Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Archivio per il 'Lavoro e precarietà' Categoria


Poveri e stacanovisti

Pubblicato da filcamstrento su 3, Luglio 2008

Per l’OCSE i salari degli italiani sono inferiori del 20% rispetto alla media dei salari europei, mentre annualmente lavorano mediamente 34 ore in più dei lavoratori europei. Questi dati non sono casuali, ma il prevedibile risultato di 15 anni di concertazione al ribasso dovuta alle scelte di moderazione salariale derivanti dall’accordo del 1993.
Quindi ormai tutti concordano che i salari reali dei lavoratori sono in forte calo e che, a causa della mancata restituzione del drenaggio fiscale, in Italia i salari hanno subito una ulteriore riduzione rispetto all’Europa.
Marcegaglia in piena sintonia con Sacconi, sostiene che per aumentare i salari non bisogna indicizzarli (scala mobile) ma legarli strettamente (aziendalmente) alla produttività. Una produttività intesa, non come risultato di investimenti in ricerca e innovazione, (la più bassa a livello europeo) ma come nuova flessibilità e precarietà del e nel lavoro. Defiscalizzazione degli straordinari e le nuove norme in materia di mercato del lavoro contenute nei decreti governativi a cui aggiungere la nuova direttiva europea sul superamento delle 48 ore settimanali sono quindi, per Marcegaglia e soci, le basi su va definita la riforma della contrattazione.
Un Contratto Nazionale cornice per poi demandare tutto alla contrattazione in azienda, meglio se individuale.
I detrattori di forme automatiche di indicizzazione dei salari sostengono che ”un simile meccanismo produrrebbe un moltiplicatore di inflazione che penalizzerebbe i salari”. Affermazioni, queste sì, puramente ideologiche. Voglio ricordare che la cancellazione della scala mobile, sostituita dall’accordo del 93 sulle politiche dei redditi ha, non solo falcidiato le retribuzioni senza fermare la corsa dei prezzi, ma è stato fattore principale di un colossale trasferimento della ricchezza prodotta dai salari ai profitti, dai poveri ai ricchi.
È aumentata la precarietà e sono stati inferti pesanti attacchi allo stato sociale tali da rendere sempre più generalizza una situazione di incertezza sociale e di insicurezza collettiva.
Oggi, la trattativa sulla riforma contrattuale rischia di riprodurre, ingigantiti, gli stessi disastri sul salario e sulle condizioni dei lavoratori prodotti dall’accordo del 93. Infatti dalle affermazioni del padronato, Confcommercio in testa, emerge chiaramente che vogliono impedire che il potere di acquisto delle retribuzioni venga protetto dall’inflazione e quindi che eventuali aumenti siano possibili solo aumentando l’intensità e la durata della prestazione lavorativa (straordinario e flessibilità).
Siamo davanti ad un capovolgimento del ruolo sindacale. Da soggetto autonomo di contrattazione a mero misuratore della produttività aziendale (sfruttamento del lavoro). Da soggetto che risponde ai lavoratori a ”guardiano” delle logica aziendalista cancellando così qualsiasi solidarietà nel mondo del lavoro.
Forse prima di procedere a colpi di maggioranza per la CGIL sarebbe necessario un nuovo congresso visto che quello del 2006 è stato praticamente cancellato. Servirebbe alla democrazia, ai lavoratori e alle lavoratrici e all’intera società.
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino
Trento, 3 luglio 2008

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Ancora due omicidi sul lavoro

Pubblicato da filcamstrento su 14, Giugno 2008

Ancora due operai morti e un terzo ferito molto gravemente nel milanese. Due giovani operai egiziani, clandestini , assoldati in piazzale Lotto dai caporali per pochi euro al giorno, e naturalkmente pagati in nero.
Tutti conoscevano questo traffico di merce umana dei caporali ma nessuna forza di polizia, ronda o esercito sono intervenuti per porre fine a questo mercato della morte. di quale sicurezza parlano i nostri governanti e i leghisti nostrani? Forse il lavoratore non merita attenzione e sicurezza da parte delle istituzioni, oltre che delle imprese?
Inoltre, l’attuale legislazione, in nome della “libertà d’impresa” permette che le aziende appaltatrici subappaltano e queste, a loro volta, subappaltano di nuovo. Una catena dove gli anelli più deboli sono sempre gli stessi: i lavoratori , non importa se immigrati e clandestini. Con quale coraggio si parla di legalità davanti e questa catena di omicidi che colpisce il mondo del lavoro ? Con quale coraggio il ministro Sacconi e anche qualche sindacalista (Bonanni) parlano di piano straordinario se sono stati gli artefici dell’abrogazione (patto per l’Italia del 2001) della legge che chiamava in solido la ditta appaltante ( la legge 1369 sugli appalti)?
Giusto parlare di legalità, ma prima di tutti ci vuole coerenza nelle proprie azioni e quindi è ora che davanti a tragedia dei morti sul lavoro si vada oltre le parole di dolore e di circostanza per passare ad atti concreti.
Al ministro Sacconi se vuole essere coerente deve ritirare la firma dell’Italia dalla proposta di direttiva europea sull’orario di alvoro e come sindacato di andare allo sciopero generale.  I morti sul lavoro non sono bipartisan o equidistanti in quanto le imprese sono le prime responsabili di questi omicidi bianchi e quindi Va ripristinata la legge 1369 e vanno abolite tutte le forme di appalto non necessarie sia da parte delle imprese ma anche da parte degli Enti pubblici a tutti i livelli.
L’impresa e l’Ente appaltante devono ritornare ad essere responsabili in solido verso i dipendenti delle imprese appaltatrici sia sul versante del salario, del rispetto dei contratti, e della sicurezza.
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino
Trento, 14 giugno 2008

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Il DIRITTO di tornare a casa

Pubblicato da filcamstrento su 12, Giugno 2008

Ieri il mercato ha ucciso 10 persone, 6 in Sicilia a Mineo in provincia di Catania e altra 4 nel resto d’Italia. 10 morti che sono stati uccisi dall’avidità del privato (profitti) e dalle sciagurate scelte di un settore pubblico che vuole risanare i bilanci risparmiando sulle mascherine da fornire ai lavoratori. In fondo sono merce facilmente sostituibile.
Dal Piemonte alla Sicilia, dal pubblico al privato e senza distinzioni di razza e di sesso il profitto richiede le sue vittime sacrificali che spudoratamente chiama ancora “incidenti sul lavoro”. Vergogna.
Si vergogna per il ministro Sacconi, teorico della deregulation dei diritti dei lavoratori e che vuole modificare il testo unico sulla sicurezza, che “non può essere sostenuta da odiosi incrementi di adempimenti formali e da sanzioni sproporzionate”.
Anziché parlare farebbe molto meglio a dimettersi e tornare casa.
Ma l’opposizione non può cavarsela con qualche richiamo al fatto che “lavorare non deve voler dire morire..” ma battersi, se ne hanno il coraggio affinché lo Stato sia in grado di assicurare una vita un minimo decente alla gente che lavora, anzi: una vita e basta.
Noi vogliamo la certezza di poter tornare a casa dopo il lavoro, è un nostro diritto che non può essere calpestato.

Non basta prendere atto che ormai la finanza e il mercato hanno sostituito, nella nostra quotidianità gli operai ed il lavoro ma bisogna riprendere in mano il nostro destino ritornare instancabilmente a denunciare questa situazione organizzandoci per dare gambe alle nostre rivendicazioni per la sicurezza e per la nostra dignità di lavoratori e di cittadini.
Questo si chiama fare politica, quella più nobile e necessaria, di quella che mette insieme interessi collettivi e li difende. Se questo riusciremo a fare, allora, e solo allora, cambierà qualcosa.
Dobbiamo mobilitarci in prima persona, non possiamo aspettare gli altri o quanti siedono comodamente in Parlamento, diamo gambe alla nostro agire quotidiano lottiamo con il senso di giustizia e con la lucidità della nostra ragione.
Ezio Casagranda
Trento, 12 giugno 2008

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Lavoro, guerra e immigrazione

Pubblicato da filcamstrento su 2, Giugno 2008

Lavoro, guerra e immigrazione: una sola lotta.
Pienamente riuscita l’iniziativa del Tavolo stop precarietà di portare all’interno del Festival dell’economia la questione della precarietà e dei morti sul lavoro. Ieri sera alla manifestazione con Marchionne non solo abbiamo distribuito il volantino sulla precarietà e sui suoi guasti sociali, ma abbiamo potuto parlare all’interno del teatro sociale di Trento portando direttamente in sala la voce dei precari.
Una iniziativa che aveva come slogan NO AL MERCATO CHE UCCIDE per riportare dentro questo festival una voce per denunciare:
questa strage che sconvolge migliaia di famiglie non è fatalità ma la conseguenza dell’aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro, i bassi salari. la riduzione dei costi, del sistema degli appalti e delle leggi come la Treu, la legge 30 senza dimenticare che la Bossi-Fini che espone i lavoratori extracomunitari al più terribile dei ricatti: quello del permesso di soggiorno.
Abbiamo denunciato come la precarietà ormai si è diffusa nella società come una metastasi difficile da estirpare che genera insicurezza nel e del lavoro oltre a forme sempre più preoccupanti di intolleranza e razzismo. Abbiamo quindi denunciato come oggi il clima di intolleranza sociale sia dovuto non all’immigrato ma a quanti (il mercato) genera precariato.
Che questo festival non ha affrontato le conseguenze in termini di morti, di distruzione e di violenza causate da un mercato che vive e prospera per la guerra. La guerra come strumento per il controllo sociale del mondo e delle sue materie prime che anziché esportare democrazia esporta soprusi, intolleranza, devastazioni sociali e ambientali spaventose.
Per questo, oggi due giugno siamo stati in piazza con il comitato contro le basi di Mattarello per dire No alla guerra ed al suo mercato di morte, per dire che la Costituzione va non solo rispettata ma applicata in particolare nei suoi articoli fondamentali.
L’articolo 35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni” e l’articolo 11 che recita ”L’Italia ripudia la guerra..”.
Due momenti di lotta fra loro hanno un comune denominatore: quello di costruire un mondo migliore per i nostri figli.
Infatti, per noi, costruire la pace significa opporsi a quanti attraverso nuove basi militari precostituiscono le condizioni per la guerra permanente (preventiva). Costruire un mondo senza precarietà significa battersi affinché le ingenti risorse economiche, oggi stanziate per le spese militari, siano destinate al potenziamento dello stato sociale, dei diritti, della cultura e del lavoro.
Per questo il 6 giugno noi scendiamo in piazza per dire che l’intolleranza sociale fomentata dalla lega e dalle destre non si sconfigge con generici appelli, ma costruendo una solidarietà sociale capace aggredirne le cause che ne sono alla base, a partire dalla precarietà, nel e del lavoro, la precarietà sociale causata dalle politiche di privatizzazione dello stato sociale, dall’Itea alla salute passando la scuola e i beni comuni.
Ezio Casagranda
Trento, 2 giugno 2008

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Sogefi: la “democrazia” dei licenziamenti

Pubblicato da filcamstrento su 1, Giugno 2008

Ieri i 230 lavoratori della Sogefi di Mantova sono venuti a Trento, al festival dell’economia, per incontrare il loro “Padrone” che senza un reale motivo, ma solo per avidità da profitto li ha licenziati su due piedi alla fine di aprile. Hanno trovato una forte solidarietà del tavolo stop precarietà e della Cgil ma non il loro “tagliatore di teste”.
Infatti il dott. De benedetti ha glissato e, vergognosamente, non si è presentato al festival dell’economia e così i lavoratori hanno manifestato davanti alla provincia per richiamare l’attenzione della stampa (De Benedetti doveva partecipare alla conferenza su democrazia, etica ed imprenditoria) sulla scandalosa vicenda che li vede protagonisti.
Quale democrazia è possibile con queste logiche di mercato che dalla sera alla mattina, anche se l’azienda è produttiva, i padroni ti possono mettere su una strada e licenziarti? A questa e altre domande i lavoratori non hanno ricevuto risposte e quindi, alla faccia della democrazia di mercato, sono costretti a continuare la lotta per difendere il loro lavoro, il loro reddito e le loro famiglie.
Quella della Sogefi è una storia come tante altre in Italia dove l’arroganza dei padroni mette sul lastrico migliaia di lavoratori e lavoratrici. Alla fine di aprile la Direzione di questa azienda, che produce filtri per auto, ha recapitato ai lavoratori le lettre di licenziamento.
Questa azienda deve chiudere ha tuonato un signor di nome Carlo De Benedetti. Lo stesso che ha chiesto la tessera “numero uno” del Partito democratico. Suo figlio, Rodolfo, cura per lui gli interessi della Sogefi Filtration. Non stiamo parlando di un produttore di terzo livello ma di una vera e propria holding internazionale che ha siti in tutto il mondo. E che nel 2007 ha fatto profitti per 52,2 milioni di euro.
Una storia che ha dell’incredibile che dimostra la grande ipocrisia di questo festival dell’economia che non solo e sfacciatamente di parte, ma chiama a relazionare, come esperto, su democrazia, etica ed imprenditoria un simile personaggio che, nonostante i grandi profitti fatti, non esita a licenziare brutalmente 230 lavoratori e lavoratrici. Una arroganza senza limiti se è vero che si rifiuta perfino di attivare ammortizzatori sociali alternativi alla mobilità (cigs) in quanto più costosi.
La Sogefi non solo è l’esempio reale, il resto è fumo per i creduloni, di cosa intende il padronato italiano, anche il più “illuminato” per democrazia e mercato. Decisioni unilaterali, precarietà generalizzata, cancellazione della contrattazione e se il saggio del profitto cala di qualche decimo di punto chiusura della fabbrica.
Forse la sinistra e il sindacato dovrebbero riflettere con maggiore attenzione su queste vicende. La solidarietà è importante ma non sufficiente se non si mette in campo una lotta generalizzata per cambiare questo modello di mercato.
Ezio Casagranda — Filcams Cgil del Trentino
Trento, 1 giugno 2008

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