Filcams Cgil del Trentino

Contro tutte le precarietà

Serve coerenza nei comportamenti

Non per fare polemica per la polemica, ma credo che alcune affermazioni fatte dal Largher e da Avanzo in merito all’accordo separato della Famiglie cooperative meritino alcune precisazioni ed un approfondimento.
La prima precisazione riguarda l’erogazione dei cosiddetti “buoni spesa” che a nostro avviso non possono essere paragonati al salario contrattato altrimenti si rischia di arrivare, contratto dopo contratto, alla contrattazione della tessera del pane di infausta memoria. Una scelta che a nostro avviso toglie la pari dignità al tavolo contrattuale.
Il sindacato deve contrattare il salario per la prestazione lavorativa intesa come prestazione generale e quindi che serva anche alla costruzione della previdenza pensionistica che il “buono spesa” non comprende.
Inoltre non risponde al vero l’affermazione di Largher che la Cgil alla Coop Alto Garda abbia firmato un contratto dove si prevede il buono spesa e quindi credo che tale affermazione, non veritiera, sia frutto della foga di rispondere alla mancata firma della Filcams Cgil del Trentino.
Una seconda questione riguarda il merito. Io mi domando, se le distanze erano così piccole, perché non si è insistito unitariamente affinché la cooperazione erogasse ai lavoratori quei “pochi” euro?
Infine una considerazione sulla contrattazione integrativa. Cisl e Uil sostengono da anni che è necessario ridurre il salario erogato tramite il Contratto Nazionale di Lavoro per potenziare la contrattazione salariale a livello aziendale o territoriale.
Se potenziare la contrattazione territoriale significa firmare accordi con aumenti di 8 euro mensili, legati alla presenza e un buono spesa di 20 euro di buono spesa mi sembra la vera contraddizione di questo accordo con le dichiarazioni di Cisl e Uil sia locali che nazionali.
Qualcuno dovrebbe spiegare perché quando si tratta sul Contratto nazionale si motiva i risibili aumenti salariali con il fatto di rafforzare la contrattazione in azienda e quando si è in azienda si dice che il problema non sono i soldi ma la parte normativa.
La Filcams Cgil non si presta a questi giochetti fatti sulla pelle dei lavoratori e quindi chiede, visto che sono “orgogliosi di quell’accordo” di portarlo al voto certificato dei lavoratori.
Infatti sono loro che devono vivere con un salario molto inferiore a quello dei loro colleghi.

la Filcams Cgil del Trentino

Ezio Casagranda

20 Novembre 2009 Pubblicato da filcamstrento | Comunicati Filcams, Sindacato | , , , , , , , , | Ancora nessun commento.

Dove va la scuola trentina?

CONTRIBUTO ALLA DISCUSSIONE SUI NUOVI PIANI DI STUDIO PROVINCIALI DEL II CICLO DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE

A proposito del destino dell’Istruzione professionale statale in Trentino mi pare eloquente una Nota della Giunta provinciale il del 5 novembre 2009 la quale osserva che il Regolamento governativo sulla riforma dell’Istruzione professionale statale del maggio 2009, ancora in fase di discussione (Regolamento che ha avuto il parere negativo sia del Consiglio nazionale della pubblica istruzione sia della Conferenza di regioni e province autonome, in quanto la materia sarebbe di competenza esclusiva di queste ultime) prevede tre novità che snaturerebbero l’istruzione professionale rendendola, si dice, “quasi indistinguibile dai percorsi dell’istruzione tecnica e non più in grado di assicurare risposte adeguate alle domande dell’attuale utenza di questi indirizzi”.
Le tre novità sarebbero: la riduzione dell’orario settimanale da 36 a 32 ore, la soppressione della qualifica intermedia, che era un’attrattiva per le fasce più deboli degli studenti, il ridimensionamento dell’area professionalizzante e del collegamento con il mondo del lavoro.
La Nota si chiede che senso avrebbe recepire questa Riforma Gelmini: “sarebbe in grado di dare risposte adeguate alla cosidetta utenza debole? Molto probabilmente nessuna! I nuovi percorsi dell’istruzione professionale nascerebbero come percorsi di serie B e sarebbero inutili doppioni”.
La nota prosegue dicendo che :”il Trentino è nelle condizioni ottimali per razionalizzare l’offerta formativa su tre gambe: licei, istituti tecnici, istruzione e formazione professionale” e aggiunge che il consolidato sistema trentino della Formazione professionale intercetta quasi il 20% degli studenti. La nota denuncia poi che il 26% degli studenti degli Istituti professionali statali della provincia di Trento vengono bocciati il primo anno e il 17% il secondo (dati 2009). La colpa, si dice, non è loro: “ma di un percorso non idoneo a svilupparne i talenti e le attitudini”. “ Si tratta di orientare meglio questi studenti verso percorsi più idonei alle loro capacità e ai loro interessi”.
La F.P. ,la formazione professionale provinciale è in grado di dare secondo la nota, risposte a questi studenti. Prosegue quindi con un’esaltazione dei punti di forza della F.P. provinciale: la qualifica triennale, il completamento del quarto anno, per poi se si vuole, accedere all’Alta formazione. Per chi volesse raggiungere il diploma di stato e poi magari passare all’università ci sarebbero le passerelle.
A questo punto sono doverose alcune riflessioni.
Risulta chiarissimo che per la Giunta provinciale il vero sbocco dell’utenza degli attuali Istituti professionali statali, compreso il corso ordinario dell’Istituto d’arte, è la F.P. provinciale. La nota però omette di dire con correttezza e onestà cos’è realmente e come è organizzata la F.P. (oltre alle luci anche le ombre). Essa è costituita da 19 Centri di formazione, di cui 10 sono dell’ENAIP, cioè delle ACLI, nessuno è paritario bensì di enti privati, non forniscono un titolo di studio riconosciuto sul territorio nazionale.
Nella F.P. provinciale confluisce una parte di utenza, maggiore rispetto a quella presente negli istituti professionali statali, di studenti con disagio economico, sociale, personale, numerosi BES (Bisogni Educativi Speciali) di tipo C e BES di tipo A (disabilità psico-fisiche). Che questo disagio sia reale lo testimoniano purtroppo anche episodi di violenza accaduti in questi giorni sulla linea 6 dell’autobus per l’ENAIP di Villazzano.
Le passerelle dalla F.P. agli Istituti tecnici sono estremamente difficili per le carenze di fondo nelle materie culturali degli studenti provenienti dalla F.P. rispetto a quelli dei tecnici.
Ma la nota spiega anche un po’ furbescamente e un po’ cinicamente, che non si possono “abbassare i livelli costruendo percorsi teorici sempre più semplificati fino ad arrivare alla ghettizzazione culturale”, riferendosi all’istruzione professionale statale che così com’è non sarebbe idonea a sviluppare talenti e attitudini che sarebbero invece sviluppati dalla F.P. (ma il fatto che sia possibile insegnare filosofia, ad esempio, in una scuola a vocazione professionale come l’Istituto d’arte dimostra il contrario).
La nota non dice che le assunzioni del personale docente nella F.P. non avvengono per concorsi pubblici, per titoli ed esami come nella scuola a carattere statale, non dice che ci sono docenti non laureati o con lauree non coerenti con le materie di insegnamento.
Questo ragionamento, a mio avviso, vale anche per gli Istituti d’arte come il “Vittoria” di Trento nel quale insegno: la sua licealizzazione fa sparire in un sol colpo una scuola che poteva, come gli istituti professionali statali, rispondere a una “fascia debole” di studenti, debole per le ragioni più diverse, anche economiche, ai quali si dava la possibilità di progredire, di acquisire cultura, ma anche competenze e un titolo da spendere in ambito lavorativo, magari impiegandoci uno o due anni in più (la Nota non dice che le alte bocciature nel primo e nel secondo anno di questa fascia di studenti non significa un loro abbandono della scuola, un loro riorientamento al lavoro, significa quasi sempre invece che ripeteranno, che si darà loro più tempo per maturare).
Per tutte queste ragioni, la battaglia per la difesa e semmai il potenziamento dell’istruzione professionale statale, compresa quella artistica, così come ovviamente il potenziamento della F.P. a partire dalla provincializzazione di tutti gli enti, con più risorse per i BES anziché gli attuali tagli, è una battaglia giusta da sostenere, accanto a quella per la conservazione dei i posti di lavoro. La perdita di cattedre è cancellazione di risorse culturali e professionali, è disoccupazione per i precari, la fascia più debole di tutti i lavoratori della scuola che con i tagli dei laboratori, con la licealizzazione degli Istituti d’arte, perderanno il posto di lavoro senza ammortizzatori sociali, così come con il taglio delle ore di laboratorio agli ITI vengono colpiti gli ITP, gli insegnanti tecnico pratici, espulsi dalla scuola.
E poi seguiranno, nel disegno della Giunta provinciale “razionalizzazioni” di sedi, cioè soppressioni di scuole sul territorio (Levico, IPSCT M. Curie, IPC Martini di Mezzolombardo per citare quelle a rischio), tagli di personale ATA accorpamenti amministrativi. Un unico polo delle arti cosa significherebbe in concreto? Un’unica amministrazione, un unico Collegio docenti fra Trento e Rovereto, fra Vittoria e Depero? Per tutte queste ragioni la CGIL non doveva firmare il Verbale di concertazione con l’Asessora Dalmaso, non doveva preoccuparsi di dare il nulla osta alla controparte, ma continuare a rappresentare le preoccupazioni, le istanze, le rivendicazioni dei lavoratori della scuola che oggi si mobilitano e chiedono di far slittare l’avvio della riforma, dei nuovi Piani di studio provinciali, per dare anche certezza alle famiglie che devono scegliere la scuola per i loro figli.
La CGIL è sempre in tempo a non farsi fagocitare dall’amministrazione provinciale e assumere e sostenere le ragioni e la mobilitazione del lavoratori della scuola!
Non ho toccato né la questione dei tagli agli ITI, né il riordino delle discipline ai licei, né il biennio unico, ma ho voluto puntare l’attenzione su quella “gamba” dell’istruzione che a tutt’oggi più delle altre fa da argine alla ghettizzazione culturale e sociale, che peraltro è aggravata dalla crisi e resiste all’avanzare di una scuola sempre più classista, destinata con questa riforma ad esserlo ancora di più in futuro (le competenze professionali che , ad esempio, i nuovi licei artistici non potranno più dare, gli studenti dovranno acquisirle pagando le scuole private di design mentre nella scuola sono aboliti di fatto gli stage).

Patrizia Rigotti – Direttivo prov.le FLC – CGIL

Trento, 19 novembre 2009

19 Novembre 2009 Pubblicato da filcamstrento | Congresso Cgil, Sindacato | , , , , , , | Ancora nessun commento.

Accordo separato alla Cooperazione

Contratto Integrativo Provinciale delle Famiglie Cooperative:

La Filcams Cgil del Trentino non firma, Cisl e Uil sottoscrivono l’accordo e rifiutano di portarlo al voto certificato dei lavoratori.

Nella giornata di ieri, mercoledì 18 novembre, la Filcams Cgil del Trentino non ha sottoscritto il Contratto Integrativo Provinciale per gli oltre 1400 lavoratori operanti in Trentino nelle imprese della distribuzione cooperativa (Famiglie Cooperative – Coop) aderenti alla Federazione Trentina della Cooperazione.
Un accordo che invece ha trovato la firma e la condivisione delle categorie di Cisl e Uil le quali hanno rifiutato la nostra proposta di portare a referendum tra i lavoratori i contenuti dell’intesa.
Il nostro rifiuto è stato determinato sia da questioni di merito che di metodo.
Nel merito i lavoratori non recuperano il potere d’acquisto perso negli ultimi tre anni, considerando che il contratto era scaduto da ormai circa 3 anni. Infatti l’accordo elargisce una somma di 600 euro lorde in due trance, pari a circa 16 euro lorde mensili.
Ma non ottengono nemmeno futuri aumenti salariali dignitosi. Vista la vigenza contrattuale fino al 31.12.2012, altri 3 anni, gli aumenti previsti si dividono su alcune voci. Nessun aumento certo. Circa 100 euro annui (299 in 3 anni) lordi complessivi unicamente legati alla effettiva presenza, corrispondenti a circa 7,8 euro lordi mensili. Si aggiungono 20 euro mensili per una durata di 3 anni se si lavora per almeno 16 giorni nel mese e si ha il contratto a tempo indeterminato, per l’acquisto di beni nei punti vendita dove si opera. Lo spirito cooperativo della controparte ha inoltre concesso un premio fedeltà pari ad 1 mensilità se si raggiunge un’anzianità di 33 anni lavorativi.
Ricordiamo che la piattaforma presentata unitariamente prevedeva la richiesta di un adeguamento delle retribuzioni tenendo a riferimento le imprese del settore del terziario che operano nella provincia di Trento (poli, sait, orvea hanno circa 1200 euro annue medie di differenza).
Crediamo che con questo accordo separato i lavoratori di questo settore siano ancora una volta discriminati da un’etica cooperativa favoleggiata quando si tratta di piangere l’assalto della concorrenza della grande distribuzione (talvolta organizzata e gestita da loro stessi, vedi superstore – sait e coop nord est) chiedendo sacrifici ai dipendenti e concedendo solamente elemosine.
Ancora una volta Cisl e Uil del settore abbandonano la tutela dei diritti di chi dovrebbero rappresentare, i lavoratori, sposando concretamente le linee delle loro organizzazioni nazionali per una collaborazione asservita alle imprese ed ai loro interessi. Ovviamente senza un confronto democratico e certificato di chi dovrebbe decidere, i lavoratori.
Anche questo accordo separato dimostra che l’obiettivo di Cisl e Uil di sacrificare ed alleggerire il Contratto Nazionale per poter ottenere maggiori vantaggi ed aumenti nei livelli decentrati di contrattazione è una balla.
In una provincia ricca come il Trentino, questo asservimento e mancanza di autonomia permette che i lavoratori delle Famiglie Cooperative siano e rimangano tra i meno pagati in Italia.
Un accordo che complicherà le trattative sui Contratti Aziendali in atto nelle altre realtà commerciali, Poli, Sait, Orvea, che trovando un precedente al ribasso applicato a circa 1400 lavoratori vorranno anch’esse percorrere la medesima strada.

la Filcams Cgil del Trentino – Roland Caramelle

Trento, 19 novembre 2009

19 Novembre 2009 Pubblicato da filcamstrento | Comunicati Filcams, Sindacato | , , , , , , , , , , , , , | 2 Commenti

Hanno ferito la democrazia

Condivido la scelta di sospendere la manifestazione contro la Tav/Tac del prossimo 21 novembre. Una scelta dovuta per rifiutare la proposta dell’autorità che volevano imporre alla manifestazione un percorso inaccettabile.
Una proposta inaccettabile perché lascia intendere che sia il percorso in se e non le persone che lo compongono a determinarne la riuscita e la sua caratterizzazione. Questa proposta cambiava radicalmente il significato idella manifestazione che accettava il principio che il centro storico o pezzi della città sono avulsi dai processi della democrazia e della pratica politica di qualsiasi dissenso.
Una scelta che ha tentato, invano, di nascondere, dietro il corteo anarchico del 7 novembre scorso, uno sfregio alla democrazia partecipata,
Non non si può accettare passivamente che sia messa in mora il diritto costituzionale della libertà di pensiero e di manifestazione del dissenso con motivazioni che non hanno fondamento alcuno. Visto che altri hanno creato dei danni, anche Voi farete sicuramente dei danni alla città e quindi niente manifestazione in centro.
Il diritto costituzionale viene piegato alla propaganda politica e a presunte violenza che, a loro dire, potrebbero avvenire durante il corteo.
Io credo che questo modo di procedere lasci spazio a quanti intendono strumentalizzare quanti dietro la richiesta di maggiore sicurezza vogliono cancellare lo stato di diritto e minare le basi della stessa Costituzione. Un esagerazione?
Noncredo. Se ragioniamo sulla genesi del pacchetto sicurezza appare chiaro come l’assenza di una politica alternativa a quella securitaria della destra, alla lunga, ha generato un mostro come quello sul pacchetto sicurezza.
Non vorrei che l’assenza di volontà da parte dell’amministrazione comunale di garantire i percorsi, politici e logistici, della libera espressione democratica dei cittadini alla lunga riuscirà a logorare le basi della stessa democrazia.
Ho giudicato positivamente la scelta del questore di aver assunto, nel confronto del corteo degli anarchici, un atteggiamento che ha permesso di evitare scontri ben più pesanti di quanto avvenuto, quello che on condivido e non posso condividere è che anche a Trento, sul delicato problema della sicurezza sia sempre la Lega Nord a dettare la linea politica per la città.
Nello stesso modo credo che anche il centro sinistra, e le stesse organizzazioni sindacali debbano riflettere su questo fatto che ha causato il rinvio della manifestazione del 21 novembre.
A mio avviso, gli atteggiamenti di acriticità nei confronti delle politiche provinciali sul nostro territorio hanno determinato quel vulnus politico che viene utilizzato, dalla destra, per cercare di marginalizzare ogni forma di dissenso sociale e ogni forma di democrazia partecipata.

Ezio Casagranda

Trento, 17 novembre 2009

17 Novembre 2009 Pubblicato da filcamstrento | Sindacato | , , , , , , , , , | 4 Commenti

Epifani sbaglia ad aspettare

epifani

Epifani sbaglia ad aspettare Cisl e Uil per lo sciopero generale

La manifestazione del 14 della Cgil deve essere il punto di partenza per arrivare rapidamente allo sciopero generale. In questo momento incertezze o messaggi confusi sono lussi che non ci si può permettere. E’ gravissimo il comportamento del governo, che minimizza la crisi o addirittura la nega, quando per milioni di lavoratori e pensionati sta per arrivare il periodo più nero. Le misure del governo sono o insufficienti o sbagliate o ingiuste, ed è importante contro di esse manifestare. Ma non ci si può fermare qui, soprattutto non si può lasciar fuori dallo scontro la Confindustria.
Per questo ci vuole lo sciopero generale, uno sciopero che deve essere tale da bloccare il paese, coinvolgendo tutto il sistema delle imprese. E’ la Confindustria, infatti, che guida una critica al governo che è da destra, cioè a favore di misure ancor più pesanti a danno del mondo del lavoro.
E’ la Confindustria che con l’accordo separato nel contratto dei metalmeccanici ha deciso di usare la crisi per smantellare progressivamente il contratto nazionale, a favore del salario flessibile e dell’autoritarismo aziendale. E’ la Confindustria che programma tagli dell’occupazione e rifiuta il blocco dei licenziamenti. E’ la Confindustria che rinvedica tagli fiscali ad esclusivo beneficio delle imprese e, quindi, ai danni del mondo del lavoro che è l’unico vero creditore fiscale dello stato.
E’ necessario lo sciopero generale ed è necessaria una piattaforma chiara per esso. Per questo non è pensabile uno sciopero assieme a Cisl e Uil, a meno che queste organizzazioni non cambino profondamente linea. Scioperare assieme a chi ha fatto degli accordi separati, e della minaccia di essi, la propria filosofia sindacale, significa solo produrre confusione nel mondo del lavoro e indebolire le stesse piattaforme per cui si lotta.
Per questo sbaglia Guglielmo Epifani quando rinvia a data da destinarsi lo sciopero generale, in attesa di un ritorno unitario con Cisl e Uil. In questo modo fa un doppio errore. Il primo è quello di non mettere in calendario una scadenza di lotta per la quale oggi c’è una domanda forte da parte di tutte e tutti coloro che oggi lottano per la difesa del lavoro e dei propri diritti.
In secondo luogo Epifani sbaglia perché ridimensiona la gravità della scelta di Cisl e Uil di concordare regole e contratti violando le più elementari norme di democrazia e, tra i metalmeccanici, addirittura pretendendo come sindacati di minoranza di decidere per tutti. Difesa dell’occupazione, difesa del contratto nazionale, diritto alla democrazia, non possono essere separati. Vanno sostenuti assieme, perché il disegno della Confindustria e del governo li colpisce e li mette in discussione assieme.
Per questo la manifestazione del 14 novembre richiede una scelta decisa da parte della Cgil a favore dell’estensione del conflitto sociale.

di Giorgio Cremaschi

Roma, 12 novembre 2009

13 Novembre 2009 Pubblicato da filcamstrento | Sindacato | , , , | Ancora nessun commento.