Prezzi, Confindustria e Salario
L’inflazione è al 3,6% mentre i prezzi dei generi alimentari aumentano con percentuali a due cifre e quello che riesce a proporre Confindustria è che l’inflazione sia pagata dai lavoratori. Concordo con Nicoletta, sulla questione salariale e sulla questione fiscale il sindacato è inspiegabilmente latitante. Una situazione che ci fa dire che, forse, anche il sindacato abbisogna di una nuova presa di coscienza sulle reali condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici a partire dal fatto che non si può vivere con le attuali retribuzioni da fame.
Parlare di energie rinnovabili e di decrescita non deve essere un tabù ma le condizioni per un modello sociale diverso dove il consumo di cultura non sia privilegio di pochi ma un diritto di tutti.
Negli ultimi anni si è assistito ad una intensificazione sfrenata della prestazione lavorativa e dello sfruttamento mentre sono mancati gli investimenti in ricerca, innovazione e valorizzazione del lavoro (leggi contratti).
Certo, la crisi è globale ma se in Italia è più grave forse è anche causa dei pochi investimenti (su cui i fannulloni dì Brunetta possono fare poco) e della incapacità storiche dell’impresa italiana di competere sulla fasce alte del mercato, di investire in ricerca e sviluppo limitandosi a rivendicare politiche di svalutazioni prima e attualmente di precarizzazione del lavoro.
Infatti, la stragrande maggioranza delle imprese italiane (vedi Confindustria) poggia su una struttura produttiva vecchia di oltre 50 anni e quindi punta solo sul basso costo del lavoro da attuarsi attraverso la riforma della contrattazione e ulteriori forme di precarizzazione sociale e del lavoro per milioni di lavoratori e cittadini.
Basta vedere il Contratto del Terziario per capire che da parte delle imprese, anche di quelle commerciali, l’obbiettivo è quello di cancellare la contrattazione collettiva per arrivare al contratto individuale fra azienda e lavoratore.
Forte è il rischio che le richieste di Confcommercio escano dalla finestra per entrare dalla porta passando dal tavolo contrattuale a quello del governo. In questo senso vanno le norme che Sacconi vuole introdurre in materia di orario e di riposi settimanali. Quindi, che senso ha lo spostamento dello sciopero del 28 giugno se i problemi di destrutturazione degli orari e di lavoro sono ancora tutti presenti?
Nello stesso modo spostare il problema degli orari dal CCNL alla contrattazione aziendale significa manomettere uno dei pilastri fondamentali del Contratto nazionale, che è quello della solidarietà con i lavoratori più deboli a partire da uguali condizioni di orario ( le 40 ore, l’orario giornaliero, il riposo settimanale, ferie e permessi, etc).
Nei fatti si accetta la manomissione del Contratto nazionale ancora prima di fare la riforma contrattuale. Non è una bella cosa, ma questo non ci deve scoraggiare, bisogna rilanciare la lotta ed il coinvolgimento dei lavoratori e dei delegati capaci di costruire le condizioni necessarie per un rinnovo contrattuale decente a partire dal salario senza dimenticare le condizioni di lavoro.
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 27 giugno 2008
Serve lo sciopero generale
Si prevede un luglio rovente sul fronte del caro-bollette: Si parla di aumenti fino all’8% per l’energia elettrica che significa, per una famiglia media, un aumento annuo di 35 euro, i prezzi dei generi alimentari crescono ad un ritmo di oltre il 10% erodendo il potere di acquisto delle retribuzioni più basse mentre il costo degli affitti e dei mutui è destinato a salire ulteriormente. Il tutto senza contare l’aumento dei carburanti e quindi dei costi per andare al lavoro.
La Cgil, per bocca di Epifani, boccia la manovra economica dando un giudizio negativo sul complesso dei provvedimenti del governo che viene ritenuta inadeguata per il rilancio dell’economia e fatta di tagli alla scuola e alla sanità. Si dice che l’inflazione programmata all’1,7% significa una ulteriore mazzata sui salari e la proposta Sacconi sul mercato del lavoro è ritenuta inaccettabile a partire dalla rentroduzione del lavoro a chiamata.
Questo giudizio negativo, però, non porta la Cgil a decidere forme di mobilitazioni e di lotta ma a chiedere un confronto con Cisl e Uil e un mandato a chiudere l’accordo sulla riforma contrattuale mentre governo e padronato stanno minando le fondamenta del diritto del lavoro.
Una proposta incomprensibile che può essere dettata solo da un subalternità culturale della Cgil nei confronti di Cisl e Uil. Una subalternità che si vuole nascondere dietro il nobile obiettivo dell’unità sindacale. Dimenticando che l’unità sindacale non ha senso se non poggia sulla partecipazione attiva dei lavoratori e dei delegati alle scelte del sindacato. Partecipazione che Cisl e Uil vorrebbero limitare ai soli iscritti e solo nella fase congressuale.
Vedo con sempre maggior preoccupazione il pericolo che con Confindustria, sulla riforma contrattuale si arrivi ad un accordo disastroso per i lavoratori e i primi segnali arrivano dalle categorie come quella del commercio che senza una reale motivazione ha spostato lo sciopero nazionale a sostegno del contratto scaduto da 18 mesi.
Prima il sindacato prende coscienza che contro questo governo, che smantella il pubblico, i contratti, le tutele del lavoro, i diritti fondamentali e privatizza lo stato sociale si deve andare, anche da soli, ad uno sciopero generale meglio è per tutti. Per il sindacato, per la Cgil ma sopratutto per i lavoratori e le lavoratrici che vedono ogni giorno peggiorare le loro condizioni di vita e di lavoro nella totale assenza di iniziativa del sindacato.
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 26 giugno 2008
Rinvio sciopero: scelta disastrosa
CCNL COMMERCIO E COOPERAZIONE
RINVIO DELLO SCIOPERO: SCELTA DISASTROSA
I CCNL dei settori del Commercio e della Distribuzione Cooperativa sono scaduti da ormai 18 mesi, i salari dei lavoratori di questi settori sono quelli che stanno perdendo maggiore potere d’acquisto rispetto ai già penosi stipendi di quelli di altri settori, i livelli di precariato sono fra i più alti e sempre in aumento rispetto agli altri settori produttivi e gli orari e le giornate di lavoro sono sempre più alla mercè delle imprese che impongono unilateralmente e senza tante barriere condizioni di lavoro oramai non più sopportabili.
Siamo nei fatti ad una vera “deregolazione” dei diritti collettivi ed i Sindacati di categoria trattanti che fanno???
Spostano lo sciopero proclamato da parecchio tempo in attesa della prossima trattativa!!!
Incredibile!!!
- Incredibile che si rinvii uno sciopero nazionale a fronte di nessuna posizione chiara delle controparti che determini concretamente un accordo dignitoso e qualificante per i lavoratori del settore.
- Incredibile che nel nulla si rinvii una mobilitazione che si preparava da due mesi attraverso varie inziative sia di lotta che d’informazione capillare.
- Incredibile che le Segreterie Nazionali della Filcams Cgil siano subordinate alle retromarcie di Fisacsat Cisl e Uiltucs Uil.
- Incredibile che i lavoratori del settore che nell’ultimo sciopero avevano partecipato e lottato come mai nel passato, non abbiano potuto decidere nulla e li si sviliscano continuamente.
La Rete28Aprile nella Cgil aveva già denunciato questi pericoli fin dall’elaborazione delle piattaforme, allarmandosi per la povertà e l’ambiguità delle richieste sia salariali che normative, che non risolvendo i problemi quotidiani di chi in questo settore lavora, non avrebbe consentito una forte e convinta adesione dei lavoratori.
Ma se si aggiungono le debolezze e le timidezze dei nostri vertici sindacali ai quali chiediamo che questi rinnovi Contrattuali non diventino il banco di prova di prossimi e perdenti modelli Contrattuali allora siamo allo sbando. O meglio, le lavoratrici ed i lavoratori di questi settori sono allo sbando!!!
La Rete28Aprile chiede di riportare la parola e le decisioni ai diretti interessati, la rivisitazione delle richieste e la convocazione urgente di una grande assemblea nazionale dei delegati per decidere una vera svolta a questa trattativa.
Rete 28 aprile della Filcams Cgil
Trento 25 giugno 2008
Il muro della vergogna
ll muro della vergogna, che deve separare fisicamente il continente nordamericano tra i suoi abitanti ricchi e quelli poveri, cresce ogni giorno di due miglia, più di tre chilometri ogni 24 ore. Dal 2002 ad oggi, in appena sei anni, le guardie di frontiera statunitensi sono passate da 5.000 a 16.471 e il governo di George Bush considera un trionfo tutta la propria politica migratoria. In realtà l’unico successo è quello di riuscire a mettere in maggior pericolo la vita dei migranti. Secondo uno studio del Centro di Studi Migratori dell’Università di San Diego, nella parte statunitense della California, ripreso dal quotidiano La Jornada di Città del Messico, il 90% dei migranti è cosciente che il viaggio verso nord sia “molto pericoloso” e uno su quattro ha conosciuto personalmente qualcuno che è morto nell’attraversamento della frontiera. Tuttavia, la pericolosità del viaggio e i parenti o gli amici morti o assassinati dalle guardie di frontiera, in nessun modo fermano il flusso; ovvero l’aumentata pericolosità non ferma nessuno. E in realtà i migranti hanno ragione, visto che comunque 19 su 20 di loro trovano comunque la maniera di entrare negli Stati Uniti. La conclusione del professor Wayne Cornelius, curatore dello studio, è pertanto opposta a quella del governo Bush: “la frontiera fortificata non è un fattore di dissuasione”. Non solo, il tasso di successi, ovvero i migranti che comunque riescono a entrare negli Stati Uniti, è rimasto invariato tra prima e dopo la fortificazione e militarizzazione della frontiera. Cosa è cambiato allora nell’era Bush? Per esempio il costo del viaggio. Prima, alla fine del XX secolo, il costo indispensabile dei coyote, le guide (il corrispondente dei nostri conduttori di gommoni e imbarcazioni che attraversano il canale di Sicilia) superava di poco i 900 dollari. Con l’aumentare esponenziale del pericolo il costo è cresciuto e secondo lo studio citato si colloca intorno ai 2100 dollari. Un altro motivo che, se non frena comunque l’immigrazione, accresce le difficoltà dei migranti, quasi sempre braccianti poverissimi espulsi dalle campagne a partire dall’entrata in vigore del trattato di libero commercio del nord America il primo gennaio 1994, e delle loro famiglie. Inoltre è cambiato il numero dei morti, in crescente aumento, laddove solo il numero dei corpi recuperati ed identificati che oggi supera le 500 unità l’anno e che ammonta a circa 4.700 persone dal 1995. Infine, la militarizzazione ha trasformato il normale traffico di frontiera, nel quale una parte importante dell’immigrazione al Nord era solo stagionale, in una scelta definitiva, che lascia oltretutto il deserto alle spalle dei migranti. Secondo il rapporto solo favorire l’ingresso legale degli immigrati e finanziare lo sviluppo nelle regioni messicane a maggior tasso d’abbandono potrebbe cambiare e migliorare la situazione. Ma per questo non c’è una lira. Più dettagli sul rapporto a questo indirizzo www.immigrationpolicy.org
Sigonella:base operativa Nato
In materia di guerra, servitù militari e basi militari, pubblichiamo un articolo di Antonello Mangano, tratto dal Blog Terrediconfine, sul futuro ruolo della base di Sigonella.
la Filcams Cgil del Trentino
Il ministro della Difesa La Russa candida Sigonella come base operativa per il sistema AGS, un nuovo programma NATO che prevede di impiegare aerei con e senza pilota per le ricognizioni e la raccolta di informazioni su Africa e Medio Oriente, da destinare agli strateghi politici e militari dell’Alleanza atlantica e quindi della “war on terror” statunitense. Una follia che proietta l’Italia in prima linea nelle nuove guerre, pone interrogativi sull’uso del territorio nazionale e crea ulteriori problemi di sicurezza rispetto al traffico aereo civile.
Leggi intero articolo di Antonello Mangano
Trento, 22 giugno 2008






