L’ortaggio ….
L’ortaggio a Giuliano Ferrara
Il lancio di verdure dal loggione non segnò la fine del teatro. Il lancio di verdure su un palco elettorale non segnerà la fine della democrazia. Si tranquillizzi Miriam Mafai. L’ insegnamento che lei e il suo giornale quotidianamente ci impartiscono si ispira alla più classica predica che ogni arcigna istitutrice impartisce ai suoi educandi: «Se da bambino rubi la marmellata, da grande sarai un delinquente». Ma le ragazze e i ragazzi che a Bologna hanno contestato Giuliano Ferrara non sono bambini e più che rubare rischiano di essere derubati, di diritti e di libertà. Scomodare poi il povero Voltaire, in un paese che farnetica di «tolleranza zero», è quanto di più sfacciato si possa immaginare. E, del resto, ai tempi di Voltaire non c’erano i monopoli radiotelevisivi né i grandi gruppi editoriali. Che esista una simmetria, una «pari opportunità» tra le diverse voci, tra i diversi soggetti dell’agire politico e sociale, è una vergognosa finzione. Risponda la democratica editorialista con un po’ di onestà: se si fosse organizzata in un centro sociale un’assemblea contro Ferrara, anche tre volte più folta dello sparuto gruppetto che lo applaude, quante righe avrebbe dedicato la Repubblica all’evento? Continuare ad agitare lo spettro della violenza, che si tratti di fischi, scritte murali, lancio di ortaggi o di mendicanti e lavavetri, finirà coll’essere, oltre che una scemenza, un’istigazione. Se occupare un edificio o entrare in un cinema senza pagare può significare a Bologna un’accusa di insurrezione contro lo stato, non è forse, questo, un invito a fare almeno sul serio? Il ceto politico e la grande stampa hanno perso il senso delle proporzioni. Per chi ha potere e chi non ne ha non vige lo stesso galateo. Chi dispone di tutti gli amplificatori per accusare decine di migliaia di donne di omicidio può ben incassare qualche pomodoro in piazza.




Il 3 aprile ho mandato una lettera a Repubblica in risposta all’articolo di Miriam Mafai. La trovate di seguito. E’ stata pubblicata secondo voi da questi difensori della libertà di espressione? Immagino che abbiate risposto correttamente.
“In merito alla “calda” accoglienza di Bologna a Giuliano Ferrara non condivido affatto l’indignazione della signora Mafai. Sarebbe bello vivere in un mondo di rispetto, giustizia e tolleranza. Sarebbe davvero bello se ognuno/a potesse esprimersi liberamente e con uguali possibilità di essere ascoltate/i da tutti e tutte. Ma questo mondo meraviglioso non è qui, non ora. Qui ed ora c’è un uomo, che rappresenta poco più che se stesso, seppur tacitamente sostenuto da poteri forti, che si permette di invadere e frugare dentro la vita e i corpi delle persone. Quello che non abbiamo davanti è proprio una persona aperta al dialogo, al confronto, alla critica. Quello che dovremmo lasciar parlare, nel rispetto e nella tolleranza silenziosa (dato che non viene più ammesso altro tipo di tolleranza), è un boia che, come se non bastasse, ha tutti i media pronti a sostenerlo e diffondere il suo verbo. Qui non ci stiamo affrontando sui contenuti, ma stiamo lottando per assicurarci la possibilità di continuare a vivere da persone libere. O almeno provarci. Perché se è vero che non tutte le donne possono davvero scegliere se portare avanti o meno una gravidanza, è anche vero che non è certo con la soppressione di un diritto che si rende il mondo meno ingiusto. Ogni volta che Ferrara apre la bocca milioni di donne sentono una frustata sulla schiena. Producete, producete per il maschio padrone. Questo è il succo. Molte di noi hanno deciso che mai più si faranno trattare e offendere in questo modo. E’ assurdo. Inconcepibile. Le “brave” donne zitte, prostrate e serve al cospetto del dio-padre sono, per fortuna, un triste ricordo del passato. Evviva i pomodori e le uova marce, dunque. Evviva le donne e gli uomini che si riprendono lo spazio pubblico, sottraendolo ai malati di potere. Evviva gli uomini e le donne che non lasciano impunito chi pretende di imporci la sua personale disciplina esistenziale.”
Credo che un personaggio pieno di se stesso, per lo più uno che non sa cosa sia essere padre, non possa minimamente parlare di figli mai nati e il dolore che si possa provare interiormente, quando un aborto anche se per cause naturali ti colpisce e la tua voglia di paternità in quel momento si piega in un dolore duro da accettare. Sono però ancora più sicuro che ciò che una donna porta in se ,volontario(spesso dovuto da circostanze che non posso e non si devono discutere)o naturale,sia un dolore che si porta con se per tutta la vita e che si presenta spesso negli occhi di un bambino che incontra per caso.Con quale diritto noi uomini o alcune donne si permettono di definirlo un omicidio. Mentre ciò che accade sui posti di lavoro viene spiegato come una morte bianca , forse la mancanza del rispetto delle norme di sicurezza non è volontari.Vi chiedo scusa per il paragone e di questo mio sfogo ma sulla maternità solo le donne possono decidere e se a noi uomini chiedono un parere o un aiuto dobbiamo solo sostenerle e condividere la loro decisione senza se e senza ma,purtroppo la mamma (senza colpa) degli imbecilli e sempre in cinta.
Giuliano Ferrara ha il pregio di far riemergere la lotta r la protesta di tante coscienze stuprate e violentate, tanta è la vergognosa spavalderia con cui lui si cimenta dalla parte del provocatore e dell’arbitro delle vite altrui. La risposta potrebbe essere quella di lasciarlo solo a cuocersi nell’ignavia e nello sgomento della sua boria o rovesciarli tutto il nostro furore di libertari.
Antonio Marchi