Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

La sindrome della Cgil

Seguo alquanto allibito le contorsioni sindacali di Cgil Cisl e Uil rispetto alle proposte del governo e di Confindustria.
Non passa giorno che sulla stampa vengono ripostati i dati della perdita che i salari hanno subito in questi anni . L’ultimo, quello dell’Istat ci dice che i salari, in Italia, hanno subito una perdita del 13% rispetto a quelli europei e quindi si conferma la caduta verticale del potere di acquisto dei nostri salari mentre l’inflazione (Istat) sale al 3,6% e i prezzi dei generi alimentari aumentano in modo esponenziale.
A fronte di questa situazione i tre sindacati, anziché chiedere al governo di ridurre il peso del fisco sulle retribuzioni si spendono in mille genuflessioni verso Confindustria in nome della riforma contrattuale. E mentre le condizioni generale dei lavoratori peggiorano di giorno in giorno Cisl e Uil chiedono al governo di estendere la norma sugli straordinari anche ai dipendenti pubblici come risposta alla conclamata emergenza salariale.
Sul versante della democrazia la Cisl continua a proporre, in alternativa al voto dei lavoratori e all’autonomia contrattuale, una legge sull’azionariato del lavoratori e sul loro coinvolgimento nei consigli di amministrazione delle imprese. Questa è la vera riforma della contrattazione che vuole la Cisl.
La norma sugli straordinari è fortemente discriminatoria, lo dice anche Epifani nella sua relazione alla conferenza di organizzazione e quindi non si capisce perché una norma come questa, anziché contrastarla la si propone a tutti i lavoratori. Forse va di moda il vecchio proverbio “mal comune mezzo gaudio”?
No, io credo che la questione stia tutta dentro il tentativo di nascondere l’assenza di strategia della Cgil dopo la caduta del Governo Prodi e la batosta elettorale della sinistra e del PD. Infatti siamo passati dalla sindrome di “non bisogna fa cadere il governo” a quella di “bisogna evitare di rimanere isolati”. Quello che prevale è la paura di assumersi la responsabilità di rompere con il modello economico e sociale, fatto proprio dalla Marcegaglia, che punta esclusivamente sulla compressione dei diritti del lavoro, sociali e civili.
La scelta di “non rompere con alcune posizioni della Cisl” emersa dalla conferenza di organizzazione ci consegna una Cgil duale: al suo interno sempre più centralizzata, insofferente al dissenso e al dibattito; sull’esterno vedo una Cgi senza un’anima e senza un progetto, rinunciataria, incerta e per alcuni versi arrendevole alle prevaricazioni della Cisl in materia di contrattazione in quanto sempre meno autorevole e autonoma nelle sue scelte di fondo.
Per fortuna dentro la Cgil esistono ancora militanti e delegati che si battono affinché questa Cgil sia coerente con quanto deciso dal suo ultimo Congresso, ritorni sui luoghi di lavoro, riapra una stagione contrattuale e di lotta per il salario, l’occupazione, i diritti, compreso quello di non morire di lavoro. La Cgil deve tornare a dare voce a lavoratori e ai delegati.
Ezio Casagranda
Trento 31 maggio 2008

31 Maggio 2008 Pubblicato da filcamstrento | Sindacato | , | Ancora nessun commento.