Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Omicidi sul lavoro: Una madre scrive…

Una giornata tragica, quella di oggi. Gli omicidi sul lavoro sono stati cinque. Due fratelli sono rimasti folgorati in provincia di Padova mentre pulivano la cisterna di una betoniera. A Frosinone un operaio è morto cadendo da un tetto. Nel Ferrarese un altro è stato investito da un Eurostar, mentre a Monfalcone un lavoratore è rimasto schiacciato in un macchinario. Altre due persone sono rimaste gravemente ferite a La Spezia e nel Comasco.
Davanti a questa catena di stragi, dove sembra prevalere l’impotenza e la rassegnazione, noi continuiamo con la nostra denuncia che i morti sul lavoro, non sono “disgrazie” o “morti bianche” ma vittime della precarietà e del dio profitto che hanno solo il “torto” di lavorare per vivere.
Pubblichiamo, tratta da “IL Manifesto” di domenica 20 aprile ’08 la lettera di una madre che ha visto suo figlio di 23 anni ucciso sul lavoro.
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Sono Graziella Marota, la mamma di Andrea Gagliardoni, morto il 20 giugno 2006 presso la ditta Asoplast di Ortezzano mentre stava svolgendo il suo lavoro di semplice operaio. Una macchina tampografica gli ha schiacciato il cranio in pochi secondi. Da quel giorno la mia vita è cambiata: vivo nel dolore e nell’angoscia, ma da questo dolore e angoscia è scaturita una grande rabbia che mi ha permesso di portare avanti questa lotta contro le «morti bianche». Non ho ancora capito perché vengono definite con questo aggettivo
Il 4 aprile 2008 si è tenuto presso il tribunale di Fermo la prima udienza preliminare: imputati per omicidio colposo l’amministratore delegato dell’Asoplast, Giuseppe Bonifazi, e l’amministratore delegato della ditta Mag System Srl, Mario Guglielmi, costruttrice della suddetta macchina. Il primo per non aver messo a disposizione del lavoratore un’attrezzatura idonea, e per aver disattivato l’unico sistema di sicurezza per velocizzare la produzione. Il secondo per aver costruito ed apposto il marchio Ce a una macchina non conforme ai requisiti essenziali di sicurezza. Con questi capi di imputazione mi aspettavo una condanna che fungesse da deterrente per quegli imprenditori che agiscono ancora nell’illegalità, mettendo a repentaglio la vita umana.
Ma tutto il processo si è risolto in pochi minuti. Gli imputati hanno chiesto il patteggiamento e il pm ha ritenuto congrua la pena di otto mesi di condizionale per entrambi. Ma Andrea non c’è più, gli hanno troncato la vita sul nascere… Aveva solo 23 anni. Oggi ancora più di prima urlo tutto il mio dolore e la mia rabbia contro questa sentenza scandalosa e irriverente nei confronti di tutti i martiri del lavoro. Continuerò imperterrita la mia lotta, sperando che qualcosa cambi.
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Una sentenza che, condannando i responsabili a soli otto mesi con la condizionale, rappresenta, prima che uno schiaffo morale alla madre e a tutti i morti sul lavoro, un vero fallimento della giustizia nel nostro paese. Una sentenza che segna una svolta pericolosa sul versante della tutela del lavoro e dell’applicazione delle normative sulla sicurezza. Stando a questa sentenza non rispettare le misure di sicurezza conviene in quanto la vita di un lavoratore vale meno della produzione.
A Graziella va tutta la nostra solidarietà per la sua lezione morale a tutti noi.
Ezio Casagranda
Trento, 22 aprile 2008 

22 Aprile 2008 - Pubblicato da filcamstrento | Lavoro e precarietà | , , | 1 Commento

1 Commento »

  1. non ci sono commenti……questa è la giustizia italiana……l’importante e non toccare i poteri forti allora la giustizia fa il suo dovere licenzia i lavoratori scomodi …..uno schifo e penso che andrà sempre peggio…ma perchè usare il pugno duro non solo con gli extracomunitari ma anche con certi datori di lavoro???

    Commento di mariano | 23 Aprile 2008 | Replica


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