Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Il muro della vergogna

ll muro della vergogna, che deve separare fisicamente il continente nordamericano tra i suoi abitanti ricchi e quelli poveri, cresce ogni giorno di due miglia, più di tre chilometri ogni 24 ore. Dal 2002 ad oggi, in appena sei anni, le guardie di frontiera statunitensi sono passate da 5.000 a 16.471 e il governo di George Bush considera un trionfo tutta la propria politica migratoria. In realtà l’unico successo è quello di riuscire a mettere in maggior pericolo la vita dei migranti. Secondo uno studio del Centro di Studi Migratori dell’Università di San Diego, nella parte statunitense della California, ripreso dal quotidiano La Jornada di Città del Messico, il 90% dei migranti è cosciente che il viaggio verso nord sia “molto pericoloso” e uno su quattro ha conosciuto personalmente qualcuno che è morto nell’attraversamento della frontiera. Tuttavia, la pericolosità del viaggio e i parenti o gli amici morti o assassinati dalle guardie di frontiera, in nessun modo fermano il flusso; ovvero l’aumentata pericolosità non ferma nessuno. E in realtà i migranti hanno ragione, visto che comunque 19 su 20 di loro trovano comunque la maniera di entrare negli Stati Uniti. La conclusione del professor Wayne Cornelius, curatore dello studio, è pertanto opposta a quella del governo Bush: “la frontiera fortificata non è un fattore di dissuasione”. Non solo, il tasso di successi, ovvero i migranti che comunque riescono a entrare negli Stati Uniti, è rimasto invariato tra prima e dopo la fortificazione e militarizzazione della frontiera. Cosa è cambiato allora nell’era Bush? Per esempio il costo del viaggio. Prima, alla fine del XX secolo, il costo indispensabile dei coyote, le guide (il corrispondente dei nostri conduttori di gommoni e imbarcazioni che attraversano il canale di Sicilia) superava di poco i 900 dollari. Con l’aumentare esponenziale del pericolo il costo è cresciuto e secondo lo studio citato si colloca intorno ai 2100 dollari. Un altro motivo che, se non frena comunque l’immigrazione, accresce le difficoltà dei migranti, quasi sempre braccianti poverissimi espulsi dalle campagne a partire dall’entrata in vigore del trattato di libero commercio del nord America il primo gennaio 1994, e delle loro famiglie. Inoltre è cambiato il numero dei morti, in crescente aumento, laddove solo il numero dei corpi recuperati ed identificati che oggi supera le 500 unità l’anno e che ammonta a circa 4.700 persone dal 1995. Infine, la militarizzazione ha trasformato il normale traffico di frontiera, nel quale una parte importante dell’immigrazione al Nord era solo stagionale, in una scelta definitiva, che lascia oltretutto il deserto alle spalle dei migranti. Secondo il rapporto solo favorire l’ingresso legale degli immigrati e finanziare lo sviluppo nelle regioni messicane a maggior tasso d’abbandono potrebbe cambiare e migliorare la situazione. Ma per questo non c’è una lira. Più dettagli sul rapporto a questo indirizzo www.immigrationpolicy.org

24 Giugno 2008 - Pubblicato da filcamstrento | Internazionale | , , , | No Comments Yet

Non c’è ancora nessun commento.

Lascia un commento