Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

USA:Tolleranza zero: Un fallimento

Quando non si hanno idee o si vuole competere con la destra il risultato è sempre stato un disastro sociale, politico, etico e morale. Come sempre le copie sono peggiori dell’originale e se questo è fallito ognuno può immaginarsi la spinta regressiva che l’applicazione della “tolleranza zero” potrà avere anche in Italia.
qui sotto riportiamo un articolo del Il Manifesto che ci sembra istruttivo.
La Filcams Cgil del Trentino
Da IL MANIFESTO del 31 agosto 2007
Non è stato Rudolph Giuliani a in­ventare la cosiddetta Tolleranza zero, un tipo di politica criminale sperimentato prima che lui diven­tasse sindaco di New York. La pa­ternità spetta a un programma chiamato «Safe and Clean Neighborhoods» sperimentato nel New Jersey negli anni 70. La novi­tà fondamentale consisteva nel ri­torno delle rande a piedi per gli agenti di polizia, in modo da mo­strare la loro presenza non solo ai potenziali criminali ma soprattut­to a quelle figure sociali che crimi-nologi come George Kelling sbri­gativamente inseriscono tutti in­sieme nella categoria disorderly people, che potremmo tradurre con «gente che da fastidio». Men­dicanti, ubriaconi, tossicodipen­denti, adolescenti in gruppo, pro­stitute e persone mentalmente di­sturbate dovevano essere «tenuti a bada» dal poliziotto che, con la sua sola presenza, li scoraggiava dal mostrarsi o dall’infastidire la gente per bene. Secondo Kelling, a livello del quartiere, «disordine e criminalità sono inestricabil­mente legati, in una specie di se­quenza progressiva. Gli psicologi sociali e la polizia tendono ad es­sere d’accordo sul fatto che se in un edificio una finestra viene rot­ta, e viene lasciata rotta, tutte le al­tre finestre saranno presto rotte». La teoria della Tolleranza zero nasce quindi da una visione unila­terale e poliziesca di queste pre­messe, peraltro contestabili. In re­altà, «Safe and Clean Neighborhoods» non aveva ridotto il tasso di criminalità ma era considerata ugualmente un successo perché «i residenti dei quartieri pattuglia­ti a piedi sembravano sentirsi più sicuri che in altre zone, tendeva­no a credere che il crimine fosse diminuito e prendevano minori precauzioni per proteggersi. Inol­tre avevano un’opinione più favo­revole della polizia». Quindi, fin dalle origini, la Tolleranza zero è stata una strategia di pubbliche re­lazioni, usata da Rudolph Giuliani per conquistarsi una facile popola­rità dirigendo l’aggressività degli elettori verso categorie sociali marginali. Negli anni di applica­zione non ha ottenuto risultati de­gni di nota, in particolare nel New Jersey e a New York, dove la crimi­nalità ha continuato a crescere fi­no a metà degli anni ’90, quando il numero dei reati è diminuito per ragioni demografiche e per il buon andamento dell’economia. A tutto questo va aggiunto un particolare che forse è sfuggito al ministro Amato: ogni anno la cit­tà di New York paga molte decine di milioni di dollari come inden­nizzo alle vittime di abusi dei poli­ziotti, che interpretano la Tolleranza zero come una licenza di uccidere senza timore di essere sconfessati o, meno che meno, puniti.
Chi ne dubitasse non ha che da chiedere all’associazione per i diritti umani Human Rights Watch.
Fabrizio Tonello
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31 agosto 2007 - Posted by | Società Civile

2 commenti »

  1. Compagni della Filcams leggete tutto sulla parentopoli nella fillea cgil campania sul nostro blog!!
    http://www.mattoneselvaggio.blogspot.com

    Commento di mattoneselvaggio | 31 agosto 2007 | Rispondi

  2. […] in vere e proprie “ronde a piedi”. Lo scopo – come spiega Fabrizio Tonello in un interessante articolo uscito un anno fa su Il Manifesto – è quello di «mo­strare la presenza [della polizia] non solo ai potenziali criminali ma […]

    Pingback di Tolleranza zero, il modello americano e i suoi fallimenti « Sergio Bontempelli | 12 maggio 2008 | Rispondi


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