Lavoro, guerra e immigrazione
Lavoro, guerra e immigrazione: una sola lotta.Pienamente riuscita l’iniziativa del Tavolo stop precarietà di portare all’interno del Festival dell’economia la questione della precarietà e dei morti sul lavoro. Ieri sera alla manifestazione con Marchionne non solo abbiamo distribuito il volantino sulla precarietà e sui suoi guasti sociali, ma abbiamo potuto parlare all’interno del teatro sociale di Trento portando direttamente in sala la voce dei precari.
Una iniziativa che aveva come slogan NO AL MERCATO CHE UCCIDE per riportare dentro questo festival una voce per denunciare:
questa strage che sconvolge migliaia di famiglie non è fatalità ma la conseguenza dell’aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro, i bassi salari. la riduzione dei costi, del sistema degli appalti e delle leggi come la Treu, la legge 30 senza dimenticare che la Bossi-Fini che espone i lavoratori extracomunitari al più terribile dei ricatti: quello del permesso di soggiorno.
Abbiamo denunciato come la precarietà ormai si è diffusa nella società come una metastasi difficile da estirpare che genera insicurezza nel e del lavoro oltre a forme sempre più preoccupanti di intolleranza e razzismo. Abbiamo quindi denunciato come oggi il clima di intolleranza sociale sia dovuto non all’immigrato ma a quanti (il mercato) genera precariato.
Che questo festival non ha affrontato le conseguenze in termini di morti, di distruzione e di violenza causate da un mercato che vive e prospera per la guerra. La guerra come strumento per il controllo sociale del mondo e delle sue materie prime che anziché esportare democrazia esporta soprusi, intolleranza, devastazioni sociali e ambientali spaventose.
Per questo, oggi due giugno siamo stati in piazza con il comitato contro le basi di Mattarello per dire No alla guerra ed al suo mercato di morte, per dire che la Costituzione va non solo rispettata ma applicata in particolare nei suoi articoli fondamentali.
L’articolo 35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni” e l’articolo 11 che recita ”L’Italia ripudia la guerra..”.
Due momenti di lotta fra loro hanno un comune denominatore: quello di costruire un mondo migliore per i nostri figli.
Infatti, per noi, costruire la pace significa opporsi a quanti attraverso nuove basi militari precostituiscono le condizioni per la guerra permanente (preventiva). Costruire un mondo senza precarietà significa battersi affinché le ingenti risorse economiche, oggi stanziate per le spese militari, siano destinate al potenziamento dello stato sociale, dei diritti, della cultura e del lavoro.
Per questo il 6 giugno noi scendiamo in piazza per dire che l’intolleranza sociale fomentata dalla lega e dalle destre non si sconfigge con generici appelli, ma costruendo una solidarietà sociale capace aggredirne le cause che ne sono alla base, a partire dalla precarietà, nel e del lavoro, la precarietà sociale causata dalle politiche di privatizzazione dello stato sociale, dall’Itea alla salute passando la scuola e i beni comuni.
Ezio Casagranda
Trento, 2 giugno 2008
Una iniziativa che aveva come slogan NO AL MERCATO CHE UCCIDE per riportare dentro questo festival una voce per denunciare:
questa strage che sconvolge migliaia di famiglie non è fatalità ma la conseguenza dell’aumento dei carichi e dei ritmi di lavoro, i bassi salari. la riduzione dei costi, del sistema degli appalti e delle leggi come la Treu, la legge 30 senza dimenticare che la Bossi-Fini che espone i lavoratori extracomunitari al più terribile dei ricatti: quello del permesso di soggiorno.
Abbiamo denunciato come la precarietà ormai si è diffusa nella società come una metastasi difficile da estirpare che genera insicurezza nel e del lavoro oltre a forme sempre più preoccupanti di intolleranza e razzismo. Abbiamo quindi denunciato come oggi il clima di intolleranza sociale sia dovuto non all’immigrato ma a quanti (il mercato) genera precariato.
Che questo festival non ha affrontato le conseguenze in termini di morti, di distruzione e di violenza causate da un mercato che vive e prospera per la guerra. La guerra come strumento per il controllo sociale del mondo e delle sue materie prime che anziché esportare democrazia esporta soprusi, intolleranza, devastazioni sociali e ambientali spaventose.
Per questo, oggi due giugno siamo stati in piazza con il comitato contro le basi di Mattarello per dire No alla guerra ed al suo mercato di morte, per dire che la Costituzione va non solo rispettata ma applicata in particolare nei suoi articoli fondamentali.
L’articolo 35 “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni” e l’articolo 11 che recita ”L’Italia ripudia la guerra..”.
Due momenti di lotta fra loro hanno un comune denominatore: quello di costruire un mondo migliore per i nostri figli.
Infatti, per noi, costruire la pace significa opporsi a quanti attraverso nuove basi militari precostituiscono le condizioni per la guerra permanente (preventiva). Costruire un mondo senza precarietà significa battersi affinché le ingenti risorse economiche, oggi stanziate per le spese militari, siano destinate al potenziamento dello stato sociale, dei diritti, della cultura e del lavoro.
Per questo il 6 giugno noi scendiamo in piazza per dire che l’intolleranza sociale fomentata dalla lega e dalle destre non si sconfigge con generici appelli, ma costruendo una solidarietà sociale capace aggredirne le cause che ne sono alla base, a partire dalla precarietà, nel e del lavoro, la precarietà sociale causata dalle politiche di privatizzazione dello stato sociale, dall’Itea alla salute passando la scuola e i beni comuni.
Ezio Casagranda
Trento, 2 giugno 2008




La guerra va fatta inter-nos a tutti gli immigrati invasori, sia clandestini che non!
Rispetto dei popoli finche stanno sul loro territorio, e loro devono rispettare il nostro!
Luca te rispondo nella speranza che quello che hai scritto sia la conseguenza di , un stato febbrile al punto tale che secondo me hai delle convulsione!!!!!!!!!
Si perche si no fosse cosi, una opinione del genere , no fa altro che offendere, la tua propria storia come italiano, che come ben sai ?’’ e quella di essere stato per anni un popolo di immigranti.
Chi te risponde e figlio de questa storia, sono immigranti figlio de emigrante Italiano in Argentina,
Fame una cortesia !!!!!……..Mete per piacere da parte i tuoi slogan facile e le tue Paure e pensa a tutti quelli italiani che emigrando si hanno costruito un futuro e sono stati protagonista del sviluppo di quel paese. Solo vorrei farti notare che cerà , una differenza; No da poco fra i miei, immigranti in Argentina e la mia esperienza in Italia;,loro furono rispettati come persone con la loro cultura e No trattati solo come forza lavoro .
Ti prego riflette perché, le regole di convivenza no si impongono se costruiscono ,credo che hai perso il senso de la realtà, NO……esiste il territorio mio o tuo; esiste un Mondo dove regge un sistema di libero Mercato senza regole di cui te sei vittima, che te fa vedere nel immigrato un nemico e quello che hai espresso Luca…, e la prova che questo sistema e ha la frutta e come anche te sei una vittima anche lui e una vittima , ti suggerisco di pensarci sopra????? ……
A Luca. Voglio richiamare la tua attenzione sul fatto che la guerra significa morte, devastazione e dolore per le popolazioni aggredite e restrizioni delle libertà per i cittadini dei paesi aggressori.
Violenza, soprusi, veri e propri atti criminali che non possono trovare nessuna giustificazione. Per questo ti invito a ragionare sul fatto che le tue paure e insicurezze non sono causate dalla presenza degli immigrati ma da un sistema sociale che usa la precarietà e le spinte xenofobe come nuovi strumenti di controllo sociale.
Quello che ti senti mancare sono i diritti sociali e civili, diritto di manifestare, diritto alla sicurezza sociale nel e del lavoro, La precarietà è la madre di tutte le paure e insicurezze che oggi preoccupano gli italiani. Paura di perdere re il posto di lavoro e per i migranti il conseguente ritorno alle miserie dei loro paesi; paura di non accedere a quei diritti fondamentali che sono la casa, la salute, la scuola e la formazione per tutti a causa delle privatizzazioni, paura di non farcela ad arrivare a fine mese con il salario sempre più magro ed i prezzi che aumentano vertiginosamente.
In quanto alle violenza ti invito a rileggere un pezzo di Paolo Terruzzi (http://filcams.wordpress.com/2007/10/17/la-paura-e-i-rom/) sulle paure e a riflette sul fatto che la maggioranza della violenze dagli stupri e gli omicidi più efferati avvengono dentro la famiglia (da pietro maso a quello di Erba)
Ezio
Cari compagni e compagne leggendo stasera il Blog mi sono imbattuto in un lettore che si è firmato come Luca.Siccome io sono un altro Luca che ha scritto varie cose nel Blog spero non pensiate sia stato io a scrivere queste stronzate. Dora in poi dovrò trovarmi un pseudomino sperando nessun’altro lo usi. Anche perchè io ho la fortuna di conoscere vari immigrati e vi assicuro che sono più onesti e sinceri di molti “Italiani”.Una domanda Ezio io essendo stato il primo a scrivere come Luca pensavo che nessun’altro lo potesse usare pazienza.