Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

L’Italia si sposta a destra

Pubblicato da filcamstrento su 29, Aprile 2008

Riceviamo da Tommaso Ulivieri un suo scritto sui risultati elettorali. Essendo il Blog della Filcams Cgil del Trentino un luogo di discussione e confronto lo pubblichiamo come contributo al dibattito che coinvolge l’intera sinsitra.
La Filcams Cgil del Trentino


L’Italia si sposta a destra, nettamente.

Si è inoltre compiuta l’annosa operazione congiunta delle forze moderate e di destra (oggi PD e PDL) di “normalizzare” l’Italia liberandola da voci fastidiose che potessero disturbare il navigatore con i temi del Lavoro, della Laicità, della Guerra e dell’Ambiente, eliminando in un colpo solo dal Parlamento comunisti, socialisti ed ambientalisti.

Il contributo a questo capolavoro è stato di tutti, non solamente della sostanziale ignoranza del popolo della destra, educato da televisioni e gazzetta dello sport, e di chi ha radicalizzato le proprie posizioni xenofobe, mafiose, filopadronali e indulgenti verso l’illegalità, ma anche e soprattutto dell’antipolitica degli astensionisti e di quegli elettori “di sinistra” che, intontiti dall’avvelenata e abile bugia del voto utile hanno abbandonato le loro idee per buttarsi sul carro salvifico di Veltroni, senza curarsi della sua direzione – un programma sostanzialmente liberista, filoclericale, incentrato sulle logiche di mercato e della crescita – e del conduttore - gli imprenditori che staranno a cassetta e che certo non metteranno il bastone fra le ruote dell’armata di Berlusconi.

Chissà se questi ex compagni, che oggi mi pare di vedere a testa china per averla combinata grossa, avranno almeno il coraggio di darci una mano a liberare le macerie che hanno contribuito a fare?

Ma naturalmente non basta, e in fondo non serve, recriminare contro chi non ha votato “La Sinistra, L’Arcobaleno”. Serve invece capire dove abbiamo sbagliato e quindi da dove ripartire. L’Italia che si appresta a festeggiare il 63° dalla Liberazione antifascista, l’Italia di Gramsci e dei movimenti operai, l’Italia bella e soffocata dalla crescita indiscriminata, l’Italia dei Movimenti non può non avere voce nelle istituzioni. Ma par tornare a farlo deve ricominciare a farsi sentire e a convincere dal basso.

 

Tommaso Ulivieri

Circolo Alto Garda PRC - SE

4 Risposte a “L’Italia si sposta a destra”

  1. Nicoletta Soini Dice:

    Caro Tommaso,
    mi rattrista leggere questo tuo scritto così poco permeato di autocritica, ma che non risparmia le critiche agli “altri”.
    Sinceramente mi chiedo a cosa siano serviti, durante i 20 mesi del governo Prodi, i “comunisti, socialisti e ambientalisti” che erano presenti in Parlamento: sbaglio o questi hanno sostenuto ben due finanziarie di lacrime e sangue per lavoratori e pensionati e di grossi regali a Confindustria? E sempre loro non hanno forse votato il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan? Sbaglio o le rendite finanziarie sono ancora tassate al 12,50%? E il conflitto di interesse? E l’esenzione Ici alla chiesa? (a proposito ricordo che quando Berlusconi regalò l’esenzione Ici alla Chiesa il quotidiano “comunista” Liberazione gridò allo scandalo per più di un mese…). L’elenco delle fiducie “non comuniste, non socialiste e non ambientaliste” al governo Prodi sarebbe troppo lungo.
    Certo alcuni dei voti della Sinistra Arcobaleno saranno andati a Veltroni, ma sbaglio o Bertinotti voleva a tutti i costi entrare in coalizione col PD: come potete a posteriori accusare gli elettori di una scelta che volevate fare voi per primi?
    Le macerie, caro Tommaso, non credo siano attribuibili agli elettori astensionisti o a quelli che hanno rivolto il loro voto al PD, ma piuttosto all’incoerenza di partiti quali quelli della Sinistra Arcobaleno, che hanno tradito la nuova speranza che si era riaccesa negli ultimi anni nel popolo della sinistra e dei movimenti.

    “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essre cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. [...]Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.” Antonio Gramsci 1917

    Ecco, visto che sopra ricordavi la Liberazione e Gramsci, credo che lui prima di tutto odiasse gli indifferenti e chi non parteggia, e mi chiedo: la Sinistra Arcobaleno ha parteggiato nell’appoggio al governo Prodi?
    Nicoletta

  2. Omar Dice:

    Compagno Ezio andiamo di male in peggio. La destra è un uragano. Anche il comune di Roma, è stato perso. Ho solo la speranza che in Trento si possa mettere in moto l’impegno dei compagni coinvolgendoli per sostenere la causa per dare, più SICUREZZA NEL POSTO DI LAVORO, NO TAV, NO ALLE DETASSAZIONE DEGLI STRAORDINARI.
    Il convegno di maggio sulla sicurezza e contro gli omicidi bianchi può essere una grande opportunità.
    HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!!!!!!!

    OMAR

  3. luigi bozzato Dice:

    Care/i compagne/i…chi è causa del suo mal… Credo che Nicoletta abbia centrato il bersaglio nella sua risposta al compagno Ulivieri. Non voglio ripetere l’elenco di nefandezze (Prodezze verrebbe da dire!) antioperaie di cui si sono macchiati il governo Prodi e i suoi vassalli di sinistra (Nico si è scordata l’accordo-massacro 23 luglio o mi volete far credere che la sinistra arcobaleno era contraria?), ma soltanto chiedere come è possibile non rendersi conto che quanto successo è il prodotto fisiologico di scelte perseguite cocciutamente dai gruppi dirigenti dei partiti che ora piangono lacrime di coccodrillo? Ci si lamenta della americanizzazione della politica! Bene, ma la partecipazione alle primarie in pseudo-competizione con Prodi non ha forse legittimato questa americanizzazione? E vedere che i grandi sponsor di questa baracconata erano banchieri, padroni, finanzieri (Profumo, Geronzi,Bazoli,Tronchetti Provera, De Benedetti etc) non poteva suggerire,per usare un eufemismo, un pò di prudenza? In definitiva era così difficile leggere il segno di classe del programma che si era sposato? In cambio di cosa poi: di una presidenza della camera dedicata agli operai (che sordi alla dedica hanno coerentemente continuato a morire per il profitto di pochi) e di ministeri di serie C. Invece di versare false lacrime (dopo che hanno fatto piangere sul serio noi) i dirigenti della S.Arcobaleno dovrebbero trarre un bilancio dei loro sostegni ai governi della borghesia e del capitale.Dal 1996 al 1998 Governo Prodi: 150.000 miliardi in 2 finanziarie, legge razzista Turco Napolitano che istituiva i CPT, decreto Treu che avviava l’orgia di precarietà in Italia e botte da orbi quando si manifestava in piazza (donne delle pulizie, minatori carbosulcis). Per Verdi e PdcI anche la guerra in Jugoslavia nel 1999 con D’Alema. Dal 2006 al 2008 sempre Prodi, tutto quello che ha ricordato Nicoletta. Da non scordare nel frattempo tutti i sostegni alle giunte regionali, provinciali e comunali, sempre con i partiti della borghesia, governate direttamente da esponenti del padronato (Illy, Divella etc.). Questi i risultati della collaborazione di classe, pratica che, dal tradimento di Millerand e Kautsky ad oggi, ha avuto come vittima sacrificale la classe operaia . Siamo sicuri che sia colpa solo Veltroni e Berlusconi? luigi bozzato rsu fiom

  4. Tommaso Ulivieri Dice:

    Cari Compagni
    Ezio mi ha chiesto - eravamo alla manifestazione del 25 - di inviargli la lettera che avevo mandato “a caldo” ai giornali. Si trattava dunque di un formato semplice, assolutamente poco analitico, quasi uno sfogo.
    Di certo non era mia intenzione usare lo spazio della Filcams per amplificare le mie accuse “ad altri”, spazio peraltro bello che non manchèrò d’ora in poi di visitare, ma solamente la risposta ad un invito, essendo io abituato a non ritrarmi. Già che c’ero ho anche inviato un’altro documento più dettagliato e, Nicoletta, questo si pieno di doverose autocritiche, anche se non quelle che fai Tu e Luigi, essendo relative al merito dei “mali” intrinsechi del fare politica da Sinistra e non tanto al metodo condotto, per esempio, da Rifondazione o dalla Sinistra ultimamente al governo, che pure ha le sue colpe.
    La frase di Gramsci, che ho stampata su una maglietta e nella mia mente, ci riguarda, ma non è quella che ci divide. Si, noi abbiamo parteggiato per il Governo Prodi. Abbiamo creduto - ingenuamente, avventuristicamente? - di poter evitare all’Italia - quasi come dei disperati che tentano a mani nude di bloccare una frana che sta per sconvolgere la propria casa - la deriva a destra della società. Altri “hanno visto lungo” e, raccolte le loro cose, hanno scelto di spostarsi e guardare questa frana da lontano, dove costruire altri luoghi. Per vivere da soli?, per accogliere gli altri?
    Dove siamo ora, lo saremmo stati nel 2006 senza un accordo fra tutto il centrosinistra. Meglio? Più tempo per recuperare? Chissà…Noi ci abbiamo provato.
    Di certo però non si può dire che entrambe le brigate, chi con la “posizione”, chi con il “movimento” non abbiano cercato di condurre la stessa guerra partigiana. Smettiamola una buona volta di spararci addosso. Smettiamola di fare le formiche che litigano se passare a destra o a sinistra del filo d’erba, inconsapevoli dello tsunami che sta arrivando!
    Se stiamo su questo piano, quello cioè di riconoscere la buona fede e quindi la coerenza dei “compagni che sbagliano” allora si può procedere ad analizzare errori ed ingenuità, anche con l’asprezza dello scontro dialettico, ma sempre nella coscienza che si ricerca lo stesso risultato. Ma se si ragiona ancora per categorie marxiane, fra “rinnegati” e “traditori”, significa che usiamo la politica come la scelta del miglior vestito da indossare e non il modo per darne uno, comunque, a tutti.
    Luigi ha ragione, non ripeto quello che ha fatto (e non ha fatto) il centrosinistra della seconda repubblica, non siamo d’accordo sui modi più efficaci di interporsi a questa deriva che, oggi essendo praticamente compiuta, offre la facile occasione a chi si è distolto in tempo dalle responsabilità di governo di accusare chi se le è assunte.
    Non so, Compagno Luigi, se tutta la SA era contraria all’accordo del 23 luglio. So che, nel mio piccolo, ho determinato il voto contrario nell’azienda dove lavoro.
    Ecco, forse se tornassimo tutti a ripartire “dal nostro piccolo”, dai temi e le istanze che sono comuni in maniera quasi grottesca se le confrontiamo con le nostre vicendevoli idiosincrasie, ed accorgerci che potremmo evitare di disperdere le nostre potenzialità in mille rivoli divergenti, forse potremmo capirci, astrarre gli sguardi dalle nostre immagini riflesse in specchi deformanti, e guardare oltre, verso chi ha bisogno di buona politica e di compagni uniti che la sappiano fare.

    Tommaso Ulivieri

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