Le ragioni di un’alternativa
Il direttivo nazionale della Cgil del prossimo 23 novembre avvierà il percorso del prossimo congresso della più grande organizzazione di massa in Italia.
I delegati ed i lavoratori saranno chiamati, prima nelle assemblee sul posto di lavoro e nel congresso, su due mozioni alternative riguardanti la politica contrattuale della nostra organizzazione.
Sicuramente questo congresso non inizia bene se nella commissione delle regole si è voluto procedere a colpi maggioranza anziché definire regole condivise.
Per questo non possono risultare credibili i vacui richiami all’unità della Cgil da parte di quanti confondono gli ordini del giorno su specifiche questioni con le scelte strategiche della Cgil. Una cosa è la decisione su singoli argomenti, altra cosa è la strategia che la Cgil intende darsi davanti alla crisi ed alla rottura delle relazioni sindacali avvenuta con l’accordo sulle regole contrattuali del gennaio scorso.
Il documento alternativo parte dal giudizio sullo stato della Cgil, la mancanza di una chiara strategia e di una proposta concreta e credibile sulla gravità della crisi e sull’accordo del 22 gennaio. Una lacuna che si vorrebbe celare con i soliti tatticismi di maniera che ormai non convincono nessuno.
Infatti in questi mesi non è stata mesa in campo una iniziava di contrasto dell’accordo separato, e si è tentato di sostituire la mobilitazione con il rapporto privilegiato con Marcegaglia. Non a caso la manifestazione del 4 aprile ha tenuto bassa la pressione sull’accordo separato – per noi non emendabile – ed ha attaccato il governo con la richiesta di tavoli.
Il documento alternativo fa perno su 4 priorità:
Redistribuzione della ricchezza: Va ripristinata la progressione fiscale oltre che rivedere l’intero impianto del sistema fiscale a partire dalla restituzione del drenaggio fiscale, dal sistema sociale, dalla decontribuzione, agli enti bilaterali fino all’assistenza sanitaria integrativa;
Unificazione del lavoro: riunificazione del mercato del lavoro con la riduzione degli strumenti di precarietà reintroducendo le causali sui contratti a termine e superamento di tutte le altre forme di precarietà. Estensione art 18 per tutti i lavoratori.
Democrazia sindacale: di deve votare anche con posizioni diverse bisogna dare il voto ai lavoratori. Percorsi democratici ed esigibili.
Lotta contro il nuovo modello contrattuale: No alla proposta di contratto unico o allungamento periodo di prova. Ammortizzatori sociali: allargamento per tutti i lavoratori con i costi a carico della contribuzione, mentre per la disoccupazione vanno cambiate le regole di accesso e pagata dalla fiscalità generale, disoccupazione anche per chi cerca un lavoro, salario minimo. dobbiamo prendere atto che nella contrattazione si è conclusa una fase della moderazione salariale e va rivendicata l’autonomia rivendicativa del lavoro.
Su questi sono i 4 punti su cui si incardina il documento alternativo che non si pone come area organizzata ma come contributo alla Cgil per una nuova confederalità in grado di mettere assieme esperienze diverse ma con l’unico obiettivo di mantenere la propria autonomia politica e contrattuale sia dai padroni che dal Governo e dai partiti ma fortemente ancorata ai bisogni dei lavoratori.
Ezio Casagranda
Trento, 9 novembre 2009
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