Famiglia, salute e lavoro: in questo paese sono compatibili??? A volte la vita ci presenta degli ostacoli e dobbiamo trovare il modo di recuperare il tutto. Ci offre delle alternative per le quali ci troviamo con delle difficoltà per trovare la miglior uscita. E’ normale che un uomo pensi al futuro, in una famiglia, figli, nipoti, un lavoro, nel divertimento; però quando la salute non c’è la catena degli elementi fondamentali che costituiscono il futuro della società si rompe; spariscono tutte le fondamenta sulle quali viviamo.
Per la situazione economica dell’Argentina, nel 2002 sono stato costretto ad emigrare in Italia, un posto dove lavorare, dove trovare la dignità di padre di famiglia persa per colpa dei governi di turno; ho dovuto fare lo stesso che hanno fatto tanti italiani anni fa, andati in Argentina in cerca di un futuro migliore. In questo modo mi sono trovato in un paese della regione Veneto inserendomi nel lavoro, nella fabbrica della concia, il quale dopo 3 lunghi anni mi ha danneggiato la salute, ho la malattia professionale riconosciuta per l’Inail e subito mi sono reso conto che mi trovavo senza risposte logiche alla mia domanda, cioè se io sono venuto a questo paese per lavorare e crescere la mia famiglia perché oggi sono ammalato? La risposta non l’ho trovata nel mio datore di lavoro, a sua volta responsabile diretto, della mia malattia e quella di tanti altri miei colleghi di lavoro che presentano allergie sulla pelle, problema respiratori, di tumori, cancerogeni, probabilmente prodotto dal contatto diretto o indiretto con sostanze chimiche utilizzate nel processo di trasformazione della concia.
Mi trovo da solo con la mia famiglia e alcuni amici, lottando contro questa grave malattia.
Non voglio soltanto fare qualcosa per la mia salute, la quale si vede e si sente ogni giorno più deteriorata, ma sento il dovere, come essere umano, di lottare contro questo sistema da schiavi, il quale fa avere datori di lavoro ricchi che non trovano o non rispondono alle necessità e soluzioni dei loro operai.
Non rispondono, si dimenticano che siamo noi con la nostra salute e tante volte con la nostra vita che si riempiono le tasche a cambio di una misera paga mensile che ci permette con grande sforzo arrivare alla fine del mese.
Basta sentire le morti di Torino, Marghera, nei lavori rurali, edili, ecc., i datori di lavoro sono sempre a favore dei governi di turno.
Ogni giorno mi chiedo perché ho trovato questa malattia invece di trovare serenità nella mia vita e quella della mia famiglia.
La gente nativa del posto e la gente chiamata in modo svagliato “extracomunitari” perdiamo la forza, ogni giorno che passa, per lottare per un futuro migliore per le generazioni a venire.
In questo momento mi trovo da solo lottando contro questo modello di datore di lavoro, i quali non hanno nessun tipo di interesse per i loro dipendenti.
Penso sempre alle famiglie di tutte quelle persone che sono morte al lavoro, direi che sono morti senza giustificazione alcuna.
Questo lo scrivo espontaneamente, con il cuore, per far conoscere in un qualche modo la mia grande impotenza e che serva per trovare più persone disposte ad aiutarmi ed aiutare se stessi in questa lotta, pensando ai propri figli, al pianeta, e al futuro che stiamo costruendo per i nostri nipoti e pro nipoti.
Sono consapevole che non stiamo facendo niente di positivo per il paese rimanendo in silenzio, senza far conoscere le diverse malattie come conseguenza dell’aria che si respira nella zona, (arzignano-vicenza) grazie alla contaminazione prodotta dalle grandi industrie che non hanno nessun tipo di controllo, misure di precauzione, senza nessun controllo da parte delle istituzioni che dovrebbero funzionare per proteggerci o da funzionari che vengono pagati da noi per tutelarci e non per fare finta di niente ai problemi che ci affogano e ci fanno perdere la speranza per continuare a lottare, l.
So che dopo aver scritto queste parole non sarò da solo, spero che le mie parole arrivino a questi datori di lavoro perchè pensino un pò di più nei loro dipendenti, nelle loro famiglie, nel pianeta e nel futuro delle proprie famiglie, dato che anche loro vivono e vivranno nello stesso posto.
So soltando che se famiglia, salute, lavoro, lavoratore e capo, ci diamo la mano si potrebbe sicuramente costruire un futuro migliore per tutti senza distinzione di razza, religione e cultura. So anche che non mi rimane molto cammino da percorrere per questo motivo vorrei l’unione delle persone per metterci in moto per lottare per un futuro migliore.
Hugo Fernando Mealla
Arzignano (VI) 15 febbraio 2008