Dana:banco di prova per tutti
Il Comitato Anticrisi è oggi impegnato davanti alla Dana di Rovereto per richiamare l’attenzione dei cittadini, delle istituzioni e della stampa sul futuro di questa importante realtà produttiva trentina sulla quale incombe con sempre maggior insistenza il pericolo di centinaia di licenziamenti.
Un’azienda che rischia di essere il paradigma di una politica industriale provinciale che ha privilegiato e sostenuto (filiera) politiche di sola riduzione dei costi senza porsi il tema dell’innovazione, della ricerca di nuovi prodotti capaci uscire da un mercato ormai saturo. I lavoratori di questa azienda che rischiano di pagare pesantemente, con la perdita del lavoro e del salario, questa crisi. Attualmente alla Dana si lavora una settimana su quattro e non sempre per l’intera settimana.
In questo ultimo periodo sono stati resi noti i dati sulla disoccupazione in Italia ed in Europa e anche le più rosee previsione sulla fine della crisi lasciano intendere che se ripresa ci sarà, questa sarà pagata dai lavoratori con licenziamenti di massa, demolizione dei diritti collettivi e dello stato sociale accompagnati da tanta precarietà. Quindi anche il futuro dei lavoratori Dana si prospetta inquietante e con i licenziamenti alle porte, tanto che le voci di 200 licenziamenti, anche se smentite, si fanno sempre più insistenti.
Come Comitato siamo qui per sostenere con forza il messaggio che i lavoratori della Dana hanno inviato all’azienda ed alla Provincia:
non accettiamo nessun licenziamento.
Per questo la richiesta del “blocco dei licenziamenti” presentata dalla FIOM nell’ultimo incontro con Federmeccanica sarà anche la nostra bandiera e il fine del nostro agire. Non possiamo permettere, come è avvenuto con i contratti a termine, che a pagare la crisi siano i lavoratori più deboli.
Oggi alla Dana si lavora meno di una settimana al mese e quindi per noi, dire NO AI LICENZIAMENTI, obbliga tutti ad individuare soluzioni innovative sia sul versante degli ammortizzatori sociali sia sul versante di nuove produzioni.
Chiediamo che la provincia intervenga, anche tramite la modifica del fondo Olivi, per sostenere le aziende che attraverso il ricorso ai contratti di solidarietà EVITINO I LICENZIAMENTI che si stanno prospettando al nostro orizzonte.
Chiediamo sostanzialmente che si torni a parlare di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per liberare tempo da dedicare alla cultura, alla formazione senza dimenticare l’esigenza di far fronte alle nuove esigenze di assistenza alla famiglia (vedi anziani). La Dana è, volenti o nolenti, il banco di prova per una nuova politica sociale e industriale capace di tutelare occupazione e professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici.
Per questo chiediamo che la provincia metta in campo una politica a sostegno dell’occupazione anche attraverso lo strumento della riduzione dell’orario di lavoro e una task -force per la ricerca di nuove produzioni nei settori innovativi (energie rinnovabili, telefonia, comunicazione, servizi, ecc) compatibili con l’ambiente e quindi capaci di competere sui settori avanzati dell’economia.
Comitato Anticrisi del Trentino
Rovereto, 30 settembre 2009
Più precari e meno liberi
Aumenta la disoccupazione in Europa, in Italia la cassa integrazione aumenta vertiginosamente e la scuola pubblica licenzia oltre 25 mila precari. Siamo davanti al più grande licenziamento di massa della storia italiana.
Gli economisti vedono una provabile uscita dalla crisi senza occupazione e quindi la disoccupazione è destinata a crescere ulteriormente, mentre banche e speculatori finanziari ritornano a fare profitti e si preparano ad una prossima bolla finanziaria.
Il governo è troppo impegnato nelle scandalose telenovella berlusconiane per occuparsi dei più deboli. Tremonti pensa che qualche attacco alle banche sia sufficiente per esorcizzare una crisi che con sempre maggiore forza taglieggia salari ed occupazione.
La lega pretende di esorcizzare la crisi e la perdita di lavoro con il conseguente aumento dell’insicurezza sociale additando come causa di tutti i mali il povero immigrato ricattato dal padrone e costretto ai lavori più umili per non perdere la cittadinanza.
In questa situazione di estrema precarietà, che guarda caso, televisione e grande stampa sembrano o non riescono a vedere, i lavoratori continuano a morire sul lavoro al drammatico ritmo di 4 morti al giorno.
Anziché occuparsi della crisi questo governo pensa a mettere la museruola alla stampa e limitare ulteriormente gli spazi di libertà e di critica sociale.
Si è iniziato con la politica della sicurezza (caccia al Rom, al clandestino) passando per la “criminalizzazione” di quei movimenti (No dal Molin, Non Tav, ecc.) per cercare di chiudere qualsiasi forma di dissenso popolare. Purtroppo spesso con la complicità (interessata) di quanti oggi denunciano l’arroganza del Berlusconismo che vuole cancellare definitivamente non solo il dissenso sociale ma anche la “libertà di stampa”.
Un attacco violento e prolungato che ha l’obiettivo di imbavagliare giornali, giornalisti, forze sociali e movimenti.
Ben vengano quindi le manifestazioni, le denunce contro questi tentativi di irregimentare l’informazione ma quello che oggi manca, a mio avviso, è la consapevolezza che da anni l’informazione è tutta incentrata sulle questioni di palazzo ed ha dimenticato di raccontare la vita sociale dei cittadini, dei lavoratori di quanti si battono per un mondo migliore e per una democrazia partecipata.
Basta guardare la differenza di trattamento fra i moti in Afganistan e i morti sul lavoro per capire che siamo ben distanti da avere un’informazione libera.
Su questo anche la sinistra deve fare qualche autocritica se vuole rendere credibile la sua battaglia per la libertà di informazione.
Ezio Casagranda
Trento, 25 settembre 2009
NO a Trento città turistica
Trento città turistica: Maestri ci riprova Anche ieri l’assessore Lucia Maestri non ha perso occasione per insistere nella sua proposta di dare a Trento lo status di città turistica.
L’occasione è stata data dalla presentazione di una serie di iniziative culturali in occasione dell’autunno trentino. La scelta dell’assessore Maestri lascia trasparire una volontà di avere, come assessore, mano libera nella determinazione delle aperture commerciali lasciando a margine il ruolo dei lavoratori e dei piccoli commercianti.
Più volte abbiamo sottolineato che i problemi del commercio, come quelli del turismo, sono altri e per il commercio sono dovuti alla crisi economica e dal calo dei consumi e quindi pensare di trovare la soluzione nelle aperture domenicali è sbagliato e forse anche controproducente per la maggioranza dei negozi.
Mentre per il turismo resto convinto che il turismo non può essere visto come “un ‘orda consumistica” pronta ad infilarsi nei negozi ma come cittadini che vengono a Trento per ammirare le nostre bellezze naturali, per ricercare un ambiente accogliente e stimolante sia dal punto di vista culturale, sia perché ricco di eventi capaci di promuovere territorio e la sue tradizioni.
Quindi invito l’assessore Maestri ad attivarsi con lo stesso impegno per continuare a garantire un’offerta turistica all’altezza delle nuove richieste di benessere a partire dalle condizioni dei lavoratori, della valorizzazione della professionalità, della retribuzione e quindi richiamare le parti datoriali alla firma del contratto provinciale.
Quindi come Filcams Cgil del Trentino ribadiamo che la nostra contrarietà allo status di Trento città turistica non è solo dovuta la nostro ruolo di difesa delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori e lavoratrici del commercio ma nasce anche da una visione diversa da quella dell’Assessore sulle tematiche del turismo e del commercio.
Ciò detto siamo disponibili al confronto a partire dalla proposta di Olivi la quale deve farsi carico, a nostro avviso, anche di interventi sul piano urbanistico in grado di calmierare il peso della speculazione immobiliare che oggi grava sul settore del commercio.
Ma se questo confronto vuole arrivare a conclusioni condivise non può prescindere dalla definizione del contratto provinciale che è, e rimane, l’unica sede deputata – se non si vuole agire con atti di imperio – dove possono trovare una soluzione condivisa le problematiche dell’orario, del salario, della formazione e della relativa normativa che coinvolgono i principali soggetti del comparto: I lavoratori e le lavoratrici che si vedono scombinare la loro vita familiare. Lavoratori che come Filcams Cgil del Trentino vogliamo continuare a rappresentare ed a difendere a partire dal loro salario, ma anche dalle loro condizioni di lavoro.
Filcams Cgil del Trentino
Trento, 12 settembre 2009
INNSE: Quando vince l’operaio
I 49 lavoratori della INNSE hanno vinto.
La INNSE e i suoi operai non saranno rottamati.
Hanno vinto una battaglia difficile nonostante nonostante gli interventi repressivi e le provocazioni, nonostante l’assenza delle amministrazioni, comune e regione in primis.
Hanno rifiutato le sirene di quanti proponevano soluzioni assistenziali o di ricollocazione in altri lavori, hanno lottato per mantenere il loro lavoro, la loro professionalità contro le logiche speculative di padron Genta, del comune e di quanti teorizzavano la scomparsa del lavoro industriale.
Si, i lavoratori della INNSE hanno vinto una difficile lotta contro la speculazione edilizia, contro le logiche di smantellamento dell’industria ma principalmente hanno vinto la lotta contro quel clima di rassegnazione e di arrendevolezza che pervade la sinistra e parte del sindacato.
Ha vinto la Fiom che ha creduto nella lotta di questi lavoratori e che ha permesso di arrivare ad un accordo che in modo pulito, senza sotterfugi, prevede la rioccupazione di tutti i 49 lavoratori, la ripresa dell’attività produttiva e l’impegno a mantenere fino al 2025 l’attività industriale in quella zona.
Una vittoria che deve essere di esempio per tutti in quanto dimostra che se i lavoratori ed il sindacato sono disposti a lottare assieme, con intelligenza, solidarietà, e convinzione si possono cambiare le scelte dei padroni, degli speculatori e dei potenti di turno. Una vittoria del lavoro contro la speculazione, dei diritti collettivi contro il profitto, oltre che una vittoria del valore della solidarietà contro l’individualismo rampante.
La lotta dei lavoratori della INNSE ha mandato un messaggio chiaro all’insieme della sinistra, del sindacato e del mondo del lavoro. Le conquiste sociali, la difesa del lavoro industriale, un nuovo modello sociale è possibile se, anziché abbassare la testa, riprendiamo a lottare per far valere le ragioni del lavoro, della solidarietà, della tolleranza e della democrazia.
In questo contesto appaiono ancora più gravi e preoccupanti le sollecitazioni di Fassino alla Cgil di rientrare nei ranghi, di firmare accordi indecenti e finalmente, adeguandosi alla scelta di Cisl Uil e Ugl, essere un sindacato complice delle imprese, contro i lavoratori che dovrebbe rappresentare.
Una opposizione che, troppo impegnata in dispute congressuali, rischia di perdere definitivamente ogni riferimento con il mondo reale, quello del lavoro e della sua rappresentanza.
Ma questa lotta chiama in causa anche il congresso della Cgil che non potrà eludere la questione posta dai 49 lavoratori della INNSE (compresa quella della libertà di stampa) e da tutti quei lavoratori, dalla Manuli a Melfi, che oggi si stanno opponendo alle chiusure, alle delocalizzazioni e allo smantellamento del sistema industriale Italiano.
Per questo, come Filcams Cgil del Trentino la Nostra solidarietà va ora a tutti quei lavoratori che lottano per la difesa del posto di lavoro, contro le chiusure delle azienda, contro i licenziamenti e la cassa integrazione sia nelle piccole che nelle grandi realtà.
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 13 agosto 2009
No al “patto per il lavoro” nel commercio
NO AL PATTO PER IL LAVORO NEL COMMERCIO:
NON SIAMO D’ACCORDO CON LA DECISIONE DELLA FILCAMS DI SOTTOSCRIVERE ORA L’ACCORDO RESPINTO UN ANNO FA
Il 23 giugno è stato firmato dalla Filcams Cgil un accordo che di fatto la allinea alle posizioni di Cisl e Uil nella condivisione delle norme sciagurate sottoscritte separatamente nel corso dell’ultimo CCNL del Commercio.
Un Contratto separato che tutta la Filcams aveva respinto denunciando a gran voce il furto, ai danni dei milioni di lavoratrici e lavoratori, della possibilità di coniugare una propria vita privata con il lavoro. L’accordo aveva introdotto norme che avrebbero obbligato tutti al lavoro domenicale, alla possibilità di lavorare per 12 giorni consecutivi senza diritto al riposo settimanale e all’allungamento dell’orario di lavoro settimanale per gli apprendisti neo assunti. Il tutto con un metodo antidemocratico che non ha permesso la consultazione unitaria e vincolante dei lavoratori.
Uno sciopero generale nazionale della categoria ha visto una numerosissima partecipazione, non usuale per questa categoria, che serviva a lanciare una grande stagione di lotte articolate al fine di ripristinare delle norme non accettabili, purtroppo alle parole non hanno corrisposto i fatti. La lotta invece è stata progressivamente abbandonata e anche possibili azioni legali a tutela dei diritti dei lavoratori non sono state effettuate. Dopo un anno si è così giunti ad accettare quello che allora si respingeva.
Il CCNL firmato il 18 luglio 2008 attua se possibile un’ulteriore deregolamentazione sull’orario di lavoro: dall’introduzione dell’orario multiperiodale, alle deroghe sul riposo giornaliero, fino all’estensione dello straordinario da duecento a duecentocinquanta ore senza alcun vincolo, ma evidentemente queste questioni vengono ritenute “secondarie”. Come le modifiche sull’apprendistato dove rimangono inalterate norme che dividono i lavoratori ed altre sulle quali alcune Regioni hanno presentato ricorsi alla Corte Costituzionale sollevando eccezioni di anticostituzionalità. Assoluta se non esclusiva rilevanza viene data al lavoro domenicale; ricordiamo che le norme contenute nel contratto separato rimangono le stesse, c’è solo un impegno delle parti a riaffermare la contrattazione di secondo livello laddove anche sul lavoro domenicale “potrà” essere richiesta una verifica.
Tradotto significa che forse riusciremo ad incidere nelle aziende dove siamo presenti. E per le altre? Valgono naturalmente le norme esistenti.
Temiamo che questa scelta voglia dire anche prepararsi ad accettare l’accordo separato sul sistema contrattuale, che, tra l’altro, limita proprio i poteri di intervento delle Rsu sulle condizioni di lavoro disciplinate dal Contratto nazionale. Non è vero, quindi, che si può recuperare a livello aziendale quello di negativo che firmi a livello nazionale, è vero al contrario che questo sarà sempre più difficile, soprattutto se si applicano accordi sbagliati.
“A chi serve questo accordo?”. A tutti, meno che alle lavoratrici che ai lavoratori del settore che non vedranno alcun miglioramento delle condizioni di lavoro. Un “accordo politico” di vertice che disperde e calpesta le tante speranze che il no della Cgil all’accordo separato aveva acceso tra i lavoratori del commercio, sottoposti alle flessibilità più brutali.
La Rete28Aprile in Filcams invita tutti le lavoratrici e i lavoratori, a rispedire al mittente l’accordo bocciandolo sonoramente nelle assemblee che verranno convocate e chiede l’urgente convocazione di un’assemblea nazionale dei delegati di settore, come quella che aveva già bocciato il contratto separato.
Chiediamo piena e trasparente informazione su tutte le clausole che sono state sottoscritte e alla fine esigiamo che, a termini di Statuto, almeno gli iscritti alla Cgil votino sulla decisione di sottoscrivere l’accordo separato.
La Rete28Aprile Filcams nella Cgil
per l’indipendenza e la democrazia sindacale
Roma, 26 giugno 2009






