Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Poveri e stacanovisti

Per l’OCSE i salari degli italiani sono inferiori del 20% rispetto alla media dei salari europei, mentre annualmente lavorano mediamente 34 ore in più dei lavoratori europei. Questi dati non sono casuali, ma il prevedibile risultato di 15 anni di concertazione al ribasso dovuta alle scelte di moderazione salariale derivanti dall’accordo del 1993.
Quindi ormai tutti concordano che i salari reali dei lavoratori sono in forte calo e che, a causa della mancata restituzione del drenaggio fiscale, in Italia i salari hanno subito una ulteriore riduzione rispetto all’Europa.
Marcegaglia in piena sintonia con Sacconi, sostiene che per aumentare i salari non bisogna indicizzarli (scala mobile) ma legarli strettamente (aziendalmente) alla produttività. Una produttività intesa, non come risultato di investimenti in ricerca e innovazione, (la più bassa a livello europeo) ma come nuova flessibilità e precarietà del e nel lavoro. Defiscalizzazione degli straordinari e le nuove norme in materia di mercato del lavoro contenute nei decreti governativi a cui aggiungere la nuova direttiva europea sul superamento delle 48 ore settimanali sono quindi, per Marcegaglia e soci, le basi su va definita la riforma della contrattazione.
Un Contratto Nazionale cornice per poi demandare tutto alla contrattazione in azienda, meglio se individuale.
I detrattori di forme automatiche di indicizzazione dei salari sostengono che ”un simile meccanismo produrrebbe un moltiplicatore di inflazione che penalizzerebbe i salari”. Affermazioni, queste sì, puramente ideologiche. Voglio ricordare che la cancellazione della scala mobile, sostituita dall’accordo del 93 sulle politiche dei redditi ha, non solo falcidiato le retribuzioni senza fermare la corsa dei prezzi, ma è stato fattore principale di un colossale trasferimento della ricchezza prodotta dai salari ai profitti, dai poveri ai ricchi.
È aumentata la precarietà e sono stati inferti pesanti attacchi allo stato sociale tali da rendere sempre più generalizza una situazione di incertezza sociale e di insicurezza collettiva.
Oggi, la trattativa sulla riforma contrattuale rischia di riprodurre, ingigantiti, gli stessi disastri sul salario e sulle condizioni dei lavoratori prodotti dall’accordo del 93. Infatti dalle affermazioni del padronato, Confcommercio in testa, emerge chiaramente che vogliono impedire che il potere di acquisto delle retribuzioni venga protetto dall’inflazione e quindi che eventuali aumenti siano possibili solo aumentando l’intensità e la durata della prestazione lavorativa (straordinario e flessibilità).
Siamo davanti ad un capovolgimento del ruolo sindacale. Da soggetto autonomo di contrattazione a mero misuratore della produttività aziendale (sfruttamento del lavoro). Da soggetto che risponde ai lavoratori a ”guardiano” delle logica aziendalista cancellando così qualsiasi solidarietà nel mondo del lavoro.
Forse prima di procedere a colpi di maggioranza per la CGIL sarebbe necessario un nuovo congresso visto che quello del 2006 è stato praticamente cancellato. Servirebbe alla democrazia, ai lavoratori e alle lavoratrici e all’intera società.
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 3 luglio 2008

3 Luglio 2008 - Pubblicato da filcamstrento | Lavoro e precarietà, Sindacato | , , , , | No Comments Yet

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