Reddito di cittadinanza
Oggi la precarizzazione sociale e del lavoro viene usata non solo come strumento per un maggiore sfruttamento ma giovani precari, fra inclusi ed esclusi dal mercato del lavoro. Una frattura che genera sudditanza, paura di perdere il posto fisso, ansia e chiusure individualistiche che sono una delle cause che hanno determinato la sconfitta della sinistra. La precarietà mette in discussione le condizioni abitative, di reddito e di cittadinanza sociale e quindi servono scelte coraggiose che accanto alla lotta contro la precarietà, del e nel lavoro, sappia unire questo frammentato mondo sociale e del lavoro.Dalla scala mobile al reddito di cittadinanza. Due scelte forti ed unificanti capaci di intaccare l’attuale meccanismo della distribuzione della ricchezza e di stabilire un obiettivo unificante fra occupati, disoccupati e precari capace veramente di unificare il variegato mondo del lavoro e del non lavoro
Sulla scala mobile abbiamo già scritto e oggi preme affrontare l’argomento “reddito di cittadinanza” che deve essere universale e incondizionato da percepire o come integrazione del salario o come reddito in caso di disoccupazione. Reddito di cittadinanza inteso anche come diritto, gratuito, ad accedere ai servizi come la sanità, la formazione, l’abitazione e l’accesso all’informazione.
Il reddito di cittadinanza come collante per la ricostruzione di un legame comune fra cittadini e lavoratori, fra inclusi ed esclusi dal processo produttivo che oggi è lacerato dai rapporti di concorrenza e dall’individualismo tanto da minare il fondamento stesso del vivere comune. Una lacerazione prodotta dalla precarietà e dalla conseguente erosione dei salari a causa della messa in mora dei contratti e della capacità contrattuale del sindacato
Il reddito di cittadinanza può superare l’attuale processo, in atto e sostenuto dalla destra sociale e politica, che tende all’individualizzazione dei rapporti sociali in contrapposizione al difficile processo di costruzione della ricomposizione sociale e culturale della società. Questa base comune di solidarietà va costituita in primo luogo partendo dalla soddisfazione dei bisogni fondamentali dai quali nessuno deve essere escluso e che devono essere assicurati dai sistemi pubblici o con garanzie pubbliche. Il contrario delle privatizzazioni e/o della proposte di sussidiarietà che oggi vanno per la maggiore anche dentro il sindacato trentino e che si trovano istituzionalizzate nella riforma istituzionale delle comunità di valle.
Oggi la precarietà determina una tendenza al ribasso delle condizioni di lavoro a causa dell’offerta lavorativa sempre più flessibile, instabile e precarie. Se non vogliamo accettare che le condizioni di lavoro e retributive siamo sempre più incerte dobbiamo definire una soglia minima, indicizzata, sotto la quale lo sfruttamento non è consentito e quindi si pone un freno alla politica di ribasso del costo del lavoro e all’esclusione sociale.
Una strada difficile ma non impossibile e quindi ripartiamo da qui per ricostruire una nuovo modello sociale alternativo al neoliberismo imperante.
Ezio Casagranda
Trento, 3 maggio 2008






