Contro il ritorno delle leggi razziali in Italia
Prendiamo a prestito dal Manifesto questa lettera aperta “alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono”, per denunciare il ritorno delle leggi razziali in Italia, è stata firmata da Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio.
La Filcams Cgil del Trentino
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.
Roma, 29 giugno 2009
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio
Noi stiamo con la FIOM…
Noi siamo a fianco della Fiom e dei lavoratori/ci metalmeccanici.
In questo stano paese dove, senza che nessuno si scandalizzi più di tanto, Berlusconi ordina l’ottimismo per legge (nascondere la crisi economica), mentre il presidente Napolitano nel suo 84 esimo compleanno, invita stampa e opposizione, a chiudere le polemiche in vista del G8 dell’Aquila e indirettamente chiede a giornali, Tv e opposizione di non occuparsi della crisi e dei suoi effetti devastanti sul mondo del lavoro o di tacere su fatti come quelli della procura di Bari o le cene nell’abitazione di qualche magistrato che deve decidere sul lodo Alfano come se la crisi o il lodo Alfano fossero dei pettegolezzi a bar e non gravi fatti che modificano sul campo la Costituzione che Lui dovrebbe difendere.
C’è il G8 e quindi bisogna nascondere gli effetti di una crisi che continua a mordere i diritti del lavoro e dei cittadini. Bisogna nascondere gli effetti di un decreto sicurezza che abilita le ronde nero-padano, introduce forme di discriminazione razziale che non riguarda soli gli immigrati ma anche noi che ogni giorno siamo un po’ meno liberi.
In questi giorni si ritorna (poco) a parlare del futuro dell’industria automobilistica nazionale che occupa oltre un milione di persone.
Il governo Berlusconi, in un mondo in cui si nazionalizzano anche le banche, decide, davanti alla crisi dell’auto e della provabile chiusura di interi stabilimenti, di non intervenire, di non disturbare il “grande manovratore” mentre l’opposizione tace, perché sostanzialmente non sembra interessata alle sorti del lavoro vivo (gli operai) ma solo dei profitti che le operazioni targate Marchionne produce per gli azionisti Fiat. Questa opposizione che dopo ogni elezione si riempie di analisi (inutili) sul perché il voto operaio è in fuga dalla sinistra.
L’autunno che verrà sarà durissimo sia per l’aggravarsi della crisi ma anche perché, Confindustria e governo lavorano alla rottura del sindacato, all’isolamento della Cgil e dei «disfattisti», togliendo alle opposizioni sociali il diritto di parola e di protesta.
Fatto l’accordo separato sulla controriforma dei contratti senza neanche chiedere il parere agli interessati, ora il blocco di potere che riscrive le regole della convivenza, nel e sul lavoro, opera tutti i livelli per isolare e criminalizzare la Fiom che, presentando la sua piattaforma, non accetta di diventare complice e ostaggio di governo e Confindustria.
Per questo è importante che la scelta della Fiom diventi la scelta di tutte le categorie della Cgil e noi siamo con la Fiom e con gli operai metalmeccanici che non accettano di essere complici silenziosi della loro disfatta sul salario e sulle condizioni di lavoro.
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 1 luglio 2009
No al “patto per il lavoro” nel commercio
NO AL PATTO PER IL LAVORO NEL COMMERCIO:
NON SIAMO D’ACCORDO CON LA DECISIONE DELLA FILCAMS DI SOTTOSCRIVERE ORA L’ACCORDO RESPINTO UN ANNO FA
Il 23 giugno è stato firmato dalla Filcams Cgil un accordo che di fatto la allinea alle posizioni di Cisl e Uil nella condivisione delle norme sciagurate sottoscritte separatamente nel corso dell’ultimo CCNL del Commercio.
Un Contratto separato che tutta la Filcams aveva respinto denunciando a gran voce il furto, ai danni dei milioni di lavoratrici e lavoratori, della possibilità di coniugare una propria vita privata con il lavoro. L’accordo aveva introdotto norme che avrebbero obbligato tutti al lavoro domenicale, alla possibilità di lavorare per 12 giorni consecutivi senza diritto al riposo settimanale e all’allungamento dell’orario di lavoro settimanale per gli apprendisti neo assunti. Il tutto con un metodo antidemocratico che non ha permesso la consultazione unitaria e vincolante dei lavoratori.
Uno sciopero generale nazionale della categoria ha visto una numerosissima partecipazione, non usuale per questa categoria, che serviva a lanciare una grande stagione di lotte articolate al fine di ripristinare delle norme non accettabili, purtroppo alle parole non hanno corrisposto i fatti. La lotta invece è stata progressivamente abbandonata e anche possibili azioni legali a tutela dei diritti dei lavoratori non sono state effettuate. Dopo un anno si è così giunti ad accettare quello che allora si respingeva.
Il CCNL firmato il 18 luglio 2008 attua se possibile un’ulteriore deregolamentazione sull’orario di lavoro: dall’introduzione dell’orario multiperiodale, alle deroghe sul riposo giornaliero, fino all’estensione dello straordinario da duecento a duecentocinquanta ore senza alcun vincolo, ma evidentemente queste questioni vengono ritenute “secondarie”. Come le modifiche sull’apprendistato dove rimangono inalterate norme che dividono i lavoratori ed altre sulle quali alcune Regioni hanno presentato ricorsi alla Corte Costituzionale sollevando eccezioni di anticostituzionalità. Assoluta se non esclusiva rilevanza viene data al lavoro domenicale; ricordiamo che le norme contenute nel contratto separato rimangono le stesse, c’è solo un impegno delle parti a riaffermare la contrattazione di secondo livello laddove anche sul lavoro domenicale “potrà” essere richiesta una verifica.
Tradotto significa che forse riusciremo ad incidere nelle aziende dove siamo presenti. E per le altre? Valgono naturalmente le norme esistenti.
Temiamo che questa scelta voglia dire anche prepararsi ad accettare l’accordo separato sul sistema contrattuale, che, tra l’altro, limita proprio i poteri di intervento delle Rsu sulle condizioni di lavoro disciplinate dal Contratto nazionale. Non è vero, quindi, che si può recuperare a livello aziendale quello di negativo che firmi a livello nazionale, è vero al contrario che questo sarà sempre più difficile, soprattutto se si applicano accordi sbagliati.
“A chi serve questo accordo?”. A tutti, meno che alle lavoratrici che ai lavoratori del settore che non vedranno alcun miglioramento delle condizioni di lavoro. Un “accordo politico” di vertice che disperde e calpesta le tante speranze che il no della Cgil all’accordo separato aveva acceso tra i lavoratori del commercio, sottoposti alle flessibilità più brutali.
La Rete28Aprile in Filcams invita tutti le lavoratrici e i lavoratori, a rispedire al mittente l’accordo bocciandolo sonoramente nelle assemblee che verranno convocate e chiede l’urgente convocazione di un’assemblea nazionale dei delegati di settore, come quella che aveva già bocciato il contratto separato.
Chiediamo piena e trasparente informazione su tutte le clausole che sono state sottoscritte e alla fine esigiamo che, a termini di Statuto, almeno gli iscritti alla Cgil votino sulla decisione di sottoscrivere l’accordo separato.
La Rete28Aprile Filcams nella Cgil
per l’indipendenza e la democrazia sindacale
Roma, 26 giugno 2009
Lavoro nero: piaga sociale da debellare

E’ di oggi la notizia che la Guardia di finanza ha scoperto 140 evasori totali e quasi 800 lavoratori in nero o irregolari nei primi 5 mesi del 2009 e Governo e Confindustria, spudoratamente e senza vergogna, continuano a parlare di costo del lavoro.
Purtroppo una realtà destinata a crescere con la crisi ed anche nel settore del turismo (altro che rimedio alla crisi) il lavoro nero ed irregolare dilaga tanto che ancora per troppi lavoratori, significa dover lavorare in situazioni di sfruttamento che sembravano dimenticate. Non mi riferisco solo alle centinaia di lavoratori in nero che con cadenza annuale vengono scoperti dalla guardia di finanza o dagli enti ispettivi della PAT ma anche a tutti quei lavoratori, che in assenza di alternative, sono costretti ad accettare, condizioni di lavoro da terzo mondo,
Una situazione che rimane possibile sia a causa delle difficoltà di controllo sul territorio da parte degli enti ispettivi sia dal fatto che spesso le forze dell’ordine presenti sul territorio (carabinieri) non sempre sono attenti al mancato rispetto delle leggi sul lavoro nel settore del turismo e nei cantieri edili.
Per questo ritengo importante che si vada verso la costruzione di una task-force della legalità in questa situazione di crisi dove la presenza della concorrenza sleale e quindi della riduzione dei costi attraverso la violazione di norme contrattuali è sempre più feroce e rischia di mandare fuori mercato le aziende sane e rispettare delle regole e delle leggi.
Nei giorni scorsi alcuni lavoratori mi hanno inviato denunce su situazioni di lavoro da terzo mondo (parlano di 13, 14 ore al giorno, di mancati riposi, ecc) e del fatto che sono costretti ad accettare questa situazione perché non hanno alternative se non rimanere disoccupati.
Una situazione che sembra non interessare nessuno, anzi per molti versi accettata dalle istituzioni o dagli organi di controllo tanto che qualche azienda ha messo questa situazione nero su bianco, offrendo manodopera a costi inferiori agli attuali e ….. (Leggi volantino).
Una situazione scandalosa su cui le associazioni datoriali fanno orecchie da mercante anziché prenderne le distanze ed intervenire affinché tali realtà di questi padroni delle ferriere siano penalizzate anche sul versante dei contributi provinciali.
Norme precise e regole rispettate sono delle cose normali che sembra assurdo dover richiamare ad ogni inizio o fine stagione per chiedere un minimo rispetto delle regole e dei contratti.
Un turismo che vuole essere di qualità deve prima di tutto puntare sulla professionalità e sul loro radicamento ed affiliazione al territorio in cui operano. Il contrario della volontà di rilanciare il turismo solo sul versante della compressione dei costi attraverso l’introduzione di forme di lavoro che assomigliano sempre più a nuove forme di schiavismo del personale.
Una situazione che riguarda non solo il salario, ma anche le condizioni di vita di questi dipendenti, che spesso, sono “accatastati” in poche stanze in condizioni igienico sanitarie non sempre rispettose delle normative vigenti. Ma …..la politica e i padroni continuano a parlare di costo del lavoro.
(Quella che segue è una mail inviataci da un lavoratore)
Ezio Casagranda – Filcams Cgil del Trentino
Trento, 25 giugno 2009
From: “Ros….”
Date: Thu, 18 Jun 2009 20:39:08 +0200
To:
Subject: informazioni
salve,
io sono un cameriere in cerca di lavoro in zona Pejo( valle di sole),domani dovrei cominciare in prova in un albergo qui a Cogolo( pejo),la mia compagna( stesso lavoro) lavora gia’ in zona pejo fonti,vi scrivo perche’ abbiamo riscontrato qui in zona dei comportamenti assolutamente inaccettabili per i lavoratori e di cui i diritti vanno a farsi benedire, vi spiego:
dopo vari colloqui ci siamo resi conto che gli alberghi in zona trattano i dipendenti peggio dei cinesi in cina, ore di lavoro illimitate , media giornaliera dalle 10 alle 13 o piu’ ore mai 8 ore, nessun pagamento di ore straordinarie, nessun riposo settimanale e neppure volerlo pagare, mi sembra di essere nel terzo modo qui, noi siamo costretti ad accettare queste condizioni per bisogno ,ma perche’ nessuno li controlla?non mi sembra normale lavorare tutti i giorni quasi 14 ore!
se ci si rivolge a vigili urbani o carabinieri o finanza non sanno cosa fare,
ma questa gente puo’ andare avanti cosi’ impunita?
in particolare, la situazione descritta si e’ verificata in hotel biancaneve cogolo(pejo) ,hotel aurora( pejo fonti), anche se qui a trattare i lavoratori cosi’ e normale per molti alberghi,tanto se non accettiamo noi italiani lo accettano gli stranieri,
cosa devo fare?
io vorrei segnalare tutto questo a qualcuno , ma ovviamente non voglio perdere il mio posto di lavoro seppure con queste condizioni. che fare?
Grazie….(segue un nome)
Gruppo POLI: difendiamo la dignità del lavoro
Continua la battaglia della Filcams Cgil del Trentino contro la scelta del gruppo POLI di procedere a forme di esternalizzazione con il conseguente ricorso alle cooperative esterne di lavorazioni prettamente di carattere commerciale.
Una scelta che crea insicurezza fra i dipendenti e getta qualche nube sul futuro occupazionale del gruppo. Anche la scelta di puntare su Bolzano, spostandone la ragione sociale, è per i lavoratori e per il sindacato ancora sconosciuta nelle sue motivazioni.
Una violazione del CCNL che abbiamo più volte denunciato ma purtroppo ci siamo trovati davanti ad un muro di gomma e ad una ferrea volontà di non aprire nessuna trattativa con il sindacato e con i delegati aziendali.
Come Filcams noi continueremmo nella nostra iniziativa di denuncia e di mobilitazione per costringere il Gruppo POLI ad aprire una trattative vera sul piani organizzativi del gruppo e sul futuro dell’occupazione.
Quello che segue è il volantino distribuito ai lavoratori.
La Filcams Cgil del Trentino
