Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Di nuovo in piazza per la trasparenza

PICT0138Di nuovo in piazza. Anche oggi 6 agosto 2009 gli amici del sud America sono tornati in piazza per per chiedere trasparenza su come vengono spesi i contributi che la provincia, giustamente, stanzia a sostegno degli emigranti trentini nel Chaco.
Crediamo che sia diritto di ogni cittadino, che paga le tasse, conoscere nei dettagli come vengono spesi e utilizzati i soldi della comunità trentina. La nostra denuncia riguarda la sordità dell’assessorato all’emigrazione non sol fa orecchie da mercante rispetto ai nostri dubbi e le nostre perplessità sull’intera questione che riguarda la cooperazione trentina nel Chaco.
Quello odierno è il terzo volantinaggio in piazza dall’inizio di luglio, quando abbiamo deciso di denunciare pubblicamente questo colpevole silenzio da parte della giunta provinciale rispetto ai tanti, troppo dubbi che la cooperazione nel Chaco presentava e continua a presentare.
Da questo silenzio si evince un certo imbarazzo da parte dell’assessore Dellai su questa scottante questione nel Chaco e la conferenza del 17 luglio scorso ha solo aumentato le nostre perplessità senza fugare i problemi della chiarezza e della trasparenza degli interventi effettuati.
L’intervento di Ferruccio Bolognani è rimasto, non a caso, senza risposte concrete e credibili e questo conferma la nostra denuncia che quella conferenza altro non era che uno spot pubblicitario dell’ATM a spese della PAT.

Nella giornata odierna abbiamo anche raccolto firme a sostegno di una petizione popolare da inviare al presidente Dellai affinché non solo incontri i suoi cittadini che chiedono risposte ai lor dubbi ma che sia data piena e completa trasparenza agli interventi fatti nel Chaco ed in Paraguay da parte della provincia di Trento.
Conoscere come vengono impiagatati i soldi dei contribuenti trentini è un diritto di ogni cittadino e quindi si chiede che tutto sia messo nella massima trasparenza utilizzando il sito internet della provincia.
Caro Dellai, a differenza che con le retribuzioni dei dirigenti provinciali, questa non è una questione di privacy ma una scelta di arbitrio che negazione di un nostro diritto.
Caro Dellai, ti vogliamo ricordare che per incontrare il tuo collega di Bolzano signor Durnwalder basta presentarsi nei suoi uffici al mattino. Perchè a noi trentini questo “privilegio” è negato ?
Per questo noi siamo decisi a continuare questa battaglia per la trasparenza anche con altre iniziative di denuncia e di coinvolgimento della cittadinanza.
Leggi il volantino distribuito oggi.

Gli amici del sud America

Trento, 6 agosto 2009

6 Agosto 2009 Pubblicato da filcamstrento | Immigrazione | , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Tre sentenze a difesa dei migranti

IustiziaTre sentenze importanti, tratte da Rassegna sindacale,  che danno ragione ai ricorsi promossi dagli stessi cittadini stranieri, dalla Camera del lavoro di Milano, di Brescia e da diverse associazioni. Un passo avanti sulla strada delle pari opportunità in controcorrente rispetto al pacchetto sicurezza che vuole discriminare non solo i cittadini ma anche i lavoratori.
L Filcams Cgil del Trentino

Il Comune di Brescia ha dovuto riconoscere che non è legittimo discriminare le persone in base alla loro nazionalità e per questo è stato obbligato a riaprire i termini per la richiesta del “bonus bebé” del 2008 (ordinanza del Giudice del lavoro del 12 marzo 2009 che ha considerato illegittimo il requisito della cittadinanza italiana per almeno uno dei due genitori richiedenti il “bonus”). Ma la vicenda giudiziaria non è terminata perché la Giunta comunale, pur essendo stata obbligata a chiudere la graduatoria il 30 giugno scorso, è intenzionata ad opporsi fino in Cassazione prima di erogare i benefici economici.

La Regione Lombardia si è vista bocciare una propria delibera sul “bonus famiglie numerose” che escludeva dal beneficio gli stranieri con permesso di soggiorno della durata di un anno e rinnovabile, e ugualmente dovrà stilare una nuova graduatoria sulla base dei nuovi criteri (Tar della Lombardia, sentenza del 9 giugno 2009, che per i cittadini stranieri elimina il requisito del possesso della carta di soggiorno o del permesso di lungo periodo).
L’azienda dei trasporti di Milano non può più escludere a priori i cittadini extracomunitari tra i suoi potenziali dipendenti (sentenza del Tribunale di Milano, 21 luglio 2009, su ricorso di un cittadino marocchino, Hailoua, assistito da “Avvocati per niente onlus” e dalla “Associazione studi giuridici sull’immigrazione”, che impone all’azienda Atm di rimuovere il requisito della cittadinanza per le offerte di assunzione).
Tre sentenze in risposta ai ricorsi promossi dagli stessi cittadini stranieri, dalla Camera del lavoro di Milano e di Brescia e da diverse associazioni, che segnano un piccolo passo in avanti sulla strada dei diritti e delle pari opportunità. Tre sentenze controcorrente rispetto al clima di intolleranza recepito nel “pacchetto sicurezza”. Da notare che il Tar, nel respingere la delibera della Lombardia in tema di famiglie numerose, si è richiamato anche ai princìpi sanciti dalla stessa normativa regionale.
“La Lombardia ha buone leggi, non discriminatorie, che devono essere applicate concretamente soprattutto nei contenuti delle delibere amministrative – osservano Nino Baseotto, Onorio Rosati e Marco Fenaroli, rispettivamente segretari generali delle Cgil Lombardia e delle Camere del lavoro di Milano e di Brescia –. Ci auguriamo che il presidente Formigoni si convinca finalmente di quanto inutile e dannoso sia per sé e per la propria giunta inseguire le spinte più estremiste e venate di xenofobia presenti nella maggioranza che lo sostiene”.
di Anna Avitabile
Rassegna sindacale del 28/07/2009 17:58

29 Luglio 2009 Pubblicato da filcamstrento | Immigrazione | , , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Bimbi fantasma di madri clandestine

antifascismoClandestina? Non puoi essere madre.

La legge Maroni ordina: niente anagrafe, figli affidati ai servizi sociali.
Gli stranieri dovranno mostrare il permesso di soggiorno per ogni atto di stato civile. Una frase persa nei meandri del “pacchetto sicurezza”, quello che prevede l’arresto per i clandestini, più poteri ai vigili urbani, più competenze a sindaci e prefetti.
Il quinto provvedimento del pacchetto entrerà in vigore l’8 agosto ed è qui che questa frase, apparentemente innocua, è contenuta e rischia, in tutta Italia ma a Prato in modo particolare, di creare un putiferio. Gli atti di stato civile sono matrimonio, registrazione di morte e registrazione delle nascite.
Se i clandestini non si potranno sposare nessuno alza la mano, ma se il babbo o la mamma non potranno riconoscere il proprio figlio, beh, allora è un caso. A Prato dove, solo nei primi mesi del 2009, sono nati 412 bambini figli di genitori senza il permesso di soggiorno, è un problema non secondario. A lanciare l’allarme in una riunione del tavolo su sicurezza e immigrazione costituito in prefettura è stato Giovanni Daveti, il funzionario che si occupa di cinesi, di fatto i padri e le madri della stragrande maggioranza di quei 412 neonati.
Cosa accadrà dall’8 agosto? Di chi saranno figli i bambini che nasceranno se nessuno potrà registrarli? E soprattutto che giri di illegalità apriranno? Cosa accadrà a quei bambini sembra che nessuno, in assenza di circolari che spieghino meglio quella norma, può dirlo. E’ probabile che in assenza di un genitore che li possa riconoscere verranno affidati ai servizi sociali che, in un mese, vedranno arrivarsi sulla testa un bel numero di bebè, per lo Stato italiano piccoli fantasmi, da accudire.
E’ probabile anche che tante mamme scapperanno dagli ospedali – al Misericordia e Dolce sarà una situazione delicatissima da seguire – quando capiranno di non avere via d’uscita. Con rischi enormi per la loro salute e quella dei propri figli. E poi accadranno cose che, per chi conosce Prato, sono scritte. La malavita cinese non si farà scappare quello che si preannuncia come un autentico business. Cosa si può fare se i genitori non possono riconoscere un figlio? Affidarsi a terzi con il permesso di soggiorno in regola. Ed ecco che il problema da sociale diventa di competenza della Procura.
Ci saranno persone che si faranno pagare per registrare i bambini. E non solo. Sarà vanificato tutto il lavoro per garantire l’assistenza sanitaria anche alle comunità straniere. Il reparto di maternità dell’ospedale di Prato da simbolo dell’integrazione diventerà un luogo da cui fuggire.
E allora via a cliniche private, a parti accanto alle macchine da cucire, a medici improvvisati. E sarà, in via generale, più facile far diventare un bambino figlio di genitori non veri. Senza adozione, affido o procedimenti legali. Sarà sufficiente andare in ospedale con una clandestina e far riconoscere il figlio a un padre – finto – che si prende il neonato e ne fa ciò che vuole: lo porta a casa dove una moglie desiderosa di essere mamma l’aspetta, lo vende a chi un figlio non può averlo.
E al peggio non c’è mai fine. Un bel pasticcio. Lontano dalle “misure per rendere più sicura la vita dei cittadini” con cui il governo ha presentato il pacchetto sicurezza all’Italia. Ma del resto, la lingua italiana è chiara, i clandestini non sono cittadini.
di Ilenia Reali – Prato 28 luglio 2009

28 Luglio 2009 Pubblicato da filcamstrento | Immigrazione, Società Civile | , , , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Chaco: miseria senza fine.

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Argentina – Chaco: Tobas, miseria senza fine.

In questi tempi il Chaco concentra l’attenzione di tutto il mondo.
Stampa e televisione globale vengono a guardare le stragi della denutrizione che colpisce migliaia di aborigeni nei boschi che si conoscono – già impropriamente – come L’Impenetrabile. La mia collega ed amica Cristina Civale, autrice del blog Civiltà e Barbarie, del giornale argentino Clarin, mi invita ad accompagnarla. Non è il primo invito che ricevo, ma sì il primo che accetto. Ricusai viaggiare prima delle recenti elezioni, perché, ovviamente, qualunque impressione scritta si sarebbe interpretata come denuncia elettorale. Ed io sono convinto, da molto, che la spaventosa situazione socio-economica in cui si trovano i popoli del Chaco, ed il suo svuotamento socio-culturale, non sono merito di un governo in particolare negli ultimi 30 o 40 anni, ci li furono civili e militari ( peronisti, progressisti e radicali) bensì di tutti essi.
Primo ci fermiamo a Sáenz Peña, la seconda città del Chaco, 90 mila abitanti, per una visita clandestina – ne richiesta, né autorizzata – all’Ospedale Ramón Carrillo, il secondo più importante di questa provincia. Civale prende note ed intervista pazienti indigeni nelle sale di Tisiologia, mentre io percorro i corridoi bagnati sotto le infinite infiltrazioni dei soffitti, e guardo le pareti rotte, cancellate e sporche, i pavimenti rognosi ed un pozzo nero aperto e ristagnante vicino alla cucina.
Benché il fronte dell’ospedale sia appena dipinto, c’è dietro un immondezzaio a cielo aperto in mezzo a due padiglioni. Vetri e mobili rotti, rottami, radiografie, calcinacci e disfatti chirurgici incorniciano le sale dove i pazienti sono solo corpi succhiati per malattie come la tubercolosi o il chagas. Mi impressiona la molta gente che c’è tirata nei piani, non so se sono pazienti o familiari, la stessa cosa dà.
Un’ora dopo, durante il tragitto fino a Juan José Castelli – popolazione di 30 Milla abitanti che se definisce “Portone” dell’Impenetrabile – lo sconforto e la rabbia si perfezionano osservando quello che rimane del allora Chaco boscoso. Quello che fu impero di querce centenarie e fauna meravigliosa, ora sono soltanto campi bruciati, di suolo arenoso e desertico, con radici ovunque aspettando le ruspe che prepareranno questa terra per il festival della soia transgenica che sta distruggendo il nostro paese.
Entriamo – nuovamente senza autorizzazione – all’Ospedale di Castelli che si suppone serva il 90 o 95 percento degli aborigeni di tutto l’Impenetrabile. Lì quello che vedo mi batte il petto, le tempie, le uova: almeno due dozzine di esseri in condizioni definitivamente inumane. Sembrano ex persone, appena pelle su ossa, corpi come quelli dei campi di concentrazione nazisti….

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Mempo Giardinelli

27 Luglio 2009 Pubblicato da filcamstrento | Immigrazione | , , , , , , , , , , | 1 Commento

Chaco: Serve chiarezza non spot pubblicitari

chaco-1La Sala Rosa della Regione aveva ospitato lo scorso settembre un convegno dal titolo “Il Filo d’Arianna” promosso, tra gli altri, dai sottoscritti, al quale erano stati invitati tutti i soggetti privati e istituzionali coinvolti nella gestione dei progetti di cooperazione nell’ambito dell’emigrazione trentina in Sud America. Purtroppo, nonostante l’invito, non hanno partecipato a questo appuntamento che poteva essere un momento di chiarimento ed informazione.
Ripetutamente abbiamo chiesto al Presidente Dellai, che ha anche la delega per l’emigrazione, di organizzare una conferenza che prevedesse la partecipazione dei rappresentanti della composita realtà emigratoria. A distanza di qualche mese siamo seduti nella stessa sala per assistere ad un conferenza d’informazione alla cui programmazione non abbiamo partecipato ed alla quale non siamo stati neppure invitati.
Più che ad una conferenza di programma abbiamo assistito ad un monologo sull’operato della PAT e dell’ATM, dimenticando, volutamente, che sul terreno dell’emigrazione operano altre realtà associative. Un monologo che però si è ben guardato di dare risposte sui temi che noi abbiamo sollevato da mesi:
Ancora senza risposta i motivi per cui il nuovo accordo con il Governo del Chaco non è pubblicato sul sito della PAT, strumento privilegiato per l’accesso all’informazione per i nostri concittadini all’estero.
Cosi come, nessuna informazione è stata data sulle ragioni per le quali ci si ostini a finanziare un macello a Pampa del Inferno che già nel 2004 era stato giudicato, dal Coordinatore dei progetti finanziati dalla Provincia Autonoma di Trento in Sud America, una “cattedrale nel deserto” costato 2.500.000 dollari, le cui entrate non sono sufficienti a coprire le spese di gestione costringendo la Provincia di Trento a farsi carico del disavanzo.
In gennaio la Provincia ha rinnovato il trattato di collaborazione con il Governo del Chaco. Sembra che in questi mesi il macello lavori solo al 30% della sua capacità. Chiediamo come si possa conciare le pelli delle capre in una zona priva d’acqua.
Chiediamo una politica che anziché investire in progetti faraonici e calati dall’alto, usi questi soldi per aiutare centinaia di famiglie di origine trentina attraverso micro cooperative, la cui attività andrebbe a beneficio anche delle tribù di indios che vivono emarginate socialmente e culturalmente.
Nessuna risposta all’interrogativo sulla fabbrica di riciclaggio della plastica di Luque (Paraguay) per l’inquinamento che produce, costata in tre anni oltre 700.000 euro per dare lavoro a 22 operai. Con quel denaro, oltre a costruire almeno 70 casette (con di 490.000 euro) per delle famiglie di origine trentina, si potevano attivare 35 piccole cooperative familiari con un contributo di 210.000 euro.
Noi chiediamo al Presidente Dellai di capire i motivi per i quali se gli emigranti trentini sono considerati una risorsa, gli stessi non possano autogestire quelle iniziative di cooperazione con competenze specifiche, date dalla mentalità e conoscenza delle situazioni locali, richiedendo loro trasparenza per l’impiego dei contributi o dei prestiti d’onore, senza dislocare all’estero personale di Trento.
Oggi, più che mai appare fondata la richiesta che abbiamo avanzato alla Giunta Provinciale affinché organizzi, con la partecipazione di tutte le parti interessate, una conferenza di programma sulla cooperazione trentina in modo da rilanciare l’intervento della cooperazione e il sostegno all’emigrazione su nuove basi, più avanzate e capaci di coinvolgere la popolazione locale sia sui contenuti che sulle caratteristiche dei progetti.
Inoltre noi continuiamo ad insistere sul fatto che tutti i finanziamenti della PAT debbano avere quei requisiti di trasparenza che nell’esposizione odierna non abbiamo visto. In questa sede avremo voluto che i relatori illustrassero attraverso dati di bilancio e analisi costi-benefici, i risultati economici e sociali dei progetti finanziati.
Noi non ci fermeremo, anche nei prossimi giorni saremo in piazza a chiedere maggiore chiarezza e trasparenza nella gestione dei fondi destinati all’emigrazione in Sud America, e a rivendicare la libertà di associazione, contro le discriminazioni.

Il Presidente Dellai questa volta risponderà ai nostri interrogativi?

Ezio Casagranda, Gianna Copat, Omar Elvio Serra, Renza Bertolini, Claudia Nardon, Silvana Bertona,

Trento, 17 luglio 2009

17 Luglio 2009 Pubblicato da filcamstrento | Immigrazione, Internazionale | , , , , , , , | 2 Commenti