Tremonti: perde il tesoretto ma aumenta le tariffe
Pubblicato da filcamstrento su 12, Maggio 2008
Nei giorni scorsi la stampa ha dato ampio risalto all’ aumento delle tariffe dei servizi essenziali come l’elettricità, il metano, l’acqua, etc, con un costo medio per ogni famiglia che si aggira attorno ai 600,00 euro annui. Nello stesso periodo il neo ministro Tremonti (detto anche confidenzialmente tre conti) ha dichiarato che il tesoretto non c’è più, si è perso, e che nei prossimi mesi sono previsti sacrifici da parte delle banche e dei petrolieri.Davanti a simili dichiarazioni prettamente demagogiche resto allibito dal silenzio dell’opposizione e delle organizzazioni sindacali, forse troppo presi i primi a leccarsi le ferite della pesante sconfitta elettorale e i secondo dalla riforma della contrattazione.
Se Tremonti, nel mentre dichiara che pagheranno banche e petrolieri, lascia che le tariffe dei servizi aumentino in modo esponenziale nascondendosi dietro il caro petrolio dimenticando, furbescamente, che l’aumento del prezzo è dovuto in grande misura alla svalutazione del dollaro, io mi chiedo perché, non si rivendica al nuovo governo la restituzione del “drenaggio fiscale” o almeno la riduzione del fisco sulle retribuzioni come era nelle dichiarazioni dello sciopero (sospeso) del 15 febbraio scorso.
Semplice dimenticanza o scelta suicida di seguire le politiche fiscali e contrattuali di Confindustria ? Di conseguenza nessuna riduzione delle aliquote per i redditi bassi ma solo defiscalizzazione degli straordinari e del salario variabile definito a livello aziendale? Dove è finita l’emergenza salariale che ha tenuto banco in campagna elettorale?
Perché davanti all’aumento delle tariffe e dei prezzi alimentari il sindacato o tace o si copre dietro la riforma della contrattazione? Forse anche le proposte contenute nella piattaforma fiscale del novembre scorso sono ormai desuete e superate. E se non è così perché non si da corso alla dichiarazione di sciopero del febbraio scorso?
Non vorrei che da parte delle segreterie nazionali di Cgil Cisl e Uil, oltre ad accordarsi sull’accettazione delle proposte Confindustriali che sanciranno in pochi anni la cancellazione dei CCNL ci sia anche la scelta di definire con questo governo un nuovo “patto sociale” con al centro l’impresa, la sua “extraterritorialità” rispetto ai costi sociali del lavoro (come leggere altrimenti l’attacco alle normative sulla sicurezza) e riduca il lavoro a semplice merce con pochi diritti e senza tutele reali ma solo concessioni di tipo servile.
Esagerato? Stando alla paralisi che ha colpito il sindacato confederale non direi, comunque attendo di essere smentito dai fatti.
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino
Trento, 12 maggio 2008
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