Chaco: quale cooperazione ?
Chi scrive è un gruppo di persone reduci da un viaggio in Argentina, organizzato dall’Associazione EL PUERTO e denominato Cammino indigeno. Lo scopo del viaggio era quello di vivere concretamente alcuni giorni strettamente a contatto con le popolazioni locali nelle zone pù disagiate del Nord dell’Argentina; in particolare, ci siamo fermati maggiormente nella zona chiamata “Impenetrabile” perché all’origine era occupata da foreste così fitte da non poter essere attraversate da chiunque. Oggi invece impenetrabile è più riferito alla tragedia delle morti silenziose di bambini, adulti ed anziani causata dalla denutrizione, dalla mancanza d’acqua e dalle scarsissime condizione igieniche in cui si trovano a vivere molte comunità, sia di origine indigena, delle etnie Toba Wichi e Mocovi, sia dei così detti criollos.
Abbiamo girato e ci siamo confrontati con le varie comunità. Venuti a conoscenza dell’esistenza sul territorio di progetti finanziati dalla provincia di Trento, abbiamo voluto vedere ed informarci dei risultati ottenuti da questi progetti, in sostanza se la nostra Provincia e i nostri contributi pubblici dessero sollievo e speranza a queste terre desolate. Il grande progetto finanziato dalla Provincia di Trento in accordo con il governo locale e l’Associazione Trentini nel Mondo, si chiama Progano e consta di diversi centri di produzione, principalmente di allevamento caprino, tutti nella regione nord-argentina del Chaco. Andando a visitare alcuni di questi centri però ci siamo resi conto che qualcosa non stava funzionando, perché erano abbandonati e deserti. Abbiamo pubblicato, sul questo blog (la morte nel Chaco) un resoconto più dettagliato di questa nostro viaggio e della nostra amara scoperta.
Ritornati in Italia, con più dubbi che certezze, abbiamo interessato alcuni consiglieri provinciali, per cercare, nei nostri limiti, della spiegazioni, che pensavamo sicuramente ci dovevano essere. Abbiamo cercato di capire il perchà di una coì stridente contraddizione fra cospicui stanziamenti provinciali (sono 15 anni che la Provincia sostiene questo progetto) e l’assenza di risultati.
Purtroppo non abbiamo avuto risposte convincenti e siamo rimasti con i nostri perchè davanti all’impenetrabile, questa volta burocraticamente, possente macchina della cooperazione trentina nel mondo.
Da quanto emerso dalla nostra breve visita in Argentina abbiamo appreso l’esistenza di varie denunce, fatte anche dall’associazione “Nelson Mandela”, riguardo al fallimento del progetto “Prograno”, sia sul versante della produzione che del rilancio dell’economia locale.
Quello che non riusciamo a capire è il fatto che per anni i responsabili provinciali hanno sempre sostenuto che il progetto “Prograno” era un esempio positivo sotto tutti i punti di vista e quindi da imitare e oggi si scopre che lo stesso rappresentante della PAT nel Chaco, ammette con un improvviso ed inspiegabile volta faccia, il totale fallimento del progetto dando la responsabilità al nuovo governo ora installatosi nel Chaco (nei 15 anni prima il governo era rimasto sempre lo stesso, nella figura del presidente Rozas) e al responsabile del progetto. Addirittura ha denunciato il fatto al Governo centrale Argentino. Ma noi ci chiediamo, dove fosse quel rappresentante fino a questo momento e perché, dal momento che anche lui è coinvolto nella gestione dei finanziamenti e del progetto, scarichi la colpa del fallimento su un governo appena insediatosi e su un contadino.
Suona anche strana l’affermazione della PAT, quando dice che questo progetto punta a dare possibilità nella zona di migliorare la qualità di vita quando, a detta della popolazione locale, questo progetto ha significato solo danaro pubblico investito per anni senza un reale impatto con la realtà e l’economia locale?
Come cittadini ci sorge spontanea una domanda ? Percè questo fallimento del progetto “Prograno” è stato tenuto chiuso nelle stanze dei bottoni?
Oggi dopo 8 mesi dal nostro rientro, siamo venuti a conoscenza dalle cronache di un giornale della zona, il “chaco dia por dia”, che la Provincia di Trento ha pure firmato un accordo per il rilancio del progetto. Niente di male, anzi, lodevole l’iniziativa : siamo convinti che la cooperazione sia necessaria per dare nuove possibilità di sviluppo autonomo in quelle realtà dove sono andati io nostri migranti; però non possiamo accettare questo silenzio e questo vuoto di informazione su come vengono gestiti e spesi i contributi provinciali e le loro ricadute sul territorio e sull’occupazione locale. Cosa è cambiato rispetto agli scorsi 15 anni che possa dare garanzia di un miglior investimento delle risorse finanziarie ed umane? A quanto sappiamo niente…
Perchè la Provincia non ha pubblicato, per il tramite dei mass media, la notizia di questo accordo ? Perchè si continua a tenere nascosto ai trentini quanto avviene nella regione del Chaco e nelle altre realtà dove agisce la cooperazione trentina? Perché in generale così poca trasparenza e anzi addirittura dissimulazione?
Per questo, come cittadini ci attendiamo da parte della PAT risposte chiarificatrici sul progetto “Prograno” e sugli altri progetti della cooperazione trentina nel mondo.
Ezio Casagranda – Omar Serra – Ilenia Graziola – Nardon Claudia – Renza Bertolini
Trento, 13 agosto 2008




Spett. Sindacato
All’attenzione del vostro incaricato che segue la vicenda Chaco.
Vi invio la lettera che ho mandato al giornale Adige dopo aver letto l’articolo di domenica 17/8.
Spett.redazione vorrei aggiungere la testimonianza mia e di mia moglie in merito al Progetto Chaco di cui parlate nell’ articolo apparso domenica 17/8.
Siamo una copia di insegnanti bresciani residenti a Maderno sul Lago di Garda e siano stati circa un mese e mezzo a Resistencia nel Chaco a tenere corsi di lingua italiana invitati da una associazione di immigrati trentini con la quale eravamo in contatto.
Siamo tornati ai primi di agosto e durante la nostra permanenza abbiamo visto con i nostri occhi come i denari trentini (ma credo siano anche un pò di tutti gli italiani visto che ricevete una somma cospicua dallo stato per la vostra autonomia) sono stati buttati alle ortiche. Ho raccolto foto,testimonianze e documenti contabili che porterò sicuramente alla magistratura perchè nutro il forte sospetto che ci si trovi di fronte all’ennesimo scandalo cooperazione.
Quello che mi chiedo,però,e dove sia la libera stampa trentina:da ciò che ho appreso in questo mese e mezzo mi risulta che denunce di questo genere ce ne sono state parecchie negli ultimi anni. A nessuno di voi è mai passato per la testa di andare in Chaco,magari al seguito di qualche carrozzone della Provincia e vedere come stanno realmente le cose?
Vi pongo solamente due domande che forse potranno esservi utili se vorrete fare un’inchiesta giornalistica seria.
- Che fine hanno fatto i soldi che per oltre 10 anni sono finiti in sudamerica?
- A Trento gli assessori all’emigrazione ed i presidenti di provincia succedutosi in questi anni sono ingenui oppure sono complici?
Cordiali saluti
Luca Pelizzari
Via Sanico 24
25088 Toscolano-Maderno (BS)
tel.0365/540178
Caro Luca, grazie della tua testimonianza. Una testimonianza importante che sicuramente darà nuovo impulso alla comune ricerca della verità su come vengono spesi i soldi della nostra Comunità Trentina, e non solo, nelle regioni povere dell’Argentina e di tutto il Sud America.
Caro Luca, dopo il nostro viaggio per mesi abbiamo cercato di sapere, di conoscere o semplicemente di capire i meccanismi che hanno generato una simile situazione senza mai arrivare al nocciolo del problema. Tutto sembra sfuggire alla ricerca della verità.
Una battaglia difficile se pensi che l’Assessore alla Cooperazione della PAT, ha proposto una interpretazione della legge sull’immigrazione trentina (deliberato di Giunta?) per togliere i finanziamenti alle associazioni, diverse dai “Trentini nel mondo” che si occupano di cooperazione e dei migranti trentini, La scusa è quella più banale, ma anche la più pericolosa. Unificare la cooperazione sotto l’ombrello dei “Trentini nel mondo”, principale responsabile di quanto successo nella zona del Chaco, avrebbe permesso di ridurre i costi della cooperazione. (sic!!)
Si “strangolano” le associazioni non allineate in nome di un risparmio /o di un migliore utilizzo delle risorse economiche nel mentre si continua a sperperare milioni senza chiedere conto ai vari responsabili.
Per quanto riguarda andare nel Chaco a seguito del carrozzone provinciale le precedenti esperienze hanno dato scarsi risultati. Infatti, preavvisati con largo anticipo le varie commissioni, hanno trovato che tutto era perfetto, anzi troppo perfetto per essere vero. Se a questo aggiungi che “nessuno è più cieco di chi non vuole vedere” il gioco è fatto..
La battaglia per la trasparenza è irta di ostacoli, (“impenetrabile” burocrazia l’abbiamo definita) ma noi non ci stancheremo mai di dare, a quanti si battono nel Chaco e nelle altre regioni del Sud America per un diverso ruolo della cooperazione, il nostro sostegno morale e politico continuando con la denuncia e con la richiesta di maggiore trasparenza sulla politica trentina per l’immigrazione. Sembra poco, me sono convinto che per loro, questo è un atto politico importante che gli permette di uscire dall’isolamento in cui sono stati cacciati anche grazie ai nostri silenzi e alla nostra indifferenza.
Con cordialità
Ezio Casagranda
Tel. 3482319081