Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

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Suicidi per superlavoro

Pubblicato da filcamstrento su 10, Giugno 2008

Riceviamo da Nicola il seguente articolo che volentieri pubblichiamo- La Filcams Cgil del Trentino.
I suicidi per superlavoro sono molto frequenti in Giappone E l’espressione è ormai entrata anche nel dizionario d’inglese Morire di straordinari nella terra del Karoshi. Per la prima volta, due aziende condannate al risarcimento Yuji Uendan faceva quindici ore, senza giorno libero<
Pubblichiamo l’articolo che ha vinto il premio giornalistico “Media for Labour Rights”, indetto dall’ILO, l’agenzia dell’Onu per i diritti del Lavoro.
“Tutto il tempo che ho passato è stato sprecato”. In una giornata di marzo del 1999, ancora prima che i germogli di ciliegio cominciassero a sbocciare, un ragazzo di 23 anni, Yuji Uendan, in preda a una forte depressione causata dall’eccesso di lavoro, si è tolto la vita. È stato trovato nel suo appartamento di Kumagaya, alla periferia di Tokyo, con quelle parole scribacchiate su una lavagnetta bianca che usava per l’elenco degli appuntamenti giornalieri.
Uendan aveva lavorato per quasi 16 mesi come ispettore di apparecchiature per la produzione di semiconduttori, in una stanza asettica con una luce soffusa giallastra nella fabbrica della Nikon a
Kumagaya, vestito dalla testa ai piedi con una divisa bianca sterile. Era stato assunto dall’appaltatrice Nextar (oggi Atest) che lo mandava per incarichi a termine alla Nikon, una delle principali produttrici
giapponesi di macchine fotografiche e dispositivi ottici. Uendan faceva turni di giorno e di notte di 11 ore a rotazione, con straordinari e viaggi extra che gli facevano raggiungere le 250 ore al mese.
Nel suo ultimo periodo di lavoro all’interno della fabbrica era arrivato a 15 ore consecutive senza un giorno libero. Soffriva di mal di stomaco, insonnia, intorpidimento delle estremità. In poco tempo era dimagrito di 13 chili.
“Aveva la faccia molto tirata” racconta la madre, Noriko Uendan, 59 anni, che ha cominciato a soffrire di angina dalla morte del figlio e ora porta sempre con sé pillole di nitroglicerina. “Mi fa soffrire pensare a quanti giorni è rimasto lì, da solo, prima che lo trovassero”.
Nel marzo del 2005, il tribunale distrettuale di Tokyo ha dichiarato che sia la Nextar sia la Nikon erano da ritenersi responsabili per la morte di Uendan e ha ordinato a entrambe le aziende il risarcimento dei danni. “È stata una vittoria senza precedenti per i lavoratori temporanei”, ha detto l’avvocato di Uendan, Hiroshi Kawahito, che è anche segretario generale del Consiglio di difesa nazionale per le vittime di “Karoshi”.
L’espressione giapponese che sta a significare “morto per eccesso di lavoro” ormai è stata adottata anche dalla lingua inglese, basta consultare il dizionario Oxford.
“Si è trattato del primo caso in cui non solo l’azienda che forniva personale temporaneo, ma anche quella che lo riceveva, sono state condannate per negligenza” ha aggiunto Kawahito. Ma la causa non è conclusa. Entrambe le aziende sono ricorse in appello, ma la madre della vittima non intende darsi per vinta. La battaglia legale perciò continua alla corte d’appello di Tokyo, dove alla fine di gennaio si è tenuta la dodicesima udienza. “Negli ultimi anni, sempre più lavoratori temporanei sono stati costretti a lavorare tanto quanto i dipendenti a tempo pieno ed è molto comune che le società appaltatrici forniscano illegalmente ai propri clienti dipendenti di fatto come se fossero interinali o temporanei”, dice Koji Morioka, professore di economia e autore di The Age of Overwork, L’era del lavoro eccessivo. “Visto lo status quo, il caso di Uendan ha un’importanza particolare perché si è trattato in assoluto della prima richiesta di indennizzo per il suicidio di un lavoratore temporaneo a causa di straordinari ed eccesso di lavoro.”
La questione del “karojisatsu”, letteralmente “suicidio dovuto all’eccesso di lavoro” è un problema serio in Giappone. Il numero di suicidi è aumentato drasticamente, superando i 30 mila casi dal 1998, quando il tasso di disoccupazione raggiunse un record dai tempi del dopoguerra. Secondo gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della Sanità, il numero di suicidi in Giappone è quasi il doppio di quello negli Stati Uniti. L’ultimo studio dell’agenzia di Polizia nazionale giapponese evidenzia che nel 2006 si sono tolte la vita, in tutto il paese, 32.155 persone. Kawahito stima che più di cinquemila suicidi ogni anno sono il risultato della depressione causata da eccesso di lavoro.
Secondo le ultime stime dell’Organizzazione internazionale del Lavoro, ILO, il Giappone detiene il primato di dipendenti che superano le 50 ore a settimana (28,1 per cento), mentre nella maggior parte dei paesi
dell’Unione Europea, la cifra non va oltre il 10 percento (in Italia siamo al 4,2 per cento).
“L’era del lavoro eccessivo” riporta che la quota di ferie retribuite da parte dei dipendenti giapponesi è scesa al 47 percento nel 2004 dal 61 per cento del 1980. “I troppi straordinari quasi impediscono ai lavoratori di godere di ferie retribuite e questo costituisce un problema” sostiene Kosuke Hori, a capo dell’Associazione giapponese degli avvocati del lavoro.
Il Giappone non ha ratificato alcuna Convenzione dell’ILO sull’orario lavorativo, comprese la Convenzione 132 relativa alle ferie retribuite e la Convenzione 1 sulle ore di lavoro. La legge nazionale non mette un
tetto al lavoro straordinario per certe professioni e in certe condizioni. “Quando si tratta di ore lavorative - Marioka scrive nel suo libro - in Giappone non c’è alcun riferimento agli standard internazionali”.
“Ho giurato su mio figlio mentre era in coma che non mi sarei mai arresa - ha detto la madre di Yuji Uendan - e spero davvero che in futuro le aziende giapponesi lascino avere vite dignitose ai propri dipendenti, tanto da arrivare a morire di vecchiaia”.
*Misako Hida è una giornalista freelance giapponese che scrive da New York per le riviste The Economist, Sunday Mainichi, Toyo Business e Newsweek Japan.Con l’articolo “The Land of Karoshi” ha vinto il premio giornalistico “Media for Labour Rights” istituito dal Centro internazionale di formazione dell’ILO, che ha sede a Torino. L’ILO è l’agenzia dell’Onu per i diritti del lavoro e il premio, alla sua prima edizione, è legato al progetto di formazione per giornalisti e operatori dei media volto a diffondere la conoscenza degli standard internazionali del lavoro. In questi giorni si tiene a Ginevra la 97° Conferenza Internazionale del Lavoro, appuntamento annuale in cui l’ILO riunisce i rappresentanti dei ministeri del welfare, delle organizzazioni sindacali e delle imprese di tutto il mondo per discutere delle tendenze globali dell’occupazione e promuovere il lavoro dignitoso (Decent work). (4 giugno 2008).
di MISAKO HIDA*

Trento, 10 giugno 2008

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Diritti dei Disabili: Cancellati

Pubblicato da filcamstrento su 30, Maggio 2008

Nello scorso mese di Marzo l’Adige ha pubblicato la mia lettera riguardante il calvario burocratico che le persone disabili sono costrette a fare per ottenere delle agevolazioni previste dalla legge. Nella lettera parlavo soprattutto del comportamento delle commissioni mediche competenti durante la visita di accertamento dell’invalidità (104, INPS …). Nel mio caso specifico i miei tentativi sono sempre stati respinti.
Ho deciso di scrivere un’altra lettera perché voglio raccontarvi l’ennesima “FARSA” che ho subito i primi di Maggio. Nei miei precedenti tentativi, i miei certificati non sono stati visionati e quindi questa volta ho deciso di inserirli all’atto della domanda pensando che forse i medici ne prenderanno visione. Dopo un paio di mesi vengo chiamato per effettuare la visita per l’aggravamento dell’invalidità e per usufruire le agevolazioni che la legge 104 prevede. Potete immaginare come mi sono presentato alla visita, senza speranze, con un nuovo carico di stress …. Volete sapere quanto tempo sono rimasto con i dottori? Ebbene solo sette minuti ….(credo che questo si commenti da se.) Appena entrato nei primi due minuti i due dottori (la volta scorsa erano quattro) sono rimasti in silenzio, ma quando uno di loro apre bocca mi lascia di stucco, mi chiede :-Lei perché è qua?
Ero tentato di rispondere “vede non avevo di meglio da fare che perdere dieci minuti della mia vita per venire qui a parlare con lei” ma ero talmente sconcertato che non sono riuscito a proferire parola. Mi sono chiesto se questa domanda viene posta ad una persona con problemi fisici e psicologici molto più seri dei miei, cosa può pensare il “MALCAPITATO” trovandosi nella mia stessa situazione? Credo a questo punto che sia più facile lottare contro i mulini a vento che presentarsi davanti a queste commissioni mediche perché forse con loro abbiamo qualche possibilità di vittoria in più.
Ma torniamo alla mia visita, il secondo dottore mi fa parlare di cose che non hanno niente a che fare con il motivo per il quale mi trovo li, poi non sapendo più cosa farmi fare per perdere tempo decide di farmi camminare avanti e indietro ripetendomi più volte che al termine della mia “passeggiata” mi avrebbe congedato. Immaginate la mia faccia una volta uscito da quella stanza, ero deluso, incredulo e stupito soprattutto quando ho guardato l’orologio ….. Dopo circa dieci giorni ho ricevuto l’esito “SCONTATO” della visita, mi hanno negato i benefici della legge 104 e mi hanno confermato la percentuale di invalidità che già avevo ( magra consolazione, mi poteva andare peggio … ). Vorrei rilanciare il mio appello che ho già fatto durante la Conferenza di Organizzazione della FILCAMS a Rovereto lo scorso Aprile: dato che faccio parte di un sindacato vorrei essere aiutato ad organizzare un presidio davanti al palazzo delle Provincia prima delle prossime elezioni, per poter far sentire la voce della categoria dei DISABILI snobbata da tutte le istituzioni. Se fra chi sta leggendo queste righe c’è qualcuno che conosce o che è disabile o ancora meglio prenda a cuore questi problemi spargete la voce così potremmo farci sentire. Credo di aver lanciato un piccolo sassolino nello stagno, nella speranza che se altre persone mi vorranno imitare, lo riempiremo.
Giuseppe Invalido civile e delegato Filcams Cgil del Trentino
Trento, 29 maggio 2008

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Di chi è la colpa ?

Pubblicato da filcamstrento su 29, Maggio 2008

Il sistema paese arranca, questo sostiene l’ultimo annuario istat :ma di chi è la colpa?
Dei lavoratori a tempo indeterminato che pretendono più salario per far fronte alle difficoltà economiche?
Dei precari che nella loro lotta attraverso gli infiniti ricatti stagionali arrancano nella palude della sicurezza negata per anni e che sperano di vedere la luce di un lavoro alla fine del tunnel?
Dei lavoratori licenziati perché all’azienda non basta fare un enorme fatturato, vuole delocalizzare per farne ancora di più sulla pelle di popoli, non ancora emigrati, che ci rifiutiamo di accogliere?
Delle badanti, il cui permesso di soggiorno si appresta a terminare e che si ritroveranno clandestine e colpevoli di un reato non commesso, ma legiferato da un’ottusa maggioranza?
Dei lavoratori ammalati e licenziati a causa della loro malattia e che ora si trovano a mendicare o a combattere lotte sostenute solo dalla loro forza?
Dei ricercatori i cui fondi vengono strappati per salvare una compagnia aerea agonizzante e che a mio parere dovrebbe essere lasciata libera di andare incontro alla proprio destino francese senza aiuti di stato?
Di coloro che non possono permettersi il cosiddetto “Made in Italy” (molte volte fatto altrove)?
Dei sindacati che a forza di svendersi e svendersi e svendersi……non avranno neanche più una sede dove piangere i propri errori?
Di coloro che pretendono un ambiente pulito e a cui viene risposto il silenzio delle istituzioni e la repressione della polizia?
Dei bambini allevati come futuri consumatori e che per disperazione danno fuoco ai capelli dei loro coetanei?
Dei piccoli produttori o imprenditori che non sanno più come sbattere la testa per far fronte all’invasione dei centri commerciali o delle catene di negozi stranieri?
Dei clandestini, scappati dalla loro terra anche a causa nostra, che chiedono solo pace per ricominciare una vita e si ritrovano 18 mesi reclusi e senza colpa?
Di quei giornalisti coraggiosi che cercano di farci riflettere sull’altro lato della medaglia e che denunciano misfatti e corruzioni?
Di medici e infermieri che fanno ore di straordinario per non far morire la gente?
Dei sindaci raggirati da prodotti bancari truffaldini?
Dei manifestanti che cercano di portare in piazza ciò che il palazzo rifiuta?
Di tutti i cittadini che pretendono un mondo migliore in cui vivere?
Di chi è la colpa?
Dal documento istat che potete scaricare da internet:
“Tra le strategie e i comportamenti virtuosi adottati dalle imprese più dinamiche assume una rilevanza crescente il fenomeno dell’internazionalizzazione produttiva, ossia il trasferimento strategico di funzioni aziendali in paesi che offrono condizioni più favorevoli al loro svolgimento.”
Ho sentito che sabato, in occasione del festival dell’economia, vi sarà De Benedetti. Il “signore” ha una fabbrica sperduta nella pianura padana, la terra dei “laboriosi” leghisti, che purtroppo li fa guadagnare solo un pugno di milioni di euro. Non è al passivo, i lavoratori danno il massimo per il proprio lavoro con tutti i sacrifici che ben sapete. Ora, questi compagni sono destinati a perdere il proprio posto di lavoro perché il padrone De Benedetti ha deciso di guadagnare due pugni di milioni di euro portando in qualche paese sottosviluppato (sindacalmente parlando) la produzione. Centinaia di famiglia rischiano il proprio futuro, la propria sicurezza sociale per questo “signore”.
Questi lavoratori saranno a Trento sabato per protestare e denunciare questo vile atto. Chiedo a tutti gli iscritti al sindacato e frequentatori del blog di informarsi e scendere in piazza a fianco di questi compagni, lavoratori, gente che si è sacrificata per un “signore” che di loro non sa più cosa farsene. Il tutto alla faccia della sbandierata sicurezza e della meritocrazia per chi da il meglio.
Io so soltanto che più dai più ti tolgono e non servirà la cortesia ed un pacca sulle spalle per farti riavere quello che hai perso.
E di tutto ciò di chi è la colpa?
Sicuramente la colpa è anche un pò mia ed un pò vostra, possiamo farci un tranquillo esame di coscienza, ma la loro è molto più grande.
Nicola Messina Iscritto FIOM
Trento, 29 maggio ’08

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Riforma contratuale: un grave errore

Pubblicato da filcamstrento su 27, Maggio 2008

Ordine del Giorno
Noi lavoratrici/tori e Rsu dell’Ipercoop Nova riuniti oggi, lunedì 26 maggio, in assemblea sindacale consideriamo il documento Cgil, Cisl, Uil sulla riforma della contrattazione profondamente sbagliato sia nel metodo che nel merito.
Sul metodo si cancella il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a votare sulle piattaforme. Si voterà - e non con il referendum ma tramite la “consultazione certificata” – soltanto sugli accordi già definiti, senza così una reale e sostanziale partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici ai negoziati andando così verso un modello sempre più centralizzato e burocratico, lontano dai lavoratori/trici e privo di una reale democrazia sindacale. Di fronte alla catastrofe dei salari italiani, che sono i più bassi d’Europa, invece che mettere in discussione la politica di concertazione e moderazione salariale che negli ultimi quindici anni ha portato a questo risultato negativo, la ripropone in termini ancor peggiori. Nel momento in cui i lavoratori/trici avrebbero bisogno di rafforzare il contratto nazionale, per trovare assieme la forza di superare la frantumazione delle aziende e la precarizzazione, il ricatto del posto di lavoro e l’attacco continuo ai diritti, il documento Cgil, Cisl, Uil all’opposto indebolisce proprio il principale strumento di forza dei lavoratori: il contratto nazionale.
Nel documento non si parla mai di redistribuzione della ricchezza e si ripropone nei fatti la politica dei due tempi: prima lo sviluppo e poi i soldi. Ciò significa, in altri termini, che per guadagnare di più bisogna semplicemente lavorare di più. Questo avrà effetti negativi su tutti, e in particolare sulle donne che, già oggi, hanno i salari più bassi e che sono meno disponibili allo straordinario perché, tra lavoro produttivo e riproduttivo, di fatto di lavori ne fanno due. Limitando poi l’aumento del contratto nazionale all’inflazione “realisticamente prevedibile non si fa altro che vincolare le richieste dei contratti nazionali a quanto concordato a livello centrale tra confederazioni e controparti, pubbliche e private. Il riferimento al “sostegno e alla valorizzazione del potere d’acquisto” non significa che i salari possono davvero aumentare.
Il rischio concreto è di chiamare con un altro nome quell’inflazione programmata che ha distrutto nei contratti il potere d’acquisto dei salari. Infine, si allunga di tre anni la durata dei contratti. Con il rischio di diluire ancor di più nel tempo gli scarsi aumenti salariali degli accordi nazionali. Si afferma poi che per “accrescere” i salari la sede è la contrattazione di secondo livello (che riguarda una minoranza di lavoratori come ci ha ricordato l’Istat recentemente) legandola ad alcuni parametri come “produttività, qualità, redditività, efficienza, efficacia”. La contrattazione di secondo livello potrà avvenire sia in azienda che a livello territoriale. Tutte le regole della contrattazione di secondo livello verranno di nuovo ridefinite con i rinnovi dei contratti nazionali. In sintesi, quando si concorderanno gli aumenti dei contratti nazionali si definirà anche lo spazio per la contrattazione aziendale o territoriale. In questo modo si rischia il ritorno delle gabbie salariali e del cottimo attraverso il dilagare del salario individuale e di quello totalmente variabile e flessibile. L’accordo del luglio del 1993 già poneva dei vincoli al contratto nazionale, legandolo all’inflazione programmata, e puntava in azienda sul rapporto tra salario e produttività. Invece che abbandonare questi vincoli che hanno portato il salario italiano al 23esimo posto nei paesi Ocse, il documento Cgil, Cisl, Uil li rafforza, peggiorando e non migliorando l’intesa del 23 luglio. Così la trattativa si apre in modo verticistico, con un documento rigido e immodificabile che non è stato votato dalle lavoratrici e dai lavoratori, senza vincoli reali di mandato e con il rischio di una conclusione al ribasso rispetto agli stessi scarsi diritti già oggi esistenti. La Confindustria vuole smantellare il contratto nazionale per poter distribuire soldi in maniera discriminatoria tra le lavoratrici e i lavoratori. Bisogna prepararsi allo scontro, non a nuove concessioni. Pensiamo quindi che di fronte a questo attacco, che ha come obbiettivo la cancellazione del contratto nazionale, si debba abbandonare il vincolo dell’inflazione rispetto ai contratti nazionali. I contratti devono poter aumentare realmente i salari. Occorre, cioè, un’offensiva salariale fatta di forti aumenti nei contratti nazionali per tutte le lavoratrici e i lavoratori. E’ necessario poi un meccanismo di aumenti salariali automatici che recuperino, anche solo parzialmente, la crescita dell’inflazione, in particolare nel caso in cui le imprese tardino a rinnovare i contratti o i prezzi aumentano improvvisamente. La riduzione dei vincoli che legano rigidamente il salario alla produttività e alla flessibilità, con la piena libertà nelle aziende di contrattare sulle condizioni di lavoro, sulla professionalità, sul salario. Per concludere riteniamo fondamentale una maggiore democrazia sindacale fondata sul diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di decidere con il voto segreto e con pratiche trasparenti e controllate, sulle piattaforme e sugli accordi. Il superamento delle quote riservate alle organizzazioni firmatarie dei contratti nelle elezioni delle Rsu, una vera partecipazione alle scelte del sindacato a tutti i livelli.
Favorevoli 116 - contrari 0 astenuti 4

Questo ordine del giorno viene pubblicato in quanto ritenuto di interesse generale per i lavoratori e per gli stessi lettori del Blog.
La Filcams Cgil del Trentino 27 maggio 2008

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Piove sul bagnato…

Pubblicato da filcamstrento su 24, Aprile 2008

Ricevo da un nostro lettore e volentieri perchè pone un problema di “assurde differenze” fra lavoratori. L’iniziativa del Comune dovrebbe coinvolgere tutti i cittadini e non solo una parte.

 La Filcams Cgil del Trentino

Stavo sfogliando il giornale come tutte le mattine prima di cominciare il lavoro quando mi sono imbattuto in un articolo interessante. Incentivare l’uso della bicicletta premiando le persone che si recano al lavoro in bicicletta “Perfetto” è quello che fa per me, per mia fortuna o per mia pazzia io tutti i santi giorni mi reco al lavoro in bici con qualsiasi tempo. Per qualsiasi tempo intendo sole,pioggia e neve. Perché ho sempre pensato che non è indispensabile andare sempre in giro con il posteriore appoggiato al sedile dell’auto anche perché ho la fortuna di lavorare non troppo lontano da casa. Man mano che leggevo l’articolo ho scoperto una cosa: Piove sempre sempre sul Bagnato infatti il premio o i privilegi li danno sempre ai “Soliti” e non a tutti i cittadini che lavorano o che comunque usano sempre la bici. Vorrei che mi spiegassero con parole sensate che differenza passa fra il sottoscritto, che lavoro come commesso nel privato con Orari spesso Assurdi, e quei lavoratori che lavorano: In Comune, in Provincia, nei Servizi Sanitari e nell’Itas. Gli danno pure, ai primi iscritti, una Mantellina per non bagnarsi, se piove, poverini magari visto che sono delicati poi si ammalano e vengono a mancare dal posto di lavoro. Sicuramente mi daranno del polemico, ma pazienza il problema è che quando si assiste a certe differenze da un lavoratore all’altro alle volte non si riesce a stare zitti. Mi farebbe molto piacere che l’assessore Aldo Pompermaier mi spiegasse perché”Piove sempre sul Bagnato” e che non si possa estendere a tutti i “Volenterosi” questo incentivo
Luca Paternoster delegato ORVEA
Trento, 23 aprile 2008

 

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