La legge dell’immunità
Il caso è chiuso Non per chi è morto ferito, non per chi ha subito una perdila irrimediabile. E, nemmeno, per tutti quelli alla continua ricerca di un altro modo di vivete e affrontare con fiducia anche eventi tremendi come una piena un sequestro di persona.
Ma per L’Italia ufficiale il caso è chiuso: l’omicidio di Nicola Calipari è stato un doloroso incidente, inutile tornarci sopra, sbaglialo cercare di capirne il perché.
Questo ha detto ieri La Corte diCassazione. Questo in modo indiretto, aveva già detto la grande maggioranza del mondo politico. E, forse, anche la rassegnazione all’esistente di buona parte della pubblica opinione. Nell’aula del tribunale supremo della Repubblica abbiamo sentito parlare di “Legge della bandiera” e di “Legge dello zaino”, ascoltato le diverse interpretazioni dei mandati dell’Onu e di lettere di Colin Powel. E quella definizione, “immunità funzionale”, con cui un procuratore generale e l’avvocato dello stato (su mandato del governo) hanno chiesto di non processore Mario Lozano, il marine reo confesso. Per finire con la sentenza che chiude il caso.
Non avremo altra occasione istituzionale per cercare la verità, per sapere quali erano gli ordini o, anche più banalmente, quali siano stati gli “errori” e le “leggerezze”. Immunità funzionale significa che il lavoro della guerra non può essere giudicalo, anzi che va celato e custodito dal segreto. Altrimenti si mette in discussione la legge non scritta ma suprema: chi detiene la forza deve essere messo in grado di esercitarla liberamente, altrimenti si mina la sua stessa indiscutibile natura.
Per tre anni,in un gioco di ruoli gestito a rovescio, abbiamo visto il potere politico delegare alla magistratura il compito di risolvete un irrisolvibile conflitto diplomatico e il potere giudiziario chiedere al governo una una via di uscita alla sua impossibilità di giudicare un colpevole.
Un gioco a somma zero.
La magistratura italiana non ha avuto il coraggio di affrontare un processo che avrebbe messo sotto i riflettori le assurdità delle guerre il collasso del diritto internazionale e rischiato di guastare i rapporti Italia – Usa.
Forse non si poteva pretendere tanto, forse il problema è “tutto nella gestione politica di questa vicenda” come ha detto ieri il procuratore generale che ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del caso. Ma non della politica per come l’intende lui, legandola banalmente a questo o quel governo.
Della politica nel senso più ampio delle relazioni umane, degli opportunismi e delle subalternità alle logiche della forza. E questo riguarda tutti, persino quel procuratore.
Gabriele Fola
Da IL MANIFESTO del 20 giugno 2008




Questo è il risultato vergognoso di uno dei tanti obblighi derivanti dalle servitù militari del nostro paese nei confronti degli USA.
E’ una sentenza scandalosa sia moralmente che politicamente in quanto da una parte sancisce il dritto dei soldati americani di assassinare le persone e dall’altra toglie ogni dubbio sul fatto che noi siamo una colonia americana a tutti gli effetti. Infatti solo nell’era del colonialismo succedevano simili aberrazione del diritto internazionale.
Questo fatto dovrebbe farci riflettere maggiormente sulle conseguenze della guerra e su quanti continuano a scambiare le basi militari per questioni urbanistiche come è avviene a Vicenza e a Mattarello.
La sentenza del Tar sulla base di Vicenza è un duro colpo ai guerrafondai di turno e una speranza per quanti non si stancano mai di lottare, di battersi per conquistare una pace vera e duratura, anche nelle situazioni più difficili.
Non mi fidiamo delle belle parole di Dellai sulla base militare di Mattarello come non mi fido di quanti predicano le guerre umanitarie e per questo continuerà a battermi contro la costruzione della base militare di Mattarello e contro tutte le scelte che portano, assieme alla guerra, odio razziale e xenofobia.
Ezio