1° Maggio di lotta
Pubblicato da filcamstrento su 1, Maggio 2008
Oggi è il 1 maggio, Festa del lavoro. Ma quale lavoro si prospetta per il nostro futuro?
Ieri, abbiamo effettuato un presidio davanti alla Coop di Riva per rivendicare il diritto di una lavoratrice di 53 anni di essere assunta, in applicazione del contratto integrativo aziendale, dopo oltre 5 anni da precaria. Nei mese di marzo, per ritorsione dopo lo sciopero nazionale per il CCNL, la MS Abbigliamento, per ritorsione contro lo sciopero, ha chiuso il negozio e licenziato le 4 lavoratrici. Cosa dire del fatto migliaia di lavoratrici che si devono licenziare perché le aziende ti rendono il lavoro incompatibile con la famiglia? Che dire del lavoro che uccide in una guerra, non dichiarata ma reale, dei morti assassinati in nome del dio profitto. Morti senza voce, relegati a poche righe sui giornali, simili a miseri loculi anagrafici nel silenzio, nella negligenza e nella distrazione delle Istituzioni e delle imprese. Si potrebbe continuare parlando delle pressioni a cui vengono sottoposti lavoratori e lavoratrici che pretendono il rispetto dei diritti e orari di lavoro più compatibili con le famiglie.
Oggi il lavoro come valore e come diritto è sempre merce più rara e per i lavoratori esternalizzati ed in appalto un sogno irraggiungibile. Una precarietà che, oggi, non investe solo le condizioni lavorative ma ha cambiato la vita ed i luoghi in cui questa si svolge. La precarizzazione viene usata come chiave per uno sfruttamento sempre maggiore e per una sempre maggiore abilità nel controllo sociale, che è uno dei principali fattori di annichilimento dei movimenti di lotta e dello stesso concetto di umanità. Ogni aspetto dell’esistenza di precari, di intermittenti, di giovani, di vecchi o di lavoratori cosiddetti garantiti viene sottoposto a continui ricatti, aggressioni e negazioni: dalle condizioni abitative e ambientali al reddito eroso dalla morsa del caro-vita e del lavoro sempre più intermittente e meno tutelato; dal taglio delle pensioni all’impossibilita’ di accedere a servizi pubblici sempre più smantellati e privatizzati; dalla precarietà dei migranti che subiscono la negazione assoluta delle libertà civili e dei diritti sociali e di cittadinanza alla precarizzazione dell’accesso ai saperi e alla formazione fino alla precarietà più assoluta che deriva dalla guerra globale permanente.
Il primo maggio deve quindi tornare ad esser un giorno di lotta e di mobilitazione per contrastare questa deriva precaria che genera forte insicurezza sociale e per dare rappresentanza e futuro ai milioni di precari che sono il perno della produzione materiale e immateriale di ricchezza in Europa i cui bisogni non sono tenuti in considerazione dall’agenda politica dominata dalle élite economiche e finanziarie.
Per questo, oggi più di ieri, è necessario ripartire dalle piazze, dalla gente, dai posti di lavoro dove emergono situazioni da terzo mondo quali lavoro nero e precarietà. Non possiamo arrenderci, dobbiamo costruire un sindacato e una sinistra che sappiano dare ascolto a quanti hanno meno voce.
Dobbiamo lavorare per una Cgil più vicina ai lavoratori, per costruire un progetto che fondi le sue radici partendo dalle aspettative e dai bisogni del mondo del lavoro
Buon primo maggio.
Ezio Casagranda
Trento, 1 maggio 2008
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