La voce dei delegati
Avendo dovuto ritirare il mio intervento assieme ad altri a causa lo sforamento per qualche minuto da parte di alcuni DELEGATI del TRENTINO (5 minuti concessi) alla conferenza di organizzazione DEL TRENTINO mentre venivano concessi più di 45 minuti a Marco Di Luccio responsabile nazionale, spero di trovare spazio almeno qui.Speravo che dopo la sconfitta, SOCIALE ed ECONOMICA, subita dai lavoratori a causa del malgoverno del centrosinistra con l’aiuto del sindacato CGIL in testa la lezione fosse servita.
Che molti dei nostri dirigenti sindacali avessero imparato di smetterla di rincorrere gli sciagurati politici di turno e cominciassero seriamente ad occuparsi di SALARI, SICUREZZA e STATO SOCIALE.
La dura realtà mi ha colpito con un bel nulla di fatto, addirittura la CGIL non fa sentire la sua voce, tanto gli ASSASSINI sul lavoro continuano e le aziende non si preoccupano di certo di sicurezza , i SALARI sono sempre più MISERABILI e i CONTRATTI non si rinnovano.
Ora i padroni si dividono tra centrodestra che è la loro collocazione e il centrosinistra che lo è divenuto.
Qui da noi MAMMA PROVINCIA con l’ avvicinarsi delle elezioni , ti inventa il nuovo parcheggio” SILOS COMUNITA’ di VALLE” , per i propri portaborse e amici vari, mi auguro non per qualche segretario o funzionario uscente della CGIL.
Intanto un quotidiano locale sabato 28/3 ci relaziona sulle ultime sovvenzioni elargite a piene mani quasi esclusivamente a classi meno sfortunate, o forse alla caccia di voti come si fa spesso a fine legislatura.
Ormai il caro prezzi al consumo nella nostra provincia ci collocano al primo posto in Italia, non così per gli stipendi.
Nel frattempo un padrone della grande distribuzione licenzia 4 dipendenti che si erano permesse, secondo lui, di chiedere il rispetto dei loro diritti.
Nel mio caso invece una multinazionale e subentrata nella proprietà, creando serie problematiche e evitando di dare alle nostre legittime richieste chiare risposte e anzi spesso dicendo” FATECI CAUSA”, sapendo i tempi della giustizia, cercando di sminuire la professionalità o addirittura fare in modo che i dipendenti più preparati si licenzino, adducendo che per le mansioni che si devono svolgere non serve nessuna esperienza professionale.
Dopo Rovereto ove si è tenuta la conferenza di organizzazione della FILCAMS,in cui noi delegati con il nostro segretario abbiamo ribadito la necessità da parte dei vertici sindacali a riconoscere le problematiche reali dei lavoratori, oggi mi trovo qui a chiedermi con quale spirito si possa affrontare una conferenza di organizzazione.
Quando l’arroganza dei padroni con i loro lacchè e la classe politica stanno schiacciando le richieste fondamentali della classe operaia.
La loro richiesta è di sposare totalmente gli interessi del padrone, con la scusa che solo così si può salvare il paese Italia. Cos’ è un nuovo centro urbano dello stato di Confindustria? Orari flessibili secondo la produttività( parola da non dimenticare) , stipendi legati alla produttività (eccola che ritorna).
Lavorare di più così potremmo spendere per il bene dell’economia del paese (detassare gli straordinari e secondo le esigenze dell’azienda) .
Ma se facciamo più ore, come faremo a spendere i lauti guadagni? Niente paura altri lavoratori nel turismo e nel commercio lavoreranno per fare in modo che ciò avvenga, naturalmente questi lavoratori faranno il tour nover così potranno spendere anche loro.
Lo stato sociale naturalmente a carico dei lavoratori, che però deve garantire tutte le agevolazioni economiche e fiscali ai padroni, perché è merito loro se la locomotiva Italia va avanti, peccato che a mettere il carbone nella caldaia, pulire i vagoni, strappare i biglietti e a pulire i cessi siano gli operai, mentre a starsene seduti comodamente siano i padroni, le banche, i politici e molti sindacalisti pronti a vendersi in politica (Bologna insegna). Una cosa mi è chiara; il profitto del padrone si deve incrementare, non i nostri salari.
Mi sembra di parlare di una realtà che sto vivendo nel mio posto di lavoro assieme a molti miei compagni, a lottare con i nostri stessi colleghi per far capire che cosa è il sindacato, a cosa serve lottare tutti assieme e che la lotta è l’unica cosa che rimane. Ma alla loro domanda dov’è il sindacato? Ti accorgi che spesso dietro di te non c’è nessuno ad aiutarti, poi ti incalzano con altre richieste, ma il vostro direttivo ha preso un anno sabbatico?
Visto i risultati tra la legge 30, il TFR che non servirà ad incrementare la pensione (bella speculazione per chi l’ha intascato senza dover garantire nulla a chi lo ha versato; sperando che non sia finito in BOND) e il resto del Welfare.
Poi i giovani che tra precariato e salari da fame ti chiedono perché iscriversi al sindacato? Tanto ciò che i lavoratori di ieri e oggi avevano ottenuto con le lotte e gli scioperi, ora lo avete quasi totalmente perso. E il tesoretto che dovevate dividere con i lavoratori?
È giunto il momento che il sindacato si opponga in maniera ferma a inutili sprechi di denaro pubblico pretendendo una lotta seria anche da noi contro l’evasione fiscale, pretendendo che il denaro pubblico versato in buona parte da noi lavoratori venga investito per le reali esigenze dei cittadini, abitazioni, trasporti, sanità e aiuto alle persone disabili senza inutili difficoltà burocratiche. A livello nazionale l’unificazione dei contratti di categoria sia una prerogativa indispensabile ottenendo le condizioni economiche e normative migliori e lottare perché vi sia una legge che obblighi i datori di lavoro a rinnovarlo entro la scadenza,mettendo fine ad una trattativa a tempo indeterminato solo a loro vantaggio. Legare gli stipendi al reale costo della vita. Forse questo direttivo sindacale se ne deve tornare nei posti di lavoro ma non ha fare assemblee ma a lavorare, perché come i pensionati non possono sapere qual è l’attuale realtà lavorativa in cui vivono i lavoratori anche i nostri segretari (per fortuna non tutti) non ne hanno la più pallida idea; sembra che vivono ripetendo le stesse frasi di circostanza di cui se ne sono dimenticati il vero significato. Il sindacalese è divenuto come il politichese una lingua incomprensibile, che parla a se stessa e che non dice nulla e tutto e in cui i lavoratori si sentono presi in giro.
Caro sindacato, esisti perché ci siamo noi lavoratori e devi essere al nostro servizio, non voglio essere difeso dai tuoi compromessi con i padroni e i politici di turno o da qualche papa. I miei diritti sul lavoro e nella vita sociale mi vengono di diritto e non per grazia ricevuta.
Valentino Bonato R.S.U. Trentuno S.p.A. Autogrill
Riva del Garda 3 aprile 2008
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