Noi siamo a fianco dei Palestinesi
15 Gennaio 2009 - Pubblicato da filcamstrento | Internazionale | arabi, gaza, genocidio, guerra, israele, manifestazione, medio oriente, palestina, popoli, Trento | 4 Commenti
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In marcia
Gli “uomini e le donne di buona volontà” si sono dati appuntamento ad Assisi lo stesso giorno in cui a Roma,come a Trento come in altre parti d’Italia, altri uomini e altre donne – che già hanno fatto sentire la loro voce in decine di manifestazioni e azioni di solidarietà con la Palestina violentata e devastata dalle truppe genocide di Israele – marceranno idealmente accanto ai martiri dell’ennesima aggressione di uno stato violento e razzista che, da 60 anni, cerca di imporre il proprio dominio in una terra che non gli appartiene.
Abbiamo letto il loro appello, e abbiamo colto tutto l’orrore che queste anime candide – costruttori di pace – provano per i tanti (troppi) innocenti uccisi. E abbiamo sentito la loro determinazione nella condanna, netta, senza compromessi del responsabile di tali disumani misfatti : LA GUERRA.
Già. Da giorni uno degli eserciti più potenti del mondo si accanisce contro un affollato campo di concentramento (dopo averne affamato gli abitanti) … ma per i beoti sant’uomini che sfileranno ad Assisi non esistono i soldati che uccidono, gli aerei che bombardano, il fosforo che brucia, i muri e i reticolati che affamano. Esiste la guerra, la fame, l’ingiustizia. Astratti concetti contro i quali levare la propria autorevole e accorata voce.
Tutti sono uguali, aggressori e aggrediti, assassini e massacrati, tutti ugualmente responsabili, tutti vittime di un fenomeno (la guerra) che non ha cause e soprattutto NON ha responsabili.
Parrebbe di leggere il compitino di un ragazzetto di scuola elementare … la pace è molto bella … la guerra, al contrario, molto brutta. Fermiano la guerra!
Ma si da il caso che coloro che hanno progettato e organizzato la manifestazione di Assisi – in contrapposizione alla manifestazione di Roma – non sono affatto scolaretti (e nemmeno beoti).
Sono politici, organizzatori sociali, preti, amministratori, giornalisti, uomini di cultura, gente che la storia l’ha studiata e la studia, gente che sa bene quali sono le forze in campo e i responsabili di tale carneficina.
E allora sorge il dubbio – se non la certezza – che i promotori dell’Appello “Dobbiamo fare la nostra scelta” (e chi si aggregherà al loro carrozzone) la scelta l’abbiamo già fatta: quella di coprire ancora una volta le responsabilità storiche e attuali dello stato israeliano e della “comunità internazionale” che lo sostiene e lo appoggia, cercando di incanalare la crescente indignazione popolare e la condanna dell’opinione pubblica su obiettivi che hanno la stessa consistenza dei mulini a vento di donchisciottesca memoria.
La scelta, oggettivamente filoisraeliana, di nascondere la verità dietro sempre meno credibili cortine di fumo.
Antonio Marchi moltiplicato mille
La Rete28Aprile
contro la guerra di Israele
Il governo di Israele, in spregio a tutte le norme del diritto internazionale, alla civiltà, ai principi umanitari, sta conducendo a Gaza una guerra senza quartiere, che sta uccidendo soprattutto civili e bambini. Condanniamo con tutta la nostra forza la politica del governo israeliano, che può avvenire solo perché la comunità internazionale usa due pesi e due misure di fronte ai diritti dei popoli e in questo caso permette a Israele di violarli tutti. Inaccettabile è la politica del governo italiano che sostiene totalmente la guerra di Israele, ipocritamente nascondendosi dietro la lotta contro il terrorismo.
Scendiamo in piazza per chiedere che Israele sia fermata e che liberi tutti i territori occupati, in modo che anche i palestinesi possano avere uno stato sicuro e democratico. Respingiamo l’accusa che questo significhi la distruzione dello stato di Israele e, con ancor più sdegno, l’accusa di antisemitismo che viene, spesso strumentalmente, rivolta a chi contrasta la politica coloniale e di guerra del governo israeliano. Ogni rigurgito di antisemitismo va condannato nella vergogna, ma la difesa della libertà e la lotta contro il razzismo oggi si affermano anche difendendo il popolo palestinese.
La Rete28Aprile aderisce e partecipa alla giornata di mobilitazione del 17 gennaio per fermare il massacro attuato dal governo israeliano nella striscia di Gaza.
La Rete28Aprile del Trentino aderisce e sarà presente anche alla manifestazione di Trento, indetta dall’Assemblea di solidarietà con la resistenza del popolo palestinese.
Saremo un piazza per dire basta al massacro di Gaza, per chiedere la fine dell’aggresiione ed occupazione militare israeliana in Palestina, per rivendicare sanzioni politiche ed economiche verso lo stato di Israele che viola tutte le risoluzioni dell’Onu e tutti i principi del diritto internazionale e dei popoli. per dare solidarietà al popolo Palestinese nella lotta per la propria dignità e libertà, per dire che dietro il pretesto della risposta ad Hamas si consolidano politiche di occupazione e di genocidio che affondano le radici negli interessi delle potenze occidentali e dei loro asserviti.
la Rete28Aprile nella Cgil del Trentino – per l’indipendenza e la democrazia sindacale
PALESTINA
LA GRANDE MANIFESTAZIONE
DEL 17 GENNAIO A ROMA
Pubblichiamo qui il volantino diffuso dal Pdac alla grande e riuscitissima manifestazione di sabato 17 a Roma.
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Fermare il genocidio a Gaza!
Contro il sionismo, avamposto dell’imperialismo!
L’aggressione e l’occupazione militare israeliana della Striscia di Gaza iniziata il 27 dicembre con i bombardamenti degli F16 di zone urbane e densamente popolate ha provocato migliaia di morti e feriti, tra cui donne, vecchi e bambini.
Il governo d’Israele ha cercato di giustificare l’azione militare, sostenendo che i bombardamenti sono mirati contro le postazioni di Hamas. Questa versione falsa e ipocrita è stata fatta propria dalla stampa borghese e dai due partiti della borghesia italiana: Pdl e Pd. Le immagini delle tv arabe mostrano scene drammatiche: gli ospedali, pieni di feriti, sono privi delle necessarie strutture, di strumenti e farmaci di emergenza a causa del lungo embargo israeliano. Human Rights Watch, i medici palestinesi e i volontari hanno dimostrato che Israele utilizza munizioni al fosforo bianco, un’arma terroristica vietata dal Trattato di Ginevra del 1980.
Il massacro segue il blocco del territorio palestinese: l’isolamento di Gaza ha provocato una vera e propria crisi umanitaria, l’aumento della disoccupazione e della povertà tra la popolazione palestinese. E’ stata la punizione d’Israele per il fatto che i palestinesi hanno dato la vittoria ad Hamas alle elezioni nel 2006. Hamas, le altre organizzazioni della resistenza, le masse popolari resistono con tutte le loro forze all’esercito invasore israeliano.
Il governo d’Israele, come esplicitato dalle parole del Ministro degli Affari Esteri, Tzipi Livni, si è dato come missione di “rovesciare il governo di Hamas”. Livni è candidata per la carica di primo ministro nelle elezioni del 10 febbraio 2009. Il vero obiettivo d’Israele è distruggere Hamas ed esercitare un controllo ferreo sui palestinesi.
Il massacro in atto mostra la natura razzista e coloniale d’Israele, uno Stato confessionale e reazionario sostenuto e protetto dall’imperialismo statunitense ed europeo (con l’Italia in prima fila, avendo il precedente governo di centrosinistra, col sostegno di Prc e Pdci, inviato in Libano i propri militari a protezione dei confini dello Stato sionista). Solo grazie a queste protezioni questo Stato artificiale può mantenere e garantire l’occupazione coloniale della Palestina, espropriando e opprimendo il popolo palestinese.
Il piano franco-egiziano, sponsorizzato dal presidente francese Nicolás Sarkozy e da quello egiziano Hosni Mubarak, un fantoccio filoimperalista, è un piano reazionario che mira all’invio di una forza militare internazionale a Gaza a sostegno di Israele e di Al-Fatah di Abu Mazen, un partito collaborazionista dell’apartheid israeliano.
Il Partito di Alternativa Comunista e la Lega Internazionale dei Lavoratori – Quarta Internazionale (Lit-Ci) sono incondizionatamente a fianco della resistenza armata del popolo palestinese. La forte mobilitazione delle masse popolari in tutte le maggiori città del Medio Oriente ci indica che la strada da seguire è una forte e crescente intifada delle masse operaie e popolari arabe per porre fine al genocidio a Gaza: distruggere il muro e gli insediamenti dei coloni; porre fine all’occupazione militare del territorio palestinese; liberare il Medio Oriente dai regimi reazionari asserviti all’imperialismo.
* Per una lotta internazionale contro l’imperialismo e contro il suo avamposto sionista!
* Per la costruzione di uno Stato laico e socialista di Palestina, con pieni diritti di minoranza nazionale al popolo ebraico!
* Per una Federazione di Repubbliche Socialiste del Medio Oriente!
Oggi, giorno dedicato all’olocausto è successa una cosa bellissima: tutto il
popolo palestinese si è fermato per un minuto, piegato a terra come per
pregare, unito al popolo ebraico, sincronizzato con loro e con la storia. Alla
fine del minuto tutti si sono alzati da terra, sollevando centinaia di migliaia
di cartelli con un’unica scritta : “non fate a noi ciò che avete subito voi,
lasciateci vivere in libertà nella nostra terra con i nostri figli”.
Forse così il popolo ebraico aprirebbe il proprio cuore e il mondo tiferebbe
per gli oppressi, non per l’oppressore.
Antonio Marchi