Aumento dei prezzi e i rischi di recessione
Sono sempre più gli italiani che causa il caro carburante, le ridotte disponibilità economiche dovute alla continua crescita dei prezzi e dei servizi, ad un’inflazione che taglia i salari dei lavoratori che i rinnovi contrattuali non riescono a tutelare.
Insomma, la crisi economica non va in vacanza e a quanto sembra neppure molti italiani.
Infatti nell’ormai ex Belpaese sono in moltissimi a far fatica ad arrivare a fine mese. E allora, per preservare l’incolumità di portafogli sempre meno gonfi, a fronte di costi sempre più elevati, si taglia dove si può, anche in settori una volta considerati di prima necessità come i generi alimentari. Mentre l’inflazione corre e il carrello della spesa si svuota e le famiglie italiane cercano stratagemmi per riuscire, nei limiti del possibile, a mantenere inalterati i loro consumi.
La crisi, denuncia la Coldiretti, colpisce, in maniera pesante, anche la qualità della spesa alimentare e quindi cambia la composizione della spesa: meno carne bovina e poca frutta.
Se la Federconsumatori e le altre associazioni dei consumatori chiedono iniziative concrete per a sostegno del potere di acquisto delle famiglie italiane il governo risponde continuando sulla strada della riduzione della spesa sociale a partire della spesa sanitaria, avvia una pesante politica di privatizzazione dei servi e dei beni comuni che sarà pagata ancora una volta dai cittadini a reddito fisso. Ne è buona testimone la manovra finanziaria appena approvata che punta alla compressione dei costi e dei diritti come condizione unica per il rilancio dell’economia.
Decontribuzione dei premi variabili e alla detassazione degli straordinari vanno in questa direzione e Confindustria punta ad un accordo generale che sancisca anche contrattualmente ( vedi questione inflazione importata) a far pagare ai lavoratori i costi della crisi e l’aumento dei prezzi delle fonti di energia. Una finanziaria che punta alla politica delle grandi opere, dal ponte sullo stretto, al tunnel del Brennero, dal nucleare ai rigassificatori dimenticando volutamente che la nostro prima fonte energetica è il risparmio.
L’accordo separato del terziario segna un primo passo di una politica contrattuale tesa alla restituzione dei diritti e delle conquiste del secolo scorso. (il cosi detto “maltolto” del Brunetta pensiero).
E se negli ultimi 12 mesi mediamente una famiglia ha perso, come potere di acquisto, circa una mensilità, mentre per chi ha dovuto accendere un mutuo a tasso variabile, la media della perdita arriva a due mensilità, (dati Associazioni consumatori) Cgil, Cisl e Uil stanno cincischiando al tavolo della riforma contrattuale su qualche decimo di punto dell’inflazione programmata. Non solo ma anche i provvedimenti più odiosi del Governo in materia di diritti del, e sul lavoro, passano nel più assoluto immobilismo sindacale.
Davanti a questo disastroso sociale che avanza, quasi senza nessuna resistenza, non solo il rilancio di un nuovo protagonismo di lotta del sindacato ma anche la definizione di proposte alternativa in materia economica. Se le politiche che puntano sulla crescita infinita della produzione ormai mostrano la corda e sono le principali responsabili dell’attuale fase recessiva, forse, qualche ragionamento sulla decrescita, anche per il sindacato non sarebbe del tutto fuori luogo.
Ezio Casagranda
Trento, 6 agosto 2008
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