Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Il DIRITTO di tornare a casa

Ieri il mercato ha ucciso 10 persone, 6 in Sicilia a Mineo in provincia di Catania e altra 4 nel resto d’Italia. 10 morti che sono stati uccisi dall’avidità del privato (profitti) e dalle sciagurate scelte di un settore pubblico che vuole risanare i bilanci risparmiando sulle mascherine da fornire ai lavoratori. In fondo sono merce facilmente sostituibile.
Dal Piemonte alla Sicilia, dal pubblico al privato e senza distinzioni di razza e di sesso il profitto richiede le sue vittime sacrificali che spudoratamente chiama ancora “incidenti sul lavoro”. Vergogna.
Si vergogna per il ministro Sacconi, teorico della deregulation dei diritti dei lavoratori e che vuole modificare il testo unico sulla sicurezza, che “non può essere sostenuta da odiosi incrementi di adempimenti formali e da sanzioni sproporzionate”.
Anziché parlare farebbe molto meglio a dimettersi e tornare casa.
Ma l’opposizione non può cavarsela con qualche richiamo al fatto che “lavorare non deve voler dire morire..” ma battersi, se ne hanno il coraggio affinché lo Stato sia in grado di assicurare una vita un minimo decente alla gente che lavora, anzi: una vita e basta.
Noi vogliamo la certezza di poter tornare a casa dopo il lavoro, è un nostro diritto che non può essere calpestato.

Non basta prendere atto che ormai la finanza e il mercato hanno sostituito, nella nostra quotidianità gli operai ed il lavoro ma bisogna riprendere in mano il nostro destino ritornare instancabilmente a denunciare questa situazione organizzandoci per dare gambe alle nostre rivendicazioni per la sicurezza e per la nostra dignità di lavoratori e di cittadini.
Questo si chiama fare politica, quella più nobile e necessaria, di quella che mette insieme interessi collettivi e li difende. Se questo riusciremo a fare, allora, e solo allora, cambierà qualcosa.
Dobbiamo mobilitarci in prima persona, non possiamo aspettare gli altri o quanti siedono comodamente in Parlamento, diamo gambe alla nostro agire quotidiano lottiamo con il senso di giustizia e con la lucidità della nostra ragione.
Ezio Casagranda
Trento, 12 giugno 2008

12 Giugno 2008 - Pubblicato da filcamstrento | Lavoro e precarietà | , , , , | 1 Commento

1 Commento »

  1. Caro Ezio, cari compagni del blog…quando i fatti si vendicano delle parole! Non voglio infierire, ma leggetevi bene la replica del mite Salus sulla violenza, la Lioce, le P38, sui Soviet etc. Tutti bei discorsi, politicamente corretti, tutti protesi a dimostrare l’esecrabilità non tanto del terrorismo, quanto di ogni ipotesi di rivolgimento sociale, anche minimamente ventilata o auspicata. E giù spocchiosa ironia su Marx, sentenze inappellabili sul sistema sovietico, senza distinzione tra i vari periodi storici (come se il gennaio 1924 non fosse stato uno spartiacque), violini e peana sui self made man targati U.S.A. Insomma questa è la società migliore in cui poter vivere, si tratta di temperare gli eccessi da profitto elargendo un pò di elemosina ai reietti che producono le ricchezze che una stragrande minoranza di parassiti si gode. Punto. Tutto questo il giorno prima. Chissà quanti di noi, leggendo le sue righe, hanno pensato di replicare (lo ammetto, tutte le corbellerie sull’Unione sovietica mi spingevano a farlo, se non altro per rimettere le cose al loro posto visto la confusione, volutamente sovrana, del suo pensiero). E invece…purtroppo, i fatti, la realtà, le vicende quotidiane si sono incaricati di spazzar via tutti i suoi voli pindarici. Una SVENTAGLIATA DI OMICIDI sul lavoro ci restituisce l’essenza della società in cui viviamo, grattando via la patina, questa si tutta ideologica, che i vari Salus quotidianamente stendono per nascondere la sua crudeltà, iniquità, odiosa disparità. Da mesi in questo blog lo scriviamo e abbiamo persino organizzato un incontro pubblico per ripeterlo: viviamo in una società divisa in classi in cui c’è chi si appropria “legalmente” dei frutti del lavoro altrui grazie alla proprietà dei mezzi di produzione, e per aumentare il profitto spreme le vite dei lavoratori con il consenso delle istituzioni (che creano la cornice ideale per tutta l’operazione), e se durante la spremitura qualche vita si rompe, pazienza, sono “effetti collaterali”. Con buona pace di Salus. luigi bozzato

    Commento di luigi | 12 Giugno 2008 | Replica


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