Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Archivio per il 'Welfare' Categoria


Welfare all’italiana

Pubblicato da filcamstrento su 10, Marzo 2008

Ricevo dal compagno “Friedrich” un suo scritto sul tema del welfare. Essendo il Blog della Filcams Cgil del Trentino prima di tutto un luogo di discussione e confronto lo scritto viene pubblicato. Nei commenti potete leggere una prima risposta all’articolo.

Welfare all’italiana: dov’è la solidarietà fra generazioni? Spesso anche il sindacato fa difesa corporativa e dogmatica a chi pensa di mettere mano alle pensioni. Le scelte scellerate di welfare degli scorsi 40 anni hanno infatti fatto sì che si costruisse uno stato sociale basato esclusivamente sulle pensioni, strumento principe per il  mantenimento del consenso. Il principio che voglio sostenere è banale: Servono più soldi a un trentenne che si deve sistemare, metter su famiglia e casa o a un sessantenne in pensione che nella gran parte dei casi ha già finito di pagarsi la casa ed ha i figli magari già sistemati. Il sistema pensionistico attuale è equo: quanto paghi, tanto prendi. stop, tutti uguali, giustissimo. Ricordiamo però quanti anziani oggi con la pensione minima non hanno MAI versato nulla nelle casse dell’Inps… oltre alle maialate delle baby pensioni e degli avanzamenti di carriera negli ultimi anni ad hoc per ricevere una pensione più alta. La terra dei cachi. Ma quando ci sono troppe mani sulla torta, si finisce per arrivare ad una situazione di crisi. Il professor Gianfranco Cerea, che penso non sia molto amato dai lettori di questo blog, ci ricordava durante il corso di economia pubblica che quelli di noi che fossero andati alle manifestazioni assieme ai pensionati sarebbero stati contro i propri interessi perché: i pensionati da poco hanno le pensioni più alte della storia, hanno versato i minori contributi della storia, hanno lavorato con l’economia in crescita.Quindi secondo me è giusto cominciare a sedersi attorno ad un tavolo e dire con serenità: a chi diamo più pezzi di torta? per ora la torta è tutta dei vegliardi. Secondo me se non si aiutano giovani e donne la nostra società non progredirà mai, perché sempre attaccata ai privilegi corporativistici. I pensionati dovrebbero fare un esame di coscienza e provare a mettersi nella situazione dei giovani di adesso: alta scolarizzazione, rapporti di lavoro precari, costi della casa scandalosi e della vita sempre più alti.FriedrichTrento, 10 marzo 2008

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Il dissenso va garantito, non "processato"

Pubblicato da filcamstrento su 25, Ottobre 2007

Penso che le conclusioni del Direttivo nazionale della Cgil rappresentino una grave ferita alla democrazia sindacale, alla dialettica politica e alla libertà di espressione garantita dallo Statuto della Cgil e dalla Costituzione.
Le affermazioni del segretario Epifani contenute nella sua relazioni lacerano profondamente la sensibilità e frustano pesantemente la volontà di quanti pensano, lottano e si battono per una Cgil autonoma dal Governo e da Confindustria. Affermazioni come “garantire la stabilità dei governi” e che quel (pessimo) “accordo non deve essere migliorato” rappresentano una preoccupante caduta di autonomia e un assurdo attacco al Parlamento. Inaccettabile è l’attacco portato alla Fiom ed ai compagni che si sono battuti per il NO al protocollo perché è un attacco privo di motivazioni e di contenuti, ma ricco di una pericolosa miscela ideologica fatta di centralismo anni cinquanta e forme di democrazia autoritaria.
La Fiom ha sempre rappresentato, per milioni di lavoratori italiani, un punto di riferimento importante in questi anni segnati da un duro attacco contro i salari, i diritti dei lavoratori, lo stato sociale, la previdenza. La Fiom è stata una solida speranza ed un punto fermo per la lotta del vasto mondo della precarizzazione. Ricordo le scelte della Fiom contro tutte le guerre, senza se e senza ma, compresa quella della ex Jugoslavia definita “contingente necessità”, le lotte sul versante sociale che hanno contribuito in maniera rilevante a creare un argine all’attacco neoliberista.
Oggi, di fronte al NO sul protocollo il direttivo della Cgil riapre un’ingiusta e pericolosa accusa di “lesa confederalità” senza porsi minimamente l’interrogativo che la Fiom si è assunta pienamente il compito della difficile rappresentanza di categoria (i NO sono stati il 54%). Una rappresentanza vera che spesso molti sindacalisti preferiscono delegare ad altri per comodità o per tornaconto.
La democrazia, come la dialettica interna all’organizzazione non possono essere merce di scambio dei gruppi dirigenti ma diritti esigibili dei lavoratori, dalle categorie e dai singoli funzionari.
Per questo ritengo, nell’attuale contesto, necessario esprimere pubblicamente la massima solidarietà alla Fiom, ai suoi dirigenti e ai metalmeccanici tutti.
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 25 ottobre 2007

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Da lavoce.info di Tito Boeri

Pubblicato da filcamstrento su 22, Ottobre 2007

Testi tratti dal sito lavoce.info curata da Tito Boeri
I corsivi sono miei

L’accordo su welfare e previdenza fa promesse da marinaio ai giovani. Per garantire una pensione pari al 60% dell’ultimo salario bisognerebbe che i lavoratori pagassero contributi superiori al 50 per cento delle loro retribuzioni.
Una dichiarazione che deve preoccupare i giovani, ma anche Governo e poarti sociali. Questa dichiarazione non si può eludere dicendo che viene dalla “sinistra radicale”. Si attendono chiarimenti dai sottoscrittori del protocollo.

Gli enti locali non sono solo esposti ai rischi dei contratti derivati, ampiamente utilizzati, ma anche a rilevanti rischi di credito nella gestione dei fondi di ammortamento delle loro emissioni obbligazionarie.
Niente preoccupazioni la cosa sarà risolta inventando qualche altra “gabola” da far pagare ai lavoratori e ai cittadini. (lo chiameremo federealismo fiscale)


Il Nobel per la pace premia non solo Al Gore, ma anche e l’ Intergovernmental Panel on Climate Change e i suoi ricercatori, anche italiani. Un riconoscimento che sottolinea il problema cruciale dell’ambiente, un bene pubblico globale.
Se l’ambiente è un bene pubblico si dovrebbe riflettere con maggiore attenzione sulle conseguenza della TAV , delle grandi opere e dei limiti dello sviluppo. Abbiamo il coraggio e la coerenza di affrontare il tema del futuro: la decrescita?? Ho forti dubbi in proposito e quindi il mondo sarà sempre a richio.

Ezio Casagranda - Filcams Cgil Trento

Trento, 22 ottobre ’07

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Chiesa e precarietà

Pubblicato da filcamstrento su 20, Ottobre 2007

Anche la chiesa tuona contro la precarietà ma nella sostanza non chiede modifiche di legge ma solo iniziative di tipo caritatevole che non vanno a disturbare quanti accumulano profitti e rendite sulla pelle dei giovani precari e non. Si perché oggi diventa precario anche chi viene espulso dal processo produttivo, le donne costrette a licenziarsi perché la maternità o l’assistenza ai familiari è incompatibile con il lavoro a causa dell’assenza di asili e di servizi sociali alla persona.
Oggi i giovani sono spesso precari fino a 40 anni in quanto per loro la casa diventa un sogno perché senza un lavoro fisso non solo non viene concesso il mutuo ma si registrano anche difficoltà per l’affitto.
In ultima la flessibilità vale solo per gli imprenditori e quindi diviene precarietà in quanto viene interpretata soltanto come possibilità per l’imprenditore di modificare in qualsiasi momento le condizioni del rapporto di lavoro (durata, orario e modalità di cessazione del rapporto di lavoro) con il proprio dipendente.
La legislazione sul lavoro varata in questi ultimi 10 anni (dalla Treu alla legge 30) ha configurato la situazione sopra descritta. Se a questo si aggiunge la marginalizzazione della contrattazione collettiva, il depotenziamento del Contratto nazionale di lavoro che hanno generato stipendi sempre più bassi (crisi della 4 settimana), riduzione delle tutele sul lavoro in cambio di qualche elemosina in termini di assistenza, nessun diritto per quanti non hanno il posto fisso.
Sostanzialmente è stato consegnato alle imprese un forte strumento (ricatto sul contratto a termine) di pressione verso quei lavoratori che osano rivendicare diritti e dignità.
Non è un caso se una ricerca dell’Eurispes ha confermato che ansia, depressione, malattie psicosomatiche sono l’altra preoccupante faccia della medaglia dei lavoratori precari.
Quindi, bene vengano i richiami della chiesa ma non si vive di sole esortazioni. Bisogna battersi in tutti i luoghi possibili per il superamento delle forme di precarietà intervenendo, già nella discussione sul Welfare e previdenza per abrogare tutte quelle norme in contrasto con il principio del lavoro certo, dignitoso e ben remunerato.
Ezio Casagranda -Filcams Cgil del Trentino
Trento, 20 ottobre 2007

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L’ONU dice NO alla "legge 30"

Pubblicato da filcamstrento su 17, Ottobre 2007

«Con il pretesto della flessibilità per modernizzare il mercato del lavoro, la legge 30 del 2003 ha creato una situazione di precarietà preoccupante. Secondo le statistiche ufficiali, i contratti a termine sono diventati quasi l’unico modo che hanno i giovani di trovare un impiego ma poi è raro che questi si traducano in lavori stabili, con un rapporto di uno a 25. Stanno aumentando le distorsioni del mercato del lavoro, specialmente nel sud del paese dove la diminuzione del tasso di occupazione ha raggiunto livelli allarmanti». Non sono le considerazioni note della sinistra radicale o dei metalmeccanici Fiom, critici sul Protocollo del governo perché conserva gran parte della legge 30, ma le osservazioni della Commissione di esperti dell’International labour organisation, ILO, agenzia delle Nazioni unite per i diritti del lavoro, che ha preso in esame il caso italiano.
L’ILO ha un ruolo normativo e di controllo sull’applicazione delle norme internazionali, oltre che di sostegno ai governi impegnati nel perseguimento del «Lavoro dignitoso contro la deregolamentazione dell’occupazione e la negazione dell’intervento pubblico di protezione sociale.
La Convenzione 122 sulle politiche del lavoro, ratificata dall’Italia nel 1971, impone agli Stati membri l’adozione di «programmi diretti a realizzare un impiego pieno, produttivo e liberamente scelto» e in generale «l’elevazione dei livelli di vita, attraverso la lotta alla disoccupazione e la garanzia di un salario idoneo».
Secondo la Commissione composta da 20 giuslavoristi di tutto il mondo, «l’unico fine perseguito dal vecchio governo è la liberalizzazione del mercato del lavoro secondo un modello di contrattazione sempre più individualizzata, a discapito di politiche territoriali di sviluppo nell’industria e nella ricerca, fondamentali per assicurare competitività nei settori innovativi, anziché cercare di competere con le economie emergenti sul costo del lavoro». Pertanto, dopo avere ascoltato sindacati e imprese, dopo una valutazione della legge 30 e delle sue forme contrattuali, dopo un’analisi dei dati sull’andamento dell’occupazione italiana, la Commissione ha dato le sue indicazioni, individuando alcune priorità da seguire per rimediare ai danni dell’ultima riforma e rispettare la Convenzione 122. In sintesi, è stato richiesto «un ritorno alla centralità del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come forma tipica di occupazione», attraverso iniziative che vadano a beneficio dei lavoratori, in termini di condizioni salariali e di vita combattendo il lavoro irregolare, le disparità territoriali e di genere nell’occupazione, la dispersione scolastica, la disoccupazione di lunga durata, i bassi livelli di istruzione senza dimenticare la questione dell’età pensionabile, non risolvibile con scaloni più o meno alti, ma con forme migliori di flessibilità in entrata e in uscita. Il governo dovrà presentare un rapporto dettagliato sulle misure prese in questa direzione e sul loro impatto.
Vittorio Longhi - il manifesto del 16-10-07


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