Berlusconi sbaglia. Non c’è più spazio per crescere.
Pubblicato da filcamstrento su 15, Maggio 2008
Apprendiamo dai mezzi d’informazione che “crescita” è la parola chiave del discorso con il quale Silvio Berlusconi ha chiesto alla Camera la fiducia al suo quarto governo.
Al Presidente del Consiglio vogliamo ricordare che sono già cresciuti a dismisura gli indicatori ambientali e sociali che suggeriscono, invece, un deciso cambio di rotta nella direzione di una riduzione drastica dei consumi. Sono cresciuti i rifiuti urbani del 12% negli ultimi 5 anni fino a raggiungere i 32 milioni di tonnellate/anno nel 2006.
È cresciuta la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera fino alle 390 parti per milione - negli ultimi 650.000 anni non aveva mai superato le 300 parti per milione. Allo stesso tempo crescono le temperature medie del pianeta e i fenomeni climatici estremi crescono in numero e intensità.
È cresciuto il livello di inquinamento delle nostre città e il numero di persone, soprattutto bambini, che si ammalano a causa della cattiva qualità dell’aria.
È cresciuta la percentuale di terreni agricoli desertificati a causa dell’agricoltura chimica e intensiva, fino al 27%, un terzo del totale.
È cresciuta l’impronta ecologica degli italiani: oggi consumiamo 2 volte e mezza le risorse naturali che un territorio grande quanto l’Italia sarebbe capace di produrre. È cresciuto il prezzo del petrolio, fino a superare i 120 dollari al barile. È cresciuta la disoccupazione e la precarietà del lavoro contemporaneamente alla crescita della globalizzazione dei mercati e dell’economia.
È cresciuta la disoccupazione anche in seguito all’introduzione di impianti altamente automatizzati come gli inceneritori di rifiuti - l’inceneritore di Brescia occupa una decina di persone a fronte di un investimento di 350 milioni di euro, il centro di riciclo di Vedelago (TV), ne occupa 64!
E’ impossibile crescere ancora senza compromettere definitivamente la qualità della nostra vita: non c’è più lo spazio fisico per proporre, come si fa da decenni, una crescita infinita e senza limiti.
C’è, invece, lo spazio per migliorare il nostro benessere attraverso una drastica riduzione dei nostri consumi, che in gran parte sono sprechi.
Per produrre e consumare energia elettrica, sprechiamo la metà dei combustibili fossili che importiamo. Il 40% dei nostri rifiuti sono imballaggi che sprecano plastica, vetro, carta, metalli. Le nostre case sprecano oltre il 70% dell’energia usata per il riscaldamento.
Crescere ancora significherebbe soprattutto far crescere ancora questi ed altri sprechi.
Ridurre i consumi significherebbe, invece, creare nuove occasioni di lavoro nell’industria della riduzione dei rifiuti, del riciclaggio, dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili di energia, ma significherebbe anche migliorare la qualità dell’aria, dell’acqua, del territorio e, in definitiva, della vita.
La qualità della nostra vita non dipende da quante merci riusciamo a consumare. Al contrario, ridurre l’invadenza delle merci e dei consumi nella nostra vita è l’unico modo per migliorarne la qualità: siamo giunti a un tale livello di spreco che qualsiasi attività umana può essere fatta con minore impiego di risorse naturali, minori scarti e minore inquinamento.
Si tratta di una riflessione che il proponiamo all’intera classe politica italiana per sollecitare un cambiamento epocale di cultura e mentalità oggi più che mai necessario.
Il Movimento per la Decrescita Felice
Carlo Franceschelli
Associazione Movimento per la Decrescita Felice Via Fantinoli 50
00047 Marino (Rm)
Email segreteria@decrescitafelice.it
Sito web http://www.decrescitafelice.it


16, Maggio 2008 a 8:08 am
Recentemente ho letto un libro di Maurizio Pallante che parla di “decrescita felice”, un piccolo libro che consiglierei a tutti di leggere perchè è scorrevole di facile interpretazione pur trattando temi scottanti e complessi. Effettivamente non credo ci siano molte alternative per sfuggire alla pesante realtà sociale ed ambientale che ci siamo creati, penso che non ci rendiamo conto che abbiamo perso il senso del limite e della logica della crescita, crescita diventata economica di pura scalata al profitto ed al relativo consumo con la rincorsa ad un ipotetico ed illimitato aumento del benessere, un benessere del quale però stiamo perdendo la vera identità. Non per banalizzare ma è un pò come voler continuare a dare caramelle ad un bambino il quale non ha ancora compreso i limiti del proprio fisico. Credo che un calo dei consumi ed un profondo ragionamento sugli attuali sistemi economici siano le necessarie basi su cui ricominciare ad impostare la vita per le generazioni future. E’ ancora quasi un utopia credere di cambiare le cose anche a lungo termine, ma esagerando direi che se la specie umana è comunque dotata di scadenza forse con diversi stili di vita potremmo forse allungare un pò la nostra esistenza. Quanto detto è solo un discorso filosofico e probabilmente anche da “sognatore ideologico”, ma quanto riportato dal “movimento per la decrescita felice” è supportato da dati relativi a seri studi sul tema.
Tessadri Franco.
17, Maggio 2008 a 7:55 pm
Nell’Alto Garda sono comparsi gli “ecodem”, ecologisti democratici, che si definiscono “movimento trasversale” ma sono evidentemente il comparto paraecologista del PD. Ad una mia critica hanno risposto piccati di occuparmi della sconfitta delle sinistre e che lo sviluppo sostenibile è l’unica via di salvezza.
Qui sotto la mia risposta non pubblicata.
Ricordo che ad Arco, da ieri è in atto la “settimana della decrescita”, organizzata dal Gruppo di acquisto solidale (GAS) di Bolognano di Arco.
Tommaso
Gli “ecologisti democratici” dellì Alto Garda si stupiscono della mia critica al concetto di “sviluppo sostenibile”, che loro considerano salvifico per l’ambiente in quanto “unico compromesso possibile tra il nostro stile di vita, le nostre abitudini e la salvezza del pianeta”, e mi invitano ad accorgermi che “il mondo è cambiato”, evidentemente ritenendo chi sventola la bandiera rossa e magari avanza l’ipotesi più radicale della “decrescita”, essere ancorato “allo stile di vita dell’800″.
Io dico invece che il mondo è già cambiato anche rispetto al cambiamento determinato dalla globalizzazione neoliberista, che bisogna fare un passo avanti rispetto al compromesso tra difesa dell’ambiente e sviluppismo, e che lo “sviluppo sostenibile” è ricetta ipocrita e già vecchia.
Cito Serge Latouche - professore emerito di scienze economiche a Parigi e teorizzatore della “decrescita serena” - : “Sviluppo sostenibile è un’impostura, un ossimoro - come dire “una luce oscura” - è impossibile chiedere allo sviluppo di essere sostenibile, è contro la sua stessa sostanza.” E ancora dal suo “Breve trattato sulla decrescita serena” (Bollati Borlinghieri pag. 19): “…è un concetto alla moda…i mercanti hanno sempre saputo fare propri i buoni slogan”.
La mia replica non intende rinfocolare una polemica, ma anzi favorire una dialettica che considero, a differenza degli ecodem, tuttaltro che sterile.
Se sono stato percepito poco rispettoso mi dispiace e mi scuso, perchè considero comunque indice di vitalità e ricchezza culturale e politica le nuove “discese in campo”, specie se incentrate sul tema oramai cruciale dell’ambiente.
Semplicemente trovo in questo momento “strumentale” che il PD apra il comparto ecologista invece di ammettere di aver sbagliato a tagliare i ponti a sinistra, ritenendosi autosufficiente. Quanto a difendere il nostro lago dallo sfruttamento, chiedere l’opzione ferroviaria per la Busa e favorire i risparmi energetici sono temi che ci vedranno volentieri fare fronte comune, a patto che non restino le solite “sparate” preelettorali
Ringrazio per il suggerimento a preoccuparmi della perdita di consensi della Sinistra. Non ci avevamo pensato. Ma vorrei dire, sommessamente, che fare politica non significa solamente escogitare come acquisire consensi con strategie a ciò mirate e prescindendo dalle idee e dalla coerenza, ma esporre sempre e comunque il proprio pensiero E che non sempre le minoranze - anzi la Storia ci insegna il contrario - hanno torto.
Tommaso Ulivieri
PRC Alto Garda