Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Archivio per il 'Prezzi e Salari' Categoria


Prezzi, salari e coerenze politiche.

Pubblicato da filcamstrento su 1, Luglio 2008

Non so se per il caldo estivo o perchè anche il governatore Draghi ne parla tutti giorni, ma anche la grande stampa si è accorrta che salari calano e i prezzi al consumo crescono in modo esponenziale e non solo a causa del prezzo del petrolio (pane e pasta registrano aumenti superiori al 20% mentre  oltre 7 milioni di lavoratori aspettano il rinnovo del contratto, il cui ritardo medo è di 14 mesi.
Una situazione paradossale che però, non ha impedito, che i tre sindacati del commercio di sospendere lo sciopero per il rinnovo del contratto nazionale  scaduto da oltre 18 mesi senza motivazioni credibili.
Il potere di acqusto dei salari ha perso oltre il 10% negli ultimi anni mentre i profitti sono cresciuti di un +20% generando una colossale spostamento di ricchezza dai poveri ai ricchi mentre la scelta del Governo di fissare il tasso di inflazione all’1,7, secondo gli stessi calcoli della Cgil, porta una perdita per un reddito medio di oltre 1200 euro (una mensilità) annui. Una mensilità mangiata dall’inflazione e dai profitti.
Se poi la Banca centrale europea alzerà i tassi per molte famiglie ci sará un ulteriore e pesante aumento dei mutui e quindi un’altra stangata sui loro già miseri redditi da lavoro.
In questa situazione di vera emerenza salariale e sociale il sindacato e la sinsitra cosa fanno?
Non sanno andare oltre la affermazioni parolaie e mentre la sinistra promette manifestazioni in autunno il sindacato continua una trattativa a perdere sulla riforma contrattuale.
Questa situazione che dimostra il collasso a cui è arrivato questo modo autorefenziale di fare politica sindacale e di fare opposizione da paret della sinistra ormai tutta interna alle logiche partitiche e parlamentari.
Infatti, anziché rilanciare una vertenzialità sui salari, sul fisco, per il rinnovo dei contratti e per il blocco delle tariffe pubbliche il sindacato cincischia sulla detassazione degli straordinari e del salario variabile.
Ma dove è finita la riforma del fisco proposta dallo stesso sndacato a novembre del 2007? Perché, in assenza di risposte non si è andati allo sciopero generale proclamato per il 15 febbraio e poi sospeso per la crisi di governo? Ora il governo è in carica, ha peggiorato le condizioni salariuali e fiscali dei lavoratori, ma di mobilitazione non si parla. Cosa è cambiato ?
La domanda che attende risposta è a quale scelte di coerenza risposndono le confederazioni? Quelle delle loro piattaforme o quelle del governo in carica?
Ezio Casagranda  - Filcams Cgil del Trentino
Trento 1 luglio 2008

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Salari e Politica

Pubblicato da filcamstrento su 19, Marzo 2008

Gli Italiani hanno gli stipendi tra i più bassi d’Europa, le tasse tra le più alte del mondo e servizi pubblici, a seguito delle privatizzazioni, costano sempre di più fanno sempre più schifo ma questa campagna elettorale sembra interessarsi di altro. I segnali di crisi che partono dagli USA, mutui subprime, e che dovrebbero investire anche l’Europa vengono ignorati o sottovalutati sia dai candidati sia dai giornalisti e quindi ho la netta impressione che ci stiamo avviando verso la catastrofe con ottimismo.Infatti, la cosa no riguarda Berlusconi che denuncia un reddito annuo di 139 milioni di euro e che, rispetto a 5 anni fa, si è quintuplicato. Alla faccia del conflitto di interessi. Il berlusca ha continuato a fari gli affari suoi sia come premier durante il suo governo, che dall’opposizione con il centro sinistra.
Dall’altra si apprende che Weltroni percepisce una indennità, a soli 52 anni, pari a oltre 5.000,00 euro netti al mese. Una indennità non voluta sostiene il segretario del PD ma che sicuramente, assieme alle “fortune”  del cavaliere danno il dato di quanto sia coinvolgente la rete della casta ed i costi della casta.Una situazione che non gli preoccupa, tanto ci penseranno i media e far dimenticare questo scandalo, e quindi  avanti a parlare dei costi della politica e del nuovo eldorado che sarà davanti a noi se vincono queste elezioni.
Weltroni ha detto giustamente che l’Italia è il paese che ha i redditi da lavoro più bassi d’Europa e gli stipendi dei parlamentari più alti dei loro colleghi europei. Stranamente però ha promesso di adeguare gli stipendi dei parlamentari a quelli europei e si è ben guardato di dire che adeguerà anche gli stipendi di lavoratori alla media europea.
Quando la demagogia ti prende la mano non rischi solo le rischi grandi gaffe ma di dire una verità che volevi tenere nascosta e cioè che l’innalzamento delle retribuzioni dei lavoratori non sono nell’agenda dei nuovi governatori dell’Italia.
Ezio Casagranda   -  Filcams Cgil del Trentino
Trento, 19 marzo 2008

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Bassi i salari, alti i rischi

Pubblicato da filcamstrento su 12, Marzo 2008

Dai dati dell’Ocse arriva, dopo quella dell’Eurispes, la conferma di quanto, inascoltati, abbiamo sostenuto da anni: che i salari dei lavoratori perdevano potere di acquisto, che la cancellazione della scala mobile ( 1993) è stato un grave errore in quanto, da soli, i contratti non erano e non sarebbero stati in grado di tenere il passo con l’aumento dei prezzi a causa della gabbia entro i quali erano stati confinati dall’accordo del 1993. I salari degli italiani sono tra i più bassi d’Europa. Siamo al 23 esimo posto su 25 paesi dell’Europa.Una vera e propria catastrofe sociale che volutamente si tenuta nascosta in questi ultimi 10 anni in nome della competitività e della concertazione. La moderazione salariale non ha pagato per il passato e non paga per il futuro. I contratti non si riesce a rinnovarli.
Basta vedere il CCNL del Terziario e della distribuzione cooperativa che, scaduto da 14 mesi, non si riesce a rinnovare anche se la richiesta di aumento era di 78 euro mensili lordi.Quello che non riesco a capire è la testardaggine con cui Cgil Cisl e Uil continuano nel voler discutere di riforma contrattuale spostano l’asse contrattuale dal Contratto nazionale alla contrattazione aziendale e quindi, nonostante questa decurtazione dei salari continuano sulla strada della concertazione. Il tutto mentre i prezzi aumentano in modo esponenziale e le tariffe (luce, enel, gas, ecc) dei servizi di prima necessità crescono a dismisura.
Oggi il sindacato di aggrappa alla riforma contrattuale per il semplice fatto che non ha una strategia generale per affrontare questa situazione di crisi dei salari che ha sempre cercato di negare.
Quello che serve è rilanciare su basi nuove la lotta per il salario sia a livello nazionale ( forse vanno riviste, in aumento, anche le richieste economiche avanzate nei CCNL).
Una lotta senza scambi impropri con la produttività, con la flessibilità e con il peggioramento delle condizioni di lavoro.
Una lotta che punti nuovamente su tre pilastri:
Scala Mobile, Contratto nazionale e contrattazione aziendale.
Una lotta per il salario capace di coniugarsi con la lotta per la sicurezza nel e sul lavoro e quindi contro la precarietà del lavoro e quella sociale.Utilizziamo le conferenze di organizzazione per una discussione vera sulle condizioni dei nostri associati. Dalle scelte di politica sindacale ne discenderanno le scelte organizzative e non viceversa.Centralità del luogo di lavoro significa innanzitutto dare risposte all’emergenza del salario e della sicurezza. Leggendo il documento nazionale mi sembra che la strada da fare si ancora molta. Ma questo non ci ha mai scoraggiati.
Ezio Casagranda            Filcams Cgil del Trentino
Trento, 12 marzo 2008

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Scoop, gli italiani sono poveri

Pubblicato da filcamstrento su 26, Febbraio 2008

L’altra notte, mentre tutti dormivamo, la grande stampa italiana si è rifondata. Nuove edizioni dei più grandi quotidiani del paese hanno sostituito le vecchie, logore gazzette. Nuovi temi si sono affacciati sulle prime pagine, e tra tutti questo: gli italiani diventano poveri, l’inflazione sui beni di consumo frequente è quasi al 5%, la quarta settimana è un incubo vero e non più percepito, la questione dei salari è centrale e urgente. Non so cosa sia successo nella notte nelle più grandi redazioni del paese, controllerei se qualcuno ha versato Lsd nelle macchinette del caffè. Ma intanto non possiamo che rallegrarci: dopotutto a lanciare l’accorato allarme sono proprio gli organi di stampa che sostengono l’ineluttabilità di questo sistema economico, la sua inevitabile giustezza e perfezione. Chi non ha letto le fulminanti analisi sul liberismo che sarebbe di sinistra? Sul lavoro che è meglio flessibile? Sull’articolo 18 da abolire? Sulle visioni più o meno oniriche dei boss di Confindustria? A pensarci, sono gli stessi giornali che inneggiavano all’uccisione della scala mobile, che hanno passato vent’anni a dirci che l’inflazione non c’era più. Gli stessi giornali che per anni hanno tuonato: comprate i fondi! Fate il mutuo! E che oggi titolano Fondi a picco! Incubo mutui! Bisogna dire che la rifondazione della grande stampa nazionale è incompleta. Se ci si affanna per pagine a dire quel che ieri si negava (cioè che il potere d’acquisto si scioglie come i ghiacci polari), magari bisognerebbe fare un saltino avanti nell’analisi. Per colpa di chi? E la rendita si erode anch’essa? (no), e i profitti calano anche loro? (no). Dunque, abituati come siamo a chiedere l’impossibile, esortiamo la grande stampa nazionale a un nuovo sforzo, rifondarsi di nuovo in una notte e proseguire il cammino: perché il sistema crea tanti poveri in favore di pochi ricchi? Di chi è la colpa? Chissà se industriali e banche, che sono gli editori di quei giornali, saranno sereni nell’analisi. Francamente, mi stupirei.

Alessandro Robecchi
da IL MANIFESTO del 24-2-08

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Aumenti di 30 euro netti non bastano più

Pubblicato da filcamstrento su 25, Febbraio 2008

FINALMENTE L’ISTAT COMINCIA A REGISTRARE LA VERITÀ: PER CHI LAVORA E CHI È IN PENSIONE I PREZZI AUMENTANO ALMENO DEL 5% ALL’ANNO.

L’Istat ha fornito un nuovo indice sul costo della vita che registra l’aumento dei prezzi dei beni di più largo consumo, quelli cioè che servono per vivere tutti i giorni. Mentre l’inflazione ufficiale è al 2,9% questo nuovo indice registra un aumento del 4,8%. Questo è l’aumento effettivo del costo della vita per lavoratori e pensionati e, probabilmente, è ancora inferiore alla realtà, visto che non è in esso compreso il costo della casa.
Finalmente comprendiamo com’è possibile che mentre lavoratori e pensionati non arrivano alla quarta o anche alla terza settimana con i loro soldi, secondo l’inflazione ufficiale i contratti sono sempre stati sopra l’aumento dei prezzi. Finalmente emerge ufficialmente la verità: tutti i contratti rinnovati in questi ultimi anni, nessuno escluso, sono stati in perdita rispetto all’aumento reale dei prezzi!
Altro che salario-produttività: bisogna aumentare i soldi del contratto nazionale, quelli che prendono tutte e tutti e legarli al reale andamento del costo della vita, quindi con aumenti che mediamente non possono più essere meno di 100 euro mensili per anno.
Bisogna introdurre dei meccanismi automatici di difesa del salario dall’inflazione, come quelli che c’erano quando c’era la scala mobile, perché le lavoratrici, i lavoratori e i pensionati non possono difendersi dall’aumento dei prezzi dalla sera alla mattina, come fanno le banche, le assicurazioni, i petrolieri e tanti altri e perché non è giusto che si debbano fare ore e ore di sciopero per ottenere meno del dovuto.
Bisogna ridurre le tasse sui salari nazionali, sui soldi che prendono tutti e non caso per caso e azienda per azienda.
La riforma dei contratti deve portare a un risultato opposto a quello che vuole la Confindustria: se non vogliamo che il salario continui a sprofondare ci vogliono più soldi nei contratti nazionali, garanzie automatiche contro l’improvviso aumento dei prezzi, meno tasse sulla busta paga.

Rete 28 aprile

Trento, 25 febbraio 2008

 

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