un altro, su cui poi è annotato: «Licenziamento per il 31.7.2008». Ce n’è per tutti, dall’influenza al mal di schiena, passando per la pressione alta e i ricoveri.
Tutto scrupolosamente annotato. Verosimilmente le informazioni venivano gestite dai responsabili d’area delle vendite, più che carnefici anch’essi vittime del sistema Lidl. Secondo informazioni dello Spiegel, i responsabili sono quasi sempre giovanissimi al primo lavoro, neolaureati sui venticinque anni buttati in mare aperto a gestire fino a sette filiali, con orari di lavoro settimanale tra le 60 e le 80 ore, rapporti e valutazioni mensili sul loro lavoro. Quando le malattie superavano la media arrivava la domanda, racconta un testimone anonimo al settimanale: «Chi è malato veramente e chi fa finta?»
Lidl ha provato a difendersi dalle accuse motivando la raccolta di dati personali così sensibili con l’assegnazione di mansioni adeguate allo stato di salute dei dipendenti. Critiche sono piovute dal sindacato Ver.di come dall’autorità governativa che si occupa della tutela dei dati personali. L’azienda di Neckarsulm ha così deciso, stavolta, di prendere provvedimenti, e ieri ha annunciato il licenziamento del direttore di Lidl Germania, il 45enne capro espiatorio Frank-Michael Mros.
Al suo posto è stata nominata Jürgen Kisseberth, già da 20 anni in Lidl. Mros non aveva potuto contestare l’esistenza dei “moduli malattia” ma aveva subito spiegato che quella pratica era stata interrotta a metà gennaio del 2009, nell’ambito della riorganizzazione generale del trattamento dei dati personali.
Ad aggravare la situazione il fatto che tutto il materiale ritrovato è stato comunque raccolto successivamente allo scandalo del marzo del 2008. Allora il settimanale Stern svelò un diffuso sistema di videospionaggio ai danni dei dipendenti, che la ditta aveva appaltato a un’agenzia investigativa esterna. I detective al soldo di Lidl dovevano informare sugli usi e costumi dei lavoratori “sospetti”, non allineati, insomma. Dai tatuaggi alle magliette sudate, dai flirt alle lamentele su stipendi e turni di lavoro. Tutto registrato e passato ai piani alti.
Delle indagini sul caso erano state incaricate sempre le autorità per la tutela della privacy. Dopo mesi di verifiche il gruppo – che solo in Germania ha 3mila filiali e 53mila dipendenti, 8mila negozi per più di 150mila lavoratori in tutta Europa – era stato condannato a pagare una multa di circa 1,5 milioni di euro. Oggi le stesse autorità sono di nuovo al lavoro.

Matteo Alviti    –   LIBERAZIONE 8 aprile 2009

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8 aprile 2009 - Posted by | Sindacato | , , , , , , , ,

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