Pubblicato da filcamstrento su 30, Aprile 2008
Il sindacato «non sarà pregiudizialmente contro questo governo, ma lo incalzerà con rigore, a partire dalle proprie priorità». Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani fa un primo punto dopo le elezioni. «Sì al dialogo - è il suo messaggio - ma con coerenza: non basta la disponibilità, il sindacato deve anche essere ascoltato».
Ora io mi chiedo e chiedo al mio segretario generale Epifani? quale dialogo è possibile con un padronato arrogante che rivendica l’applicazione del suo decalogo e pretende dal Governo interventi immediati sul mercato del lavoro per ridurre il lavoro a pura merce nella loro piena e totale disponibilità: i lavoratori a basso costo, flessibili e da impiegare “giusto in tempo”, come le materie prime, i semilavorati, l’energia. Insomma il lavoro a chiamata e totalmente dipendente dal ciclo della produzione.
Per questo chiedono al sindacato di rinunciare al proprio ruolo e adeguarsi ai “nuovi compiti” di agenzia di servizio e di assistenza con lo scopo di uniformare il comportamento dei lavoratori alle esigenze dell’impresa. Dovrebbe scomparire così la figura del lavoratore titolare di diritti, che tutela se stesso e la sua dignità attraverso la rappresentanza sindacale. Per far posto a un moderno servitore, che si presenta nudo sul mercato senza diritti e senza tutele e quindi totalmente dipendete dagli umori dei capi e del management oltre che dai flussi della produzione.
In Italia, ormai siamo vicini a quella che gli americani definiscono “dittatura del capitale” che significa la fine delle libertà reali e quindi la fine della possibilità per i lavoratori e la società civile di rivendicare una diversa ripartizione della ricchezza e della produzione.
Perciò, sarebbe opportuno che il sindacato e la Cgil in particolare prendano atto di questo cambiamento epocale e quindi chiudere con le politiche concertative, che tanti danni (economici ed elettorali) hanno prodotto per ricostruire un sindacato vero, che tuteli efficacemente gli interessi dei lavoratori dipendenti, ossia della maggioranza degli italiani, a cominciare dai precari espropriati del futuro. Un sindacato liberato da ogni condizionamento esterno e ripulito dal domino delle burocrazie, espressione libera ed esclusiva di coloro che dovrebbero conferirgli un mandato revocabile: le lavoratrici e i lavoratori di questo Paese.
Anche il sindacato deve prendere atto che con le votazioni del 13 e 14 aprile il potere economico ha rotto quel compromesso sociale che, bene o male, aveva retto gli equilibri della società italiana dal dopoguerra. I padroni hanno deciso di rompere questo compresso perché sono convinti di poter far pagare ai lavoratori e alle lavoratrici la “modernizzazione” del paese mantenendo alta la competitività e il livello dei loro profitti e delle rendite su cui hanno prosperato in questi anni. E’ un primo segnale di una rottura che diventerà assai più grande se come sindacato non sappiamo contrastare efficacemente questo disegno di rottura del patto nazionale.
Per questo ritengo che oggi serva rilanciare la lotta per rimettere al centro gli interessi materiali dei lavoratori che significa dare risposte concrete all’emergenza salariale, alla precarietà dilagante ed alla questione della sicurezza sul, e nel lavoro. Rilanciare una nuova stagione di lotte per i diritti sociali dalla casa alla salute, passando per la scuola pubblica e per la difesa dei beni comuni come l’acqua e l’ambiente
Ezio Casagranda
Trento, 30 aprile ’08
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Pubblicato da filcamstrento su 29, Aprile 2008
Riceviamo da Tommaso Ulivieri un suo scritto sui risultati elettorali. Essendo il Blog della Filcams Cgil del Trentino un luogo di discussione e confronto lo pubblichiamo come contributo al dibattito che coinvolge l’intera sinsitra.
La Filcams Cgil del Trentino
L’Italia si sposta a destra, nettamente.
Si è inoltre compiuta l’annosa operazione congiunta delle forze moderate e di destra (oggi PD e PDL) di “normalizzare” l’Italia liberandola da voci fastidiose che potessero disturbare il navigatore con i temi del Lavoro, della Laicità, della Guerra e dell’Ambiente, eliminando in un colpo solo dal Parlamento comunisti, socialisti ed ambientalisti.
Il contributo a questo capolavoro è stato di tutti, non solamente della sostanziale ignoranza del popolo della destra, educato da televisioni e gazzetta dello sport, e di chi ha radicalizzato le proprie posizioni xenofobe, mafiose, filopadronali e indulgenti verso l’illegalità, ma anche e soprattutto dell’antipolitica degli astensionisti e di quegli elettori “di sinistra” che, intontiti dall’avvelenata e abile bugia del voto utile hanno abbandonato le loro idee per buttarsi sul carro salvifico di Veltroni, senza curarsi della sua direzione – un programma sostanzialmente liberista, filoclericale, incentrato sulle logiche di mercato e della crescita – e del conduttore - gli imprenditori che staranno a cassetta e che certo non metteranno il bastone fra le ruote dell’armata di Berlusconi.
Chissà se questi ex compagni, che oggi mi pare di vedere a testa china per averla combinata grossa, avranno almeno il coraggio di darci una mano a liberare le macerie che hanno contribuito a fare?
Ma naturalmente non basta, e in fondo non serve, recriminare contro chi non ha votato “La Sinistra, L’Arcobaleno”. Serve invece capire dove abbiamo sbagliato e quindi da dove ripartire. L’Italia che si appresta a festeggiare il 63° dalla Liberazione antifascista, l’Italia di Gramsci e dei movimenti operai, l’Italia bella e soffocata dalla crescita indiscriminata, l’Italia dei Movimenti non può non avere voce nelle istituzioni. Ma par tornare a farlo deve ricominciare a farsi sentire e a convincere dal basso.
Tommaso Ulivieri
Circolo Alto Garda PRC - SE
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Pubblicato da filcamstrento su 28, Aprile 2008
Presidente Napolitano ci pensi bene prima di pigiare quel bottone.
Premendo quel bottone, che avvierà la talpa meccanica necessaria a scavare il cunicolo pilota per la costruzione del Tunnel di Base del Brennero, darà la sua benedizione ad una delle opere più imponenti, con più devastazione ambientale, elevato rischio idrogeologico e spreco enorme di risorse che abbiamo mai visto.
Pensi bene alle conseguenze disastrose che la Tratta ad Alta Velocità (TAV) avrà, come già ha avuto in altre zone d’ Italia (Mugello), sulla vita dei cittadini e sul futuro dell’ambiente.
Pensi al rischio, che nessuno nasconde, di rovinare antiche falde acquifere, ben sapendo qual’ è oggi il valore dell’acqua.
Pensi alle montagne trapanate e ferite nel loro cuore.
Pensi al paesaggio completamente violentato nella sua purezza originale.
Pensi ai disagi che migliaia di cittadini italiani e sudtirolesi dovranno subire a causa di questa opera, che molti di loro contestano: polveri, traffico, rumori, vibrazioni.
Pensi che i tempi di attuazione di questa opera non sono ancora stati chiariti e che passeranno almeno due generazioni per vederne la fine, se fine ci sarà.
Pensi che gli immensi finanziamenti che questa opera richiede non sono ancora stati attribuiti, che solo pochi fondi sono stati messi a disposizione.
Pensi all’inutilità di opere così faraoniche nel cogliere il vero obiettivo, che è anche il vero problema dei cittadini delle valli: il traffico di TIR sull’ autostrada.
Il traffico autostradale di TIR: una lunga costante colonna di camion, spesso vuoti, un serpentone rumoroso, pericoloso ed altamente tossico per le popolazioni delle valli contigue.
La riduzione dei TIR è un problema di oggi, un problema che non può aspettare 30 anni per una presunta soluzione. Soluzioni che esistono e sono state più volte auspicate, e che già sono attuate in altre nazioni civili, ma che necessitano di scelte politiche.
Ci pensi bene Presidente.
Pensi alla Nazione, ai suoi cittadini e pensi che altre sono le priorità, invece che andare a scavar buchi nelle montagne: scuola, formazione, salute, servizi sociali.
Queste sono le esigenze del nostro Paese, problemi che hanno bisogno di risorse. Risorse che noi invece buttiamo a scavar gallerie.
Ci pensi Presidente.
Claudio Vedovelli
Bolzano - Altoadige/Südtirol -Italy
Come Filcams abbiamo ritenuto importante pubblicare questa lettera/appello al Presidente Napolitano sull’inaugurazione della più grande e devastante opera mai fatta in Trentino Alto Adige.
Ne condividiamo e facciamo nostro il contenuto e lo spirito di quanto scritto da Claudio.
La Filcams Cgil del Trentino
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Pubblicato da filcamstrento su 28, Aprile 2008
In Provincia di Bolzano ormai i promotori del progetto della nuova linea ferroviaria alta velocità/capacità sull’asse del Brennero hanno capito che l’opposizione cresce con forza. E per arginarla credono di poter favorire un clima di intolleranza in cui ci sono anche spazi per intimidazioni di carattere personale.
Questa mattina - dietro invito personale del Presidente dei Fioristi nell’Associazione Provinciale Artigiani - Claudio Campedelli del Comitato NO TAV Kein BBT di Bolzano alle 11,00 ha fatto presso lo stand di settore indicatogli la presentazione del video in lingua tedesca dal titolo “Ohne wenn und aber”, realizzato dal Comitato Stop BBT della Valle di Vizze; alla fine del video ha aggiunto qualche parola di commento ad uso del pubblico, centrata soprattutto sul problema delle possibili interferenze dell’opera con le risorse idriche. L’incontro è terminato alle ore 12,15.
Il programma concordato per il pomeriggio prevedeva la ripetizione della proiezione del video in lingua italiana. E infatti alle ore 15,00 Claudio Campedelli ha prima mostrato alcune diapositive introduttive in italiano sul progetto per la galleria di base del Brennero; e successivamente ha avviato la proiezione del medesimo video della mattina, in italiano, dal titolo “Senza se e senza ma”.
A circa metà della proiezione - poco prima delle 15,30 - Claudio è stato avvicinato dal direttore della Fiera di Bolzano che in modo aggressivo e con minacce di una denuncia per manifestazione non autorizzata gli ha intimato di interrompere la proiezione e di abbandonare l’area della Fiera.
L’atteggiamento del Direttore non è cambiato di fronte alle indicazioni della sig.ra presente nello stand, che lo informava dell’invito giorni prima rivolto a Claudio. Questa informazione però non è stata confermata dal coordinatore dello stand dei fioristi, Sig. Psenner, che ha preso le distanze ed affermato di non conoscere l’invitato nonostante che questi fosse andato a presentarsi proprio a lui personalmente e a prendere accordi organizzativi il martedi 22.4 precedente tra le ore 15 e le 17.
Per evitare altre questioni, comunque, l’apparecchiatura è stata spenta e la proiezione interrotta tra lo sconcerto del pubblico. Subito dopo sono sopraggiunti due agenti di polizia che hanno identificato Claudio comunicandogli che si trattava di una manifestazione non autorizzata. La stessa comunicazione è stata poi rivolta a Claudio da altri due agenti, questa volta della DIGOS, aggiuntisi ai primi.
A tutti Claudio ha risposto in modo fermo e calmo che non era in corso alcuna manifestazione, che lui era presente come invitato a presentare del materiale informativo e divulgativo anche disponibile su siti Internet.
Durante l’identificazione il Direttore della Fiera ha continuato a sostenere che Claudio si era intromesso nell’area fieristica senza autorizzazione, che stava facendo attività politica in luogo aperto al pubblico e che comunque in quel luogo non era possibile parlare del Brennerbasistunnel.
Allontanatosi il Direttore e terminata l’identificazione, gli agenti hanno invitato Claudio ad allontanarsi e annunciato che dell’episodio sarà stesa una relazione. Io mi sono limitato fino a questo punto a riportare il resoconto di Claudio Campedelli, che tutti i Comitati e i Gruppi NO TAV KEIN BBT del Trentino e dell’Alto Adige conoscono e stimano per l’impegno che mette nella nostra battaglia.
Ma ora devo aggiungere qualche brevissima parola mia. A Claudio va tutta la nostra solidarietà e la garanzia che sarà massima la nostra capacità di vigilare sugli eventuali sviluppi di questo episodio. A chi ritiene che un clima di intolleranza e di intimidazione - invece che l’apertura di una discussione pubblica dopo il blocco immediato dei cantieri - potrebbe fermare la crescita della consapevolezza di quanto questo progetto sia inutile e devastante, diciamo: vi fate delle illusioni.
Officina Ambiente Trento
Trento, 28 aprile 2008
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Pubblicato da filcamstrento su 27, Aprile 2008
Chi ama molto le folle non ama altrettanto, pare, la libertà di informazione: forse non è proprio una regola, ma un fenomeno sgradevolmente comune sì. Ieri ne hanno reso contemporanea testimonianza due personaggi abissalmente lontani come Vladimir Putin e Beppe Grillo: il primo, spingendo una legge che consentirà la chiusura d’autorità, ipso facto, dei media «che diffondono notizie false»; il secondo, usando il 25 aprile per chiedere, via referendum, il soffocamento dei giornali che non vivono di pubblicità commerciale. Di Grillo e del suo V2 day, rivolto contro un sistema dell’informazione «che va bene per Pol Pot e Ceausescu», si è già parlato tanto e non occorre tornarci sopra qui. Della nuova legge di Putin - presentata da un deputato del suo partito a pochi giorni dal famigerato scoop sul divorzio del leader russo - basta dire che essa allarga a diffamazione e calunnia quanto già previsto da un’altra legge (la cosiddetta legge anti-estremismo, varata fra molte polemiche l’anno scorso) nel caso una testata pubblichi articoli che esaltino odio razziale, violenza politica, terrorismo e simili: se l’«errore» si ripete più volte nell’arco di dodici mesi, scatta la chiusura d’autorità. La misura, sostiene il deputato Shlegel, servirà a proteggere le vittime di diffamazione e calunnia, costrette ad attendere tempi lunghissimi per i processi e a subire con ciò un danno irrimediabile - proprio come la società nel suo insieme verrebbe «protetta» con efficacia immediata, senza attendere interminabili processi, dalla legge anti-estremismo: la quale però è servita finora solo a rendere molto più difficile l’accesso ai media da parte dei partiti e dei movimenti politici ostili al Cremlino e per questo accusati, anche solo informalmente, di «estremismo». Ora diventerà molto più difficile pubblicare qualunque notizia sgradita: non occorrono processi e condanne, basta la paura
Astrit Dakli
IL MANIFESTO, 26 Aprile 2008
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