Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Archivio per il 'Giustizia' Categoria


L’insostenibile costo di Fede

Pubblicato da filcamstrento su 16, Maggio 2008

Fede costa agli italiani 350.000 euro al giorno. Dal primo gennaio 2006, con effetto retroattivo. La Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia a una multa di circa 130 milioni di euro all’anno se non cederà a Europa 7 le frequenze che Testa d’Asfalto ha in concessione dallo Stato. Per l’Europa l’assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta la libera prestazione dei servizi e non ha criteri di selezione obiettivi.
La sentenza europea è la terza a favore di Europa 7 dopo quelle della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato.
Testa d’Asfalto toglie l’ICI, ma introduce il canone Fede. Non ci sono conflitti di interessi? Perchè gli italiani devono pagare per guardare Fido Bau ogni sera? Se il concessionario pubblico di tre reti nazionali Testa d’Asfalto non sposterà Rete 4 sul satellite gli italiani alla fine del suo prossimo glorioso quinquennio pagheranno circa UN MILIARDO di euro di multa considerando gli arretrati.
Testa d’Asfalto è un genio, oltre alla concessione pubblica, la pubblicità a pagamento su tre reti avute in eredità da Craxi, avrà anche il finanziamento pubblico. Il ministero delle Comunicazioni non c’è più. In realtà non c’era neppure prima. Gentiloni potrà dedicarsi di più al tennis con Ermete invece di passare lunghi week end ad Arcore.
L’Agcom con il supporto del PD e della Repubblica e della Finocchiaro e di Topo Gigio è impegnata a tempo pieno sul pericoloso Travaglio. Se pò fà. Con i nostri soldi se pò fà.
Per sapere quanto stiamo versando al Presidente del Consiglio per non applicare le sentenze su Rete 4 scaricate e diffondete il banner. E’ bello contribuire al successo economico di Testa d’Asfalto con le.
Dal sito di Grillo
16 maggio 2008

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Handicap e discriminazione

Pubblicato da filcamstrento su 7, Marzo 2008

Mi chiedo come sia possibile, nel 2008 in un paese che si dice democratico, sottoporre persone affette da grave handicap a continue visite di revisione anche quando le patologie sono irreversibili: si può ben sperare nel miracolo, ma difficilmente guariranno in sei mesi!
Una persona affetta da handicap deve affrontare varie commissioni mediche, che noi contribuenti paghiamo salatamene, per valutare la stessa malattia: commissione per l’invalidità civile, per le agevolazioni all’assistenza dei familiari (legge 104/1992), per il collocamento mirato al lavoro, per la revisione della patente. Per ogni commissione bisogna preparare i moduli di domanda, vari certificati medici (emessi da non più di 3 mesi) che molte volte scadono per il tempo che intercorre fra la presentazione della domanda e la chiamata a visita, quindi alla visita bisogna portare altri certificati più aggiornati. Poi ci sono le commissioni per l’eventuale pensione di invalidità Inps, per non parlare dei vari ricorsi perché spesso le domande vengono respinte. Ora mi chiedo se non sia possibile unificare tutto in un’unica commissione annuale: farebbe risparmiare almeno 3 giornate al mese a chi si occupa della persona con handicap (visite per certificati, file e file per presentare le domande), tempo che dovrebbe essere dedicato all’assistenza, e tanti soldi a noi contribuenti che paghiamo queste commissioni! Ma soprattutto tanta ansia al portatore di handicap, perché non è bello essere ogni volta inquisiti come se ci si inventasse una malattia, e in più ogni volta c’è l’ansia della risposta che non si sa mai quando arriverà…
Le contraddizioni fra i vari verbali sono molte: la stessa commissione ti dichiara “invalido con totale e permanente inabilità lavorativa al 100%”, ma in un altro verbale da indirizzare all’Agenzia Provinciale del Lavoro dichiara che “tenuto conto della patologia indica quale possibile percorso di inserimento lavorativo la tipologia del collocamento mirato con un supporto di un servizio di mediazione”. L’Agenzia del Lavoro, dal canto suo, ti dice che non esiste un lavoro in Trentino adatto a questo portatore d’handicap e, ciliegina sulla torta, l’Inps non ti riconosce l’inabilità perché la commissione Sanitaria Provinciale dichiara che è possibile il collocamento mirato! Come non sentirsi abbandonati e presi in giro?
Mi chiedo anche se sia possibile che i membri di queste commissioni trattino le persone con handicap con un po’ di cuore, senza farle sentire delle approfittartici nei confronti dello Stato. All’ultima visita un membro della Commissione Provinciale ha affermato con tono inquisitore “lei ha già abbastanza agevolazioni!” Ma è un’agevolazione una pensione di 656 euro al mese dopo 29 anni di lavoro dipendente nell’edilizia e con un’invalidità al 100% ?
Invito inoltre la commissione a maggior professionalità visto che effettua gli accertamenti applicando norme ormai superate. Ad esempio nelle valutazioni per la legge 104/1992 verifica se ci sono i requisiti di “esclusività” e “continuità” che la giurisprudenza ha cancellato da tempo e in tal senso fa riferimento nel verbale alla circolare Inps n. 133/2000, che è stata sostituita dalle n. 90/2007 e 112/2007!
Mi si dovrebbe anche spiegare come mai da un anno a questa parte queste commissioni si sono incattivite: respingono la maggior parte delle domande, e se concedono quanto dovuto pongono una revisione semestrale anziché annuale: credo che se la Provincia di Trento vuole tagliare le spese a favore dei portatori di handicap lo debba dire chiaramente, senza prendere in giro i disabili con visite che si sa già a priori bocceranno la richiesta.
Per non parlare dell’introduzione dell’Icef nelle domande di edilizia pubblica (ITEA): nessuno si è accorto che i portatori di handicap sono stati svantaggiati rispetto alla precedente normativa?
Visto che siamo in campagna elettorale chiedo ai partiti e ai candidati se hanno in programma il rispetto dei diritti delle persone affette da handicap, magari concedendo loro una vita più dignitosa e non oberata da continui adempimenti burocratici.
Delegata Filcams Cgil
Trento, 7 marzo 2008

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Mastella: La realtà supera la fantasia

Pubblicato da filcamstrento su 1, Febbraio 2008

Il Ministro della Giustizia (ex), Clemente Mastella e sua moglie Sandra Lonardo hanno due figli, Elio e Pellegrino. Pellegrino è sposato a sua volta con Alessia Camilleri. Una bella famiglia come le altre, ma con qualcosa in più. Per sapere cosa, partiamo dal partito di Clemente che, come i più informati sanno, si chiama Udeur.
L’Udeur, in quanto partito votato dall’1,4% degli italiani adulti, ha diritto ad un giornale finanziato con denaro pubblico. Si chiama “Il Campanile”, con sede a Roma, in Largo Arenula 34. Il giornale tira circa 5.000 copie, ne distribuisce 1.500, che in realtà vanno quasi sempre buttate. Lo testimoniano il collega Marco Lillo dell’Espresso,che ha fatto un’inchiesta specifica, sia un edicolante di San Lorenzo in Lucina, a due passi dal parlamento, sia un altro nei pressi di Largo Arenula. Dice ad esempio il primo: “Da anni ne ricevo qualche copia. Non ne ho mai venduta una, vanno tutte nella spazzatura!”.A che serve allora - direte voi- un giornale come quello? Serve soprattutto a prendere contributi per la stampa. Ogni anno Il Campanile incassa 1.331.000 euro. E che farà di tutti quei soldi, che una persona normale non vede in una vita intera di lavoro?
Insisterete ancora voi. Che farà? Anzitutto l’editore, Clemente Mastella, farà un contratto robusto con un giornalista di grido, un giornalista con le palle, uno di quelli capace di dare una direzione vigorosa al giornale, un opinionista, insomma. E così ha fatto. Un contratto da 40.000 euro all’anno. Sapete con chi? Con Mastella Clemente, iscritto regolarmente all’Ordine dei Giornalisti, opinionista e anche segretario del partito. Ma è sempre lui, penserete! Che c’entra? Se è bravo! Non vogliamo mica fare discriminazioni antidemocratiche.
Ma andiamo avanti.
Dunque, se si vuol fare del giornalismo serio, bisognerà essere presenti dove si svolgono i fatti, nel territorio, vicini alla gente. Quindi sarà necessario spendere qualcosa per i viaggi. Infatti Il Campanile ha speso, nel 2005, 98.000 euro per viaggi aerei e trasferte. Hanno volato soprattutto Sandra Lonardo Mastella, Elio Mastella e Pellegrino Mastella, nell’ordine.
Tra l’altro, Elio Mastella è appassionato di voli. Era quello che fu beccato mentre volava su un aereo di Stato al gran premio di F1 di Monza, insieme al padre, Clemente Mastella, nella sua veste di amico del vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli. Ed Elio Mastella, che ci faceva sull’aereo di Stato? L’esperto di pubbliche relazioni di Rutelli, quello ci faceva! Quindi, tornando al giornale. Le destinazioni. Dove andranno a fare il loro lavoro i collaboratori de Il Campanile? Gli ultimi biglietti d’aereo (con allegato soggiorno) l’editore li ha finanziati per Pellegrino Mastella e sua moglie Alessia Camilleri Mastella, che andavano a raggiungere papà e mamma a Cortina, alla festa sulla neve dell’Udeur. Siamo nell’aprile del 2006. Da allora - assicura l’editore - non ci sono più stati viaggi a carico del giornale. Forse anche perché è cominciata la curiosità del magistrato Luigi De Magistris, sostituto procuratore della Repubblica a Catanzaro, il quale, con le inchieste Poseidon e Why Not, si avvicinava ai conti de Il Campanile. Ve lo ricordate il magistrato De Magistris? Quello a cui il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, mandava tutti quei controlli, uno ogni settimana, fino a togliergli l’inchiesta? Ve lo ricordate? Bene, proprio lui! Infine, un giornale tanto rappresentativo deve curare la propria immagine. Infatti Il Campanile ha speso 141.000 euro per rappresentanza e 22.000 euro per liberalità, che vuol dire regali ai conoscenti. Gli ordini sono andati tra gli altri alla Dolciaria Serio e al Torronificio del Casale, aziende di Summonte, il paese dei cognati del ministro:Antonietta Lonardo (sorella di Sandra) e suo marito, il deputato Udeur Pasquale Giuditta.
Ma torniamo un attimo agli spostamenti. La Porsche Cayenne (4000 di cilindrata) di proprietà di Pellegrino Mastella fa benzina per 2.000 euro al mese, cioè una volta e mezzo quello che guadagna un metalmeccanico. Sapete dove? Al distributore di San Giovanni di Ceppaloni, vicino a Benevento, che sta proprio dietro l’angolo della villa del Ministro, quella con il parco intorno e con la piscina a forma di cozza. E sapete a chi va il conto? Al giornale Il Campanile, che sta a Roma. Miracoli dell’ubiquità. La prossima volta vi racconto la favola della compravendita della sede del giornale. A quanto è stata comprata dal vecchio proprietario, l’Inail, e a quanto è stata affittata all’editore, Clemente Mastella. Chi l’ha comprata, chiedete? Due giovani immobiliaristi d’assalto: Pellegrino ed Elio Mastella.
Anonimo

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Appello per Genova

Pubblicato da filcamstrento su 3, Novembre 2007

Le giornate di Genova del luglio 2001, anche per noi trentini, sono molto di più della riduzione penale che ne vogliono fare i tribunali. Attraverso le agghiaccianti richieste che hanno concluso le requisitorie dei PM genovesi – 225 anni di carcere per 25 imputati accusati di devastazione e saccheggio – si cerca di riscrivere la storia di un movimento che ha voluto opporsi ai veri saccheggiatori e ai più cinici devastatori del pianeta. Un movimento composto da uomini e donne che da strade diverse – i cattolici e gli antagonisti, i partiti e i sindacati, gli ambientalisti e i migranti – è confluito a Genova dopo aver tessuto i fili di una partecipazione inedita e profonda. Un percorso che ha coinvolto anche la nostra provincia con le ottocento persone che sono partite da qui per raggiungere – in quell’estate di sei anni fa – il cuore di una mobilitazione carica di idee e della voglia di costruire un mondo diverso ma che ha visto trasformarsi strade e piazze nel teatro di un massacro. La moltitudine che ha messo in atto mille forme di resistenza contro le ingiustizie del G8, che ha resistito ai soprusi e alle torture, tutti i testimoni dei pestaggi indiscriminati e le vittime delle violenze di una repressione inaudita, non possono permettere che la storia sia scritta da un tribunale che accusa 25 capri espiatori, archivia l’omicidio di Carlo Giuliani e assolve le responsabilità politiche di una vera e propria mattanza. La storia dell movimento di Genova è molto lontana da ciò che rischia di passare alla storia attraverso le pene esemplari che vogliono punire – in realtà – tutti noi. È lontana dalla voglia di insabbiare, coprire, assolvere, archiviare; lontana da coloro che negano di indagarla fino in fondo. La storia di Genova è la nostra storia, e tocca ancora a noi difenderla.
Per questo è giusto ritornare a Genova, contro un processo politico che colpisce il movimento di ieri ma che mina profondamente la libertà dei movimenti di oggi e di domani. È giusto ritornare a Genova per non lasciare sole quelle 25 persone che in quei giorni erano dalla nostra stessa parte. Ritorniamo a Genova il 17 novembre aderendo alla convocazione di una grande manifestazione che vede aggiungersi all’appello di “Noi, quelli di via Tolemaide” (dove primo firmatario è don Andrea Gallo) lo spessore e l’ampiezza del movimento di sei anni fa.
Ci rivolgiamo ai tanti che da questa Provincia hanno vissuto le giornate di Genova, a chi ha partecipato e costruito il movimento trentino che ha portato al G8 centinaia di uomini e donne. A chi c’era e a chi avrebbe voluto esserci. Vogliamo tornare a Genova con coloro che credono ancora che la storia la dobbiamo scrivere noi.
Primi firmatari dell’appello trentino:Alex Zanotelli, Donatello Baldo, Stefano Bleggi, Mavi Ciccinelli, Fabiano Malesardi, Alan Ravanelli, Lorenza Erlicher, Stefano Cò, Paolo Vitti, Giorgio Viganò, Antonio Rapanà, Ezio Casagranda, Andrea Trentini…
Trento, 3 noembre 2007
PS.: appuntamento per martedi 6 novembre, presso il Centro Sociale Bruno, ore 20,30 per discutere e organizzare la nostra partecipazione alla manifestazione di Genova del prossimo 17 novembre 2007.

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"Centomila" euro per Genova

Pubblicato da filcamstrento su 29, Ottobre 2007

Centomila euro a testa: questa è la richiesta fatta da Ernesto De Napoli, avvocato dello Stato, al processo contro 25 persone accusate di devastazione e saccheggio per aver danneggiato l’immagine di Genova con gli atti “violenti” durante la manifestazione del luglio 2001 contro il G8.
Siamo al paradosso ai dei giovani che hanno manifestato contro la protervia dei potenti del mondo e contro l’arroganza di quanti hanno interdetto, con la “zona rossa” la possibilità a centinaia di migliaia di cittadini di esprimere il loro dissenso su quanto questo vertice andava decidendo vengono chiesti i “danni di immagine”.
“Voi 8 e noi 6,000.000.000” era lo slogan della grande manifestazione che ha portato a Genova oltre 300.000 persone.
Ora che lo Stato chieda i danni di immagine è ridicolo e grottesco in quanto il vero danno di immagine è stato fatto da quanti (Polizia) hanno trasformato un dormitorio in una “macelleria”; da quanti hanno deliberatamente attaccato un corteo pacifico e autorizzato inseguendo e pestatando centinaia di manifestanti per non parlare dei ruolo dei “Black bloc” venuti dall’estero, “tollerati dalle forse di polizia”, per compiere azioni di vandalismo; da quanti hanno maltrattato persone fermate e detenute in una caserma e che hanno ucciso un ragazzo “armato” di un estintore a quattro metri di distanza da una camionetta.
Per questo concordo con quanti sostengono che i fatti di Genova vanno giudicati per quello che sono, con tutti i distinguo del caso, perché un conto è reagire a una carica ingiusta e ingiustificata, lanciando qualche sasso, un conto è organizzarsi, come ha fatto il ‘blocco nero’, per distruggere bancomat, vetrine e incendiare automobili. Per gli uni e per gli altri, c’è un giudizio da articolare e un codice penale da applicare, senza mai dimenticare il contesto. Ma non si possono ‘giustificare’ le violenze e gli abusi degli agenti come risposta a questi episodi. Gli agenti non devono rispondere a niente e nessuno, se non alla legge e alla Costituzione. Se salta questo principio, saltano le garanzie democratiche.”

Per sostenere il diritto a manifestare, per contrastare questa deriva pericolosa noi saremo il 17 novembre a manifestare a Genova per dire NO a quanti con questo processo stanno creando dei capri espiatori nel tentativo di coprire la cruda realtà dei fatti.

Ezio Casagranda

Trento, 29 ottobre 2007

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