Crescita e speculazioni
Pubblicato da filcamstrento su 13, Aprile 2008
Un tenero sguardo al tranquillo e sereno mondo della borsa!! Solo qualche Miliardo di euro bruciato ogni giorno per speculazioni!!
Trecento miliardi di dollari: a tanto ammontano le perdite a causa del crack dei mutui subprime e questo quadro è destinato a peggiorare in un contesto di significativo rallentamento economico. Questo è quello che va sostenendo il FMI (Fondo monetario internazionale) e come cura il suo Direttore propone l’intervento dei governi per salvare la situazione.
L’intervento pubblico (per salvare il sistema creditizio) è diventato una costante: lo hanno praticato in Gran Bretagna con la Northern Rock e negli Stati uniti per il salvataggio della Bear Stearns.
Anche il nostro Mario Draghi va proponendo che dove non arrivano i capitali privati è necessario l’intervento del capitale pubblico. Insomma, il nostro presidente della Banca d’Italia propone una specie la vecchia ricetta della socializzazione delle perdite e la privatizzazione dei profitti,. trova sempre più sostenitori.
E mentre Draghi propone che per salvare le banche intervengano i governi con forti iniezioni di capitali allo stesso modo chiede che per le aziende in crisi (vedi Alitalia) non debbano esserci aiuti di stato per salvare l’occupazione e che i salari non debbono aumentare altrimenti si innescherà una pericolosa spirale prezzi-salari. Come dire: il lavoratori con reddito fisso devono pagare la crisi senza fiatare.
Un chiaro esempio di come anche i grandi banchieri ed illustri economisti sono armai al servizio delle grandi multinazionali e ci dicono, senza vergognarsi della loro contraddizione che l’intervento dello Stato non deve svolgere un ruolo di regolatore e di erogatore si servizi ma solo come riserva e garanzia delle operazione speculative e delle rendite finanziarie.
Un meccanismo collaudato che si applica anche al finanziamento delle grandi opere infrastrutturali come la TAV e i rigassificatori. Le decisioni sono dei privati mentre i soldi sono pubblici in quanto garantiti dallo Stato.
Se non vogliamo condannare milioni di persone, anche in Italia a vivere senza casa e senza lavoro dobbiamo affrontare il problema del modello di sviluppo e del modello sociale. Dobbiamo porre al centro dello sviluppo il benessere economico e sociale del cittadino anziché le rendite e la speculazione.
Quello delle necessità di rilanciare una crescita indifferenziata è ormai un disco rotto che non può più essere riparato. Va sostituito con proposte che parlano di sviluppo della qualità sociale ed ambientale perché meno produzione e consumo non significa meno posti di lavoro.
Infatti se puntiamo al risparmio energetico ci saranno meno centrali ma più lavoratori addetti alla coibentazioni delle case. Se puntiamo sulle fonti energetiche alternative ( solare, eolico ecc) magari i petrolieri saranno contro ma un imprenditore che opera con energie alternative sarà a favore. Politiche che risparmiano la natura e aumentano l’occupazione sono possibili, anzi sempre più necessarie
Ezio Casagranda - Filcams Cgil del Trentino
Trento, 13 aprile 2008

