Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Aumento dell’età pensionabile e scudo fiscale

tremontiOggi il Governo ha presentato alle parti sociali la riforma delle pensioni ed ha approvato all’interno del decreto di programmazione economica finanziaria lo scudo fiscale. Due iniziative che hanno una comune radice. Umiliare il lavoro e i cittadini onesti.
Subito il sindacato, ad esclusione della Cgil, ha dato un giudizio positivo alla proposta di elevare l’età pensionabile per le donne del pubblico impiego (con quale mandato ?). Le motivazioni del governo sono quelle di dare seguito alla decisione della Corte di giustizia europea sulla parificazione dell’età pensionabile nel pubblico impiego.
Come sempre siamo davanti ad un uso strumentale delle decisione della Corte di giustizia Europea. Immediata esecuzione nel caso delle pensioni, ritardi e ricorsi per mettere rete 4 sul satellite. Ritardi che ci sono costati miliardi di euro sui quali nessuno, nemmeno l’opposizione chiede conto a questo governo. Contro il conflitto di interessi servono fatti non parole o generici impegni dentro logiche congressuali.
Inoltre sempre in materia delle decisioni di pensioni il governo volutamente dimentica che la Corte di giustizia ha parlato anche di altre discriminazioni che subiscono le donne in Italia. Discminazioni che riguardano l’assenza di servizi sociali (asili, scuole, servizi agli anziani, ecc.) la privatizzazione della sanità e di pezzi dello stato sociale che ha scaricato sulla famiglia e quindi sulle donne il peso (costi sociali e tempo libero) di questa operazione di privatizzazione.
Ha dimenticato le discriminazioni che le donne subiscono sul posto di lavoro, dagli orari spesso incompatibili con la necessità di accudire figli e anziani, le discriminazioni in fatto di progressione di carriera, nei rapporti di lavoro, al momento dell’assunzione senza dimenticare l’ineguale divisione dei compiti nei nuclei familiari e quindi maggiormente soggette a lavori discontinui. Queste sono le vere discriminazioni e non l’età pensionabile che oggi riguarda le lavoratrici del pubblico impiego ma un domani anche i lavoratori del settore privato.
Questo riforma serve solo a fare cassa per coprire i buchi nella finanza dovuti all’evasione contributive e fiscali a cui si aggiunge la norma del condono chiamato “scudo fiscale” che è un vero e proprio insulto ai cittadini onesti che pagano le tasse ed una vera e propria incitazione ad evadere le tasse. Una scelta in piena linea con il Berlusca pensiero che ha sempre sostenuto che “evadere le tasse è un dritto se queste sono ritenute troppo elevate”.
Ma cosa dice il sindacato davanti a questo scandalo. Un governo che quanto deve stanziare risorse per la restituzione del drenaggio fiscale ai lavoratori dice che abbiamo il debito pubblico troppo alto, ma quanto si tratta di dare soldi alle banche ed agli evasori i soldi ci sono.
Le posizioni di Cisl, Uil e Ugl sono si semplice e acritica accettazione delle posizioni della compagine governativa e quindi se la Cgil vuole continuare a rappresentare il mondo del lavoro deve scegliere da che parte stare.
Dall’assemblea di Chianciano mi auguro esca chiaramente se la Cgil è impegnata per dare voce ai lavoratori e alle lavoratrici oppure se intende svolgere unitariamente a Cisl Uil e Ugl, il ruolo di ubbidiente cortigiano.
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 16 luglio 2009

16 Luglio 2009 Pubblicato da filcamstrento | Sindacato, Welfare | , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Il declino delle pensioni

pensionatoPensioni condannate a svalutarsi fino a un terzo delle retribuzioni.

Il temuto tracollo del sistema previdenziale non ci sarà, perché vivremo di più, lavoreremo di più, saremo più produttivi e perché un esercito di immigrati – ronde permettendo – pagherà i contributi anche per noi. Ma detto questo i figli staranno peggio dei padri: se vorranno far sì che il loro assegno sia più o meno riconducibile a quello dei loro vecchi dovranno rassegnarsi ad andare in pensione più tardi.
E comunque sia, senza un sostanzioso aiuto dalla previdenza integrativa, le loro rendite saranno via via più povere. Intersecando le linee della demografia, del Pil, dell’occupazione e della durata e qualità del lavoro un corposo studio voluto ed elaborato dal Cnel e dal Cer ci racconta come sarà la nostra previdenza da ora al 2050.
Un lasso di tempo lungo durante il quale – visto il pieno passaggio che intanto si realizzerà fra sistema retributivo e contributivo – la tenuta dei conti dovrebbe restare salda: messa in rapporto con il Pil continuerà a crescere fino al 2010, ma poi finirà per l’assestarsi fra il 13,6 e il 14 per cento.
Ciò sarà possibile non solo grazie al fatto che lavoreremo e produrremo di più (lo studio dimostra, tra l’altro, che a titolo di studio più alto corrisponde una vita più lunga), ma soprattutto perché l’assegno previdenziale sarà drammaticamente più basso se riferito all’ultimo stipendio percepito. E messo in rapporto con la media dei salari il suo valore andrà affievolendosi. Per esempio: tenendo conto del fatto che chi può avvalersi a pieno del sistema retributivo va oggi in pensione con il 67 per cento dello stipendio, chi lascerà il lavoro fra il 2020 e il 2030 avrà un assegno tarato sul 62 per cento dell’ultima retribuzione (considerando un lavoratore dipendente).
Chi lo farà nel decennio successivo partirà da una base del 55 per cento, chi ancora lascerà il lavoro fra il 2040 e il 2050 solo del 48. Ciò vorrà dire – per poter godere dello stesso livello di partenza dei padri – dovrà rispettivamente lavorare un anno in più, tre anni in più e cinque anni e mezzo in più (che si aggiungerebbero al 61 anni considerati età minima pensionabile). Non solo: visto che l’assegno e indicizzato alle pensioni, ma non al Pil diventeremo via via più poveri.
Chi andrà in pensione nel 2024 (più o meno i quasi cinquantenni di oggi) potrà contare su un assegno che – rapportato alla media dei salari – varrà il 57 per cento. Ma vent’anni dopo la sua rendita corrisponderà solo al 37 per cento di quello che sarà il salario medio. Niente di inatteso in realtà: “Questo quadro nasce dalle riforme Amato e Dini” spiega Carlo Mazzaferro, professore di Scienza delle Finanze all’Università di Bologna.
Certo i giovani di adesso cominceranno a lavorare più tardi e vivranno di più, ma la loro pensione sarà a serio rischio povertà, integrazioni a parte.
Il dossier. In uno studio del Cnel e del Cer il quadro sul sistema previdenziale da oggi sino al 2050
di LUISA GRION

Roma 6 maggio 2009

8 Maggio 2009 Pubblicato da filcamstrento | Lavoro e precarietà, Sindacato, Welfare | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Welfare all’italiana

Ricevo dal compagno “Friedrich” un suo scritto sul tema del welfare. Essendo il Blog della Filcams Cgil del Trentino prima di tutto un luogo di discussione e confronto lo scritto viene pubblicato. Nei commenti potete leggere una prima risposta all’articolo.

Welfare all’italiana: dov’è la solidarietà fra generazioni? Spesso anche il sindacato fa difesa corporativa e dogmatica a chi pensa di mettere mano alle pensioni. Le scelte scellerate di welfare degli scorsi 40 anni hanno infatti fatto sì che si costruisse uno stato sociale basato esclusivamente sulle pensioni, strumento principe per il  mantenimento del consenso. Il principio che voglio sostenere è banale: Servono più soldi a un trentenne che si deve sistemare, metter su famiglia e casa o a un sessantenne in pensione che nella gran parte dei casi ha già finito di pagarsi la casa ed ha i figli magari già sistemati. Il sistema pensionistico attuale è equo: quanto paghi, tanto prendi. stop, tutti uguali, giustissimo. Ricordiamo però quanti anziani oggi con la pensione minima non hanno MAI versato nulla nelle casse dell’Inps… oltre alle maialate delle baby pensioni e degli avanzamenti di carriera negli ultimi anni ad hoc per ricevere una pensione più alta. La terra dei cachi. Ma quando ci sono troppe mani sulla torta, si finisce per arrivare ad una situazione di crisi. Il professor Gianfranco Cerea, che penso non sia molto amato dai lettori di questo blog, ci ricordava durante il corso di economia pubblica che quelli di noi che fossero andati alle manifestazioni assieme ai pensionati sarebbero stati contro i propri interessi perché: i pensionati da poco hanno le pensioni più alte della storia, hanno versato i minori contributi della storia, hanno lavorato con l’economia in crescita.Quindi secondo me è giusto cominciare a sedersi attorno ad un tavolo e dire con serenità: a chi diamo più pezzi di torta? per ora la torta è tutta dei vegliardi. Secondo me se non si aiutano giovani e donne la nostra società non progredirà mai, perché sempre attaccata ai privilegi corporativistici. I pensionati dovrebbero fare un esame di coscienza e provare a mettersi nella situazione dei giovani di adesso: alta scolarizzazione, rapporti di lavoro precari, costi della casa scandalosi e della vita sempre più alti.FriedrichTrento, 10 marzo 2008

10 Marzo 2008 Pubblicato da filcamstrento | Welfare | | 5 Commenti

Il dissenso va garantito, non "processato"

Penso che le conclusioni del Direttivo nazionale della Cgil rappresentino una grave ferita alla democrazia sindacale, alla dialettica politica e alla libertà di espressione garantita dallo Statuto della Cgil e dalla Costituzione.
Le affermazioni del segretario Epifani contenute nella sua relazioni lacerano profondamente la sensibilità e frustano pesantemente la volontà di quanti pensano, lottano e si battono per una Cgil autonoma dal Governo e da Confindustria. Affermazioni come “garantire la stabilità dei governi” e che quel (pessimo) “accordo non deve essere migliorato” rappresentano una preoccupante caduta di autonomia e un assurdo attacco al Parlamento. Inaccettabile è l’attacco portato alla Fiom ed ai compagni che si sono battuti per il NO al protocollo perché è un attacco privo di motivazioni e di contenuti, ma ricco di una pericolosa miscela ideologica fatta di centralismo anni cinquanta e forme di democrazia autoritaria.
La Fiom ha sempre rappresentato, per milioni di lavoratori italiani, un punto di riferimento importante in questi anni segnati da un duro attacco contro i salari, i diritti dei lavoratori, lo stato sociale, la previdenza. La Fiom è stata una solida speranza ed un punto fermo per la lotta del vasto mondo della precarizzazione. Ricordo le scelte della Fiom contro tutte le guerre, senza se e senza ma, compresa quella della ex Jugoslavia definita “contingente necessità”, le lotte sul versante sociale che hanno contribuito in maniera rilevante a creare un argine all’attacco neoliberista.
Oggi, di fronte al NO sul protocollo il direttivo della Cgil riapre un’ingiusta e pericolosa accusa di “lesa confederalità” senza porsi minimamente l’interrogativo che la Fiom si è assunta pienamente il compito della difficile rappresentanza di categoria (i NO sono stati il 54%). Una rappresentanza vera che spesso molti sindacalisti preferiscono delegare ad altri per comodità o per tornaconto.
La democrazia, come la dialettica interna all’organizzazione non possono essere merce di scambio dei gruppi dirigenti ma diritti esigibili dei lavoratori, dalle categorie e dai singoli funzionari.
Per questo ritengo, nell’attuale contesto, necessario esprimere pubblicamente la massima solidarietà alla Fiom, ai suoi dirigenti e ai metalmeccanici tutti.
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 25 ottobre 2007

25 Ottobre 2007 Pubblicato da filcamstrento | Welfare | | 4 Commenti

Da lavoce.info di Tito Boeri

Testi tratti dal sito lavoce.info curata da Tito Boeri
I corsivi sono miei

L’accordo su welfare e previdenza fa promesse da marinaio ai giovani. Per garantire una pensione pari al 60% dell’ultimo salario bisognerebbe che i lavoratori pagassero contributi superiori al 50 per cento delle loro retribuzioni.
Una dichiarazione che deve preoccupare i giovani, ma anche Governo e poarti sociali. Questa dichiarazione non si può eludere dicendo che viene dalla “sinistra radicale”. Si attendono chiarimenti dai sottoscrittori del protocollo.

Gli enti locali non sono solo esposti ai rischi dei contratti derivati, ampiamente utilizzati, ma anche a rilevanti rischi di credito nella gestione dei fondi di ammortamento delle loro emissioni obbligazionarie.
Niente preoccupazioni la cosa sarà risolta inventando qualche altra “gabola” da far pagare ai lavoratori e ai cittadini. (lo chiameremo federealismo fiscale)


Il Nobel per la pace premia non solo Al Gore, ma anche e l’ Intergovernmental Panel on Climate Change e i suoi ricercatori, anche italiani. Un riconoscimento che sottolinea il problema cruciale dell’ambiente, un bene pubblico globale.
Se l’ambiente è un bene pubblico si dovrebbe riflettere con maggiore attenzione sulle conseguenza della TAV , delle grandi opere e dei limiti dello sviluppo. Abbiamo il coraggio e la coerenza di affrontare il tema del futuro: la decrescita?? Ho forti dubbi in proposito e quindi il mondo sarà sempre a richio.

Ezio Casagranda – Filcams Cgil Trento

Trento, 22 ottobre ’07

22 Ottobre 2007 Pubblicato da filcamstrento | Welfare | | Ancora nessun commento.