Mille NO alla BASE MILITARE

NO alla BASE MILITARE di Mattarello
Contro le devastazioni ambientali, contro le politiche di guerra e contro la BASE MILITARE di Mattarello. Dietro queste chiare parole d’ordine ieri a Trento sono scese in piazza circa mille cittadini. Una manifestazione partecipata che l’azione di qualche agitatore non ha scalfito. Durante il percorso dal microfono, molti gli interventi hanno motivato la partecipazione alla la manifestazione ed informato la cittadinanza sulla reale portata della base militare di Mattarello. Una giornata di controinformazione importante e ben riuscita e che ha lanciato un chiaro messaggio a quei componenti del comitato che hanno scelto l’aventino, anziché la partecipazione, anche critica, alla manifestazione. Hanno perso una importante occasione per dare forza e vigore alla lotta per fermare la Base Militare.
Un No alla Base di Mattarello che rispecchia una scelta di fondo contro politiche guerrafondaie dei governi che aumentano le spese militari, acquisto aerei da guerra, si propongono progetti militari aggressivi e finanziano nuove basi d’attacco nelle nostre città, come a Vicenza.
Una partecipazione per dire che oggi il nostro silenzio è una forma di complicità con quanti vogliono imbavagliare l’informazione, cancellare gli spazi di democrazia e partecipazione, distruggere l’ambiente.
Noi cittadini abbiamo voluto ribadire la nostra contrarietà ad una politica che aumenta le spese militari, per costruire basi e pagare le guerre, taglia i contributi agli ospedali, alle scuole, taglia i salari e le pensioni ai lavoratori e ai cittadini.
In Italia vi sono oltre 100 basi ed installazioni militari che vanno da Bolzano a Lampedusa: strutture che non servono a difendere la popolazione ma che costituiscono invece un grave pericolo per la sicurezza dei cittadini. Territori sottratto alla vita civile che si trasformano in aree destinate al sostegno della guerra globale permanente.
Portaerei, cacciabombardieri, sottomarini, aerei, elicotteri, missili, bombe, macchine di morte di ogni specie possibile passano e stazionano nelle installazioni militari. Senza trascurare il devastante impatto ambientale che la presenza di tali armi determina, partecipiamo tutti, senza volerlo, alla guerra. Anche a Trento sarà così: la base di Mattarello non sarà un luogo di pace, ma – come tutte le strutture militari – un avamposto di guerra. 30 ettari di campagna che saranno ricoperti da una colata di cemento, uno sfregio ambientale e urbanistico che dobbiamo impedire. Un’area che è sottoposta al segreto militare e che nessuno sa cosa potrà contenere, quali armamenti e quali macchine di morte.
E’ ora di dire BASTA!, è il momento di reagire, di partecipare di lottare per il nostro futuro e per quello dei nostri figli. Fermare la base di Mattarello è ancora possibile.
Diventiamo parte attiva del nostro futuro per decidere assieme come proseguire questa battaglia di civiltà e per la pace.
Ezio Casagranda
Trento 5 ottobre 2008
La complessa vicenda della costruzione della nuova cittadella militare, che dovrebbe sorgere a Trento sud, nella zona di pertinenza della circoscrizione di Mattarello, da due anni ha visto avviare una fase fortemente critica da parte di un comitato spontaneo di cittadini, una fase che, nel tempo trascorso, si è evoluta. Il ragionamento sulla cittadella militare, infatti, è stato iniziato nella primavera del 2007 dal sottoscritto e pochi altri cittadini con i quali ci si è attivati nell’analizzarla, anche pubblicamente in momenti assembleari, cercando di far uscire allo scoperto le amministrazioni, un po’ a tutti i livelli, per poter ottenere da loro informazioni via via più dettagliate sul progetto. Un progetto che, data l’imponenza, avrebbe dovuto già a tempo debito (dall’anno 2000) vedere seriamente coinvolti tutti i cittadini residenti, principalmente in ambito circoscrizionale e comunale, ma anche dell’intera nostra provincia, che pagherà per la sua realizzazione. Durante questo periodo si sono aggiunte a questo piccolissimo gruppo di cittadini, altri gruppi e realtà associative, oltre a persone singole ma ben motivate, che hanno contribuito a creare un soggetto più ampio, allargando ulteriormente la visione verso altri aspetti che non erano ancora stati affrontati in origine. La cosa infatti era partita principalmente in contrapposizione al grave ed evidente problema ambientale e di forte carico urbanistico, che l’esecuzione del progetto avrebbe creato. Questo arricchimento partecipativo ha contribuito a far emergere il metodo poco trasparente adottato in fase di decisione politica e progettuale, ma ha anche contemplato l’aspetto etico di questa “ex novo” militarizzazione del suolo. Di conseguenza sono state richiamate le altre problematiche, legate all’ancor più ampio tema dell’etica pacifista che,con gli ultimi avvenimenti di guerra preventiva globale e di interventismo militare, spesso adottati per risolvere le tensioni internazionali, ha posto diversi punti interrogativi in merito a questo insolito quanto elevato impegno finanziario. Un impegno unico nel suo genere in Italia, ed in più che grava sul bilancio di una provincia autonoma, a statuto speciale, che parla e si attiva sui temi della pace. Un’azione che in materia di difesa nazionale sia per l’elevata entità dell’investimento che nel merito in sé, sembra non avere precedenti. Ma il punto che più sta a cuore al comitato spontaneo dei cittadini, che ricordo è formato non solo di residenti locali ma anche di persone provenienti da altri comuni del Trentino, è ottenere, per tutte queste perplessità un’ informazione corretta ed una divulgazione puntuale della stessa, in aiuto a tutti i cittadini, per far rinascere e crescere la voglia di partecipazione attiva alla gestione del proprio territorio, evitando il più possibile la pratica della delega, tanto cara a certi appartenenti sia al mondo politico che imprenditoriale che, in profonda crisi, ha perso il collegamento razionale con gli abitanti/elettori, e con le istanze e la vita degli stessi. Ora però, fra il comitato dei cittadini e gli altri gruppi di militanti più attrezzati allo scontro che al confronto, sono in atto discussioni aperte e molto impegnative e non ancora risolte sui metodi da adottare per ottenere l’attenzione delle istituzioni,da sempre poco propense all’ascolto delle istanze della sua popolazione, ed il coinvolgimento dei cittadini meno abituati a sostenere il confronto istituzionale anche solo scendendo in piazza a protestare. C’è da porsi il problema di valutare i diversi metodi per ottenere un valido ed auspicabile risultato di ritorno, cioè l’ascolto e l’attenzione da parte delle istituzioni interessate. In questo, il comitato spontaneo di Mattarello è riuscito a condensare varie anime, di estrazioni culturali diverse, ed attraverso un lavoro di ricerca approfondito, ha prodotto un ottimo risultato, condensato in un pieghevole che si sta distribuendo e proponendo in assemblee a tutti gli interessati ad ascoltarne il contenuto, sperando possa essere utile anche alle amministrazioni ed alla politica, con le quali si sta continuamente cercando, pur con molta difficoltà, un dialogo. In questo il comitato spontaneo dei cittadini punta a produrre informazione il più possibile corretta e scevra da strumentalizzazioni di varia natura di chi vuole amplificarne ad arte certi aspetti per farne un uso imparziale o demagogico. Qualche errore lo si potrà indubbiamente commettere, nel gestire i rapporti fra le diverse anime che accompagnano il percorso, ma comunque sempre con la disponibilità da parte nostra di accettare le critiche. Ma la pratica del coinvolgimento attraverso la semplice informazione e di conseguenza il saper ascoltare chi non è in linea col tuo pensiero è indubbiamente una strada lenta ed in salita, ma credo sia la migliore strada da seguire, per contribuire in maniera utile ad informare la cittadinanza e a ottenere chiarezza. Questa esperienza potrà, se non altro, servire ai politici e ai cittadini, per decisioni future che la politica volesse “calare” sopra le loro teste.
Tessadri Franco
COMUNICATO STAMPA
A proposito della manifestazione contro la costruzione della base di Mattarello, il Centro Sociale Bruno comunica agli Organi di stampa quanto segue:
Il Centro Sociale Bruno è stata una delle parti della manifestazione, il cui corpo era composito e composto da molte realtà e da un numero significativo di cittadini e cittadine, anche di Mattarello.
Sull’episodio dell’Ostello, riteniamo si sia trattato di una pericolosa provocazione messa in atto da gruppi di estrema desta convenuti a Trento per sostenere Fiamma Tricolore che sappiamo correre a fianco di Divina per l’elezione dell’Assemblea provinciale.
Riteniamo alcuni comportameni che si sono verificati all’interno del corteo come non rappresentativi dell’obiettivo comune che ci si era prefissati: su tutti il coinvolgimento della popolazione ad una lotta contro la base militare.
Crediamo che, complessivamente, il risultato della manifestazione di oggi non sia del tutto positivo: poteva essere più alta la partecipazione popolare e più omogeneo, nelle idee e nei metodi, il corso della manifestazione.
Per questo e per altri motivi il Centro Sociale Bruno rivendica l’autonomia di un momento di riflessione che sappia analizzare quanto è accaduto in questi mesi, soffermandosi sui limiti del coinvolgimento politico e sociale, e capace di trovare nuovi stimoli e nuove pratiche per ricominciare a costruire un movimento reale che sappia opporsi alla costruzione di una base militare in città.
Noi ripartiamo a costruire una lotta sociale da quella parte di manifestazione (la testa, e forse anche il cuore) che è scesa in piazza con la gioia di immaginare un futuro senza basi di guerra.
Centro Sociale Bruno
Come in tutti i momenti di lotta la questione dell’incolumità della manifestazione non viene posta come prioritaria e quasi fa ridere chi la propone. Genova non ha insegnato niente? Non è detto che anche quando vengono presi accordi seri e sinceri sul come procedere tutto funzioni. C’è e ci sarà sempre qualcuno in buona o cattiva fede che guasterà la festa. Se la manifestazione ha i numeri di sabato(decisamente bassi) bisogna, è necessario, che ci poniamo il problema della sua incolumità e della vigilanza e dunque di un servizio d’ordine pena il disordine e il fallimento delle intenzioni. Io ero appena arrivato da un lungo viaggio, avevo l’entusiasmo e la vicinanza di diverse persone che mi avevano accolto alla stazione e nell’occasione accompagnato alla manifestazione ma dopo il primo botto le ho perse e questo mi dispiace. Niente è più sciocco e controproducente di un sasso gettato sullo stagno quando l’acqua è ferma: crea i pressuposti per un’ondata devastatrice!
Antonio