Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Il Totem della crescita

Prima di tutto la crescita va predicando il duo velrusconi in campagna elettorale.

Sostenendo che se non c’è crescita non si possono aumentare i salari e le pensioni. Una logica che purtroppo sta facendo breccia anche dentro il sindacato. Infatti nella riunione dei direttivi unitari di Cgil Cisl e Uil del 9 aprile scorso, sia la relazione che qualche intervento hanno la crescita del PIL come Totem dal quale tutto dipende. Nessuna analisi sul fatto che in 10 anni la quota di ricchezza prodotta destinata ai salari è diminuita di oltre 13 punti (dal 53,4% al 40%) e che da questo trasferimento ne hanno tratto vantaggio le rendite ed i profitti.
Una logica inaccettabile che nasconde la necessità di rivendicare, a prescindere dalle percentuali di crescita, una diversa redistribuzione della ricchezza come condizione per intervenire sui bassi salari. In alternativa il sindacato propone una riforma contrattuale che mina il contratto nazionale, sul versante del fisco si limita alla distribuzione del tesoretto rinunciando a rivendicare una vera proposta di riforma fiscale mentre contro la precarietà si spendono solo parole spesso vuote e senza senso.
Sostenere la crescita del PIL e il risanamento finanziario sono le condizioni per una possibile azione sindacale è il risultato di quanto sono state introitate le ricette neo liberiste e quanto queste analisi sono lontane dalle esigenze dei lavoratori.
Infatti, il PIL misura i termini monetari solo la produzione ma non i costi degli squilibri sociali che questo modo di produrre propone. Non misura i diritti, non garantisce le risorse, non si cura della sicurezza sul lavoro, non ci dice che stiamo cementificando le coste e distruggendo territorio e agricoltura con le devastanti opere della TAV o che abbiamo il 40% dell’acqua che si disperde nei buchi degli acquedotti che Lanzillotta ed altri vogliono privatizzare.
Un sindacato che vuole convincere i propri associati che non ci sono alternative a questo modello di sviluppo fondato sulle privatizzazioni delle risorse e dei servizi. Questo modello di relazioni sindacali ci ha portato ad avere i salari al 23.mo posto in Europa e il tasso di povertà più altro dei paesi sviluppati. Una realtà dura da digerire ma che i lavoratori provano sulla loro pelle tutti i giorni in termini di peggioramento delle loro condizioni di lavoro e salariali.
Per questo ritengo fondamentale che il sindacato riparta da dove ha cominciato oltre un secolo fa. Dai luoghi di lavoro, dal punto dove lo scontro capitale e lavoro è più forte e marcato. La lotta di classe non è finita e tanto meno superata, ha assunto caratteri e alleati diversi (la finanziarizzazione dell’economia) lasciando il lavoro sempre più solo ed isolato.
Il sindacato per continuare ad essere soggetto contrattuale deve ritornare sui luoghi di lavoro, ascoltare, con più umiltà i lavoratori e le lavoratrici come condizione per farsi ascoltare, assumere come una compatibilità il salario e la sicurezza sul lavoro anziché le compatibilità di bilancio e monetarie. Porre al centro della nostra iniziativa un diverso modello economico che abbia al centro i servizi pubblici per le persone, il risparmio energetico e le energie rinnovabili, il salario e gli stipendi, la sicurezza e il ruolo sociale del lavoro.

Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 11 aprile 2008

11 Aprile 2008 - Pubblicato da filcamstrento | Sindacato | , , | 1 Commento

1 Commento »

  1. Risulta palese che da questa campagna elettorale partita in condizioni di emergenza politica e di conseguenza governata da un dualismo imperante delle due fazioni politiche principali, non è emerso, ma forse era difficile pensare potesse emergere, qualche reale elemento di novità nei confronti della ricerca di un modello di sviluppo diverso da quello che ormai quasi trasversalmente l’attuale momento politico concepisce. Ma per non essere del tutto pessimisti sembra che in qualche meandro di partito o “fazione” che si propone in alternativa alla grossa coalizione del Partito Democratico,(ovvio, non prendo in considerazione le fazioni di destra) sembra emerga qualche timido spunto di riflessione che comprenda una visione diversa e/o alternativa ad uno sviluppo sempre concepito nella crescita del PIL. Vagheggia un sentimento di, pur pacata, ribellione nei confronti della pressante scelta politico-economica che rincorre le “grandi opere” sia di viabilità che urbanistiche, e di chi (partiti e non)vi si aggrappa considerandole la panacea alla ripresa di un economia da tempo stagnante. Comunque un economia legata e sempre concepita nella crescita dei consumi e non nella vera ricerca e crescita culturale. In questo anche dal sindacato, un piuttosto in difficoltà nel contrapporsi a questa fase pericolosamente “neoliberista” pervengono segnali ancora timidi. Ma anche quì, per non essere del tutto pessimisti, sta nascendo qua e là qualche spunto di riflessione, c’è da sperare in una accelerazione un pò più decisa e che anche nel sindacato si riesca a valutare il fatto che il tipo di sviluppo economico che ci ha portati fino a qualche anno fa ad una indubbia crescita di benessere sociale, renda evidente il fatto che da qualche tempo stiamo segnando il passo e che dovremmo riflettere sul senso del limite e della logica di questa fase critica, e tentare di avviarci verso uno sviluppo di tipo diverso, più contenuto, che non rischi di annullare pericolosamente le fatiche sostenute dai nostri predecessori (padri e nonni) che fin dal secolo appena scorso, con dure battaglie sindacali politiche e di civiltà, hanno saputo dare dignità a tutti noi lavoratori.
    Franco Tessadri.

    Commento di Franco Tessadri | 11 Aprile 2008 | Replica


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